154 articoli nella categoria Cultura

Annamaria Parlato 31/07/2021 0

Storia e collezioni del Museo Diocesano San Matteo di Salerno

Fra il ‘500 e il ‘600 appaiono progressivamente nuove tipologie di musei, con intenti prevalentemente pedagogici e didattici; esse sono ampiamente rappresentate in ambito ecclesiastico, insieme ai musei scientifici, di cui sono dotati seminari, collegi e altri istituti di formazione legati soprattutto alla Compagnia di Gesù. Subito dopo, sorgono, i Musei delle cattedrali e i Musei dell’opera, con lo scopo di custodire ed esibire opere d’arte e oggetti culturali, generalmente non più in uso, provenienti dalle cattedrali stesse o dalle loro sacrestie.

Alla fine dell’800 e ai primi del ‘900 fanno infine la loro comparsa i Musei Diocesani, analoghi ai precedenti, ma con materiali provenienti anche da altre chiese della città e della diocesi, concentrati in un’unica sede, per salvarli dall’incuria e dalla dispersione. Le prescrizioni della Santa Sede del XX sec. in materia di musei sono indirizzate ai vescovi italiani, ma le stesse si possono ritenere valide per la Chiesa universale. La lettera circolare della Segreteria di Stato del 13 aprile 1923 suggerisce di fondare e organizzare un museo diocesano nell’episcopio o presso la cattedrale.

Molto importante è anche la lettera inviata dal cardinale Pietro Gasparri il 1° settembre 1924, la quale, nel notificare ai vescovi italiani la costituzione della Pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia, dispone anche la formazione in ogni diocesi di Commissioni diocesane per l’arte sacra con il compito di formare e ordinare i musei diocesani. È inoltre rilevante la lettera circolare della Congregazione per il clero dell’11 aprile 1971, che dispone la conservazione in un museo diocesano o interdiocesano di quelle opere d’arte e tesori non più utilizzati a seguito della riforma liturgica.

A capo di un museo diocesano di solito vi è sempre un Vescovo Diocesano, il cui compito è quello di coordinare, disciplinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici; per questo si avvale sia della collaborazione della Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali sia di un apposito Ufficio presso la curia diocesana. Egli inoltre, presenta ai soprintendenti le richieste di intervento di restauro, di conservazione o autorizzazione, concernenti beni culturali di proprietà di enti soggetti alla sua giurisdizione. Le richieste di intervento riguardanti beni librari vengono presentate tramite il vescovo diocesano, all’ufficio centrale competente del ministero per i beni culturali e ambientali.

La storia del Museo Diocesano “S. Matteo” in Salerno può trovare la sua sintesi nelle origini dell’ex Seminario Arcivescovile, insieme ad Archivio e Biblioteca. L’edificio che si prospetta con la facciata principale sul Largo Plebiscito con un’architettura sobria, classica, ebbe la sua origine nel secolo XVI. Fu l’arcivescovo Gaspare Cervantes (1564-68) a stabilire la costruzione del Seminario, in attuazione del Deliberato del Concilio di Trento. Sorse a settentrione del Duomo, a ridosso delle mura della città, inglobandone parte di esse.

Nel 1731, l’arcivescovo Fabrizio De Capua, per renderlo più idoneo allo scopo, ne dispose la demolizione e la ricostruzione. Nel secolo XIX, l’arcivescovo Michelangelo Luppoli fece sopraelevare un altro piano su parte del secondo e fece rifare la facciata principale. L’8 ottobre 1849, papa Pio IX, insieme al re di Napoli Ferdinando II, visitò Salerno e dal balcone principale del Seminario benedisse il popolo salernitano: l’avvenimento è ricordato nella lapide posta sulla porta d’ingresso della sala d’accesso al balcone.

La legge di esproprio per pubblica utilità del 22/12/1861 restrinse il Seminario a pochi locali; ancora requisito negli anni della prima guerra mondiale e utilizzato come ospedale militare, fu riaperto nel 1919 ed è stato attivo fino al 1980. Dopo il terremoto del 1980, nel 1982 le opere furono chiuse al pubblico ma messe a disposizione degli studiosi e fu creata la prima sede della neonata Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. di Salerno e Avellino. Il progetto sulla definitiva sistemazione dell’ex Seminario ha previsto di destinare l’intero primo piano al Museo diocesano, man mano che sono stati restaurati tutti i locali. Dopodichè sono state allestite tre sale in cui è esposta la sezione medievale della raccolta diocesana.

Il museo, in definitiva, fu fondato da Mons. Arturo Capone ed ebbe la prima sede presso il Duomo. Dal 1990 è stato trasferito in Piazza Plebiscito dove ha trovato la sua posizione definitiva. I lavori sulla sistemazione dell’ex Seminario hanno poi stabilito di destinare l’intero piano terra, lungo i portici, alla collocazione del “lapidarium” che in passato era variamente sistemato nell’atrio d’ingresso del vecchio museo; gli ampi saloni interni dell’ex refettorio e delle cucine sono state adibite ed opportunamente attrezzate a laboratori di restauro curati dalla Soprintendenza; la cappella ha ospitato un deposito visitabile di opere d’arte restaurate; le rimanenti sale al piano terra sono state utilizzate per laboratori fotografici, di analisi e studi.

L’ex salone di ricevimento è stato usato come sala per conferenze, mentre i locali sulla sinistra dell’ingresso sono stati destinati alla custodia. I locali disposti sulla verticale dello scalone principale sono diventati uffici e direzione. Il primo piano invece ha ospitato tre sale espositive con manufatti che abbracciano un intervallo compreso tra il sec. IX e il sec. XX. Attualmente vi sono già due sale che espongono la sezione di manufatti medievali e gotico-rinascimentali.

Tra le opere di maggior rilievo vi sono, oltre una ricca raccolta numismatica, la serie degli avori con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento eseguiti tra la fine dell’XI e la prima metà del XII sec., e le miniature appartenenti originariamente al rotolo membranaceo dell’Extultet della metà del XIII sec. La pinacoteca è composta da quasi 100 dipinti, che rappresentano una notevole sezione della cultura figurativa dell’Italia Meridionale dal XIII al XIX sec.

A partire dall’età angioina, Salerno si era inserita nell’orbita politica, culturale e artistica della corte napoletana; tra i dipinti su tavola provenienti da cultura giottesca o dall’ascendenza senese e martiniana si annoverano tra i più importanti: la Crocifissione giottesca di Roberto D’Oderisio del XIV sec., la Pietà di fattura avignonese, l’Incoronazione della Vergine di Eboli e una piccola tavola con S. Michele Arcangelo di Cristoforo Scacco.

L’adesione alle conquiste rinascimentali della pittura salernitana si evidenzia nelle intelaiature prospettiche di Vincenzo de Rogata, mentre la presenza in alcune tavole di modi umbro-marchigiani introduce alla lettura di Andrea Sabatini da Salerno, il più celebre interprete della lezione raffaellesca dell’Italia Meridionale, di cui si possono ammirare in particolare la Pietà e la Madonna tra i Santi Aniello e Leonardo. Notevole è la presenza della pittura naturalistica come la Giuditta di attribuzione caravaggesca e le possibili attribuzioni nell’ambito della pittura napoletana come il S. Pietro piangente, S. Girolamo penitente, S. Brunone e la Maddalena.

Le opere di cultura barocca e neoclassica sono narrazioni colte, caratterizzate da un’accentuata propensione pittoricistica che prelude, alla rivincita delle istanze classiciste della prima metà del sec. XVIII, con l’interpretazione locale della fortunatissima formula solimenesca. Molte opere del Museo rientrano ampiamente nella storiografia artistica corrente, ma vi sono anche opere poco conosciute che attendono una precisa definizione del loro valore artistico. La scultura è presente con pochi pezzi ma di notevole valore come S. Giuseppe, in legno dorato, ed il S. Martino.

Nei luminosi corridoi di accesso alle sale è stata collocata parte della collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e della Zecca di Salerno. Tra le migliaia di monete c’è da segnalare il famoso Follaro di Gisulfo II con la raffigurazione della Opulenta Salernum.

I musei diocesani, con tutte le manifestazioni che vi si connettono, sono intimamente legati al vissuto ecclesiale, poiché documentano visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità.

Un museo diocesano è dunque il luogo che documenta l’evolversi della vita culturale e religiosa, oltreché il genio dell’uomo, al fine di garantire il presente. Di conseguenza non può essere inteso in senso assoluto, cioè sciolto dall’insieme delle attività pastorali, ma va pensato in relazione con la totalità della vita ecclesiale e in riferimento al patrimonio storico-artistico di ogni nazione e cultura. Deve quindi necessariamente inserirsi nell’ambito delle attività pastorali, con il compito di riflettere la vita ecclesiale tramite un approccio complessivo al patrimonio storico-artistico.

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Redazione Irno24 27/07/2021 0

A Salerno una rassegna internazionale di video d'artista

Mercoledì 28 luglio, alle ore 11:30, nel Salone del Gonfalone di Palazzo di Città a Salerno, il Sindaco Vincenzo Napoli, l’Amministratore Unico della Scabec/Regione Campania, Antonio Bottiglieri, e la gallerista Paola Verrengia presentano “Art on Video”, in programma a Salerno dal 28 luglio al 1° agosto.

La rassegna prevede esposizioni multimediali, video mapping e proiezioni nei principali edifici del Centro Storico, alla Sala Pasolini ed alla Stazione Marittima, dove sempre il 28 luglio alle ore 19:30 si svolgerà la cerimonia inaugurale.

TUTTE LE INFORMAZIONI E IL PROGRAMMA

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Annamaria Parlato 25/07/2021 0

Le torri di avvistamento a Salerno, affascinanti architetture a picco sul mare

Il territorio salernitano è stato da sempre al centro delle principali rotte del Mediterraneo, un crocevia di popoli attratti dall’amenità dei luoghi, ma anche dal contatto con altri popoli e dal commercio. I Saraceni, terrore del Mediterraneo, arano abili guerrieri pronti a fare razzie e a saccheggiare i tratti costieri.

Dal periodo bizantino, passando per il dominio dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei viceré spagnoli, gli abitanti della città e della costiera dovettero difendersi anche dalle scorrerie dei pirati. Da qui la necessità di proteggersi e difendersi dal nemico che proveniva dal mare, costruendo torri di avvistamento e di difesa. Questo sistema di Torri costiere era formato sul litorale salernitano settentrionale dalla Torre Crestarella di Vietri sul Mare, dal Forte La Carnale, dalla Torre Angellara e dalla piccola torre sul fiume Picentino.

Sul versante meridionale invece, passando per il Sele, era Agropoli a chiudere il circuito con la Torre Vicentino, la Torre Tusciano, la Torre Kernot, la Torre di Sele, la Torre Pesto e la Torre San Marco. Le torri raccontano ben otto secoli di scorrerie e razzie (IX-XVII secolo) da parte dei saraceni prima e dei pirati dopo, che decretarono una vera e propria calamità per gli abitanti della Costiera.

Le incursioni a partire dal periodo bizantino si infittirono sempre di più, soprattutto in epoca sveva, angioina e aragonese; gli abitanti sentirono l’esigenza di costruire torri che potessero fungere da sistema di allarme per i centri costieri. Le torri più antiche ebbero forma cilindrica ed avevano la funzione di dare l’allarme di avvistamento delle imbarcazioni nemiche, ma le tipologie architettoniche variarono nel corso dei secoli e si ebbero quelle a pianta quadrangolare, denominate “a masseria”, quelle a stella a quattro punte.

In Costiera Amalfitana vi sono quelle cilindriche e quelle quadrate da difesa. Le torri cilindriche senza decori architettonici erano più alte e sottili, con poche aperture verso l’alto dalle quali si accendevano fuochi che, a seconda del numero e delle modalità di successione, potevano indicare le varie tipologie d’incursione. Spesso i saraceni, vedendo i fuochi, cambiavano rotta, ma non era sempre così. Dai villaggi le popolazioni correvano a trovar rifugio sui monti, nelle grotte e nei boschi.

Siccome le incursioni sino al XVII secolo incalzarono sempre di più, si comprese l’importanza di costruire torri sempre più robuste o di ammodernare quelle vecchie, imponendosi anche la nascente artiglieria e nuove tecniche di combattimento. Nacquero in questo modo le torri a pianta quadrata, quando iniziarono ad avanzare i Turchi minacciosi e i “Barbareschi”, con funzioni di rifugio, comunicazione e difesa. Il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo e in seguito Don Parafan de Ribera, per ordine dell'imperatore Carlo V, ne imposero la massiccia costruzione, secondo precisi schemi, affinché tutte le coste ne fossero munite.

I famosi architetti di Cava de’ Tirreni Marino Della Monica e Camillo Casaburi furono i progettisti di numerose torri, prevendendo una torre a 4 o al massimo 5000 passi distante l’una dall’altra. Nel 1563 fu ordinata la costruzione di sette torri nella parte meno dotata della costa tra Agropoli e Salerno; in seguito la progettazione e la costruzione di nuove torri ebbe un arresto, a causa della battaglia di Lepanto del 1571, e si riprese intorno al 1580. La storia delle torri costiere seguì di pari passo l'evoluzione politico-militare del Regno di Napoli.

Una relazione del 1590 elencò 339 torri nel Regno, anche se la Regia Corte non riuscì a sostenere le ingenti spese di gestione. Nel 1594 le restanti torri furono costruite e nel XVIII secolo risultarono 379 torri, sparse nelle varie regioni del Mezzogiorno, tra cui 93 nel Principato Citra. Con la restaurazione borbonica del 1815, la maggior parte delle torri fu disarmata ed oggi risulta adibita anche ad altri scopi, tra cui quello abitativo, altre sono ristoranti, musei o location per feste private e cerimonie.

Passeggiando a Salerno e navigando lungo la Costiera Amalfitana e Cilentana, si possono ammirare fortezze, baluardi di pietra, castelli, torri e bastioni di mura, Oggi alcune delle torri di avvistamento presenti nel territorio sono divenute alberghi, case, ristoranti; altre, invece, si ergono solitarie mostrandosi in tutta la loro bellezza. Nel 1077 il Castello Arechi fu sottratto a Gisulfo, ultimo re longobardo di Salerno per diventare una roccaforte normanna, funzionale ai cavalieri nordici nelle terre meridionali. In seguito diventò importante elemento nel sistema difensivo aragonese, per poi perdere progressivamente importanza col mutare delle tecniche belliche. Esso venne del tutto abbandonato nel XIX secolo.

La Bastiglia fu edificata verso il 1075 dal principe longobardo Gisulfo II il quale, per prepararsi all’assedio del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, edificò diverse torri sulle colline circostanti tra cui proprio “La Bastea”. Il nome nasce da un equivoco secondo il quale si credeva che l’edificio fosse sede di prigioni, che erano poste, invece, all’interno del Castello di Arechi. Ubicata su un colle posto a nord del Castello in posizione più elevata, aveva la funzione principale di avvistamento e di difesa. Essa era, dunque, una sorta di torre “semaforica” dalla quale si poteva segnalare al Castello qualsiasi movimento sospetto non visibile direttamente dall’altura del monte Bonadies.

La Torre dei Ladri nasce nel rione Madonna delle Grazie alle pendici del monte Bonadies e si mostra in tutta la sua possanza tra i residui del muro di cinta occidentale. È possibile ammirarla soprattutto dalla terrazza che immette al Giardino della Minerva. Della torre non si hanno molte notizie storicamente certe e le poche informazioni giunte a noi assomigliano più a strane leggende che a fatti realmente accaduti.

La Torre Picentina (o Vicentina) è la più settentrionale delle torri ed è la prima torre a pianta circolare. Voluta dal Governatore del principato Citra, Giovan Maria de Costanzo nel 1563, è stata edificata sull’arenile che va da Salerno ad Agropoli. Comunemente definita Torre Picentina per via della vicinanza alle sponde del fiume Picentino, viene però definita, nelle fonti ufficiali più antiche, con la denominazione di Vicentino. La struttura è attualmente proprietà privata ma, in quanto bene vincolato e non suscettibile di modifiche, è stata lasciata in uno stato di abbandono.

Il Forte della Carnale si erge a est di Salerno, a circa 500 metri dalla foce del fiume Irno e fa parte di un sistema difensivo voluto dai viceré spagnoli, Don Pedro de Toledo e Don Perafan de Ribera, realizzato a partire dal 1563. La Carnale nasce come torre cavallaria, in quanto era un punto di avvistamento dotato di cavalli, dove in caso di pericolo, uomini a cavallo partivano per avvisare la popolazione dagli attacchi dal mare. Fu costruita intorno al 1569, su presenze murarie riconducibili all’epoca tarda romana, da Andrea de Gaeta, un imprenditore di Coperchia. Diversi sono i nomi con cui il Forte è chiamato, tra questi, il più noto è “La Carnale”, denominazione che risale all’871 d.C., anno della guerra tra saraceni e longobardi. Nella battaglia della Carnale, combattuta attorno al promontorio su cui sorge la torre, si verificò una vera carneficina di saraceni ad opera dei salernitani e i corpi dei nemici rimasero per lungo tempo ad imputridirsi su quel terreno.

La torre Angellara è una torre edificata sulla costa ad oriente della città, nei pressi della foce del torrente Mariconda. Tra le più grosse della provincia di Salerno, minore solo per altezza a quella di Marina di Vietri, la torre consentiva la comunicazione tra la torre della Carnale e, ad oriente della torre Picentina. Serviva a impedire gli eventuali sbarchi dei corsari sull’arenile ed evitare il rifornimento di acqua presso il vicino torrente Mariconda.

Infine nel centro storico di Salerno sono ben visibili i resti della Torre del Cedrangolo nella zona dell’orto Magno e della Torre Guaiferio nel rione municipio, che avevano un ruolo di rafforzamento della difesa delle mura cittadine. Di queste due torri non si hanno molte notizie ed essendo state inglobate in edifici più recenti non sono di facile ricostruzione architettonica.

 

Bibliografia di riferimento:

  • Un sistema di fortificazioni nel salernitano: le torri costiere della piana del Sele - Conoscenza e indirizzi di conservazione, autore Arch. S. Mutalipassi

  • “Alla scoperta delle torri perdute”, a cura dell’Istituto comprensivo “Calcedonia” Salerno Progetto PON Scuola secondaria di I grado

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Redazione Irno24 22/07/2021 0

Salerno, le nuove periferie nello sguardo di Pino Musi al Tempio di Pomona

Al Tempio di Pomona a Salerno “Pino Musi. Polyphonia", l’esposizione curata dalla prof.ssa Stefania Zuliani del DiSPaC - Università di Salerno, con il sostegno della Regione e la realizzazione di Scabec.

La Mostra accoglie sessanta opere del fotografo salernitano Pino Musi che raccontano il suo sguardo sulle nuove periferie, quelle espansioni urbane che dilatano il perimetro, sempre incerto, delle grandi città nel mondo.

La mostra è visibile fino al 5 settembre, dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00. Contribuiscono fortemente al progetto anche: Comune di Salerno e Arcidiocesi Salerno-Campagna-Acerno.

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Redazione Irno24 20/07/2021 0

"Dialoghi con l'Arte", al FRaC di Baronissi è il momento di Bach

Mercoledì 21 Luglio, ore 19:30, al Museo FRaC di Baronissi, il quarto appuntamento della rassegna "Dialoghi con l'Arte" sarà incentrato su Johann Sebastian Bach, creatore del suono atemporale. Sulla Terrazza degli Aranci, lezione del Maestro Ciro Raimo. Introduce Andrea Avagliano.

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Redazione Irno24 19/07/2021 0

Piergiorgio Pulixi vince il SalerNoir Festival con "L'isola delle anime"

Si sono svolte venerdì 16 e sabato 17 le serate conclusive della programmazione di luglio del Concorso Letterario Nazionale "SalerNoir Festival - Le notti di Barliario" con due appuntamenti importanti: venerdì con l’evento che ha visto Antonio Manzini, per la prima volta a Salerno, vincitore del “Premio Attilio Veraldi” e sabato con la proclamazione di Piergiorgio Pulixi, vincitore del SalerNoir Barliario con “L’isola delle anime”.

A premiare Pulixi è intervenuto Domenico Credendino, Presidente della Fondazione Carisal, che ha sostenuto il Festival SalerNoir e che ha messo in palio i premi assegnati agli scrittori e agli studenti della VII edizione.

“Anche quest’anno, il Festival ha registrato numerose presenze e ha riscosso grande successo - afferma Credendino - siamo felici, in particolare, del forte coinvolgimento dei giovani studenti e speriamo che in futuro il Festival potrà continuare a crescere. La Fondazione Carisal continuerà a porre al centro del proprio operato la cultura”.

Il Festival si concluderà mercoledì 4 agosto, alle 19.30, sempre nel Quadriportico del Duomo, serata in cui il protagonista sarà Maurizio De Giovanni e il suo ultimo libro, “Una sirena a Settembre”. La kermesse è organizzata dall’Associazione "Porto delle Nebbie" di Salerno con la collaborazione e il contributo della Fondazione Carisal, il patrocinio e il contributo del Comune di Salerno.

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Redazione Irno24 07/07/2021 0

"Un libro sotto le stelle" a bordo del traghetto Salerno-Positano

Si terrà giovedì 8 luglio, alle ore 10:00, presso il Porto Turistico Masuccio Salernitano, in Piazza della Concordia, la conferenza stampa di presentazione del cartellone della XVII edizione della rassegna letteraria editoriale "Un libro sotto le stelle", in programma dal 15 al 17 e dal 22 al 24 Luglio a bordo del traghetto Salerno-Positano.

Interverranno: Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno; gli organizzatori della kermesse Ada Minieri, Vicepresidente Associazione Meridiani, Alfonso Giarletta, Patron della manifestazione, Marcello Gambardella, Amministratore Delegato Travelmar.

Previsti, altresì, gli interventi di Franco Picarone, Presidente Commissione Bilancio Regione, Andrea Volpe, Consigliere Regionale. Saranno inoltre presenti in sala, per rispondere alle domande dei giornalisti, gli artisti e gli scrittori protagonisti del calendario dell’evento.

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Redazione Irno24 04/07/2021 0

Salerno, all'Ave Gratia Plena la raccolta poetica "Fogli e foglie" di Rosaria Zizzo

Si terrà lunedì 5 luglio, alle ore 19:30, presso il Chiostro dell’Ave Gratia Plena di Salerno, la presentazione del libro di poesie “Fogli e foglie” di Rosaria Zizzo.

Si tratta di una “raccolta di poesie che è uno scandaglio interiore di esperienze vissute intensamente, ma sofferte, che hanno causato dolore e sconforto per la mancanza o la perdita della dimensione di una stabilità affettiva” come scrive nella prefazione la criminologa Susanna Petrarsi.

Alla presentazione, oltre all’autrice e a Susanna Petrarsi, parteciperanno anche l’avvocato Gabriella Marotta, responsabile regionale dell’associazione Forum Lex, l’operatore culturale Gianni Fiorito e l’assessore alla cultura del Comune di Salerno Antonia Willburger. Modera l’incontro la giornalista Monica De Santis.

Parte del ricavato della vendita del libro andrà a favore del progetto “Un’altra identità” messo in atto dall’associazione “Forum Lex” per le tutela delle donne vittime di violenza. Rosaria Zizzo, nata a Salerno ma residente a Battipaglia, è docente di lingua inglese; ama adoperare la lingua italiana in poesie e teatro con il calore della terra siciliana della sua famiglia originaria.

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Redazione Irno24 02/07/2021 0

"SalerNoir Festival", il 5 Luglio la presentazione al Comune

Si terrà lunedì 5 luglio, alle 11, nella Sala del Gonfalone di Palazzo di Città, a Salerno, la Conferenza Stampa di presentazione della VII edizione del "SalerNoir Festival - Le notti di Barliario", prevista dal 12 al 17 luglio e il 4 agosto, con l’organizzazione dell’associazione Porto delle Nebbie, in collaborazione e con il sostegno della Fondazione Carisal e il patrocinio e il sostegno del Comune di Salerno.

Alla conferenza stampa parteciperanno: l'assessore alla Cultura Antonia Willburger, la vicepresidente della Fondazione Carisal Paola Caggiano e la presidente dell’associazione Porto delle Nebbie, nonchè Direttrice artistica del Festival, Piera Carlomagno.

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Redazione Irno24 01/07/2021 0

"Canto è [R]Esistenza", dialogo con l'autore Magliacano all'Associazione Marea

Domenica 4 luglio, alle ore 19:00, a Salerno, l’associazione Marea (sede in Via Galdi) organizza l’evento “L’Arte di [R]Esistere”, in cui sarà presentata l’ultima fatica editoriale, “Canto è [R]Esistenza”, dello scrittore Gerardo Magliacano. Dialogheranno con l’autore Ciccio Ronca, presidente e fondatore dell’associazione "Voglio un mondo pulito" e l’artista McNenya, il quale interpreterà, in un live painting, la mission dei canti di (R)Esistenza.

L’autore, dalle pagine del libro, scaglia le sue filippiche contro mafiosi e imprenditori collusi che hanno ridotto il Bel Paese in ‘poderi’, in appezzamenti di terre dei fuochi; accusa, denuncia i mali pandemici del nostro tempo, mentre ha già definito figure salvifiche, ha già testato l’antidoto, l’antivirale.

L’idea di fondo, che ha sostenuto Magliacano nella stesura del testo, è quella di inaugurare un nuovo Risorgimento, partendo da alcune vite esemplari: dai Borsellino agli Impastato; da Falcone a Gratteri; dal Valore civile ai testimoni di Giustizia; dai giornalisti ammazzati a quelli sotto scorta.

Gerardo Magliacano è docente di Storia e Letteratura, ed esteta. Laureato in Lettere e Filosofia, ha insegnato e insegna discipline umanistiche. Nato e formatosi a Salerno, classe 1974, ha lavorato per più di un decennio in Lombardia, dove ha pubblicato le sue prime opere. Nel 2014 si è trasferito in Campania, per portare avanti le sue attività di studioso e di docente, e l’impegno nella tutela del territorio.

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