Commemorazione defunti, il malcontento Federfiori per la chiusura dei cimiteri

Esposito: "Chiusure ad horas senza tener conto degli approvvigionamenti in anticipo"

Redazione Irno24 31/10/2020 0

La Federfiori regionale rimane stupita ed interdetta per la scarsissima attenzione alle istanze della categoria da parte delle autorità preposte all'apertura dei cimiteri, in occasione dei giorni 1 e 2 novembre. Lo fa sapere attraverso il commento di Gabriele Esposito, Presidente Federfiori Confcommercio Campania: "Ci sono molteplici amministrazioni comunali che chiudono i cimiteri 'ad horas' senza tenere conto che un esercizio di rivendita di piante e fiori ha provveduto ad approvvigionarsi per queste ricorrenze con largo anticipo".

E aggiunge: "Quello che più ci colpisce è la mancanza di sensibilità e conoscenza del nostro lavoro. Siamo sicuramente piccole imprese, ma proprio per questo a rischio fallimento e tanti con una economia vicina ad una catastrofica chiusura definitiva. Federfiori regionale, conoscendo il problema, ha da tempo informato le diverse autorità che sarebbe stata disponibile a trovare soluzioni che potessero coniugare la necessaria salvaguardia della salute pubblica e la sopravvivenza delle imprese. Ad oggi riceviamo solo chiusure improvvise, senza alcun diritto di replica".

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Redazione Irno24 20/06/2020

Spegne 131 candeline la pizza Margherita, ma è una festa amara

Compleanno amaro per la pizza Margherita, che qualche giorno fa ha “festeggiato” la sue 131 primavere con le vendite praticamente dimezzate a causa del Coronavirus e del lungo periodo di lockdown che fanno sentire i loro effetti anche in questa prima fase di riapertura, mettendo a rischio il futuro di 63mila pizzerie e circa 200mila addetti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti nei giorni in cui si celebra la nascita di uno dei simboli della cucina italiana nel mondo.

Proprio al giugno del 1889 risale, infatti, una lettera del capo dei servizi di tavola della Real Casa Camillo Galli che convocava il cuoco Raffaele Esposito della pizzeria Brandi al Palazzo di Capodimonte, residenza estiva della famiglia reale, perché preparasse per Sua Maestà la Regina Margherita le sue famose pizze. Nacque così la più nota delle pizze napoletane, condita con pomodoro, mozzarella di latte vaccino, basilico fresco, sale ed olio.

Da allora il fatturato della pizza nel mondo ha superato i 100 miliardi di euro, confermandosi un tesoro del Made in Italy e un simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo, tanto che l’Unesco ha proclamato nel 2017 l’arte dei pizzaioli patrimonio immateriale dell’umanità. La colonna portante di un sistema economico che la pandemia ha messo però in gravissime difficoltà.

Nel periodo pre-Covid 19 solo in Italia si sfornavano circa 8 milioni di pizze ottenute grazie all’utilizzo di 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. La chiusura forzata dei locali ha avuto dunque un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione ma anche sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti.

Durante il lockdown dovuto all’emergenza gli italiani non hanno comunque voluto rinunciare alla margherita provando a farla in casa con il raddoppio delle vendite di preparati per pizze (+101%) nei supermercati. Con le prime riaperture in molti sono ricorsi prima alla consegna a domicilio e poi all’asporto pur di non farsi mancare il piatto simbolo del Made in Italy, anche se la ripartenza per i locali resta comunque difficile a causa di una diffusa diffidenza da parte di chi ha ancora paura e dell’assenza totale dei turisti stranieri, da sempre tra i più accaniti consumatori di pizza.

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Redazione Irno24 16/07/2021

In Campania il cemento "mangia" 211 ettari di terreno, Salerno consuma il 35%

Nonostante un timido rallentamento, la Campania si conferma tra le regioni italiane con maggiore propensione alla cementificazione del suolo, “mangiandosi” 211 ettari di campagne nel 2020. Ad affermarlo è la Coldiretti Campania, in base ai dati ISPRA relativi al rapporto 2021 sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”.

La Campania si conferma terza nella classifica delle regioni con valori percentuali più elevati di suolo consumato con il 10,39%, preceduta solo da Veneto con l’11,87% e dalla Lombardia con il 12,08%. Analizzando i singoli territori – prosegue Coldiretti Campania – si conferma il primato negativo della Citta metropolitana di Napoli, che consuma il 34,2% del suolo provinciale, mentre arriva a quasi il 63% quello della città capoluogo. Segue la provincia di Caserta con il 10,2%, mentre la città è al 24,8%.

L’estesa provincia di Salerno consuma il 7,9% del territorio, mentre il capoluogo arriva al 34,6%. La verde Irpinia invece cementifica appena il 7,3% del territorio provinciale, ma la città di Avellino è a quota 31,4%. Chiude il Sannio con il 7,3% di cementificazione e la città di Benevento che consuma il 15,5% della sua enorme superficie.

La perdita maggiore si è registrata – spiega Coldiretti – sul fronte dei cereali e degli ortaggi, seguita dai foraggi per l’alimentazione degli animali, dai frutteti, dai vigneti e dagli oliveti. Un problema grave in una situazione in cui il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75% con il Paese costretto ad importare 1/4 degli alimenti di cui ha bisogno in un momento di grandi tensioni a causa dell’emergenza Covid.

“Gli squilibri territoriali della nostra regione – commenta Gennarino Masiello, presidente Coldiretti Campania – continuano a crescere e a minacciare l’agricoltura, a vantaggio di politiche urbanistiche che tendono a sacrificare suolo fertile. È un trend che va invertito al più presto, sia accelerando l’approvazione della legge nazionale sul consumo del suolo, sia intervenendo con la programmazione urbanistica regionale, provinciale e comunale.

In alcuni territori la sopravvivenza di colture preziose, protagoniste del patrimonio agroalimentare campano, rischiano di sparire. Sopravvivono solo grazie ad agricoltori eroici che custodiscono lembi di terra. Oltre a minacciare la produzione di cibo, la cementificazione è una minaccia costante, che innesca il dissesto idrogeologico ad ogni evento meteo eccezionale.”

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Redazione Irno24 12/10/2021

In Italia sigarette illegali per 400 milioni, Campania fra aree più colpite

In Italia il mancato gettito causato dal commercio illecito di tabacco vale intorno ai 400 milioni di euro ma a preoccupare sono anche gli effetti sulla salute per la mancanza di controlli sulla qualità e sull’utilizzo di sostanze chimiche proibite. E’ quanto afferma Coldiretti in riferimento all'operazione congiunta condotta da GdF e Carabinieri nei confronti di un'organizzazione criminale accusata di aver movimentato oltre 27 tonnellate di sigarette di contrabbando nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli.

Le aree tradizionalmente più colpite dal contrabbando risultano infatti essere – sottolinea Coldiretti – Friuli e Campania dove rispetto alla media nazionale del 3,4% la quota di consumo illecito sul totale si attesta al 22% e al 12% secondo il rapporto sul consumo di sigarette illecite, realizzato da Kpmg con il contributo di Philip Morris International.

In Italia il trend tuttavia – precisa Coldiretti – si conferma in diminuzione a testimonianza dell'efficace azione di contrasto e deterrenza svolta dalle forze dell'ordine e dall'agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’Italia è il primo produttore europeo di tabacco con oltre 1/4 della produzione complessiva, sviluppata su 16.000 ettari per un raccolto di qualità garantito dall’accordo di filiera tra Coldiretti e Philip Morris Italia che prevede investimenti fino a un totale di 500 milioni di euro fino al 2023 sulla filiera tabacchicola italiana.

“La lotta al contrabbando e al commercio illecito di tabacco – commenta Gennarino Masiello, presidente di ONT Italia e vicepresidente nazionale Coldiretti – è un’azione fondamentale per salvaguardare il gettito erariale a favore dello Stato, ma anche per contrastare la mancata integrità delle produzioni illecite, che non offrono nessun tipo di garanzia sui processi di produzione e sulla qualità del tabacco utilizzato.

Tutto ciò in un contesto in cui l’Italia si conferma il primo Paese produttore dell’UE con un livello di produzione di altissima qualità, collegato al rispetto di buone pratiche agricole e del lavoro, in cui il tabacco viene ottenuto con i più alti standard di sostenibilità ambientale e sociale”.

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