Da Salerno la mappatura del disagio giovanile legato al bullismo
Il progetto "Un Goal al Bullismo" vuole creare uno strumento di raccolta e analisi dei dati
Redazione Irno24 04/03/2026 0
Ieri, presso il Centro San Giuseppe nel Quartiere Italia di Salerno, si è svolto un importante convegno di aggiornamento promosso da ANP – Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola, che ha rappresentato l’occasione per presentare ufficialmente il nuovo programma educativo “Un goal al bullismo”, ideato dall’Antica Scuola Medica Salernitana APS e gestito dalla Federazione Regimen Salerni, in stretta collaborazione con ANP Salerno.
L’iniziativa, fortemente voluta e coordinata dal presidente provinciale ANP, prof. Claudio Naddeo, Rettore del Convitto Nazionale di Salerno, ha registrato la partecipazione di oltre 200 tra dirigenti scolastici, docenti e operatori del settore educativo. Il progetto “Un goal al bullismo” nasce con l’obiettivo di creare uno strumento strutturato di raccolta e analisi dei dati negli istituti della provincia di Salerno, al fine di realizzare una prima mappatura territoriale del disagio giovanile legato a episodi di bullismo e cyberbullismo, secondo la percezione di studenti e docenti. I dati raccolti saranno analizzati da un gruppo di lavoro composto da liberi professionisti, docenti universitari e insegnanti, con lo scopo di individuare strategie mirate per fasce d’età e aree territoriali. Il progetto è rivolto agli studenti dagli 11 ai 17 anni degli istituti della provincia che aderiranno all’iniziativa.
Come sottolineato dalla prof.ssa Paola Capone, Presidente dell’Antica Scuola Medica Salernitana APS, e da Massimo Carmando, direttore della Federazione Regimen Salerni, l’iniziativa non intende sovrapporsi alle attività già svolte dalle scuole, ma offrire uno strumento conoscitivo preliminare per supportare educatori e dirigenti nella definizione di interventi efficaci. Il progetto partirà con un beta test nella provincia di Salerno, con l’auspicio di una futura estensione a livello nazionale.
Potrebbero interessarti anche...
Redazione Irno24 13/12/2021
Salerno, punto accoglienza per i senza fissa dimora alla Medaglia Miracolosa
Da venerdì 11 dicembre e fino alla metà del mese di aprile 2022, nell’ambito del “Piano Freddo” del Comune di Salerno, apre il dormitorio per persone senza fissa dimora presso la Chiesa della Medaglia Miracolosa, in via Gramsci 33. L’obiettivo, come ogni anno, è aiutare i senza tetto presenti sul territorio a superare le fredde notti invernali e offrire loro, nel periodo più duro dell’anno, un ricovero e un punto di riferimento aggiuntivo a quelli già esistenti.
Il servizio di accoglienza nasce dalla collaborazione tra l’Arcidiocesi Salerno-Campagna-Acerno, attraverso la Caritas Diocesana e la Fondazione Caritas Salerno, e il Comune di Salerno con il Settore Politiche Sociali. Preziosa e costante, inoltre, la sinergia con le associazioni di volontariato del territorio, come la Misericordia e gli Scout, la Comunità dei diaconi permanenti e le Unità di strada operative tutto l’anno.
Ai tre ricoveri già attivi a Salerno si aggiungono ulteriori 17 posti letto (11 per uomini e 6 per donne) allestiti presso la struttura della Medaglia Miracolosa messa a disposizione dal Parroco don Pierluigi Nastri. Le persone potranno accedervi ogni sera, dalle 19.00 alle 22.00, e saranno ospitate fino alle 7.30 del giorno successivo. Per accedere basterà presentarsi sul posto dove verrà effettuato tampone rapido prima dell’accesso.
Redazione Irno24 22/11/2025
Lega del cane Salerno, "Adottami per un'ora" suscita grande interesse
Ha suscitato grande interesse l'iniziativa "Adottami per un'ora" della Lega del cane di Salerno. Esauriti i posti disponibili. E' destinata ai cittadini che desiderano portare a spasso un cagnolino del canile di Salerno. La passeggiata avverrà domenica 23 novembre, dalle 10:00 alle 13:00, sotto l’assistenza dei volontari, che accompagneranno il gruppo per tutto il tempo, ed è finalizzata a favorire le adozioni.
Andrea Montinaro 16/07/2026
Salerno, prove di reinserimento sociale con l'accordo fra Comune e Carcere
A quasi due settimane dalla sottoscrizione del protocollo d’intesa tra il Comune di Salerno e la Casa Circondariale "Caputo", la questione non riguarda più soltanto l’annuncio dell’iniziativa ma la sua concreta attuazione. Il vero banco di prova sarà capire se i lavori di pubblica utilità previsti dall’accordo riusciranno a diventare un effettivo percorso di responsabilizzazione e reinserimento sociale. L’intesa, firmata a Palazzo di Città dal sindaco De Luca e dal direttore dell’istituto penitenziario, Carlo Brunetti, disciplina la collaborazione tra l’amministrazione comunale e la Casa Circondariale per l’impiego di alcune persone detenute in attività utili alla comunità.
Nella prima fase saranno 6 i detenuti coinvolti. Potranno essere impiegati nella manutenzione ordinaria del verde pubblico, nella cura di parchi, aiuole e aree attrezzate, nella pulizia di strade, piazze e marciapiedi, in piccoli interventi su edifici e beni comunali e nel supporto alle attività sociali, culturali e ambientali promosse dall’Ente. Superato il momento della firma, resta però aperta una questione più ampia e delicata: i lavori di pubblica utilità saranno soltanto uno strumento operativo al servizio della città oppure potranno diventare una concreta realizzazione di reinserimento sociale?
Il punto non è soltanto consentire ad alcune persone detenute di uscire temporaneamente dal carcere per svolgere attività utili. La sfida è comprendere se questi percorsi riusciranno a costruire un rapporto diverso tra pena, responsabilità e comunità, offrendo ai partecipanti competenze, continuità e una prospettiva per il futuro. A richiamare la dimensione sociale del tema è Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale. "Le carceri italiane - spiega - sono ormai al collasso. I numeri parlano chiaro: a livello nazionale contiamo 64.000 detenuti, 19.000 in più rispetto alla capienza massima delle strutture. In Campania la situazione è altrettanto drammatica, con 8.016 ristretti a fronte di un’eccedenza di ben 2.000 persone".
In questo quadro, il lavoro assume un significato che non può essere ridotto alla semplice utilità materiale dell’intervento svolto. "Chi sbaglia - aggiunge - deve essere privato del diritto alla libertà, ma mai del diritto alla dignità. E la dignità passa inevitabilmente attraverso il lavoro, i progetti socialmente utili, la cultura e l’affettività". È su questo terreno che il protocollo salernitano può assumere un valore più ampio. La manutenzione di un’aiuola, la cura di uno spazio pubblico o il supporto a un’attività sociale non rappresentano soltanto prestazioni pratiche, ma possono diventare occasioni di responsabilizzazione e di restituzione alla comunità. A condizione, però, che siano inserite in un percorso stabile, accompagnato e non episodico. Il rischio, altrimenti, è che iniziative di questo tipo vengano percepite esclusivamente come una forma di manodopera aggiuntiva, destinata al decoro urbano. La sfida è diversa: trasformare il lavoro di pubblica utilità in un ponte tra il carcere e la città, tra l’esecuzione della pena e il ritorno alla vita sociale.
Ciambriello richiama infatti la necessità di costruire un ponte levatoio tra il dentro e il fuori, ricordando esperienze già avviate anche in provincia di Salerno, come quella tra il Comune di Vallo della Lucania e la casa circondariale, oltre ai progetti realizzati nelle province di Caserta e Napoli. Punire non può significare soltanto isolare, ma deve anche voler dire creare le condizioni affinché una persona possa cambiare. "Chi sbaglia - sottolinea Ciambriello - non deve semplicemente pagare, deve poter cambiare". Al centro resta la funzione della pena richiamata dall’articolo 27 della Costituzione: non soltanto una sanzione, ma un percorso che deve tendere alla rieducazione del condannato.
Perché il progetto non rimanga una dichiarazione d’intenti, saranno necessari continuità, tutoraggio e criteri di verifica. Bisognerà valutare quante persone saranno coinvolte nel tempo, quali attività saranno effettivamente svolte, quali competenze potranno essere acquisite e quale forma di accompagnamento verrà prevista al termine dell’esperienza. La firma del protocollo rappresenta, dunque, soltanto il punto di partenza. Da un lato, la città potrà beneficiare di interventi destinati alla cura degli spazi pubblici; dall’altro, il carcere proverà ad aprirsi alla comunità attraverso attività capaci di restituire dignità, responsabilità e prospettiva. La vera misura dell’iniziativa non sarà soltanto il numero degli interventi realizzati, ma la capacità di trasformare questi lavori in un percorso concreto e verificabile. È su questo terreno che Salerno dovrà dimostrare se il reinserimento sociale può superare la dimensione del principio astratto e tradursi in una reale possibilità di cambiamento.