256 articoli nella categoria Enogastronomia
Annamaria Parlato 19/10/2026 0
San Severino, Kyoto Sushi e il fenomeno AYCE: gusto, convenienza e qualità
È ormai una presenza consolidata nel panorama della ristorazione italiana e continua ad attirare un pubblico trasversale, con una particolare concentrazione tra giovani e studenti universitari. La formula AYCE, soprattutto nei ristoranti cinesi, giapponesi e panasiatici, ha trasformato il modo di vivere un pranzo o una cena fuori casa, facendo della varietà delle portate, della condivisione e della spesa contenuta i suoi principali punti di forza. Un successo che merita di essere osservato più da vicino, per comprendere le ragioni di questa diffusione e interrogarsi su ciò che distingue un’offerta gastronomica curata da una proposta orientata soprattutto alla quantità.
Il principio è semplice: un prezzo prestabilito e la possibilità di ordinare diverse portate, secondo le condizioni previste dal locale. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde un fenomeno gastronomico e commerciale più articolato, che racconta l’evoluzione del rapporto tra i consumatori e il cibo. Per comprendere il successo dell’AYCE bisogna partire dalle nuove abitudini di consumo. Per gli universitari, spesso alle prese con budget contenuti e giornate scandite da lezioni, studio e spostamenti, conoscere in anticipo il costo di un pasto rappresenta un vantaggio concreto. La formula consente di programmare la spesa senza rinunciare alla varietà, sperimentando preparazioni diverse rispetto a quelle della cucina quotidiana.
A questo si aggiunge la dimensione conviviale: condividere più portate, confrontare i propri gusti, assaggiare una specialità consigliata da un amico e scoprire nuovi abbinamenti trasforma il pasto in un’esperienza collettiva. Il richiamo esercitato dalla cucina asiatica contemporanea dipende anche dalla sua capacità di parlare linguaggi differenti. Accanto a sushi, sashimi, ramen, ravioli al vapore e involtini primavera, trovano spazio uramaki elaborati, salse agrodolci, ingredienti croccanti, frutta e contaminazioni che avvicinano sapori orientali e gusti internazionali. L’impatto visivo delle preparazioni, la possibilità di fotografare i piatti e la varietà delle combinazioni contribuiscono a rendere questa ristorazione particolarmente adatta alla condivisione, anche sui social.
Il successo di questo modello, tuttavia, non dovrebbe far dimenticare che non tutte le proposte sono uguali. Il prezzo accessibile non è necessariamente sinonimo di bassa qualità, così come un menu molto ampio non costituisce, da solo, una garanzia di eccellenza. La differenza si misura nella scelta delle materie prime, nella tecnica di preparazione, nella corretta conservazione degli alimenti e nella cura riservata a ogni portata. Un ristorante affidabile presenta un menu comprensibile, fornisce le informazioni sugli allergeni e rispetta le procedure igienico-sanitarie previste, soprattutto quando si tratta di pesce destinato al consumo crudo. Per sushi e sashimi sono fondamentali la gestione della catena del freddo, la corretta conservazione e i trattamenti prescritti dalla normativa contro il rischio legato ai parassiti, salvo le deroghe previste.
Anche il tema dei surgelati merita un chiarimento: un ingrediente surgelato non è automaticamente un ingrediente scadente. La surgelazione, se eseguita e mantenuta correttamente, è una tecnica di conservazione che permette di preservare le caratteristiche di molti alimenti. Il punto è la qualità originaria del prodotto, la sua gestione e il risultato che arriva nel piatto. Più problematico è un approccio eccessivamente standardizzato, nel quale preparazioni industriali, salse utilizzate senza equilibrio e lavorazioni ripetitive rischiano di appiattire il gusto e rendere le diverse portate poco riconoscibili. Nel sushi, per esempio, il riso deve presentare una consistenza equilibrata, mantenere la forma senza risultare troppo compatto e accompagnare il pesce senza sovrastarlo; gli ingredienti devono conservare le proprie caratteristiche e le salse dovrebbero valorizzare, non coprire, il profilo aromatico della preparazione. Nelle fritture contano la croccantezza e l’assenza di un’eccessiva untuosità, mentre nei piatti caldi, come ramen e preparazioni al tegame, sono determinanti l’equilibrio del condimento e la corretta consistenza degli ingredienti.
Un menu esteso può rappresentare un valore quando è sostenuto da un’organizzazione di cucina capace di garantire attenzione e continuità; diventa invece un limite quando la quantità prende il posto dell’identità gastronomica. In questo scenario si inserisce Kyoto Sushi, a Mercato San Severino, aperto da circa un anno in una zona residenziale della città, che propone un’offerta capace di abbracciare più anime della cucina asiatica, in un ambiente moderno, curato e ben strutturato. Gli spazi sono adatti ad accogliere coppie, famiglie e gruppi di amici, in un contesto nel quale il pasto diventa anche un’occasione di condivisione. Tra gli elementi distintivi del locale figura la tecnologia integrata ai tavoli, che rende l’ordinazione più immediata e funzionale. La possibilità di consultare le proposte e gestire le richieste attraverso un sistema digitale risponde alle abitudini di un pubblico sempre più abituato a interfacce intuitive e a un servizio pratico. Se ben integrata nell’organizzazione, la tecnologia può agevolare il lavoro di sala e rendere più fluida l’esperienza, senza sostituire l’importanza dell’accoglienza e dell’attenzione al cliente.
L’ampiezza del menu, i prezzi accessibili e le offerte promozionali proposte ogni mese completano una formula che può risultare interessante per chi desidera esplorare la cucina asiatica, senza affrontare una spesa elevata. La carta permette di alternare grandi classici e preparazioni più elaborate, passando dai piatti caldi alle proposte di sushi contemporaneo, con combinazioni pensate per gusti differenti. Tra le proposte convincenti da provare ci sono i bao al vapore, nelle varianti con crema di uova oppure nella versione dolce al cioccolato, da intingere nel latte condensato. Due interpretazioni che giocano sulla consistenza soffice dell’impasto e sulla cremosità della farcitura, offrendo rispettivamente un’alternativa salata e una conclusione golosa al pasto.
Per chi preferisce una preparazione calda e più strutturata, il ramen di manzo richiama uno dei piatti più riconoscibili della cucina giapponese contemporanea, con il suo incontro tra brodo, noodles e carne. Interessanti anche i gamberi con funghi e bambù, che accostano la delicatezza dei crostacei alle note vegetali e alla consistenza caratteristica del bambù, e i gamberi in tempura di mandorle, nei quali la croccantezza della copertura incontra la morbidezza del gambero. Tra gli antipasti trovano spazio gli involtini primavera, un classico della cucina cinese apprezzato per la sfoglia croccante e il ripieno vegetale, mentre i ravioli al vapore di verdure, preparati con mais, carote, cavolo cappuccio, zucchine e farina di patate, rappresentano un’alternativa alle farciture di carne o pesce. La cottura al vapore valorizza la morbidezza dell’involucro e lascia spazio al gusto degli ortaggi.
Il percorso prosegue con il sashimi selezionato secondo l’omakase dello chef, una proposta che richiama la consuetudine giapponese di affidarsi alla scelta del cuoco. Nel sashimi, privo della componente del riso e delle salse che caratterizza altre preparazioni, assumono particolare importanza la materia prima, il taglio e la temperatura di servizio. È una portata nella quale la qualità del pesce dovrebbe emergere con immediatezza, senza essere mascherata da condimenti o accompagnamenti eccessivi. Sul versante degli uramaki, Kyoto Sushi propone combinazioni che giocano sul contrasto tra ingredienti, colori e consistenze. Il Cheritomato Roll, con salmone, maionese, pomodorini e sesamo nero, introduce una nota vegetale e fresca in una composizione dalla componente cremosa, avvicinando il gusto del pesce a ingredienti familiari alla cucina mediterranea. Più articolato il Painappuru Chicken Roll, che abbina salmone, maionese, pollo fritto, ananas, salsa agropiccante e sesamo nero: la croccantezza del pollo, la dolcezza del frutto e la spinta agropiccante della salsa costruiscono un contrasto destinato a chi ama sapori intensi e contaminazioni contemporanee.
Per chi desidera una proposta più ricca, l’uramaki con astice, uova di salmone e avocado riunisce ingredienti dalla consistenza e dal profilo gustativo distinti: la morbidezza dell’avocado, la componente marina dell’astice e la nota caratteristica delle uova di salmone danno vita a una composizione articolata. Tra le proposte più creative si colloca anche il Tempura Oshizushi, con riso in tempura, salmone spicy, avocado e salsa al mango. La componente croccante incontra qui la piccantezza del salmone e la dolcezza fruttata della salsa, in un gioco di contrasti pensato per chi ama combinazioni più decise. Il Crispy Cono, con salmone spicy, salsa teriyaki, riso soffiato, salsa al tartufo ed erba cipollina, punta invece sull’alternanza tra note sapide, dolci, aromatiche e croccanti.
Nell’assaggio, tuttavia, il salmone è apparso leggermente troppo amalgamato, con una consistenza quasi impastata che ne attenuava la percezione al morso. Una lavorazione meno spinta, capace di conservare piccoli pezzi di pesce come in una tartare, avrebbe probabilmente restituito maggiore definizione alla materia prima e una più piacevole alternanza di consistenze. Anche la salsa al tartufo è sembrata avere un profilo piuttosto commerciale e standardizzato: una variante più equilibrata, con note aromatiche meno invasive e una maggiore riconoscibilità del tartufo, potrebbe valorizzare il piatto senza sovrastare il salmone. Sono dettagli che, se curati, contribuirebbero a rendere questa proposta più interessante e gastronomicamente equilibrata.
Proprio su questi aspetti, tuttavia, Kyoto Sushi potrebbe intervenire per rendere la propria proposta ancora più convincente. Un primo elemento riguarda la cottura e la consistenza del riso del sushi: nell’assaggio può risultare leggermente gommoso al morso, una sensazione che meriterebbe di essere verificata e corretta attraverso una maggiore attenzione alla cottura, al condimento e alla lavorazione. Il riso è una componente fondamentale dell’equilibrio del sushi e dovrebbe mantenere una consistenza morbida ma definita, capace di accompagnare il pesce senza diventare eccessivamente compatta.
Un secondo aspetto riguarda la salsa di soia, che, quando presenta una sapidità troppo marcata, rischia di coprire le sfumature degli ingredienti. Sarebbe interessante valutare una referenza dal profilo aromatico più complesso, eventualmente proveniente da produzioni tradizionali ottenute attraverso la fermentazione, così da valorizzare il pesce senza sovrastarlo. L’obiettivo non sarebbe necessariamente rinunciare a un prodotto industriale in quanto tale, ma scegliere una salsa di maggiore qualità, con un gusto più armonico e una sapidità meglio integrata.
Anche la carta delle bevande potrebbe offrire un’opportunità di crescita. Accanto alle referenze più diffuse, sarebbe interessante introdurre una selezione più rappresentativa della tradizione giapponese e asiatica, con sakè di differenti tipologie, birre giapponesi o asiatiche, dotate di una precisa identità, e una scelta più caratterizzata di distillati e digestivi tradizionali. Brevi indicazioni sulle caratteristiche delle bevande e sui possibili abbinamenti aiuterebbero il cliente a orientarsi e renderebbero il percorso gastronomico più completo.
Un ulteriore margine di miglioramento riguarda la cura dell’impiattamento e della presentazione. Nella ristorazione asiatica contemporanea, dove l’impatto visivo contribuisce sensibilmente alla percezione del piatto, la disposizione degli ingredienti, l’armonia cromatica, la scelta dei supporti e la pulizia delle composizioni sono aspetti che meritano attenzione. Una presentazione più accurata potrebbe dare maggiore risalto alle singole preparazioni, soprattutto agli uramaki elaborati e ai piatti destinati alla condivisione, valorizzando il lavoro della cucina e rendendo più coerente l’esperienza con l’ambiente moderno del locale. Si tratta di interventi mirati, non di una revisione radicale dell’offerta, che potrebbero consolidare i punti di forza di Kyoto Sushi: ambienti piacevoli, tecnologia al tavolo, ampia scelta, prezzi accessibili e promozioni mensili. Anche la conclusione del pasto può diventare parte del percorso di scoperta.
Kyoto Sushi si inserisce così in un modello di ristorazione nel quale l’accessibilità economica e la varietà sono importanti fattori di attrazione, soprattutto per il pubblico giovane. La convenienza, tuttavia, non dovrebbe essere l’unico criterio di valutazione: a fare la differenza nel tempo sono la precisione tecnica, la qualità delle materie prime, la cura del servizio e la capacità di offrire un’esperienza gastronomica coerente. Per chi sceglie un ristorante AYCE, il consiglio resta quello di guardare oltre il prezzo e lasciarsi guidare dalla curiosità, osservando la qualità delle preparazioni e l’attenzione ai dettagli. Mangiare bene non significa necessariamente spendere molto, ma trovare un equilibrio convincente tra ciò che si paga, ciò che si assaggia e il piacere di condividere la tavola.
Redazione Irno24 15/10/2026 0
Fuoco, carne e cultura di strada: a Salerno il festival dello smash burger
Quattro giorni di fuoco lento, piastre roventi e cultura gastronomica di strada. Da giovedì 15 a domenica 18 ottobre 2026, il Parco dell’Irno (ex Salid) di Salerno ospita "Smash Fest", il festival interamente dedicato allo smash burger, al barbecue di qualità e allo street food d’autore. Oltre 15 realtà tra smash burger, braceria e street food, da Salerno a Napoli, hanno confermato la loro presenza.
Gli smash burger sono i protagonisti assoluti: carne schiacciata sulla piastra rovente, crosta croccante e cuore succoso, nelle versioni dei migliori interpreti del genere. Accanto a loro ci saranno panini gourmet e una selezione di specialità di strada. Ogni sera, live show e dj set pensati per far cantare e ballare il pubblico dall’inizio alla fine: Giovedì 15 ottobre, Visioni; Venerdì 16 ottobre, La Nuit; Sabato 17 ottobre, Mashups party; Domenica 18 ottobre, Sean Gray DJ.
Annamaria Parlato 06/10/2026 0
De Luca Editori da Salerno ad Amalfi con "Il Tipografo", gourmet al femminile
Con quel mare di fronte e Amalfi a far da cornice, i pesci sono sembrati quasi saltellare ed entrare nel piatto, ammaliati dalla scia argentea della luna d’autunno. È stata questa l’immagine che ha accompagnato la degustazione a Terrazza Gutenberg, dove la cucina delle chef Angela Giordano e Gabriela Damico ha raccontato l’identità gastronomica dell’Hotel "Il Tipografo" di Amalfi. Una serata arrivata a distanza di qualche mese dall’inaugurazione ufficiale della struttura, avvenuta il 16 luglio 2026, e che ha permesso di scoprire più da vicino il progetto gastronomico affidato alle due chef.
L’Hotel "Il Tipografo" di Amalfi ha aperto ufficialmente dopo 8 anni di faticoso restyling, lungo la strada panoramica che da Amalfi conduce a Positano. Un quattro stelle concepito come art-hotel de charme, nato con l’ambizione di essere qualcosa di più di una struttura ricettiva: un contenitore culturale nel quale ospitalità, arte, territorio e impresa hanno convissuto. La data dell’inaugurazione non è stata casuale. Esattamente cinquant’anni prima, il 16 luglio 1976, i fratelli Giuseppe, Antonio e Carlo De Luca avevano fondato nello stesso luogo l’Hotel dei Cavalieri, rimasto attivo per oltre quarant’anni. Quella storia è ripartita attraverso un progetto completamente rinnovato e fortemente legato alla famiglia De Luca Editori di Salerno.
Il nuovo albergo è nato infatti con un’identità particolare: un progetto di ospitalità che ha messo al centro la cultura e il patrimonio artistico della Costa d’Amalfi. Le 41 camere e suite panoramiche hanno convissuto con una vasta collezione d’arte, che ha attraversato epoche e linguaggi, dai paesaggisti della Scuola di Posillipo ai pittori della Costa d’Amalfi, con nomi come Gaetano Capone, Raffaele D’Amato, Luca Albino e Pietro Scoppetta, fino ai maestri del XX secolo e ai ceramisti nordeuropei legati alla grande stagione della ceramica di Vietri sul Mare, tra cui Richard Dölker e Irene Kowaliska. Il progetto dell’albergo-museo è stato dedicato alla memoria di Giuseppe De Luca (1934-2013), che aveva raccolto negli anni un importante patrimonio d’arte legato a questa terra e alla sua amata Amalfi. Il nome della struttura ha invece guardato alla memoria di suo padre, Andrea De Luca, capostipite della famiglia, fondatore della storica attività tipografica e conosciuto semplicemente come "Il Tipografo di Amalfi".
Dentro questo intreccio tra memoria e contemporaneità si è collocata "La Terrazza Gutenberg", con lounge bar la cui drinklist è curata da Maurizio Lepore, il ristorante gourmet affidato alle chef Gabriela Damico e Angela Giordano, protagoniste di una proposta gastronomica che ha puntato ad arricchire il panorama della Costiera con una cucina personale e contemporanea. Ci è voluto carattere per scegliere la semplicità quando la cucina contemporanea ha offerto ogni giorno nuove occasioni per stupire. Angela, originaria di Minori, e Gabriela, marchigiana, hanno trasformato quella scelta in una cifra personale: una cucina precisa, tecnica, capace di lavorare sulle consistenze, sulle temperature e sui contrasti, ma sempre attenta a lasciare riconoscibile ciò che è arrivato nel piatto. Con loro ha lavorato la pastry chef Rita Mancieri, mentre in cucina è stato presente anche l’aiuto cuoco Babu. Una brigata nella quale la componente femminile ha occupato il centro della scena e ha espresso una forza che si è percepita tanto nell’organizzazione della cucina quanto nella costruzione dei piatti.
La degustazione è cominciata con il benvenuto della cucina, una piccola sequenza che ha già raccontato molto della filosofia delle chef. La bruschettina su foglia di limone, ricoperta di ricotta di bufala, alici di Cetara e pepe rosa, ha messo insieme la freschezza aromatica dell’agrume, la sapidità dell’alice e la morbidezza della ricotta. Un boccone semplice, immediato, costruito però su un equilibrio preciso. Poi è arrivato "Tonno fico", con fico caramellato e tataki di tonno: il mare ha incontrato la dolcezza della frutta e le due componenti si sono cercate attraverso consistenze e temperature differenti. A chiudere il benvenuto è stata l’oliva "finta ascolana" ripiena di genovese, una rilettura divertente della terra di Gabriela attraverso un grande classico, che ha racchiuso nella sua crosta croccante il profumo della carne e della cipolla. Tre piccoli assaggi hanno così messo subito in chiaro una regola: la tecnica è rimasta al servizio del sapore, senza mai diventare protagonista assoluta.
Tra gli antipasti è arrivato il cappuccino di mare, con totani in guazzetto al pomodoro, spuma di patate e limone. La parte marina è rimasta nitida, diventando una piacevole sorpresa sul fondo della tazza, mentre patata e limone hanno lavorato rispettivamente sulla morbidezza e sulla freschezza, trasmettendo proprio l’idea della schiuma cremosa che si forma sulla bevanda da colazione. Una preparazione apparentemente semplice, ma nella quale l’equilibrio ha fatto la differenza. È seguita Caprese Art, una composizione che ha portato nel piatto alcuni degli elementi più identitari della Campania: salsa al basilico, quattro varietà di pomodori (corbarino, datterino, cuore di bue, cannellino), bocconcino di mozzarella fritta, bocconcino di provola, stracciata di bufala e tarallo di Agerola. Una caprese contemporanea, costruita attraverso consistenze e temperature differenti, ma rispettosa della riconoscibilità degli ingredienti.
È proprio in questo passaggio che è emerso uno degli aspetti più interessanti della cucina di Angela e Gabriela: è potuta essere complessa nella preparazione e semplice nel risultato. Non ha cercato di confondere il palato, ma di accompagnarlo. L’uovo fritto dal cuore morbido, una "new entry" nel menù autunnale, ne è stato un altro esempio. Alla base sono stati disposti cipolla caramellata e spuma di patate, quindi porcini saltati e crumble di cacao salato. Il tuorlo è diventato quasi una salsa, la cipolla ha portato una dolcezza profonda, i porcini una nota terrosa e il cacao una sfumatura amara e salina, leggermente speziata in armonia con la tostatura della cipolla. Molte componenti, ma una lettura gustativa immediata.
Il primo è tornato al mare con la pasta mista mischiata di scoglio, accompagnata da un brodo di tracina, triglia, scorfano e gallinella e da una salsa al basilico. La preparazione ha affondato le radici nella tradizione marinara, di cui Angela è fiera, ed è stata riletta senza perdere la propria identità. Il brodo ha concentrato il sapore dei pesci, la pasta ha mantenuto una consistenza da "comfort food" e il basilico ha portato freschezza. "Esistono più di 500 varietà di pesci da scoglio in Costiera - ha raccontato Angela - ma tutti alla fine cucinano sempre gli stessi. Noi invece vogliamo cercare di far conoscere qualcosa di diverso ai nostri commensali, che spesso non immaginano quanto siano buone e prelibate determinate specie".
Dalla costa alla terra, il percorso è proseguito con la guancia di vitello cotta a bassa temperatura e glassata al miele, servita su una schiacciatina di patata aromatizzata con le erbe dell’orto e con carotine baby. La cottura lenta ha reso la carne fondente, il miele ha costruito una glassatura delicata e le erbe hanno riportato il piatto verso una dimensione vegetale e mediterranea. È stata una cucina che non ha avuto paura della tecnica, ma non ne ha fatto una dimostrazione. La cottura a bassa temperatura, le spume, le ganache e le diverse consistenze sono stati strumenti, non il fine. Il fine è rimasto il gusto.
Poi è arrivata Rita Mancieri, pastry chef dal curriculum pieno ed interessante, che ha completato il percorso con due dessert nei quali la tecnica è diventata materia da interpretare. "Eclissi di luna" è stato un dessert intenso, tipicamente in linea con il romanticismo e il mistero del mondo femminile, costruito con ganache agli arachidi, ganache alla gianduia, caramello salato, cioccolato bianco e spugna di cacao. Una sequenza di consistenze e sapori nella quale la componente tostata ha incontrato il cacao e la nota salina del caramello. Più fresco e colorato è stato "Pesca e Vino", con biscotto di frolla, ganache al vino, namelaka alla pesca, cubetti di pesca e gel al passion fruit. La frutta è rimasta protagonista, il vino ha aggiunto profondità e il passion fruit ha portato quella spinta acida che ha chiuso il dessert con equilibrio.
Il percorso al calice è stato accompagnato da Aimée, Irpinia Rosato DOC, mentre a fine pasto è arrivato Mueggen, Passito di Pantelleria dell’azienda Salvatore Murana, abbinamento ai dessert e chiusura intensa e mediterranea. Il lavoro del sommelier Antonio Pappacoda ha completato il percorso, costruendo il dialogo tra cucina e cantina e accompagnando ogni portata senza sovrastarne l’identità. La degustazione ha restituito così una cucina con una caratteristica precisa: non ha confuso la semplicità con la banalità. Ed è stata forse questa la forza più autentica di Angela Giordano e Gabriela Damico. Non hanno avuto bisogno di gridare la propria presenza attraverso piatti eccessivamente elaborati. La loro cucina ha parlato attraverso la materia prima, la memoria e la capacità di intervenire con misura.
Una cucina al femminile, dunque, ma soprattutto una cucina consapevole della propria forza, inserita in un progetto che ha scelto di fare della memoria il punto di partenza per guardare al futuro. Perché il nuovo Hotel "Il Tipografo" di Amalfi, nato dalla storia della famiglia De Luca e dal patrimonio culturale costruito nel tempo da De Luca Editori di Salerno, non ha semplicemente custodito il passato. Lo ha portato dentro una nuova idea di ospitalità, fatta di arte, paesaggio, cucina e accoglienza. E, mentre dalla Terrazza Gutenberg lo sguardo si è perso verso Amalfi, il mare sotto la luna ha suggerito quasi naturalmente il menù. Forse è proprio questa la magia della Costiera: quando il territorio è così potente, alla cucina resta il compito più difficile e più bello, quello di non coprirlo, ma svelarlo in tutto il suo fascino.
Redazione Irno24 23/09/2026 0
San Severino, speciale percorso gastronomico con "13 Note di Gusto"
Venerdì 25 settembre, dalle 21:00, "Casa del Nonno 13", a Mercato San Severino, saluta l’estate con "13 Note di Gusto", appuntamento della rassegna "Contaminazioni" dedicato alla buona cucina, alla convivialità e alla musica dal vivo. Per una notte, gli spazi della storica dimora settecentesca che ospita il ristorante, segnalato dalla Guida Michelin, si apriranno a un percorso gastronomico en plein air: la corte e i giardini di Casa del Nonno 13 diventeranno il palcoscenico di una degustazione itinerante, costruita intorno a tredici tappe, tredici interpretazioni del territorio e un mosaico di produttori e artigiani del gusto.
Non una cena tradizionale, ma un percorso da vivere in movimento, tra assaggi, preparazioni espresse, calici e musica. Una formula pensata per lasciare spazio all’incontro e alla scoperta, accompagnando gli ospiti attraverso una sequenza di sapori diversi, senza rinunciare alla cifra gastronomica della casa.
Tra i momenti centrali della serata, la cucina di Casa del Nonno 13 sarà protagonista con lo chef impegnato in due preparazioni "live" davanti agli ospiti: la Pummarurella e Pasta, Patate e Provola. Due piatti profondamente legati alla cultura gastronomica campana, interpretati in diretta per restituire al pubblico il gesto della cucina, dalla materia prima alla preparazione, fino all’assaggio.
Annamaria Parlato 21/09/2026 0
Litoranea, tipicità salernitane e solidarietà a Sport Open Day 2026
Il cuore come simbolo di salute, ma anche di passione, energia, appartenenza e solidarietà. È stato questo il filo conduttore della XIX edizione di Sport Open Day, che dal 18 al 20 settembre ha portato sulla litoranea di Marina di Eboli un grande appuntamento dedicato allo sport in tutte le sue declinazioni, trasformando la spiaggia del Bagno Trentotto in uno spazio aperto alla pratica sportiva, allo spettacolo, all'inclusione e alla condivisione. Surf, kitesurf, vela e windsurf hanno incontrato beach volley, pallavolo, beach soccer, calcio, ciclismo, triathlon e fitness, affiancati dalla danza aerea, dal tiro con l'arco, dall'equitazione con gimkana a cavallo e battesimo della sella e dalla Summer Balilla Cup.
Tra le proposte più spettacolari dell'edizione 2026 anche Slackline e Highline Performance, con un programma rinnovato affidato a Giada Regoli e Andrea Pacini, due nuove produzioni originali firmate Slack'n Love e la performance di Vincenzo Chirichella ed Elisabetta Di Capua, che ha utilizzato il triathlon come linguaggio per raccontare inclusione e condivisione. Ma prima che la spiaggia entrasse nel vivo delle attività, venerdì 18 settembre il cuore della manifestazione ha iniziato a battere a tavola, con la charity dinner inaugurale ospitata proprio dal Bagno Trentotto. Una cena di beneficenza su invito, nata con un obiettivo preciso: raccogliere fondi destinati al reparto di Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, collegando così il tema della manifestazione alla tutela della salute e trasformando la convivialità in un gesto concreto di solidarietà.
A introdurre e moderare la serata è stata la giornalista Silvana Scocozza, che ha accompagnato gli ospiti attraverso i diversi momenti dell'appuntamento, alla presenza di Daniele Sgroia e della moglie Veronica Mazzariello, proprietari del Bagno Trentotto, realtà che ha ospitato e sostenuto la manifestazione, e di Michele Senatore, produttore di miele e sportivo appassionato di ciclismo, chiamato a portare all'interno della serata un'altra eccellenza del territorio. Al centro della cena la cucina dello chef Davide Cataldo, che per questa seconda esperienza all'interno di Sport Open Day ha scelto di rinnovare il format rispetto allo scorso anno. Non una semplice proposta gastronomica inserita nella manifestazione, ma una vera cena al tavolo, pensata per permettere agli ospiti di vivere il menu con tempi e attenzioni differenti e, soprattutto, per dare maggiore spazio alla materia prima.
La filosofia dello chef è stata quella di valorizzare i prodotti locali attraverso una cucina curata e pensata, nella quale gli ingredienti salernitani potessero essere protagonisti senza perdere la propria identità. Il percorso è iniziato con un benvenuto di frittelline sferiche al peperone crusco e semi di zucca, un piccolo assaggio croccante e aromatico che ha aperto la cena, introducendo immediatamente il gioco tra consistenze e sapori. L'antipasto ha portato invece il mare al centro del piatto, con uno scampo pastellato al pane panko e mayolime, accompagnato da un'insalatina di seppie e zucchine alla scapece. La croccantezza della pastella ha incontrato la delicatezza del crostaceo e la componente fresca e acidula delle verdure, in una preparazione capace di mantenere leggerezza, pur giocando su elementi gustativi differenti.
Il primo piatto ha rappresentato uno degli incontri più caratteristici della serata: pasta e patate con lupini e gamberi gobbetti, presentati sia cotti sia crudi. Una base profondamente legata alla cucina campana, quella della pasta e patate, è stata riletta attraverso i sapori del mare, con la sapidità dei lupini e la dolcezza dei gamberi, mentre la doppia preparazione del crostaceo ha introdotto nel piatto un ulteriore contrasto di consistenze. La seconda portata ha continuato il racconto tra terra e mare con una zuppetta di ceci, seppie e calamari, accompagnata da un crostone di pane caldo. I ceci cremosi hanno dato corpo e carattere alla preparazione, mentre seppie e calamari hanno restituito la componente marina, completata dalla fragranza del pane caldo. Un piatto nel quale la cucina mediterranea è emersa nella sua dimensione più riconoscibile, attraverso ingredienti semplici e un equilibrio costruito intorno alla qualità della materia prima.
Per il finale, la freschezza di una tagliata di frutta servita in coppetta ha preceduto la pasticceria mignon di “Pasticci e Pasticcini” di Battipaglia, portando in tavola anche la tradizione dolciaria del territorio. Il percorso è stato accompagnato da “Alice Verdeca Salento 2025” dei Produttori di Manduria, mentre distillati da “dinner-fine” e caffè hanno chiuso la parte gastronomica della serata. Ma il racconto del territorio non si è fermato al menù dello chef. Michele Senatore ha infatti portato il suo miele, protagonista di un particolare abbinamento con i gelati artigianali del Bagno Trentotto, un incontro tra la dolcezza naturale del millefiori e la cremosità del gelato che ha conquistato i palati degli sportivi e non. Un abbinamento gastronomico che ha permesso di valorizzare contemporaneamente il lavoro dell'apicoltore e quello della gelateria del lido, inserendoli nel racconto complessivo della manifestazione. Senatore ha inoltre richiamato il rapporto tra miele e attività sportiva, sottolineando come questo alimento possa rappresentare una fonte naturale di energia per chi pratica sport, grazie alla presenza di zuccheri semplici immediatamente disponibili, nell'ambito di un'alimentazione equilibrata e adeguata alle esigenze dell'atleta. Un collegamento particolarmente coerente con il tema dell'edizione, perché il benessere non passa soltanto dall'attività fisica, ma anche dalla consapevolezza di ciò che si porta in tavola e dalla conoscenza delle materie prime.
Ed è stato proprio questo intreccio tra sport, alimentazione e territorio a caratterizzare la serata inaugurale: da una parte la beneficenza destinata alla Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, dall'altra una cena costruita intorno ai prodotti locali, con il mare e la terra protagonisti attraverso la cucina dello chef Cataldo, il vino, il miele, il gelato artigianale e la pasticceria. Una cena che ha anche segnato il passaggio dalla tavola allo spettacolo, perché, una volta terminato il percorso gastronomico, la spiaggia si è trasformata in un palcoscenico illuminato dalle fiamme. Giada Regoli e Andrea Pacini, già protagonisti delle performance di Slackline e Highline Performance, inserite nel programma di Sport Open Day, si sono esibiti anche dopo la cena in uno spettacolo del fuoco sulla spiaggia, regalando agli ospiti un momento scenografico e suggestivo nel quale movimento, abilità e giochi di fuoco hanno accompagnato la serata verso la sua conclusione. Un passaggio ideale dalla dimensione conviviale a quella spettacolare, in una manifestazione nella quale lo sport è stato raccontato non soltanto attraverso la competizione, ma anche attraverso il gesto atletico, l'arte, l'intrattenimento e la capacità di creare comunità.
Il tema del cuore è tornato così a unire tutti gli elementi della manifestazione: la prevenzione e la salute cardiovascolare attraverso l'attività fisica e corretti stili di vita, ma anche quel cuore inteso come passione, partecipazione e solidarietà, che ha trovato nella charity dinner la sua espressione più concreta. Nei tre giorni di Sport Open Day, infatti, il pubblico ha potuto assistere e partecipare a un programma ampio e trasversale, nel quale discipline acquatiche e sportive hanno dialogato con spettacoli e iniziative dedicate all'inclusione. Dalle attività sul mare e sul vento al beach volley, dal calcio al ciclismo, dal triathlon al fitness, fino alla danza aerea, all'equitazione e al tiro con l'arco, la manifestazione ha proposto una visione dello sport lontana da un'unica disciplina e capace di coinvolgere pubblici differenti.
Promossa dall'A.S.D. Gli Amici del Mare, con il Comune di Eboli, la XIX edizione ha coinvolto una rete di partner e realtà che hanno contribuito alla costruzione dell'evento: Rampikevoli, Diesse, Aurora Triathlon, Sport Sun, Beach Volley Factory, Michele Senatore, Inchiostro - idee e comunicazione, Menti Sportive, Strategia Laterale, NRG, RRD, Caffè Due Monelli, Fi.Ma. Lab, Spacciocchiali, AforA e Hera Paestum Suite. Un lavoro di squadra che ha trovato nella serata al Bagno Trentotto uno dei momenti più rappresentativi dell'intera manifestazione, perché attorno a una tavola si sono incontrati solidarietà, cucina, produzioni locali e spettacolo, con il mare della litoranea a fare da scenario. E forse è proprio questa la chiave di lettura di Sport Open Day: uno sport capace di uscire dai confini della semplice competizione per incontrare la salute, l'alimentazione, la cultura del territorio, l'inclusione e la socialità. Una visione che trova una sintesi efficace nelle parole di Federica Pellegrini: "In Italia c'è bisogno di cambiare visione sullo sport: non è solo e sempre calcio, calcio, calcio".
Redazione Irno24 04/09/2026 0
Miranda, "I Cacciagalli" e Attianese: gran gusto di fine estate a San Severino
Un’ultima cena sotto le stelle per salutare l’estate 2026 attorno a una tavola dove si incontrano pizza, alta cucina, vino e territorio. È quella in programma giovedì 10 settembre a "Casa del Nonno 13", nella corte del ristorante di Sant’Eustachio di Mercato San Severino, che per una sera si trasformerà in un salotto en plein air dedicato alla convivialità e alla cultura gastronomica.
Protagonista sarà Francesco Miranda, pizzaiolo insignito dei Tre Spicchi del Gambero Rosso, alla guida della pizzeria Màdia di Salerno insieme a Fabrizio Iannuzzi. Un percorso, quello di Miranda, fondato sulla ricerca e sulla valorizzazione dell’impasto: blend di farine poco raffinate e diverse tecniche di lievitazione contribuiscono a costruire pizze dalla personalità riconoscibile, dove leggerezza e croccantezza diventano il punto di partenza per una cucina che guarda con decisione ai sapori del territorio.
Accanto alla pizza, il vino avrà un ruolo centrale grazie alla presenza de "I Cacciagalli", realtà vitivinicola dell’Alto Casertano, ai piedi del vulcano spento di Roccamonfina. Una cantina profondamente legata al proprio ambiente, capace di interpretare il territorio attraverso vini che diventano parte integrante del racconto gastronomico della serata.
A firmare il percorso della cucina sarà Gioacchino Attianese, chef resident di Casa del Nonno 13, con una proposta costruita intorno a memoria, territorio e sensibilità contemporanea. Una cucina elegante e identitaria, pensata per dialogare con i vini de I Cacciagalli e creare un filo narrativo comune tra i diversi protagonisti della cena.
Redazione Irno24 25/08/2026 0
A Lancusi la festa della fresella, si riscopre un antico prodotto campano
Carlin Petrini, storico fondatore di Slow Food, l’aveva detto più e più volte: "Ritorniamo alle origini". E la comunità di Lancusi, frazione di Fisciano, l’ha preso in parola, restituendo valore e tradizione alla fresella, uno dei prodotti più antichi della gastronomia campana. Il 28 e 29 agosto 2026, in piazza Regina Margherita, una festa interamente dedicata al tarallo biscottato e ciambellato, con stand di degustazione (anche senza glutine e senza lattosio), angoli riservati ad espositori e produttori, un "Fresella Lab" ed uno show-cooking a cura degli studenti dell’Alberghiero "Virtuoso".
Il programma prenderà il via venerdì 28 agosto, alle 19:30, con il taglio del nastro alla presenza delle Istituzioni, l'apertura degli stand gastronomici e del Villaggio dell'Artigianato presso i Giardini Mons. Quaranta. A seguire, Palazzo Barra ospiterà il Salotto Gastronomico "Food, scuola e territorio" e lo Show Cooking con Mr. Mario. Nei Giardini Pubblici, spazio al divertimento con il Clown Lenny Show, mentre musica ed energia saranno affidate ai Boom Generation e al RDI Summer Dance Tour 2026, a cura di Noel Bisogno.
Sabato 29 agosto, dalle 19:30, riapriranno gli stand e il Villaggio dell'Artigianato. Il programma proseguirà con lo Show Cooking dei talenti dell'Istituto Alberghiero "Virtuoso", il Contest Gastronomico "Fresella Lab" che premierà il talento culinario dei partecipanti, lo spettacolo di magia di Ettorino il Mago Pasticcione e la musica popolare degli Ascarimè. Alle 22:30 è prevista la conclusione della manifestazione, con la premiazione del Contest. Cuore della manifestazione saranno le Freselle tradizionali San Giovanni, Lancusana e Valle dell'Irno, accompagnate da proposte di street food, tra cui il Panino "Miezz Lancus" con salsiccia e patatine. Per chiudere in dolcezza, spazio alla fresella dolce con caffè e crema chantilly, alle graffe calde e alla frutta fresca.
Annamaria Parlato 21/08/2026 0
Gianni 1956 a Salerno, tradizione e novità in 3 generazioni di gelato
Dal gelato sempre più attento alle nuove esigenze alimentari, alle creme che trasformano i grandi dessert della pasticceria in morbide interpretazioni da gustare al cucchiaio, nelle gelaterie italiane tradizione e sperimentazione procedono ormai insieme. Il gelato non è più soltanto il classico rito dell’estate, ma un prodotto capace di seguire mode, contaminazioni e nuove abitudini di consumo, mantenendo però intatto il suo legame con l’artigianalità.
A Salerno, questa evoluzione porta anche il nome della Gelateria "Gianni 1956", una storia familiare iniziata nel 1956 e arrivata oggi alla terza generazione. Tutto comincia con il nonno Gianni, che quell’anno aprì la sua prima gelateria a Coperchia di Pellezzano. Da quella prima insegna prende forma un percorso che attraversa tre generazioni: prima il fondatore, poi il figlio Matteo Falcone e oggi i nipoti Andrea e Fabio, che hanno raccolto l’eredità di famiglia, portandola dentro una contemporaneità fatta di nuovi gusti, sperimentazione e comunicazione digitale.
Oggi il nome Gianni 1956 è legato ai due punti vendita salernitani, quello storico al Corso e la nuova sede di Pastena, inaugurata nel maggio 2026, dove la filosofia della famiglia si arricchisce di nuove proposte e formule pensate per un pubblico sempre più curioso. Per raccontare Gianni, però, bisogna partire dai gusti che negli anni ne hanno costruito l’identità. C’è innanzitutto il Gianni Classico, considerato dalla famiglia la prima Nocciotella inventata a Salerno, una crema alla nocciola diventata uno dei simboli della gelateria e un vero richiamo alla storia dell’insegna. Poi c’è il Gianni 56, una soffice crema bianca al cioccolato bianco, essenza di pistacchi e mandorle pralinate, dove la dolcezza e la cremosità incontrano le note aromatiche e la parte croccante della frutta secca.
"Ci sono gusti che per noi non sono semplicemente prodotti da vendere, ma fanno parte della nostra storia", racconta Fabio, terza generazione della famiglia. "Il Gianni Classico e il Gianni 56 raccontano quello che siamo stati e quello che continuiamo a essere. Poi ci piace affiancare a questi gusti proposte nuove, perché il gelato deve continuare a sorprendere". Tra le creazioni più riconoscibili c’è il Lucifer, un gusto deciso che unisce cioccolato fondente al 70%, amarene e stracciatella al peperoncino, giocando sui contrasti tra intensità, dolcezza, componente fruttata e una nota piccante finale. C’è poi Amalfi, delicato gelato alla delizia al limone avvolto nell’essenza di arancia, una proposta che guarda alla pasticceria e ai profumi della Costiera, trasformando uno dei dolci più rappresentativi della tradizione campana in una crema fresca e agrumata.
La ricerca prosegue con la Nocciotella Scomposta, rilettura di uno dei gusti simbolo della casa, e con il Franuì, diventato in breve tempo uno dei prodotti più virali e fotografati, capace di dimostrare quanto oggi anche il gelato possa dialogare con i linguaggi social. Accanto alle proposte più contemporanee restano altri gusti che appartengono al repertorio della casa, come la Zuppa del Duca, il Croccante alle Mandorle e il Pastarella di Mandorle, insieme a una proposta di gusti vegan, pensata per rispondere a esigenze alimentari differenti senza rinunciare alla ricerca sul gusto.
"Oggi il cliente è molto più curioso rispetto al passato", continua Fabio. "Vuole assaggiare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo cerca qualità e riconoscibilità. Per questo cerchiamo di non inseguire semplicemente le mode: prendiamo una tendenza e proviamo a reinterpretarla secondo il nostro modo di fare gelato". È proprio questa capacità di osservare ciò che accade nel mondo del food e trasformarlo secondo una propria identità a caratterizzare il lavoro di Andrea e Fabio. La terza generazione ha infatti affiancato alla manualità e alla conoscenza del prodotto una particolare attenzione alla comunicazione digitale, utilizzando i social come una vera estensione della gelateria: uno strumento per presentare i nuovi gusti, raccontare le sperimentazioni, intercettare tendenze e dialogare con una clientela che spesso scopre un prodotto proprio attraverso un'immagine o un video.
"I social ci hanno permesso di far vedere quello che c’è dietro una coppetta o un cono", spiega Andrea. "Non comunichiamo soltanto il gusto finito, ma cerchiamo di raccontare l’idea, la sperimentazione e il lavoro che c’è dietro. È un modo diverso di far conoscere la nostra storia e di far capire che dietro il marchio Gianni c’è ancora una famiglia". Una comunicazione contemporanea, dunque, che non sostituisce l’artigianalità ma la racconta. Ed è proprio nella nuova sede di Pastena, aperta a maggio 2026 assieme all'imprenditore Maurizio De Paola, con esperienze internazionali nel settore, che questa vocazione alla sperimentazione trova una delle sue espressioni più interessanti. Qui il gelato diventa anche esperienza e personalizzazione, a partire dai gusti del giorno, serviti con panna gratuita e con la possibilità di scegliere il topping tra cioccolato fondente, cioccolato bianco e altri sempre diversi. Una formula semplice e immediata, che permette di costruire ogni volta una combinazione diversa.
Ma Pastena amplia anche il repertorio con proposte che guardano alla pasticceria e al consumo da passeggio: il cannolo siciliano con gelato, dove la cialda croccante incontra la cremosità del gelato; il cono zeppola, che porta nel mondo della gelateria uno dei dolci più amati della tradizione; e il bocconcino, una piccola minibrioche con gelato, pensata proprio per chi vuole concedersi uno sfizio mentre passeggia, senza necessariamente scegliere una porzione importante.
"Pastena ci ha dato la possibilità di sperimentare ancora di più", sottolinea Andrea. "Abbiamo cercato di creare una proposta capace di parlare a pubblici diversi: chi viene per il gusto classico, chi vuole provare la novità, chi cerca qualcosa di piccolo da mangiare passeggiando e chi invece vuole trasformare il gelato in un vero dessert". Non mancano le coppe con frutta fresca e gelato alla frutta, che portano nel menù una dimensione più fresca e leggera, e la Banana Crunch, una rivisitazione contemporanea della banana split, dove la frutta incontra il gelato e una componente croccante, trasformando un grande classico internazionale in una proposta più moderna e scenografica. Il risultato è una gelateria che amplia il proprio linguaggio senza perdere il legame con la propria storia: il gelato può essere cono, coppetta, dessert, merenda, colazione o piccolo peccato di gola da gustare passeggiando. E proprio questo equilibrio sembra essere la cifra della terza generazione.
"Non vogliamo perdere quello che ci è stato insegnato", dice Fabio. "Ma allo stesso tempo sentiamo la responsabilità di continuare a costruire qualcosa di nostro. La nostra sfida è rispettare la storia di Gianni e, contemporaneamente, avere il coraggio di cambiarla un po’ ogni giorno". Settant’anni dopo quella prima apertura a Coperchia, il nome Gianni continua così a parlare di famiglia, artigianalità e territorio, ma anche di capacità di innovare. Il nonno Gianni ha trasmesso il mestiere, Matteo Falcone ha raccolto il testimone e Andrea e Fabio stanno scrivendo il capitolo della terza generazione, dimostrando che la tradizione non è qualcosa di immobile, ma una base solida dalla quale partire per continuare a creare. Perché il gelato può avere settant’anni di storia alle spalle e, allo stesso tempo, avere ancora tutta la curiosità di inventare il gusto di domani.
Redazione Irno24 11/08/2026 0
Pellezzano, si rinnova l'atteso appuntamento con la Sagra del Sciusciello
Ha preso il via ieri, a Pellezzano, la 37esima edizione della Sagra del Sciusciello, uno degli appuntamenti più sentiti e identitari della comunità (si concluderà il 16 agosto). "Una festa - spiega il sindaco Morra - che non è solo gastronomia, ma cultura, memoria e tradizione, capace di raccontare chi siamo e il valore delle nostre radici. In momenti come questo, la nostra comunità dimostra la sua forza più grande: stare insieme, con spirito di partecipazione, condivisione, rispetto e armonia, nel segno di un’unità che ci guida e ci ispira".
Annamaria Parlato 03/08/2026 0
Da Candlelight a Candlenight, a Salerno notte di emozioni con l'alta cucina
Quella del 30 luglio non è stata semplicemente una cena sul mare. È stata un’esperienza immersiva che ha trasformato il tramonto in una lunga notte di emozioni. Se il format internazionale del Candlelight nasce per creare atmosfere intime e suggestive attraverso la luce delle candele, alla Terrazza – Poniente di Marina d’Arechi Port Village (Salerno) quel concept si è evoluto in qualcosa di ancora più coinvolgente: una vera e propria Candlenight, dove la magia non si è fermata al momento dell’accensione delle candele, ma ha accompagnato gli ospiti fino a tarda sera tra musica dal vivo, cucina d’autore e il fascino del mare.
Negli ultimi anni, il fenomeno Candlelight ha conquistato le principali città del mondo, trasformando concerti ed eventi in esperienze emozionali, capaci di restituire centralità alla bellezza dei dettagli. A Salerno questa filosofia ha trovato una nuova interpretazione grazie all’intuizione di Mirko Notaro, che ha fatto della sua Terrazza – Poniente il primo ristorante sul mare della città a proporre una cena gourmet immersa nella luce di centinaia di candele. Quando il sole ha lasciato spazio alla sera, la terrazza affacciata sulla darsena di Marina d’Arechi si è trasformata in una scenografia dal forte impatto visivo. Le candele hanno illuminato ogni angolo della location, riflettendosi sull’acqua e creando un’atmosfera che ha ricordato i set dei grandi film romantici. La brezza marina, il panorama, la luce soffusa e la musica hanno dato vita a un racconto sensoriale unico, trasformando una cena in un’esperienza da vivere e ricordare.
"Volevamo regalare ai nostri ospiti – ha raccontato Notaro – qualcosa che andasse oltre una semplice cena; oggi chi sceglie un ristorante cerca emozioni, momenti da condividere e ricordi da portare con sé. La luce delle candele ha una forza straordinaria: crea intimità, eleganza e un’atmosfera speciale. Per questo abbiamo voluto trasformare il Candlelight in una vera Candlenight, una notte in cui mare, musica, cucina e accoglienza potessero fondersi in un’unica esperienza". L’allestimento scenografico è stato curato dal Maestro Tiziano Citro, direttore artistico dell’Associazione Rachmaninov, che ha saputo interpretare il fascino della location valorizzandone gli spazi attraverso un gioco di luci, che esaltasse, senza sovrastarla, la bellezza naturale del panorama.
Centinaia di candele hanno accompagnato gli ospiti in un percorso raffinato e romantico, creando un’atmosfera sospesa tra eleganza e suggestione. La colonna sonora della serata è stata affidata a due artisti che hanno scritto una pagina importante della musica italiana. Mariano Onorato, voce e chitarra dei Soleado, insieme al maestro Casimiro Erario alle tastiere, ha ripercorso i grandi successi dell’indimenticato Pino Daniele, regalando al pubblico un tributo intenso e partecipato. Le melodie del cantautore napoletano, capaci di unire blues, anima mediterranea e poesia, hanno accompagnato il passaggio dal tramonto alla notte, rendendo ancora più emozionante la Candlenight.
Protagonista assoluta è stata anche la cucina dello chef resident Gabriele Martinelli, che ha firmato un percorso gastronomico contemporaneo fondato sul rispetto della materia prima, sulla stagionalità e sulla valorizzazione del territorio. Una cucina che nasce dall’esperienza maturata nelle migliori realtà italiane e francesi e che trova equilibrio tra tecnica, memoria e ricerca. Il menù ha raccontato un viaggio tra mare e creatività: dall’insalatina di seppie, mela verde e sedano al raviolo caprese con ricotta, crostacei e limone, fino al trancio di ombrina scottato con carpaccio di pesca e pomodoro, per concludersi con un raffinato tiramisù all’italiana. Una prova particolarmente significativa, considerando il grande successo dell’evento. La serata ha registrato il tutto esaurito, ma, nonostante l’elevato numero di ospiti, la brigata guidata da Martinelli ha lavorato con precisione e grande coordinamento, riuscendo a far arrivare ogni piatto in sala con tempi impeccabili e una cura esecutiva costante. Ogni portata è stata presentata mantenendo intatta la qualità del progetto dello chef: dalla temperatura corretta alla composizione del piatto, fino all’equilibrio dei sapori. Un risultato che ha dimostrato come dietro un’esperienza di alto livello ci sia soprattutto il lavoro di squadra, la capacità organizzativa e la sinergia tra cucina e sala.
A completare il racconto della serata è stata una selezione enologica di grande prestigio, curata attraverso il catalogo di Agenzia Curcio 1980. Gli ospiti hanno iniziato il percorso con l’eleganza dello Champagne Bollinger Special Cuvée, una delle cuvée più rappresentative della maison francese, apprezzata per la sua complessità aromatica, la struttura raffinata e il perfetto equilibrio tra freschezza e carattere. La degustazione è proseguita con Jento Bianco Vivace Puglia IGP, espressione fresca e dinamica del territorio pugliese, capace di raccontare una viticoltura contemporanea attraverso profumi delicati e una piacevole vivacità. In assaggio anche Ebalia 2025 Salento IGP di Tenuta Giustini, etichetta che interpreta con eleganza il patrimonio vitivinicolo salentino, caratterizzata da equilibrio, identità territoriale e grande bevibilità.
La scelta dell’affinamento in cemento rappresenta un elemento distintivo del progetto enologico: una tecnica sempre più apprezzata dai produttori, che consente al vino di evolvere in un ambiente capace di favorire una lenta maturazione, preservando freschezza, finezza aromatica e naturale identità varietale. Il cemento, grazie alla sua capacità di mantenere condizioni termiche più stabili e di accompagnare il vino in una fase di affinamento, senza cedere aromi esterni come avviene con il legno, permette di valorizzare la purezza del frutto e la personalità del territorio. Una scelta che restituisce un sorso elegante, equilibrato e caratterizzato da una piacevole profondità, espressione del legame tra innovazione tecnica e rispetto della materia prima. Ebalia si inserisce così nella filosofia di Tenuta Giustini, realtà salentina impegnata nella valorizzazione delle varietà del territorio attraverso una lettura moderna della tradizione vitivinicola pugliese, un’etichetta capace di raccontare il Mediterraneo attraverso freschezza, armonia e identità.
A chiudere il percorso è stato Arcano Primitivo Salento IGP, vino dalla personalità intensa e avvolgente, espressione autentica del vitigno simbolo della Puglia. Una selezione che ha arricchito ulteriormente l’esperienza della Candlenight, confermando il ruolo del vino come elemento fondamentale di un racconto fatto di cultura, territorio, convivialità e ricerca della qualità. Fondamentale anche il lavoro della sala, coordinata dal direttore Giovanni Cucco, esperto sommelier, che insieme al suo staff ha gestito con professionalità e attenzione sia il servizio della cena gourmet sia l’area lounge dedicata agli aperitivi à la carte.
La serata ha rappresentato pienamente la filosofia di Mirko Notaro, quinta generazione di ristoratori, che con il progetto La Terrazza – Poniente continua a costruire un modello di ospitalità capace di unire gastronomia, paesaggio e cultura. Il nome stesso "Poniente", ispirato al vento d’occidente, racconta una visione aperta alle contaminazioni internazionali, dove la tradizione partenopea dialoga con suggestioni mediterranee e spagnole. La collaborazione con Gabriele Martinelli nasce proprio da questa ricerca: una cucina contemporanea che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, rispettando le materie prime e valorizzando la stagionalità.
Il contributo del Maestro Tiziano Citro e dell’Associazione Rachmaninov, fondata nel 1998 a Mercato San Severino, ha completato il progetto, trasformando la musica in parte integrante dell’esperienza. Da anni, l’associazione promuove importanti rassegne musicali e appuntamenti culturali, creando occasioni di incontro tra arte e territorio. La serata del 30 luglio ha così raccontato una nuova idea di ristorazione: non solo un luogo dove mangiare, ma uno spazio dove vivere emozioni. Alla Terrazza – Poniente il Candlelight si è trasformato in una Candlenight, una notte di luce, musica, alta cucina e convivialità che ha portato sul mare di Salerno un nuovo modo di interpretare l’ospitalità.