221 articoli nella categoria Enogastronomia

Annamaria Parlato 17/01/2026 0

Giornata del Pizzaiolo, da "Fàmmila" a Salerno la Capricciosa si evolve

Nel giorno in cui si celebrano il World Pizza Day, la Giornata Mondiale del Pizzaiolo e la festività di Sant’Antonio Abate, patrono dei mestieri del fuoco, la pizza diventa racconto identitario e gesto consapevole. A Salerno, alla pizzeria Fàmmila, la Capricciosa firmata dal maestro pizzaiolo Giovanni Santoriello rappresenta una sintesi riuscita tra tradizione popolare, ricerca tecnica e attenzione alla salute. La Capricciosa nasce come pizza dell’abbondanza a Roma, a cavallo degli anni Quaranta del Novecento, nell’omonima pizzeria.

Nella sua versione storica - soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta - non era raro trovarla con champignon affettati, fettine di uova sode, olive nere, carciofini sott’olio, talvolta prosciutto crudo al posto del cotto. Una composizione generosa, spesso disordinata, dove gli ingredienti venivano distribuiti "alla rinfusa", senza una vera gerarchia gustativa. Era una pizza figlia del suo tempo e del dopoguerra: rassicurante, opulenta, nasceva per recuperare ingredienti avanzati e disposti a casaccio secondo l’estro del pizzaiolo ma non sempre attenta alla qualità delle materie prime, che potevano essere standardizzate o di livello medio-basso. Il concetto di equilibrio, di stagionalità o di lavorazione separata degli ingredienti era pressoché assente.

Negli ultimi dieci anni, però, la Capricciosa ha vissuto una vera metamorfosi. È diventata banco di prova per la pizza contemporanea, chiamata a rispettare la memoria senza subirla. Una pizza che continua a piacere e ad essere richiesta. Alla base della Capricciosa di Santoriello c’è un impasto che racconta questa nuova sensibilità. Realizzato con farina AltoGrano, è pensato per garantire maggiore digeribilità e per evitare i picchi glicemici, grazie a un diverso equilibrio tra fibre, proteine e carboidrati. "Oggi la pizza deve essere buona, ma anche sostenibile per il corpo - spiega Santoriello - con AltoGrano otteniamo un impasto leggero, che non appesantisce e che permette di godere la pizza senza sensi di colpa. È un aspetto che i clienti percepiscono subito".

Il risultato è una base fragrante, elastica, capace di sostenere una ricca stratificazione senza perdere leggerezza. La farcitura è una dichiarazione d’intenti. Nulla è lasciato al caso, tutto è trattato singolarmente. Il fiordilatte è cremoso e delicato, mai invadente. Il carciofo bianco di Pertosa, raro e prezioso, introduce una nota vegetale elegante, lontana dai carciofini standardizzati della Capricciosa classica. I funghi cardoncelli saltati regalano profondità e un carattere quasi boschivo. Il capitolo olive è doppio e raffinato: la polvere di olive taggiasche lavora sulla persistenza aromatica, mentre le olive schiacciate restituiscono il morso e la memoria mediterranea. Il prosciutto cotto arrostito, scelto per qualità e lavorazione, offre dolcezza e sentori tostati, dialogando con la crema di papaccelle, che aggiunge una sfumatura dolce-acidula tipicamente campana. Il salame dolce, del tipo Napoli, viene aggiunto a discrezione del cliente, Santoriello ne lascia libera l’opzione. A chiudere, basilico fresco e olio extravergine d’oliva, dosati con misura, come un sigillo finale.

"La Capricciosa di una volta aveva il suo perché, ma spesso era confusa - ammette Santoriello - c’erano tanti ingredienti, spesso di qualità modesta, messi insieme senza un’idea precisa. Oggi invece ogni elemento deve parlare, avere una funzione. Questa pizza è il simbolo di come il nostro mestiere sia cambiato. Non abbiamo rinnegato la tradizione, l’abbiamo resa più pulita, più sana e più leggibile".

Nel giorno dedicato ai pizzaioli e al loro santo protettore, la Capricciosa di Fàmmila diventa metafora di un’evoluzione riuscita: dalla confusione all’armonia, dall’eccesso alla consapevolezza, dalla quantità alla qualità. Una pizza che conserva l’anima popolare, ma la interpreta con intelligenza contemporanea. E che, proprio per questo, riesce a parlare sia al palato che alla coscienza.

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Annamaria Parlato 18/12/2025 0

Impasti e visioni con Di Giovanni e Bonetta al "Don Antonio 1970" di Salerno

Fabio4Friends, andata in scena martedì 16 dicembre 2025 alla pizzeria Don Antonio 1970 di Salerno, è stata esattamente questo: un racconto a più voci, fatto di impasti, visioni e sensibilità diverse, armonizzate in un percorso coerente e coinvolgente. Protagonisti della serata a quattro mani Fabio Di Giovanni, padrone di casa e maestro pizzaiolo, e Raffaele Bonetta, creativo inquieto e sperimentatore consapevole. Due stili molto vicini per tecnica e rigore, ma concettualmente differenti nell’approccio: Fabio, saldo nella contemporaneità, resta ancorato alla tradizione come grammatica di base, Raffale, con mindset da chef gourmet, spinge costantemente oltre, lavorando su impasti non convenzionali, topping audaci e costruzioni di gusto più verticali. Il risultato è stato un dialogo riuscito, mai competitivo, dove ogni proposta aveva un senso preciso.

Il percorso si è sviluppato tra due antipasti, pizze al padellino salate e dolci, ciascuna accompagnata da un vino in abbinamento selezionato, capace di sostenere - e spesso amplificare - la complessità dei piatti. Il "Baoccalao" di Fabio ha aperto la serata con un chiaro omaggio alla tradizione napoletana durante le festività natalizie e non solo: bao al vapore e fritto, burger di baccalà mantecato e panato nei cornflakes, scarola riccia, polvere di olive e una salsa segreta che ha giocato su equilibrio e comfort food. Un piatto che ha rassicurato e preparato il palato alle portate successive. Di tutt’altro registro il "Panino Agricolo" di Bonetta: crema di friarielli emulsionati con siero di burrata, provola, pancetta di maiale CBT e provolone giovane di grotta. Qui la pizza si è allontanata definitivamente dal concetto classico, per avvicinarsi a una costruzione da cucina contemporanea.

Con la "Pizza di Rinforzo", Fabio ha lavorato su una base in doppia cottura e una vellutata di cavolfiore che ha accolto papaccelle, olive, alici e una mayo leggera all’erba cipollina. Una pizza dei ricordi, ma con un linguaggio pulito, attuale, calibrato. Una pizza che in ogni caso merita uno suo spazio nel menù invernale del Don Antonio 1970, davvero interessante. Più concettuale la sua "Come una pizza di scarole", che già dal titolo ha palesato il suo intento: scarola alla napoletana, noci, grana, olive, alici del Cantabrico e una maionese all’aglio nero che ha chiuso il cerchio. Non una reinterpretazione, ma una trasposizione gastronomica.

Il punto più alto della sperimentazione è arrivato con "Nero di terra e mare" di Raffaele: impasto integrale di farro monococco al nero di seppia, cuore di carciofo alla brace e sua crema, guanciale di maiale pesante, fior di latte, tartare ed essenza di gambero rosso e carciofo. Una pizza che si è mossa sul confine tra lievitato e piatto d’alta cucina, senza perdere leggibilità. Sul dolce, curiosamente, i due linguaggi si sono avvicinati. Il "Babà in Oriente" di Bonetta giocava su spezie tipiche del pisto napoletano come pepe, chiodi di garofano e anice stellato, rum e crema diplomatica al pepe lungo, mentre "Non è un panettone" di Fabio ha puntato su impasto, inserto di cremoso di mandorla e albicocca del Vesuvio, glassa e crema allo zabaione per la scarpetta finale. Due padellini, uno fluffly e l’altro con impasto panettone, che hanno dimostrato quanto questa tendenza sia oggi uno dei più interessanti terreni di sperimentazione nel mondo pizza.

Determinante il ruolo degli abbinamenti firmati Perrella Collection, che hanno dato profondità al percorso: Sauvignon, Côtes du Rhône, Vermentino-Chardonnay, spumanti rosé e passiti hanno dialogato con impasti e topping, evitando l’effetto didascalico e puntando sulla complementarità. Fabio4Friends è partita come guest night ma ha soprattutto dimostrato che la pizza contemporanea può essere plurale, fatta di mani diverse, visioni diverse, purché fondate su tecnica, studio e rispetto della materia prima. Fabio Di Giovanni e Raffaele Bonetta hanno parlato in qualche modo due dialetti della stessa lingua. Uno è restato fedele alla tradizione come casa madre tra raffinatezza e sperimentazione, l’altro ha osato, esplorato, scomposto. In mezzo, una serata riuscita, capace di coinvolgere, raccontare e - soprattutto - far riflettere su dove sta andando oggi il mondo della pizza d’autore.

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Annamaria Parlato 13/12/2025 0

Colazione vista mare, il rituale delle feste all'Embarcadero di Salerno

All’Embarcadero di Salerno la colazione non è mai soltanto un inizio giornata. È culto, un piccolo lusso quotidiano che si rinnova con la luce del mare, con il rumore delle onde che sfiora i tavolini e con il profumo dei cornetti appena sfornati. Durante il periodo natalizio, questo rito diventa ancor più suggestivo: la caffetteria si arricchisce di croissant, brioche, dolci natalizi della tradizione campana e grandi lievitati artigianali, dal panettone al pandoro, protagonisti di un momento che profuma di festa.

La mattina all’Embarcadero è un invito alla lentezza. Il cappuccino cremoso, la sfogliatura fragrante, il richiamo di miele e canditi dei dolci natalizi, l’aroma avvolgente del caffè servito con cura. Tutto si muove al ritmo del mare. Qui la colazione diventa un rituale che rigenera: vedere i riflessi solari danzare sull’acqua, respirare la brezza salmastra e ritagliarsi uno spazio di quiete ha un effetto naturale sul benessere, sull’umore e sulla percezione del tempo. Una pausa che vale più di qualsiasi corsa mattutina.

E quando la mattina scivola verso il mezzogiorno, l’Embarcadero cambia ritmo ma non identità. La drink list propone alcuni signature cocktail che valorizzano tecnica, eleganza e personalità: "The Stranger Witch" con gin London Dry, sciroppo di pompelmo rosa, succo di lime e ginger beer; "Pink Margarita" con tequila silver, Solerno, sciroppo di pompelmo rosa e succo di lime; "Rubus Negroni" con Bitter Campari, gin London Dry, Chambord, frutti di bosco e bitter al cranberry; "Amalfitano all’Embarcadero" con prosecco di Valdobbiadene, limoncello Costa d’Amalfi, sciroppo di basilico, succo di limone e ginger beer. Questi drink vengono valorizzati da una selezione di stuzzicherie salate che richiama il comfort food più autentico: mozzarella in carrozza, frittatina di pasta, crocchetta di patate e provola, patatine fritte cacio e pepe.

Chi desidera un light lunch può scegliere tra piatti freschi e immediati come caprese, acquasale con pane biscottato, acqua di mare depurata, pomodorini datterini, basilico, origano, olive ammaccate, olio extravergine del Cilento, caponata, frittura mista di pesce, club sandwich al salmone, parmigiana di melanzane, selezione locale di salumi e formaggi, oppure optare per una fragrante pinsa romana nelle sue varianti squacquerone, mortadella e pistacchio, bresaola con rucola, pomodorini e scaglie di grana, Nerano, prosciutto crudo e mozzarella di bufala.

All’Embarcadero, ogni momento della giornata ha un suo carattere, una sua forma e un suo sapore. Ma la colazione resta il cuore pulsante: un invito a rallentare, respirare e lasciare che il mare faccia il resto. Una tradizione che, soprattutto a Natale, diventa ancor più bella da condividere.

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Redazione Irno24 10/12/2025 0

La Cucina Italiana è Patrimonio UNESCO, Lollobrigida: "Il racconto di tutti noi"

"La Cucina Italiana è Patrimonio dell'Umanità. Oggi l'Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale". Così il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, commentando il riconoscimento dell'Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio dell'Umanità.

"Questo riconoscimento - prosegue Lollobrigida - celebra la forza della nostra cultura che è identità nazionale, orgoglio e visione. La Cucina Italiana è il racconto di tutti noi, di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenza, generazione dopo generazione. È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell'Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento.

Questo riconoscimento è motivo di orgoglio, ma anche di consapevolezza dell'ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere. Sarà anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l'Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell'Umanità".

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Redazione Irno24 04/12/2025 0

Alici, pizza e Mediterraneo: brunch con Armatore da "Le Parule" di Salerno

Marina d’Arechi di Salerno, uno degli hot spot più esclusivi del Mediterraneo, torna a essere palcoscenico di gusto, cultura e convivialità grazie a "Le Parùle", la pizzeria di Giuseppe Pignalosa, Maestro della pizza mediterranea entrata nella Guida 2026 di Identità Golose per la categoria Piazza e Cocktail.

Sabato 6 dicembre (12:00-15:00) ospiterà Luigi Della Monica, CEO e Founder di Armatore, e Andrea Perotti, Export Sales Manager di Armatore, azienda nota per l’eccellenza campana del pesce azzurro, per un evento unico: il “Brunch con Armatore”, una festa di piatti e memorie, dedicata alla regina del mare di Salerno: l’alice.

Il menu del brunch

  • Chips alle alici
  • Patate con olio Evo e colatura di alici
  • Scarola saltata con acciughe, olive e colatura
  • Pan del Mar con ricotta e lemon zest
  • Focaccia burro e alici
  • Pizza tonno e cipolle
  • Pizza napoletana classica
  • Pizza provola, bottarga e lemon zest
  • Panettone dello chef Gennaro Esposito
  • Calice di Biancolella d’Ischia – Casa D’Ambra

Info e prenotazioni: 377 342 4734

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Redazione Irno24 01/12/2025 0

San Severino, Casa del Nonno 13: Caputi e Attianese "dialogano" a 4 mani

Nella cornice senza tempo dell’antico palazzo che ospita Casa del Nonno 13, a Mercato San Severino, mercoledì 26 novembre 2025 è andata in scena una cena a 4 mani che ha riportato al centro della scena gastronomica campana il valore del dialogo tra territori, memorie e nuove visioni della cucina contemporanea. Un evento elegante e partecipato, introdotto da un aperitivo in piedi tra pietra viva e luci soffuse, prima della presentazione ufficiale e del trasferimento nella suggestiva sala in pietra - un tempo cantina, oggi gioiello architettonico del ristorante - dove si è svolta la degustazione.

L’appuntamento rinnova la missione culturale e gastronomica del locale fondato da Raffaele Vitale, figura cardine della cucina campana: un ricordo sentito, richiamato dalla giornalista Rosa Iandiorio, che ha ringraziato l’attuale proprietà, guidata da Francesco Palumbo, per la volontà di portare avanti con coerenza e sensibilità un progetto che oggi più che mai unisce territori e linguaggi culinari. Protagonisti della serata lo chef stellato Marco Caputi, irpino d’origine e oggi al timone del Veritas di Napoli, e Gioacchino Attianese, salernitano, custode dell’identità gastronomica di Casa del Nonno 13. Caputi ha incarnato la sua firma gastronomica fatta di misura, sottrazione e limpidezza gustativa. Attianese, dal canto suo, ha portato in tavola una cucina solida e profondamente radicata nel patrimonio campano.

"Sono felice di essere qui - ha dichiarato Caputi - dove ho mosso i primi passi al fianco di Raffaele Vitale. Questo luogo mi ha insegnato il rispetto e la consapevolezza della materia prima e della biodiversità locale. La location è bellissima: stasera ci divertiamo e facciamo quello che amiamo fare". Un rapporto umano e professionale ribadito dallo stesso Attianese: "Sono felice di ospitare Marco, che qui a Casa del Nonno 13 ha iniziato la sua prestigiosa carriera professionale: questi eventi li facciamo per divertirci noi e divertire voi, perché dagli incontri nascono sempre belle sinergie".

Protagonista della serata anche la Cantina di Montefalcione (AV), guidata da Marianna Mazzariello, che ha presentato i suoi vini con emozione: "Tenuta Madre racconta la storia della mia famiglia, nata in una terra vocata alla viticoltura. Attraverso la cucina, i nostri vini hanno modo di esprimersi in tutta la loro autenticità e forza. È una vera emozione vedere il nostro lavoro, che nasce dall'amore per la nostra terra, dialogare con la cucina di due chef straordinari".

Il percorso si è aperto con un poker di assaggi, che ha definito subito il tono della serata: la mela in scapece di radicchio e il flan di sedano rapa di Caputi, due esercizi di purezza vegetale, e il cono di baccalà con broccoli e aglio nero insieme al tacos maiale e limone firmati Attianese, esempi della sua cucina essenziale e radicata. Il tutto accompagnato dal Fiano Vigna Bosco Grande 2024, primo atto della selezione curata da Tenuta Madre. A seguire, l’antipasto di Attianese, Come un minestrone: patate, cavolo viola e soia, rivelati in un equilibrio morbido e sapido, in abbinamento al Fiano di Avellino I Sognatori 2023.

Il primo piatto, la trottola carciofi e seppia, ha messo in dialogo mare e terra con un tratto contemporaneo, sostenuto dal Fiano di Avellino I Sognatori 2022, vino più maturo e verticale. Il secondo, firmato Attianese, ha celebrato la tradizione contadina in chiave moderna: agnello, minestra nera e ceci, piatto di intensità elegante, servito con il Taurasi Vigna Carrani 2020, rosso profondo e di grande struttura. Chiusura affidata al dessert di Caputi, un Montblanc interpretato con leggerezza e precisione tecnica. A guidare l’esperienza sensoriale, il direttore di sala Alessandro Pecoraro, impeccabile nella spiegazione degli abbinamenti e nell’accompagnare il ritmo della serata con professionalità e competenza.

La cena a 4 mani ha confermato Casa del Nonno 13 come luogo d’incontro tra Avellino e Salerno, tra passato e ricerca, tra memoria e nuove traiettorie della cucina campana. Una "terra di mezzo" che non separa, ma unisce. E nella pietra della sua antica cantina, sotto volte che hanno visto generazioni e trasformazioni, la cucina ha ritrovato ancora una volta la sua voce più autentica: quella che nasce dall’incontro, dalla condivisione e dal racconto di territori che continuano a dialogare.

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Annamaria Parlato 24/11/2025 0

Mosaico per Procida e Giagiù: a Salerno mix tra sintesi enologica e arte bianca

La tappa salernitana di Mosaico per Procida presso la pizzeria Giagiù è stata l’occasione per osservare da vicino l’applicazione sensoriale di un progetto enologico considerato, a tutti gli effetti, un unicum tecnico nel panorama italiano. Dopo l’anteprima ufficiale con l’Associazione Italiana Sommelier, il vino è tornato a Salerno in un contesto volutamente operativo, quasi laboratoriale, dove il prodotto potesse dialogare con una cucina identitaria e strutturata sul piano aromatico.

L’ospitalità di Giagiù - guidata dal maestro pizzaiolo Ciro Pecoraro - ha trasformato questo rientro in un momento di studio applicato: l’incontro tra un vino costruito per sintesi e una pizza concepita per stratificazione sensoriale, entrambi sostenuti da un approccio rigoroso alla materia prima e alla tecnica. Mosaico per Procida è infatti il primo “vinaggio” inedito al mondo: un assemblaggio unico ottenuto dalla selezione di 26 masse vinicole. Le masse, inviate a Montalcino, sono state preliminarmente analizzate e pesate aromaticamente; da quel punto, il winemaker Roberto Cipresso ha creato cinque micro-blend in proporzioni variabili, annotando percentuali e caratteristiche sensoriali per individuare il prototipo più stabile dal punto di vista proteico, tartarico e ossidativo, e al contempo più rappresentativo della matrice mediterranea del progetto. Le aziende coinvolte hanno poi ricevuto le percentuali definitive, contribuendo a una massa finale di 5000 litri, pari a circa 6000 bottiglie complessive, incluse le edizioni speciali.

Ampelograficamente, è un caso senza precedenti: rappresenta la sintesi di tutti i vitigni a bacca bianca della Campania in un’unica tessitura aromatica. È stato il primo vino a presidiare contemporaneamente tre padiglioni fieristici (Campania, Toscana, Marche) e trenta stand diversi, oltre a essere un progetto interamente autosostenuto, privo di fondi e finanziamenti. È già approdato in Lussemburgo, raccontato in Francia dal partner Diam Bouchage, e protagonista di una prestigiosa asta benefica negli Stati Uniti durante il March of Dimes. Il progetto gode del patrocinio del Comune di Procida, di Castel San Giorgio, della Regione Campania, della Fondazione Francesco Terrone, dell’AIS, delle Città del Vino, del MAVV - Wine Art Museum e dell’Associazione Nazionale Donne del Vino. Ha inoltre finanziato l’iscrizione di Procida nelle Città del Vino e ora punta ad ampliare ulteriormente la rete delle città coinvolte nei percorsi enoturistici.

L’etichetta “inCanto diVino”, firmata da Carolina Albano, è un’opera collettiva nata da una mostra artistica che ha coinvolto trenta artiste e studentesse del liceo De Chirico di Torre Annunziata, ospitata dal MAVV secondo un protocollo culturale ideato da Gaetano Cataldo. Non sorprende che la bottiglia abbia raggiunto figure di alto profilo nel mondo enologico, artistico, culturale e istituzionale: da Anna Fendi a Federico Ceretto e Gianfranco Vissani, da Donatella Cinelli Colombini a Luca Gardini, fino a rappresentanti accademici e politici di primo piano, sino a giungere perfino a Sua Santità Papa Francesco. In questo contesto di prestigio e complessità tecnica, la scelta di Giagiù è apparsa naturale. La pizzeria, ospitata negli storici locali dell’ex sala Varese, affacciata sul Lungomare Trieste con vista sul Golfo di Salerno e la Costiera Amalfitana, ha messo a disposizione una sala rialzata riservata a un pubblico selezionato di giornalisti, appassionati ed enogastronauti.

Qui Ciro Pecoraro ha presentato un percorso degustativo calibrato sull’impianto organolettico del vino. "Mosaico per Procida - spiega - ha una voce complessa, stratificata. Non bastava abbinarlo a piatti tecnicamente corretti: serviva un dialogo. Ho lavorato su impasti diversi, cotture variabili e topping specifici per amplificare le sue nuance mediterranee e la sua tridimensionalità aromatica. Il vino, al calice, ha espresso una struttura dinamica: una matrice calda e salina, una vena citrina che sostiene la freschezza, note floreali e fruttate provenienti dalle molteplici masse vinicole, e una chiusura pulita attraversata da una leggera sfumatura iodica, che richiama l’origine insulare. Una beva verticale ma armonica, in continua oscillazione tra morbidezze e tensione acida.

Su questa base si è articolato il menù tecnico di Pecoraro. Apertura con la frittatina di genovese su fondo bruno sfumato con lo stesso vino: un ponte immediato tra la dolcezza aromatica della cipolla e la componente umami della preparazione. È seguita la pizza fritta in doppia cottura, farcita con mousse di ricotta al pepe rosa, miele di castagne e pesto di zeste di limone: la ricotta dialogava con la morbidezza glicerica del sorso, mentre le note agrumate riprendevano la freschezza del vino. Punto di massima complessità tecnica il rutiello semi-integrale con farina di vianccioli, fior di latte di Agerola, zucca napoletana arrosto marinata al rosmarino, scaglie di provolone del monaco e nocciola tonda di Giffoni: dolcezza vegetale, aromaticità boschiva e persistenza casearia intrecciavano un dialogo serrato con la struttura del vino.

Il crescendo culminava nella marinara completa - San Marzano, alici di Cetara, olive caiazzane, capperi di Pantelleria, aglio dell’Ufita - dove il sorso trovava il proprio asse ideale tra sapidità, tensione e verticalità. Chiusura gourmand con una millefoglie artigianale con crema pasticcera e amarene, studiata per lasciare il palato pulito e reimpostare la percezione gustativa. Durante l’intero percorso, Gaetano Cataldo - founder di Identità Mediterranea, miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival e project manager del progetto - ha guidato il pubblico con un racconto tecnico e culturale: "Mosaico per Procida è una piattaforma culturale, il risultato della collaborazione di un intero territorio, della somma di vitigni e sensibilità differenti, e di aziende che hanno aderito senza fondi, solo per senso di appartenenza. Riportarlo a Salerno, in una pizzeria identitaria come quella di Ciro, significa restituirlo alla sua matrice mediterranea più autentica".

La serata al Giagiù ha dimostrato che vino e pizza, quando sostenuti da ricerca, metodo e visione culturale, possono costruire percorsi sensoriali di grande profondità tecnica, capaci di restituire non solo gusto, ma un’autentica esperienza di significato.

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Redazione Irno24 18/11/2025 0

Salerno, da "Giagiù" una serata dedicata ai migliori sapori del Sud

Dopo la degustazione ufficiale con l’Associazione Italiana Sommelier, "Mosaico per Procida" ritornerà a Salerno, accolto da Giagiù e dal maestro pizzaiolo Ciro Pecoraro. L’evento avrà luogo alle ore 20:00 di mercoledì 19 novembre: una pizzeria identitaria non poteva non accogliere il primo vino celebrativo di una capitale italiana della cultura, realizzato in Campania, a dimostrazione di quanto la creatività, la passione e il radicamento territoriale siano insiti nel Sud Italia.

Nella splendida cornice della pizzeria Giagiù, ubicata sul Lungomare Trieste con vista sul Golfo di Salerno e sulla Costiera Amalfitana, sarà proprio Ciro Pecoraro a maritare l’iconica bottiglia, realizzata da Gaetano Cataldo e dal celebre winemaker Roberto Cipresso, alla sua arte bianca e alle materie prime appositamente selezionate in quel giardino di biodiversità che è il Mezzogiorno.

POSTI LIMITATI, EVENTO SOLO SU PRENOTAZIONE

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Redazione Irno24 14/11/2025 0

Salerno, "Di Food in Tour" prosegue: il CTG Picentia valorizza i territori

Domenica 16 novembre 2025, il Centro Turistico Giovanile Picentia di Salerno, in collaborazione con lo Studio PAMart, organizza a Serre (comprensorio Alto e Medio Sele) una nuova tappa del progetto "Di Food in Tour", il consolidato format, con patrocinio morale della Provincia di Salerno, che unisce patrimonio storico, laboratori produttivi e sapori del territorio.

L’iniziativa, che ha già toccato, fra le altre, località caratteristiche della Valle dell'Irno e dell'Agro Nocerino-Sarnese, nasce con l’obiettivo di trasformare la visita di un borgo in un percorso sensoriale: "Di Food in Tour vuole far emergere il valore dei piccoli paesi - spiega Mina Felici, presidente del CTG Picentia - non come luoghi di passaggio, ma come comunità vive, dove architettura, memoria e produzione agroalimentare raccontano la storia di una regione. Vogliamo che chi partecipa torni a casa non solo con la pancia piena, ma con la testa e il cuore pieni di storie: degli uomini che producono, degli artigiani che salvano saperi, delle istituzioni che sostengono la tutela".

La giornalista Annamaria Parlato, vicepresidente del CTG e direttrice di Irno24, rimarca il valore culturale dell’enogastronomia: "Il viaggio è conoscenza; quando il gusto si sposa con la storia, si crea una memoria collettiva che possiamo tradurre in sviluppo sostenibile per i nostri borghi".

Il CTG (Centro Turistico Giovanile) è un' associazione nazionale senza scopo di lucro, che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, impegno e aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell'uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell'ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell'ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell'animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili. Nato nel 1949, il CTG oggi è riconosciuto dal Ministero dell'Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, sezione "Reti associative" e "Associazioni di promozione sociale".

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Annamaria Parlato 13/11/2025 0

Salerno, pizza healthy da "Fàmmila" con Vicidomini, Guzzo, Bove e Santoriello

A Salerno, la tradizione della pizza incontra la scienza dell’alimentazione grazie a "Fàmmila Pizza", il nuovo progetto di Alessandro Vicidomini, Ivan Guzzo e Filippo Bove - già noti per l’Embarcadero - che insieme al maestro pizzaiolo Giovanni Santoriello firmano la prima pizza healthy e low carb della città. Il segreto è la farina AltoGrano del Molino Casillo, una miscela innovativa che reinterpreta la pizza classica in chiave moderna, nutriente e bilanciata, senza rinunciare al sapore autentico.

A supportare lo sviluppo dell’impasto, la nutrizionista Chiara Notarangelo, che ne ha seguito l’iter tecnico: "La farina di AltoGrano - spiega - è una versione più moderna e nutriente delle farine tradizionali, con circa il 50% in più di proteine, il 40% di fibre, il 25% in meno di carboidrati e il 30% in meno di glutine. Contiene inoltre germe di grano disoleato e lievito naturale in polvere, elementi che migliorano la fermentazione e rendono la pizza più digeribile e leggera. La differenza non è tanto calorica quanto qualitativa: migliora l’equilibrio nutrizionale e abbassa l’indice glicemico. È una pizza healthy, non cheto, perché punta sulla qualità e sull’equilibrio, non sull’eliminazione totale dei carboidrati".

La degustazione inizia con un antipasto a base di pizza al padellino, naturalmente realizzata con la farina AltoGrano, sormontata da una tartare di gamberi rossi di Mazara del Vallo, stracciata di bufala DOP, sale Maldon, lamponi freschi e scaglie di cioccolato fondente: un gioco di consistenze e contrasti che fonde dolcezza, sapidità e acidità con sorprendente armonia. Seguono la frittatina di bucatini aglio, olio, peperoncino e fonduta di pecorino, fragrante fuori e cremosa dentro, e l’arancino di riso venere con speck, blu di bufala e noci, un boccone goloso, dalla complessità aromatica straordinaria e ben eseguito proprio per l’osticità di questo cereale difficoltoso da compattare.

Protagonista assoluta, però, è la pizza "Fàmmila Fàmmila", cotta nel forno tradizionale, con base AltoGrano e un condimento che racconta l’Italia da Sud a Nord: fiordilatte, ’nduja di Spilinga, olive caiazzane, cipolla rossa di Tropea caramellata, lardo di Mangalica, pomodorini confit, filetti di tonno Armatore di Cetara, basilico fresco e un tocco finale di olio al peperoncino habanero chocolate firmato Capsicum. Una pizza complessa e bilanciata, in cui ogni ingrediente trova la sua voce in un crescendo di sapori che culminano in una piccantezza elegante e persistente. Il finale è dolce e impeccabile: tortino dal cuore caldo fondente, accompagnato da salsa alla vaniglia e da un calice di Passito di Pantelleria DOC Donnafugata Ben Ryé 2021, abbinamento che unisce intensità e raffinatezza.

Non meno sorprendente è la cantina, ampia e curata da Ivan Guzzo come in un ristorante di alta cucina: bollicine italiane e francesi, vini nazionali e internazionali, birre artigianali e alla spina, distillati di pregio. Un’offerta rara per una pizzeria, pensata per accompagnare ogni impasto e ogni palato. L’attenzione al dettaglio arriva fino all’esperienza take away: i cartoni per l’asporto hanno una griglia interna esclusiva, che solleva la pizza dal fondo, mantenendola calda e ventilata. Il calore si distribuisce in modo uniforme, evitando la condensa che la renderebbe molle: un dettaglio tecnico che traduce in pratica la filosofia del locale, ossia servire qualità in ogni forma.

Infine, Fàmmila Pizza è anche digitale: una delle poche pizzerie di Salerno a disporre di un'App ufficiale, scaricabile sia da Apple Store che da Play Store, per ordinare e ricevere a domicilio le proprie pizze healthy con un semplice tocco. Così, tra innovazione nutrizionale, artigianalità e gusto contemporaneo, Fàmmila si impone come la nuova frontiera della pizza salernitana: leggera, equilibrata, ricercata e, soprattutto, sorprendentemente buona.

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