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Anna De Rosa 18/12/2022 0

La "spericolata" creatività di Giuliano Napoli, trasformista della materia

Non è facile intervistare Giuliano Napoli, non è facile inquadrarlo in un solo settore. E' un creativo spericolato, crea opere incredibili con tecnica di riciclo di vari materiali, con infinite sperimentazioni. E' un visionario dalla percezione veloce ed alterata, incoerente e incostante, con una grande capacità di razionalizzare tutto questo. Napoli è un artista dalla creatività vivace ed empirica, che spazia e sperimenta; un trasformista della materia, ricicla tutto ciò che non serve e gli dà nuova vita.

Quando non è assorbito dal suo lavoro, raccoglie i rifiuti e li trasforma in opere d’arte ecologiche e innovative. Le sue opere si trasformano in installazioni che hanno per base di appoggio tronchi recuperati ovunque, soprattutto sulle spiagge, con giochi di luci e suoni.

Dove sei nato? Dove vivi?

Sono nato a Salerno, per un lungo periodo della mia vita ho vissuto a Roma, dove ho lavorato come clown nei reparti pediatrici e oncologici di diversi ospedali; girando un po' per l'Europa, ho portato avanti un progetto di ricerca artistica sul mondo del clown. Da qualche anno sono rientrato a Salerno e poi mi sono trasferito a Eboli, per stare vicino alla famiglia, mantenendomi però saldamente ancorato al mondo artistico del territorio salernitano.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Ho memoria di me da piccolo pronto a cantare, recitare, creare in ogni momento di ogni giorno. Poi, da grande, la mia ricerca artistica mi ha portato a fare un viaggio molto intimo sul mondo teatrale del clown, portandomi a creare spettacoli che ho portato in giro in teatro, ma in particolar modo nelle scuole di Roma, legando gli spettacoli ad un progetto di educazione alla salute e alla solidarietà.

Quando non ero nelle scuole, facevo clownterapia negli ospedali di Roma, in sinergia con le politiche sociali di Roma e con l'Università LA SAPIENZA, come docente per la Formazione di operatori sociali; nel 2004 ho anche fondato l'associazione RIDERE PER VIVERE, portando per la prima volta in Campania la comicoterapia negli ospedali napoletani Santobono e San Paolo e in quello di Mercato San Severino.

Dal 2016, la mia creatività si è spostata su una ricerca artistica completamente diversa. Ho cominciato a creare opere come denuncia di una società legata agli sprechi. Attraverso le mie opere, che uso come specchio di un mondo sempre più legato al consumismo, creo foto, video e installazioni. Realizzo le mie opere con tecniche di aggregazione di materiali di riciclo, fondendoli in installazioni cromatiche che prendono vita grazie a giochi di luci, mostrando allo spettatore universi materici, plastici, significativi secondo il tema trattato, quindi foto, luci, riciclo, rielaborazioni, musica, video e altro per esprimere l'anima del gesto creativo.

Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?

L’unica costante è il saper guardare e ascoltare. Quando ho un’ispirazione, a volte è come un “fermo immagine”, un blocco momentaneo dello scorrere quotidiano, il più delle volte è un semplice inciampare su ostacoli non percepibili. Mi piace perdermi tra e nelle cose che normalmente accadono, rinnovando un’attenzione muta, come un dono, un regalo inatteso, un’immagine che ti si spacchetta nella mente, ora, per un attimo.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato?

Il mio percorso artistico è anomalo. Io non ho studiato arte, ma l'ho incontrata in un momento particolare della mia vita. È stata un forte àncora alla realtà. Ho cominciato a fare sperimentazione perché diversamente il periodo che attraversavo mi avrebbe condotto lungo percorsi difficili. E allora ho riempito la vita di cose che mi davano piacere.

Poi ho scoperto che le persone che assistevano alle mie sperimentazioni vivevano con me quel rito di sospensione creativo, e da loro avevo dei ritorni che mi facevano scoprire artisti ai quali potevo fare riferimento per quello che sembrava delinearsi come mio percorso artistico. È cosi che ho scoperto Alberto Burri. Mi piace pensare che un soffio di vento abbia tenuto sospeso nel tempo un po' del suo mondo interiore, e che per caso mi sia entrato nel cuore, facendomi sentire quello che provo quando creo una mia opera.

Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

In Italia il mondo dell'arte non è considerato come andrebbe fatto. Come dicevo prima, nel mio percorso di vita ho fatto una ricerca teatrale sul clown. Questo percorso l'ho condotto a Berlino. Un'esperienza utopistica in Italia, se consideriamo che a Berlino lo stato ci ha messo a disposizione un teatro per creare, un sostegno economico, e ogni sera avevamo un pubblico che pagava il biglietto semplicemente per sostenerci: veniva a vedere cosa era stato creato durante il giorno e ci dava dei riscontri su ciò che teatralmente funzionava ed era comico. Un modo completamente diverso di fare arte. Artista e pubblico che diventano un insieme nel condividere un percorso.

Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Per fortuna ho trovato un lavoro che mi occupa tanto tempo, ma il richiamo dell’arte è sempre forte e appena ho occasione sono presente ad eventi con performance di fotografia e altro.

Progetti futuri?

Il sogno di recuperare un paese fantasma e trasformarlo in un luogo di rinascita attraverso l'arte, per tutti quelle persone che purtroppo in un momento della loro vita hanno incontrato dipendenze di ogni genere.

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Anna De Rosa 04/12/2022 0

Arte come passione e professione nel lungo percorso di Maria Pina Cirillo

La salernitana Maria Pina Cirillo, critico d'arte e di letteratura, si interessa di arte iconica e critica letteraria dal 1992 e, da sempre, di storia delle tradizioni popolari. Psicologa dell’arte, ha condotto approfonditi studi e ricerche, sviluppando interessanti teorie di lettura del rapporto autore-opera-fruitore. Curatrice di importanti manifestazioni culturali, ha partecipato, in qualità di organizzatrice, consulente e/o relatore, a numerosi eventi e trasmissioni radiofoniche e/o televisive, pubblicando articoli su riviste specializzate.

Il tuo primo contatto con l’arte? Cos’è per te l’arte?

Il mio primo contatto con l'arte iconica è avvenuto molto presto, quando, a 4-5 anni, ho potuto ammirare le opere di arte sacra nelle chiese napoletane che mio padre, innamorato della città in cui aveva studiato, mi ha portato a conoscere. Un momento di intensa emozione, che ancora conservo nel cuore. Per quanto riguarda, invece, il ricordo di un'artista al lavoro, mi è rimasta l'immagine di Andrea Celano, un pittore, scultore, ceramista, amico di famiglia, che andavamo a trovare nel suo studio/atelier. Per me l'arte è bellezza, armonia ma, soprattutto, libertà espressiva, voglia e capacità di comunicare, di approfondire il rapporto con se stessi e gli altri.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata una professione?

Ho iniziato a pensare all'arte non soltanto come momento di benessere, ma come qualcosa da condividere con gli altri, quando mi sono resa conto che fare o fruire arte migliorava la qualità della vita. Pur avendo affrontato il mondo della letteratura molto presto (a 16 anni ho scritto la mia prima recensione sulla sezione Mediterraneo di Montale e poi, qualche anno dopo, nella mia tesi, ho trattato la produzione poetica di Edoardo Sanguineti), ho, però, iniziato "ufficialmente" come critica d'arte solo nel 1992/93, quando ho fondato il Circolo Culturale "Athena", di cui sono presidente.

Da allora, spesso in sintonia con altre associazioni sul territorio, ho proposto mostre, conferenze, convegni. Particolarmente importanti sono stati i concorsi nazionali ed internazionali di fiabe, favole e racconti (Premio letterario "Elisabetta Casuccio") e di fotografia per i diritti degli animali (Premio "Amici di Petrosino"), entrambi svoltisi nelle bellissime sale del Palazzo di Provincia, che hanno fatto registrare un elevatissimo numero di partecipanti e una folta e qualificata presenza di pubblico.

Come scegli i progetti o gli artisti da seguire?

Mi faccio guidare sia da fattori razionali che emozionali. Devo, infatti, essere interessata al progetto, condividerne la visione e gli scopi, riconoscerne la validità. Relativamente alla scelta degli artisti da proporre o recensire, mi interessano sia le scelte stilistiche e tematiche che la personalità perchè, facendo psicanalisi dell'arte, ciò che mi colpisce è il rapporto tra il lato umano, quello culturale e quello artistico, che coinvolge non soltanto l'autore ma anche i fruitori.

Un aneddoto nella tua esperienza che ricordi con il sorriso e uno con disappunto

Un ricordo particolarmente gradevole è legato ad una delle prime manifestazioni da me organizzate. A Salerno, nella sede del Centro Artisti Salernitani, in via Mercanti, ho curato e presentato la collettiva d'arte "Nugae", articolata in due momenti. Una prima parte "tradizionale", con l'esposizione, per una settimana, di dipinti e fotografie di diversi artisti, alcuni famosi, altri emergenti, ed una seconda fase, di un solo giorno, con un evento apparentemente classico ma, in realtà, molto ironico e anche abbastanza provocatorio.

In questo secondo segmento, ho esposto creazioni fuori degli schemi ed ho preparato quattro recensioni, da stampare ed appendere alle pareti, quale esplicazione delle opere in mostra. In realtà si trattava di pezzi che non avevano alcun senso logico: il primo era un'accozzaglia di paroloni che parodiavano le recensioni ampollose di alcuni noti critici d'arte che, evidentemente, ritenevano di essere considerati tanto più importanti quanto più le loro parole fossero state di difficile comprensione.

Il secondo era in un inglese che non aveva alcun senso, così come il terzo, scritto in un latino maccheronico decisamente "out". Infine, nella quarta scheda, le parole erano formate da lettere greche semplicemente accostate le une alle altre, che creavano vocaboli inesistenti. La serata era completata da una relazione sulla storia dell'arte di due famosi critici (in realtà due persone che impersonavano dei critici ed esponevano, con passione, teorie strampalate). Il risultato più incredibile, che in realtà speravamo di ottenere, è stata l'attenzione di una fetta di spettatori che ha creduto si trattasse di discorsi seri e che ha letto con attenzione le finte recensioni, commentandole variamente.

Un evento che ricordo con disappunto è, invece, una collettiva in cui era inserita l'opera di una giovane artista, forse troppo piena di sé. In quell'occasione, si decise di mettere di fronte alla porta d'ingresso una tela particolarmente interessante, capace di attrarre i visitatori, invogliandoli ad entrare, con vantaggio per tutti. Gli artisti furono d'accordo, tranne la ragazza, la cui tela, tra l'altro, era in una posizione strategica. Così, mentre ero impegnata ad organizzare la presentazione, lei e il fratello, girando tra i vari gruppetti che stazionavano nella sala, iniziarono a parlare di evidente favoritismo.

Avvisata dagli altri artisti, ho aperto la manifestazione ricordando che la nostra associazione si basava sull'amicizia e sulla stima reciproca, e che nell'allestire una mostra è importante considerare il risultato finale ed è perciò necessario tenere conto della grandezza delle tele, dell'impatto visivo e del rapporto con le altre creazioni. In ogni caso, si invitava chi si fosse ritenuto danneggiato dall'allestimento a parlarne in privato, esponendo le sue perplessità. In trent'anni di manifestazioni ed eventi non si è mai ripetuto un episodio del genere.

Se potessi incontrare un artista del passato tuo preferito e uno del presente cosa gli chiederesti?

Se potessi incontrare un artista del passato sceglierei sicuramente Sandro Botticelli, le cui opere mi comunicano un grande piacere estetico, emozionale ed intellettuale. Non credo farei domande, in quanto sarei troppo emozionata e, soprattutto, interessata ad osservarlo mentre crea le sue splendide opere, e ad ammirare le sue figure femminili, così attuali nonostante la non piccola distanza temporale.

Tra gli artisti contemporanei, deciderei di avere una conversazione con Banksy, lo street artist certamente più noto al mondo, anche grazie alla monumentale spettacolarità delle sue opere. Mi piacerebbe sapere come coniuga le sue scelte stilistiche, non esenti da icone reiterabili e facilmente riconoscibili, con l'idea di creazione artistica come elemento inimitabile, la cui valenza è data proprio dalla sua unicità, e quanto questo significhi tendere ad un'arte seriale.

Vorrei anche discutere dello scardinamento del mercato della mediazione, che potrebbe diventare un'importante scelta per molti artisti che, in tal modo, si affrancherebbero dalla dipendenza dalle gallerie, con un'indiscutibile equivalente ricaduta economica, ma certo farebbe mancare una visione terza dell'opera, che si ritroverebbe stretta tra l'intenzione comunicativa del suo creatore e la libera interpretazione del suo fruitore, non sempre in possesso degli strumenti necessari ad una corretta decodifica e all'arricchimento dei messaggi dell'opera stessa. Mi piacerebbe anche sapere come si possa coniugare la volontà di ottimizzare al massimo il profitto economico del proprio lavoro con la volontà di comunicare messaggi sociali e politici.

Quanto conta la comunicazione nell'arte?

La comunicazione nell'arte è fondamentale, soprattutto in tempi in cui l'uso dei mass media è così massiccio e pervasivo. Infatti, se un tempo la fruizione dell'arte era appannaggio di pochi, l'accesso alla cultura e, in tempi recentissimi, ai social di un numero sempre crescente di persone, l'ha resa più popolare ma, nello stesso tempo, anche maggiormente dipendente da un'efficace strategia comunicativa. Promuovere un evento artistico, diffondere efficacemente la notizia, renderlo "di moda" diventa, in tal modo, un momento centrale e contribuisce al successo dell'iniziativa ed alla popolarità dell'artista.

Come hai vissuto la pandemia? Cosa ti ha lasciato?

Per quanto mi riguarda, soltanto i primi tre mesi sono stati davvero espressione di un tempo sospeso, non soltanto per l'assenza dei rapporti umani, ma anche per il senso di incertezza che li ha dominati. Ho vissuto, invece, diversamente gli altri mesi di questi due anni fuori dal comune. Ne ho infatti approfittato per portare a termine tante cose che non avevo il tempo di fare e, non appena possibile e secondo tutte le regole, ho curato mostre e partecipato comunque ad eventi culturali.

Ciò che mi ha colpito di più in tale periodo è stata la rinuncia totale di tante persone a vivere, sia pure in situazioni di massima sicurezza, anche i piccoli momenti di socialità. Al termine di questa esperienza ho, innanzitutto, apprezzato di più la quotidianità con i suoi piccoli riti e le cose di ogni giorno. Inoltre, credo di essere diventata più forte, più determinata e più attenta agli altri.

Tuoi prossimi progetti?

In futuro vorrei dedicare più tempo alle cose che mi interessano ed alle persone che mi circondano. Culturalmente parlando, continuerò ad occuparmi di arte e letteratura, intensificando la partecipazione a convegni nazionali ed internazionali; ad esempio in Spagna, a Salamanca, per parlare del rapporto tra le tradizioni siciliane presenti nelle opere di Verga e usi e costumi corrispondenti nel Cilento antico. Ho anche in programma la curatela di alcune mostre con il Cilentofest, di un evento a Carrara e di una manifestazione ia Nocera. Dedicherò anche tempo ed energie alla didattica dell'arte, quale momento ineludibile per una crescita armoniosa ed integrale dei ragazzi.

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Anna De Rosa 22/11/2022 0

Lo spirito creativo di Giovanna Avallone fra libertà, essenzialità e fantasia

Giovanna Avallone è una persona speciale, soprattutto per la sua natura libera, libera da tutto; fosse stata uomo, magari ora sarebbe una rockstar in tournée per il mondo. Questo è il suo essere libero e creativo, amante della natura con full immersion in lunghe camminate a piedi, con bagaglio l'essenzialità.

Bella donna, colta, disinvolta, potrebbe essere snob e chiedere la luna, ma a lei basta il mare e raccogliere sulle sue spiagge conchiglie e sassi preziosi, stravolgendo, in preda ad attacchi di creatività, l'habitat della sua casa, i cui poveri mobili, rigorosamente riciclati, implorano un posto definitivo per non scollarsi e scrostarsi. E sul muro blu del soggiorno ha dipinto l'albero della vita: in bianco, senza radici, ma ricco di rami che vanno lontano.

Per appagare il suo bisogno di camminare, ha creato il progetto "Due donne due mari", nell'ambito del quale, con altre donne, compie la traversata a piedi dal Tirreno all'Adriatico o allo Ionio, prossimamente al Mediterraneo, senza soldi. Come nel programma tv "Pechino Express", ma lei porta un messaggio contro tutte le violenze. "Le intermittenze dei cuori" è il titolo del suo libro. Giovanna prende a schiaffi e scuote il lettore con un inizio "monotono", ben rappresentativo della quotidianità vissuta dalle donne, come vuole un sistema patriarcale che fa leva sul bisogno di amore, di accudimento, che si dice sia nel DNA femminile: una mamma che cucina, porta le figlie a scuola; la sentite la monotonia?

Ma poi ecco scoprire che la protagonista, Nina, ha tante passioni, tanti amici, ama la natura e gli animali, la matematica, la fantascienza. Ha avuto amori importanti e delusioni, dubbi e incertezze. Ed ecco che un bel giorno Nina scompare, all'inizio si pensa al bisogno di staccare la spina dalla routine, una pausa volontaria con fuga breve. Poi amici e famiglia si rivolgono ai Carabinieri. Man mano, il mistero si infittisce e si riempe di colpi di scena, con gli amici che la cercano nei suoi luoghi, i boschi, e tante sorprese svolgono la matassa. Vite parallele, non svelo altro.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata a Vietri, abito a Cologna di Pellezzano ma vivo pienamente la città di Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Come tutti i creativi, ho iniziato fin da piccola, conservo ancora un quadretto realizzato alle elementari.

Perché la voglia di scrivere e dipingere?

Leggere, scrivere, dipingere e decorare mi fanno viaggiare con la fantasia, perché nella realtà non è sempre possibile.

Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?

Soprattutto dalla natura in cui amo immergermi, adoro camminare per ore e ore. Amo il mare e tutto ciò mi ispira creativamente.

Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere?

La vita non è solo ciò che sta intorno a noi, nel nostro orto, è anche oltre.

Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

In modo istintivo, nell'emozione che ricevo.

Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?

Purtroppo non si dà merito al prodotto, vengono stampate opere a spese degli stessi autori. I concorsi, i premi sono già assegnati senza una vera apertura ai nuovi autori. Ho nel cassetto un testo di fantascienza, un editore mi ha stampato un'unica copia.

Come hai vissuto la pandemia?

Vivendo vicino a un bosco, con la mia famiglia e i miei cani, ho fatto lunghe passeggiate all'aperto. Caricandomi di energia per poter affrontare la chiusura di tutto, ho realizzato varie opere, dal dipingere su tele a decorare pietre e bottiglie; soprattutto ho realizzato un murale sulla parete del mio soggiorno, un albero bianco su fondale blu notte.

Progetti futuri?

Vivo la vita giorno per giorno. Famiglia, animali, natura, hobby, tanta creatività, organizzando eventi contro la violenza di genere e contro il bullismo con l’associazione "FELICITA", di cui sono presidente; attualmente, con soci e amici, sto realizzando un evento sulla prevenzione oncologica per il 16 dicembre, con una bella mostra di fotografie, video. E un calendario 2023, con apericena, "NUDI PER LA VITA" .

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Anna De Rosa 02/11/2022 0

La complessità armonica del mondo femminile nell'arte di Stefania Facenda

Quando si pensa ad un ci viene subito in mente un uomo con pennello e scalpello intento a realizzare un quadro o una scultura. Ma oggi è cambiata la prospettiva, perché nel mondo dell’arte le donne non sono state solo muse e modelle, sono state anche pittrici e scultrici.

Ed io incontro in maggioranza artiste, donne creative, attive e appassionate come Stefania Facenda. I suoi dipinti sono stati esposti in diverse mostre, sia personali che collettive; la maggior parte delle sue tele raffigurano donne. Il suo desiderio di creare opere continua con inalterato entusiasmo.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata a Eboli, vivo tra Battipaglia e Salerno. Sono docente di lettere alla scuola media.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Amo da sempre l'arte, in special modo la pittura e il disegno. Fin da piccola, ho espresso le mie emozioni e le mie idee con matite e pennelli.

Come nasce una tua opera?

In modo naturale e istintivo. L'ispirazione è qualcosa di intimo, interiore più che esteriore. Ciò che ci circonda può semplicemente aiutare ad estrapolare il nostro io profondo.

Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Le mie opere... sono io! I soggetti sono quasi sempre le donne, che ritengo essere un universo variegato e affascinante, dalle mille sfaccettature. Comunico il mondo femminile, i sogni, la grandezza, la complessità armonica che contraddistingue noi, creature uniche e spesso incomprese.

I riferimenti artistici che ti hanno maggiormente influenzato?

Amo tutti i periodi storici e l'arte ad essi correlata; ogni movimento artistico è oggetto della mia attenzione. Amo studiare e approfondire le opere di donne che si sono distinte nell'arte della pittura, alle quali è stato dato sempre poco spazio: da Artemisia Gentileschi a Tamara de Lempicka.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Conosco poco il mondo culturale del nostro paese. Ritengo che l'arte dovrebbe essere fruita spesso, dunque è necessario che i finanziamenti per iniziative e mostre debbano essere maggiori.

Usi i social per promuovere la tua arte?

Sì, ma da poco.

Progetti futuri? Come hai vissuto la pandemia?

Vorrei far sì che le mie opere vengano conosciute e, per tale motivo, farò in modo di partecipare ad eventi e iniziative volte a promuovere l'arte e la cultura in generale. La pandemia ha cambiato il mio modo di pensare e dirottato i miei interessi solo verso ciò che merita davvero la mia attenzione.

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Anna De Rosa 24/10/2022 0

I valori universali nelle "fiabastrocche" di Maria Pia Busiello

Maria Pia Busiello, docente specializzata nell'insegnamento di sostegno per gli alunni portatori di disabilità, nonchè Presidente dell'Associazione "Le Strade per il futuro", è appassionata scrittrice di pensieri con poche rime e filastrocche, ispirati da situazioni, cose e persone.

Attraverso il “gioco letterario”, offerto dal magico mondo della letteratura d’infanzia, l’autrice riesce a suggerire un’importante riflessione sui valori universali della famiglia, dell’amore, del diritto alla fanciullezza e alla realizzazione dei propri sogni, troppo spesso occultati e relegati nell’angolo dell’oblio.

Componente del gruppo teatrale "La Messainscena", che con spettacoli di beneficenza raccoglie contributi per finanziare progetti a favore di alunni con disabilità, è promotrice del riciclo creativo, che ha come obiettivo la trasformazione di materiali vari, che altrimenti andrebbero destinati alla pattumiera, in oggetti simpatici e a volte anche utili.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata nella provincia di Napoli ma vivo a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso creativo? Perché la voglia di scrivere?

E’ nato con me, fin da piccola ho avuto la passione per l'arte e la scrittura creativa.

Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?

Nasce dal quotidiano; cose, persone, situazioni particolari sono la mia fonte di ispirazione, sono una osservatrice.

Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

Il quotidiano mi ispira tantissimo, virtù e - ahimè - vizi del genere umano; io comunico sdrammatizzando, attraverso uno stile semplice e divertente come quello delle mie “fiabastrocche”: la fusione del nucleo narrativo della fiaba con assonanze, rime e allitterazioni tipiche delle filastrocche.

Case editrici, critici, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?

La mia opinione non è molto felice, in quanto considero questo settore come una giungla, sono poche le case editrici che valutano obiettivamente il valore di un testo; diversamente, la maggioranza delle case editrici sono solo degli specchietti per le allodole, con l'intento unico di un proprio tornaconto, limitandosi ad un'azione unitamente di stampa e non di vera valorizzazione degli autori e delle loro opere.

Progetti futuri?

Una nuova edizione della mia prima pubblicazione dal titolo "Una piccola e semplice storia d'amore", una nuova raccolta di fiabastrocche ed una silloge a tema amoroso.

Usi i social per promuovere la tua arte?

Si. in modo particolare Facebook.

Come hai vissuto il periodo della pandemia? cosa ti ha lasciato?

Sicuramente non è stato un periodo semplice, però grazie alla scrittura ed alla mia creatività tutto è stato meno pesante. Mi sono adoperata inoltre ad intrattenere online con dirette Facebook, rallegrando con le mie fiabastrocche grandi e piccini. Inoltre, questo periodo di "cattività" mi ha dato la possibilità di perfezionare la tecnica del riciclo creativo.

Se potessi disporre di una bacchetta magica, quale problema al mondo risolveresti e perché?

Senza ombra di dubbio, la guerra; con la mia bacchetta magica vorrei illuminare le menti dei potenti ad agire per la pace e non per sete di potere.

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Anna De Rosa 07/10/2022 0

Linee e colori per esprimere sentimenti profondi, l'arte di Antonia Vivone

Antonia Vivone, insegnante, specializzata in lingue e letterature straniere, ama l’arte e la coltiva. Dopo la laurea, ha maturato esperienze pluriennali in diversi settori, che le hanno permesso di acquisire competenze di problem solving, capacità di lavorare in team o individualmente, per raggiungere con successo obiettivi prefissati.

Il suo stile, l’espressione, la nozione analitica di soggetto, sono un’estetica empirica essenziale. Nella rappresentazione della sua arte, Antonia spazia dal figurativo all’astratto.

Dove sei nato/a? Dove vivi?

Sono nata a Salerno e vivo tra Salerno e Bellizzi.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Ho iniziato da bambina col disegno e poi ho proseguito con la pittura, approfondendo alcune tecniche e sperimentando molteplici stili. Mi sono accorta, sin da subito, che riuscivo spontaneamente a rappresentare ciò che avevo in mente e a riprodurlo, sia in modo figurativo che astratto.

Come nasce una tua opera?

Ogni opera nasce da un'ispirazione, che per me è una sorta di scintilla che viene dall'interno. Può prendere spunto dal mondo circostante o dal mondo interiore. Spesso nasce dalla curiosità dell'artista o da un particolare momento della vita. Molte delle mie opere nascono per dar voce a sentimenti profondi. Sulla tela, linee e colori si mescolano tra loro, dando origine all'opera.

Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Le mie tele, soprattutto quelle astratte, sono la voce dell'io interiore o, talvolta, la rappresentazione "emozionale" della realtà. Le opere parlano da sé, comunicando amore, gioia, solitudine, rabbia o malinconia. Gli accostamenti di colore, come anche i soggetti rappresentati, sono lo specchio delle emozioni che hanno spinto la mano dell'artista a dipingere. Ogni forma ed ogni linea ha un suo specifico significato, dalle linee curve, armoniose e delicate, a quelle spigolose, simili a graffi sulla tela.

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzare numerosi pittori e scultori, da Michelangelo, Leonardo e Raffaello, agli artisti contemporanei. Ognuno di loro, a suo modo, ha tramandato la propria visione del mondo. Tuttavia, l'artista che maggiormente mi ha colpito è stato Van Gogh, di cui ho ammirato i colori accesi e le pennellate veloci, in occasione di una visita ad un museo parigino.

Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Ritengo che l'arte abbia un grosso potenziale nel nostro Paese. L'Italia ha una grandissima dote da sfruttare, quella di numerosi artisti poliedrici che fanno sentire la propria "voce" e quella di altrettanti che, invece, si espongono meno. È necessario, a mio avviso, incentivare le manifestazioni e gli eventi culturali, in quanto l'arte in sé è un canale di comunicazione significativo, per nulla trascurabile, e possiede la capacità di coinvolgere la gente.

Usi i social per promuovere la tua arte?

Si, utilizzo i social per diffondere le opere, in modo particolare Facebook e Instagram, che rappresentano la comunicazione del momento.

Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Ho cercato in tutti i modi di sfruttare il periodo della pandemia per portare avanti progetti artistici, traendo il meglio anche dalle piccole cose. Il momento peggiore è stato probabilmente quando ci siamo resi conto che il mondo fuori fosse immobile: la tristezza di tale consapevolezza ha preso diverse forme e, a volte, è stato difficile rimboccarsi le maniche mettendosi in gioco.

Quando, finalmente, siamo usciti da quella realtà parallela, ho apprezzato tutto ciò che per me precedentemente appariva "normale", "consueto". L'arte è rinata insieme a noi ed è tornata a splendere nella sua funzione comunicativa, trasversale ed empatica. Ciò che la rende preziosa è la funzione di trasmettere messaggi importanti e sentimenti inspiegabili a parole. Arte è socialità, integrazione e unione, ciò che vorrei tramandare con le mie opere.

Progetti futuri?

Ho intenzione di continuare a coltivare alcuni progetti artistici e partecipare ad eventi sul territorio.

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Anna De Rosa 09/09/2022 0

Esplosioni cromatiche e versatilità in chiave impressionista, ecco Splò

Loredana Spirineo, meglio conosciuta come Splò, è un'artista salernitana straordinaria, lavora come un'operaia dell'arte, ruba tempo su tempo alla sua quotidianità, produce opere e oggettistica significative e piacevoli allo sguardo, in stile impressionista; il tema delle sue opere è molto versatile, Splò dipinge molte scene diverse in cui spesso è protagonista la natura con paesaggi di mari, tramonti, albe, alberi, adorabili animali e la ritrattistica.

Da ammirare nelle sue opere l'esplosione cromatica, tutto viene visto con una lente d'ingrandimento. Per Loredana la pittura è una passione che viene da lontano, il suo percorso artistico nazionale e internazionale è ricco di premi e soddisfazioni.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata e vivo a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

E' iniziato da piccola fra i banchi di scuola; con penne e matite ritraevo, a loro insaputa, i miei compagni. Allora mi veniva naturale, poi crescendo ho iniziato ad utilizzare i pennelli e sperimentare sempre nuove tecniche, facendo mille domande al Sig. Salvatore Cucciniello, che artisticamente è stato per me una guida spirituale.

A lui chiedevo consigli su libri, materiali e procedimenti, perché dalla matita i miei lavori presero colore. Mi incuriosiva "creare", ma tenevo nascosti in casa i miei lavori. Quando fui invitata ad esporli per la prima volta, mi resi conto con grande piacere che il mio papà non solo accolse con gioia la mia decisione, ma ne era emozionato.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?

Le mie opere nascono da un'emozione o un dolore e la tela mi dà modo di esternarli. L'ispirazione è qualcosa che non cerco, forse potrei definirla un soffio di vita che sento vibrare e non mi chiedo, mentre prende vita una tela, cosa ne possa pensare il probabile fruitore.

Ogni opera ha una storia, non nasce a caso ed in essa si può leggere qualunque emozione negativa o positiva, o peggio anche nessuna, può piacere o no ma se viene esposta il momento magico è scoprire se anche un solo sguardo si posa su di essa. I soggetti dei miei lavori sono le infinite persone che ho avuto la gioia o l'amarezza di conoscere nel mio percorso di vita. Si possono tramutare in alberi, in un mare o più difficilmente in qualcosa di astratto che mi ricorda i loro colori e le loro forme.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato?

Adoro Klimt, Caravaggio, Leonardo, Van Gogh, Michelangelo, Monet, Renoir, Cezanne, Andy Warhol e David Bowie.

Artisti, galleristi, Istituzioni: cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Penso che ogni artista abbia qualcosa da donare, nel passato e nel presente, fino a quel che potrà essere il futuro. In alcuni casi vi è una ricerca dell'inimmaginabile e i galleristi premiano qualche volta le correnti artistiche del momento, ma credo che l'arte non abbia confini temporali.

Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Ho vissuto il mio tempo sospesa fra quel che avrei voluto realizzare e quel che concretamente ho potuto creare. Credo che, per quanto altalenante e dubbioso, il futuro sia ancora "arte", magari con altri profili ma sempre motore di vita per chi, come me, ha come primo pensiero il bisogno di aprire gli occhi al mattino e ringraziare il cielo di avere la mia alleata "luce" che mi permette di fermare immagini su una tela, un foglio di carta, un pezzo di legno o qualunque altro supporto mi capiti a tiro.

Poi, nonostante tante difficoltà e l'impossibilità di essere presente, ho partecipato a diversi contest sui social. Inoltre, cari e stimati amici ospitano le mie opere in alcune location della città, donandomi spazi come "Ares Home", "Costa Cafè", "Antichi ricordi di Salerno".

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Anna De Rosa 11/07/2022 0

La rinascita interiore di Agata Senatore fra arte e letteratura

L'autrice salernitana Agata Senatore è semplicemente se stessa nel raccontare e raccontarsi nei suoi libri, perché ha realizzato i suoi sogni artistici. Agata Senatore appartiene all’arte e alla letteratura. Nella sua esperienza letteraria emergono gli elementi di una rinascita interiore, grazie alla quale viene a bilanciarsi il suo rapporto con le persone.

Agata racconta nei suoi libri e nei suoi quadri la sua infanzia, la sua adolescenza, la famiglia, le amicizie, con un narrare fluido, scorrevole, piacevole, anche con ironia, elaborando una profonda riflessione sulla vita. La Fede è più forte della verità, per Agata la fede è verità, e la verità merita la ribellione di fronte al pregiudizio, al moralismo, soprattutto se falsi.

Dove sei nato/a? Dove vivi?

Sono di Salerno e vivo a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Sia per la pittura che per la scrittura all’età di 11 anni, per la voglia di esprimere le miei emozioni e sensazioni.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?

Il mio primo libro, intitolato "I perché di Edda", nasce dalla lettura del mio primo diario, dove descrivo tutti i viaggi fatti con mio padre e la mia famiglia; descrivo i vari sentimenti come l’amore e l’amicizia, con il mio scritto cerco di comunicare le mie emozioni e convinzioni.

Cosa pensi del sistema dell’editoria del nostro Paese?

Per me le istituzioni sono assenti, se ci fosse più impegno da parte di tutti si potrebbe fare senz’altro meglio, promuovere più iniziative letterarie.

Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?

Per adesso ho realizzato tre libri che mi hanno dato soddisfazioni; nel secondo, "Sulle orme del padre", sempre tratto dai miei diari, ho inserito la biografia di mio padre e poi ho raccontato tutte le difficoltà che ho avuto con la morte di mia madre, parlando anche dei miei sogni; nel terzo libro, “Senza titolo”, mi sono raccontata dai 7 fino a 16 anni, aggiungendo uno scritto di un anonimo e, come sempre, una piccola raccolta di mie poesie. Ovviamente ho intenzione di dipingere e scrivere ancora.

La pandemia l'ho vissuta con tranquillità perché io sto bene con me stessa, quindi mi piace stare a casa; la "reclusione" mi ha portata a pregare di più e aiutare ancora di più il prossimo, e ad amare le piccole cose di cui Dio ci fa dono.

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Annamaria Parlato 29/06/2022 0

"Dadini" è la storia di Alessandra Sessa, giovane jewelry designer salernitana

“Dadini sei tu, racconta la tua storia”. Semplice a dirsi, difficile a farsi. Partendo dal principio, il brand nasce dall’inventiva e dall’estro della giovane fiscianese Alessandra Sessa, che come tanti creativi e imprenditori, in un processo all’inverso, dal Nord rientra al Sud, restandoci. Originalità e artigianalità raffinata hanno fatto il resto, in un connubio di piacevolezza e preziosità dei materiali.

Il Quartier Generale Dadini è a Fisciano, ma gli stilosi gioielli in porcellana possono essere acquistati online o presso numerose gioiellerie italiane. La scoperta e l'uso della ceramica risalgono agli albori della storia e sono il risultato della terra fissata nella sua forma dal fuoco. Il prodotto più nobile delle componenti che costituiscono la ceramica è appunto la porcellana: caolino e feldspato, amalgamati dai cinesi, arrivano in Europa nel XIII secolo grazie agli scritti di Marco Polo. La porcellana nacque dalla lenta evoluzione degli oggetti di ceramica bianca, cotti ad alta temperatura del nord della Cina, verso il VI secolo.

Dietro quest’affascinante storia c'è chi come Alessandra ha saputo unire alle conoscenze storiche la modernità dei processi di lavorazione, conservando l’intreccio che lega manualità e materiali, per poter ottenere un gioiello unico e pensato con amore, l’amore per la propria terra e le proprie origini. Durante il lancio del Dadini, a Maiori lo scorso 2 giugno 2022, chi scrive ha avuto modo di intervistare la jewelry designer del brand, per poter raccogliere tutti gli elementi utili a far capire ai lettori come è stato creato Dadini e in cosa consiste.

Quando e perché hai deciso che saresti diventata una jewelry designer?

In realtà non ho deciso ma è stata una casualità poiché ho studiato design e un master in design del gioiello, lavorando in aziende di settore per anni, in particolar modo a Milano. Poi nel giugno 2015 ho ricevuto una telefonata da un imprenditore del Sud che mi chiedeva di portargli settanta copie di un libro che sarebbero servite ai suoi dipendenti per un workshop che si sarebbe dovuto svolgere durante il weekend. Nonostante la difficoltà della richiesta, riesco a prendere un treno al volo e ad arrivare in tempo a Salerno, mettendo in valigia tutti quei libri.

Però durante il viaggio mi lascio sopraffare dalla curiosità e inizio a sfogliare uno di questi libri sulla tematica del come fare impresa. Arrivata a Salerno, innanzitutto provo una gioia immensa nel rivedere la mia terra e la mia famiglia, e immediatamente mi fiondo in Costiera Amalfitana per sentire il profumo del mare e godere dei colori ipnotici della natura e delle maioliche. Da qui nasce il brand Dadini, da un progetto ben sviluppato e dalla voglia di rendere 3D le maioliche, qualcosa di rivoluzionario che racchiudesse il mio amato Sud. Esattamente tutto prende il via nel dicembre 2016.

Raccontaci il tuo brand tutto "Made in Italy": cosa significa Dadini?

Come dicevo, significa tridimensionalità delle ceramiche e delle maioliche dei paesi costieri in un piccolo gioiello, un micro-dado interamente realizzato in Italia al 100%.

Ci spieghi le tecniche e i materiali che usi?

Sono decalcomanie su porcellana. Al computer realizziamo prima i disegni delle maioliche graficamente, poi li stampiamo su decalco che sono prettamente per supporti ceramici e nella parte finale del processo vengono rifinite a mano, soprattutto le strisce colorate. Le maioliche poi a loro volta possono essere o colorate o preziose, quindi oro giallo o platino su porcellana. Oltre ai Dadini in porcellana ne ho creati altri in argento o in acciaio inossidabile per completare la linea di prodotti.

Se un gioiello dovesse scheggiarsi o rompersi, riusciresti a garantire al cliente anche la riparazione dello stesso?

Siamo in grado anche di provvedere alla riparazione del gioiello. Nel certificato di garanzia fornito al momento dell'acquisto al cliente nella sua scatola, assicuriamo in parte la manutenzione ma in genere consigliamo, data la delicatezza del materiale, di indossare un bracciale Dadini evitando di accostarlo ad un orologio o altri oggetti contundenti. Se poi dopo quindici giorni o un mese dall’acquisto dovesse scheggiarsi, il Dadini viene sostituito.

I tuoi sono gioielli che raccontano determinati territori della provincia di Salerno. Come è nata questa idea?

In realtà non siamo presenti solo sul salernitano ma ad oggi siamo anche in Campania, Lazio e Sicilia, e a breve Sardegna; di ogni regione, con le sue città che tocchiamo, cerchiamo di riportare sul gioiello le sue bellezze o peculiarità.

Potrebbe nascere un Dadini Valle dell'Irno?

La Valle dell’Irno non è una città e quindi no, ma ci tengo a precisare che Dadini è emozioni, ricordi, storie e quindi ci sono molti disegni impressi sui gioielli che vogliono cercare di trasmettere sensazioni, quindi non solo città e luoghi.

Pensi di creare anche una collezione nazionale, prendendo come punto di riferimento altri territori italiani?

Si, tocchiamo diverse regioni italiane e presto ne aggiungeremo altre. La massima aspirazione sarebbe quella di uscire oltre i confini nazionali e puntare agli Stati Uniti, all’Australia, al Giappone e così via, dedicando alle grandi metropoli un Dadini da collezionare.

Qual è il tuo Dadini preferito?

I Dadini li amo tutti, sono come figli perché li ho creati io, ma dovendo esprimere una preferenza amo il Dadini Amalfi perché è una maiolica super colorata che racconta del mare, del sole, dell’azzurro del cielo, della vita, della bellezza. Inoltre, ha un particolare design che se viene accostato ad altri Dadini Amalfi forma un fiore, se ruotato e messo al contrario forma un sole. Amalfi è stato il primo luogo a cui ho pensato, è il fulcro delle mie ispirazioni, nulla togliendo alle altre meravigliose città.

Altri progetti per il futuro?

Si, sto pensando di incrementare la collezione Dadini Pop con bracciali e collane non componibili, fatte di corda colorata, a differenza delle altre che invece si compongono di svariati pezzi a scelta del cliente, che mettendoli assieme crea la propria storia personale. In questo caso diventa un prodotto finito e il cliente può addirittura assistere al processo di realizzazione dello stesso, prenotandone la realizzazione presso i punti vendita con noi affiliati e seguendo il lavoro dei nostri maestri artigiani. I Dadini Pop hanno riscosso già un ottimo successo e ne aggiungeremo altri più invernali.

Altro progetto è quello di puntare alle città d’arte italiane, alle località balneari e a quelle sciistiche più famose, come ad esempio Courmayeur. Dadini non sarà solo gioielli ma anche accessori come profumi, borse, foulard dedicati alla maiolica tridimensionale marcata Dadini. Poi voglio svelare questa novità assoluta proprio ad Irno24, in anteprima. E’ nato da pochissimo anche il Dadini Ring, in pendant con i bracciali e le collane.

Chi è Alessandra Sessa in tre parole e tre aggettivi?

Alessandra è sicuramente sorrisi, mani protese e sguardi verso l’infinito. Poi è anche determinata, creativa e solidale col mondo femminile, soprattutto quando si tratta di fare squadra e rete.

E ora me la racconti un’altra storia?

Certo: “Sono più miti le mattine, il sole emana riflessi dorati nell’azzurro tenue del cielo e le bacche hanno un viso più rotondo. Il cielo è terso e il mare profuma di buono. Il castagno indossa una stola più gaia. La campagna una gonna scarlatta, ed anch’io, per non essere antiquata, mi metterò un gioiello”.

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Anna De Rosa 20/06/2022 0

Donatella Fenio, voce e sensazioni di chi viene lasciato indietro

“Il segreto di Gabrielle Ross” di Donatella Fenio è una storia di amore e di passione: il riscatto di una donna che sceglie di essere fuori da una relazione difficile. E’ un vero e proprio thriller con tanto di colpi di scena. Donatella Fenio in questo suo lavoro editoriale vuole dar voce anche a quanto ancora c’è da dire sulla violenza sulle donne, in particolar modo sull’amore deviato che crea illusioni e false attese.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata ed abito a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico? Perché la voglia di scrivere?

La voglia di scrivere è sempre stata innata in me. Ma la mia prima possibilità si è presentata nel 1995; partecipai per gioco ad un concorso di poesia, e con mia grande sorpresa mi classificai seconda. Il concorso era per ricordare il grande Alfonso Gatto ed il titolo della mia poesia era "L'inverno".

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere?

Le mie opere nascono da domande che mi pongo. Se al telegiornale si parla del referendum per decidere se persone dello stesso sesso possano adottare bambini, la mia domanda è perché si debbano fare referendum per questo, perché due persone che si amano debbano lottare per poter essere riconosciuti come famiglia. Cerco sempre di mettermi nei panni di chi non ha voce, i giudizi li lascio agli ignoranti, io nel mio piccolo cerco di capire come si sente chi viene lasciato indietro. Provo a dare voce a chi non ne ha.

Case editrici, critici, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?

Purtroppo ho rinunciato a diversi concorsi, perché quasi tutti richiedono soldi per poter partecipare. C’è poca meritocrazia in questo settore e le case editrici non premiano più gli autori emergenti, ma si buttano più su facili guadagni. Detto questo però io non mi arrendo e vado avanti per la mia strada. Il mio primo romanzo “Il Segreto di Gabrielle Ross”, pur essendo un libro finito, ha altri due capitoli scritti ma non ancora pubblicati.

Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Sicuramente ci sono altri libri che sono pronta a scrivere, ho da raccontare tante storie ancora. Riuscire a farmi conoscere e vivere della mia arte è ancora un sogno, ma io non sono una che si arrende facilmente. Un mio progetto è sceneggiare il mio romanzo, farne un copione e farlo diventare un film. Forse volo alto ma nella vita mai dire mai. La pandemia mi ha ricordato di vivere oggi perché domani è sempre incerto.

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