Irno24 nell'intervista per TDS al nostro direttore Annamaria Parlato
La rubrica "Vetrina Online" va in onda stasera alle 21:00 e in replica domani alle 15:00
Redazione Irno24 08/01/2024 0
Nella rubrica "Vetrina Online", presente nel palinsesto dell'emittente televisiva TeleDiocesi, l'intervista al nostro direttore Annamaria Parlato, a cura della giornalista Patrizia De Mascellis, sempre alla ricerca di nuovi spunti e storie da raccontare sul territorio salernitano.
La puntata "Arte, Cibo e Bellezza" mette in luce i progetti professionali della giornalista Parlato, partendo dalla storia dell'arte, passando per l'enogastronomia, sino ad arrivare alla direzione di Irno24.it. La puntata sarà trasmessa sul canale 87 del Digitale Terrestre stasera alle ore 21:00, in replica domani alle ore 15:00.
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Anna De Rosa 28/01/2022
Marco Vecchio, il sogno dell'arte attraverso la ricerca dei materiali
Nato ad Agropoli, figlio d’arte, diplomato al Liceo Artistico e laureato presso l'Università di Salerno in Storia dell'arte, Marco Vecchio vive e lavora a Salerno. Da tempo svolge una ricerca lavorando a diversi materiali, prediligendo colori materici, sabbia, smalti, tele, carte e materiali industriali fino a fonderli e a renderli parte di sé in tutte le sue sfumature.
La sua attività artistica si è andata articolando sin da giovanissimo con esperienze diversificate, che oltre alla pittura lo hanno avvicinato ad altri tipi di linguaggio come il cinema. Ha alle sue spalle un itinerario ben lungo di collettive personali e di spettacoli da performer in cui esprime l’arte a 360°. Tutti i tuoi lavori sono un inno alla creatività, eccentrici, paradossali, onirici, in poche parole: unici.
Come riesci a dare una forma alla tua fantasia, che ormai abbiamo capito essere senza freni ne’ limiti?
Penso che la creatività sia l'unica nostra vera salvezza, è una forma di energia che muove dall'interno, come Kandinsky diceva, qualcosa che non puoi implodere e che è la radice di ogni mia forma d'arte! Le storie sono molteplici: un verso in cui riconoscersi, una particolare luce del giorno, le memorie portate dal vento. Ogni cosa può essere artefice del mio creare.
Domanda tranello: quanto ti ha ispirato e ti ispira tuttora essere il figlio del grande artista e professore Sergio Vecchio?
La presenza di mio padre non è mai stata ingombrante grazie al suo modo delicato di confrontarsi con me nelle nostre diversità, così come nei nostri punti d'incontro. Mi ha sempre detto "Ora parlo ad un artista", rimarcando la dualità del nostro rapporto: l'affetto paterno da un lato, il confronto professionale dall'altro. Mi ha lasciato tutta la libertà di "trovarmi", per usare un verbo caro ad Hesse, e insieme la libertà di fare sbagli, perché maturasse la mia identità di artista, credo che alla fine amasse di me proprio quelle differenze, il mio essere altro, nonostante il dono più grande che mi ha trasferito: l'arte e l'amore per la bellezza!
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso creativo è stato un approccio immediato e naturale con il mondo interiore che riconoscevo appartenermi. Da piccolo amavo travestirmi, interpretare personaggi, improvvisare costumi. Il teatro di mia madre era come lo specchio per Alice. Non ho mai avuto alcuna esitazione quando scelsi il Liceo Artistico, come se avessi riconosciuto la mia stella, e quel gioco meraviglioso del bambino si è declinato nel tempo, fino a divenire parte integrante della mia vita. Credo che essere artisti sia un modo di stare al mondo e un modo speciale di sentire e di vivere.
Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
Come ho detto prima, ogni opera ha la sua storia. Quando dipingo "racconto" la mia età e il mio universo parallelo, mi piace farmi suggestionare da una frase, dal piacere della lettura, mi piace ascoltare un disco per essere non qui, ma altrove, farmi trasportare dal suono come da una corrente di mare. Ecco, questo può essere un inizio!
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Sono tanti gli artisti che ho amato, talmente tanti da sentirmi quasi un viaggiatore del tempo. Amo tutta la storia dell'arte, senza preclusione verso generi o periodi storici. Da bambino copiavo il Picasso cubista, ero attratto dalle sue forme, dalla vitalità e dalla forza espressiva del suo segno. Crescendo poi ho amato il suo periodo blu e le figure silenti, assorte come funamboli malinconici. Credo che l'incontro con gli artisti sia un innamoramento, è una magia che non puoi spiegare.
Artisti, galleristi, istituzioni: cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Penso malissimo delle istituzioni, sono sorde e lontane, oserei dire estranee all'arte e al mio mondo! La mia assoluta sfiducia verso la politica ha origini profonde, e questi ultimi anni ne sono stati una ulteriore conferma. La mia categoria, come quella di intere classi di lavoratori, è stata totalmente ignorata, non è esistita agli occhi dello Stato e non ha avuto alcuna tutela. Siamo soli e artefici di noi stessi! Eppure l'arte è la storia del nostro paese, e più in generale lo sguardo dell'uomo sul mondo. Circa le gallerie non entro in merito, sono estraneo alle leggi di mercato e forse non mi interessano, l'artista è colui il quale, diceva Petit, non chiede mai il permesso; libertà e forza, riassunto in due parole.
Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?
Questi due anni di pandemia sono stati un tempo rubato! Conoscevo la mia spiritualità anche prima, purtroppo non trovo altra lezione se non quella di realizzare quanto siamo fragili, quanto tutto possa cambiare da un giorno all'altro, come un vento che spazzi via tutto. Di me ho vissuto solo una parte, la ricerca in solitudine, ma è mancato tutto il resto: donarsi agli altri, cantare per qualcuno, comunicare. L'arte è una lingua universale perché è la voce dell'indicibile e arriva dritta; come diceva David Sassoli, non è politica, è poetica!
Anna De Rosa 04/12/2022
Arte come passione e professione nel lungo percorso di Maria Pina Cirillo
La salernitana Maria Pina Cirillo, critico d'arte e di letteratura, si interessa di arte iconica e critica letteraria dal 1992 e, da sempre, di storia delle tradizioni popolari. Psicologa dell’arte, ha condotto approfonditi studi e ricerche, sviluppando interessanti teorie di lettura del rapporto autore-opera-fruitore. Curatrice di importanti manifestazioni culturali, ha partecipato, in qualità di organizzatrice, consulente e/o relatore, a numerosi eventi e trasmissioni radiofoniche e/o televisive, pubblicando articoli su riviste specializzate.
Il tuo primo contatto con l’arte? Cos’è per te l’arte?
Il mio primo contatto con l'arte iconica è avvenuto molto presto, quando, a 4-5 anni, ho potuto ammirare le opere di arte sacra nelle chiese napoletane che mio padre, innamorato della città in cui aveva studiato, mi ha portato a conoscere. Un momento di intensa emozione, che ancora conservo nel cuore. Per quanto riguarda, invece, il ricordo di un'artista al lavoro, mi è rimasta l'immagine di Andrea Celano, un pittore, scultore, ceramista, amico di famiglia, che andavamo a trovare nel suo studio/atelier. Per me l'arte è bellezza, armonia ma, soprattutto, libertà espressiva, voglia e capacità di comunicare, di approfondire il rapporto con se stessi e gli altri.
Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata una professione?
Ho iniziato a pensare all'arte non soltanto come momento di benessere, ma come qualcosa da condividere con gli altri, quando mi sono resa conto che fare o fruire arte migliorava la qualità della vita. Pur avendo affrontato il mondo della letteratura molto presto (a 16 anni ho scritto la mia prima recensione sulla sezione Mediterraneo di Montale e poi, qualche anno dopo, nella mia tesi, ho trattato la produzione poetica di Edoardo Sanguineti), ho, però, iniziato "ufficialmente" come critica d'arte solo nel 1992/93, quando ho fondato il Circolo Culturale "Athena", di cui sono presidente.
Da allora, spesso in sintonia con altre associazioni sul territorio, ho proposto mostre, conferenze, convegni. Particolarmente importanti sono stati i concorsi nazionali ed internazionali di fiabe, favole e racconti (Premio letterario "Elisabetta Casuccio") e di fotografia per i diritti degli animali (Premio "Amici di Petrosino"), entrambi svoltisi nelle bellissime sale del Palazzo di Provincia, che hanno fatto registrare un elevatissimo numero di partecipanti e una folta e qualificata presenza di pubblico.
Come scegli i progetti o gli artisti da seguire?
Mi faccio guidare sia da fattori razionali che emozionali. Devo, infatti, essere interessata al progetto, condividerne la visione e gli scopi, riconoscerne la validità. Relativamente alla scelta degli artisti da proporre o recensire, mi interessano sia le scelte stilistiche e tematiche che la personalità perchè, facendo psicanalisi dell'arte, ciò che mi colpisce è il rapporto tra il lato umano, quello culturale e quello artistico, che coinvolge non soltanto l'autore ma anche i fruitori.
Un aneddoto nella tua esperienza che ricordi con il sorriso e uno con disappunto
Un ricordo particolarmente gradevole è legato ad una delle prime manifestazioni da me organizzate. A Salerno, nella sede del Centro Artisti Salernitani, in via Mercanti, ho curato e presentato la collettiva d'arte "Nugae", articolata in due momenti. Una prima parte "tradizionale", con l'esposizione, per una settimana, di dipinti e fotografie di diversi artisti, alcuni famosi, altri emergenti, ed una seconda fase, di un solo giorno, con un evento apparentemente classico ma, in realtà, molto ironico e anche abbastanza provocatorio.
In questo secondo segmento, ho esposto creazioni fuori degli schemi ed ho preparato quattro recensioni, da stampare ed appendere alle pareti, quale esplicazione delle opere in mostra. In realtà si trattava di pezzi che non avevano alcun senso logico: il primo era un'accozzaglia di paroloni che parodiavano le recensioni ampollose di alcuni noti critici d'arte che, evidentemente, ritenevano di essere considerati tanto più importanti quanto più le loro parole fossero state di difficile comprensione.
Il secondo era in un inglese che non aveva alcun senso, così come il terzo, scritto in un latino maccheronico decisamente "out". Infine, nella quarta scheda, le parole erano formate da lettere greche semplicemente accostate le une alle altre, che creavano vocaboli inesistenti. La serata era completata da una relazione sulla storia dell'arte di due famosi critici (in realtà due persone che impersonavano dei critici ed esponevano, con passione, teorie strampalate). Il risultato più incredibile, che in realtà speravamo di ottenere, è stata l'attenzione di una fetta di spettatori che ha creduto si trattasse di discorsi seri e che ha letto con attenzione le finte recensioni, commentandole variamente.
Un evento che ricordo con disappunto è, invece, una collettiva in cui era inserita l'opera di una giovane artista, forse troppo piena di sé. In quell'occasione, si decise di mettere di fronte alla porta d'ingresso una tela particolarmente interessante, capace di attrarre i visitatori, invogliandoli ad entrare, con vantaggio per tutti. Gli artisti furono d'accordo, tranne la ragazza, la cui tela, tra l'altro, era in una posizione strategica. Così, mentre ero impegnata ad organizzare la presentazione, lei e il fratello, girando tra i vari gruppetti che stazionavano nella sala, iniziarono a parlare di evidente favoritismo.
Avvisata dagli altri artisti, ho aperto la manifestazione ricordando che la nostra associazione si basava sull'amicizia e sulla stima reciproca, e che nell'allestire una mostra è importante considerare il risultato finale ed è perciò necessario tenere conto della grandezza delle tele, dell'impatto visivo e del rapporto con le altre creazioni. In ogni caso, si invitava chi si fosse ritenuto danneggiato dall'allestimento a parlarne in privato, esponendo le sue perplessità. In trent'anni di manifestazioni ed eventi non si è mai ripetuto un episodio del genere.
Se potessi incontrare un artista del passato tuo preferito e uno del presente cosa gli chiederesti?
Se potessi incontrare un artista del passato sceglierei sicuramente Sandro Botticelli, le cui opere mi comunicano un grande piacere estetico, emozionale ed intellettuale. Non credo farei domande, in quanto sarei troppo emozionata e, soprattutto, interessata ad osservarlo mentre crea le sue splendide opere, e ad ammirare le sue figure femminili, così attuali nonostante la non piccola distanza temporale.
Tra gli artisti contemporanei, deciderei di avere una conversazione con Banksy, lo street artist certamente più noto al mondo, anche grazie alla monumentale spettacolarità delle sue opere. Mi piacerebbe sapere come coniuga le sue scelte stilistiche, non esenti da icone reiterabili e facilmente riconoscibili, con l'idea di creazione artistica come elemento inimitabile, la cui valenza è data proprio dalla sua unicità, e quanto questo significhi tendere ad un'arte seriale.
Vorrei anche discutere dello scardinamento del mercato della mediazione, che potrebbe diventare un'importante scelta per molti artisti che, in tal modo, si affrancherebbero dalla dipendenza dalle gallerie, con un'indiscutibile equivalente ricaduta economica, ma certo farebbe mancare una visione terza dell'opera, che si ritroverebbe stretta tra l'intenzione comunicativa del suo creatore e la libera interpretazione del suo fruitore, non sempre in possesso degli strumenti necessari ad una corretta decodifica e all'arricchimento dei messaggi dell'opera stessa. Mi piacerebbe anche sapere come si possa coniugare la volontà di ottimizzare al massimo il profitto economico del proprio lavoro con la volontà di comunicare messaggi sociali e politici.
Quanto conta la comunicazione nell'arte?
La comunicazione nell'arte è fondamentale, soprattutto in tempi in cui l'uso dei mass media è così massiccio e pervasivo. Infatti, se un tempo la fruizione dell'arte era appannaggio di pochi, l'accesso alla cultura e, in tempi recentissimi, ai social di un numero sempre crescente di persone, l'ha resa più popolare ma, nello stesso tempo, anche maggiormente dipendente da un'efficace strategia comunicativa. Promuovere un evento artistico, diffondere efficacemente la notizia, renderlo "di moda" diventa, in tal modo, un momento centrale e contribuisce al successo dell'iniziativa ed alla popolarità dell'artista.
Come hai vissuto la pandemia? Cosa ti ha lasciato?
Per quanto mi riguarda, soltanto i primi tre mesi sono stati davvero espressione di un tempo sospeso, non soltanto per l'assenza dei rapporti umani, ma anche per il senso di incertezza che li ha dominati. Ho vissuto, invece, diversamente gli altri mesi di questi due anni fuori dal comune. Ne ho infatti approfittato per portare a termine tante cose che non avevo il tempo di fare e, non appena possibile e secondo tutte le regole, ho curato mostre e partecipato comunque ad eventi culturali.
Ciò che mi ha colpito di più in tale periodo è stata la rinuncia totale di tante persone a vivere, sia pure in situazioni di massima sicurezza, anche i piccoli momenti di socialità. Al termine di questa esperienza ho, innanzitutto, apprezzato di più la quotidianità con i suoi piccoli riti e le cose di ogni giorno. Inoltre, credo di essere diventata più forte, più determinata e più attenta agli altri.
Tuoi prossimi progetti?
In futuro vorrei dedicare più tempo alle cose che mi interessano ed alle persone che mi circondano. Culturalmente parlando, continuerò ad occuparmi di arte e letteratura, intensificando la partecipazione a convegni nazionali ed internazionali; ad esempio in Spagna, a Salamanca, per parlare del rapporto tra le tradizioni siciliane presenti nelle opere di Verga e usi e costumi corrispondenti nel Cilento antico. Ho anche in programma la curatela di alcune mostre con il Cilentofest, di un evento a Carrara e di una manifestazione ia Nocera. Dedicherò anche tempo ed energie alla didattica dell'arte, quale momento ineludibile per una crescita armoniosa ed integrale dei ragazzi.
Anna De Rosa 11/03/2024
Tecnica e tenacia, il cantante salernitano Michele Ricciardi punta in alto
Michele Ricciardi ha 20 anni, ma le idee sono molto chiare. Quando l’ho conosciuto, dopo averlo ascoltato, ho pensato sia un esempio da seguire per tanti ragazzi scoraggiati, affinché non smettano mai di credere nei loro sogni. Michele ha deciso di dedicarsi fin da bambino alla musica, che ha "vinto" la concorrenza del calcio. Il 14 marzo sarà a Roma per la registrazione del programma Viva Rai2, con "E viva il Video Box", e inizierà il suo debutto nazionale, dopo tantissimi successi territoriali.
Quale dote per un buon cantante?
Oltre ad una buona tecnica, deve avere anche una bella voce; io mi ispiro a Sinatra a Dorelli e altri del mondo del bel canto, che adesso manca nelle radio e nella Tv.
Quando hai capito che la musica e il canto sarebbero stati la tua passione?
A casa di mia nonna c’era un vecchio giradischi, da lì l’amore per la musica con vari vinili di Sinatra, Pavarotti, Dean Martin. Fu colpo di fulmine, sentii dentro di me la voglia di cantare, di vivere la musica.
Sei anche cantautore?
Io sono soprattutto interprete, ma ho scritto vari brani e spesso mi cimento coi ruoli di presentatore, direttore artistico e attore.
Tuoi studi?
Scienze Politiche all’Università, poi studio canto e inglese per avere una migliore pronuncia.
Prossimi progetti?
Il 14 marzo sarò ospite a Rai2 da Fiorello; inoltre, stiamo organizzando varie date con Fabio Natella, il mio showservice, un professionista nel suo lavoro di manager, per portare la mia voce nei teatri e nelle piazze di tutta Italia. Ho tanti sogni da realizzare, con l’impegno e la tenacia posso riuscire nel mio intento.
Cosa pensi della musica contemporanea?
Non mi piace molto, gli unici che si avvicinano al mio mondo sono i ragazzi de "Il Volo", ma anche loro purtroppo stanno diventando un po’ commerciali, come del resto tanti altri.