Emergenza plastica, Ecoambiente Salerno: "Serve un intervento immediato"

Viene minacciata la tenuta dell’intera filiera del riciclo e del servizio di raccolta dei rifiuti

Redazione Irno24 23/09/2026 0

La crisi che sta colpendo il settore della plastica riciclata in Italia rischia di compromettere l’intera filiera nazionale del recupero degli imballaggi e, di conseguenza, il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Un’emergenza che interessa l’intero Paese e che coinvolge in modo particolare alcune regioni, tra cui la Campania, nonostante l’Italia continui a distinguersi tra le nazioni europee più virtuose nel riciclo degli imballaggi in plastica, con un tasso di riciclo pari al 49,6%.

L’allarme arriva da più parti. Negli ultimi giorni anche Unindustria Lazio ha evidenziato come l’emergenza plastica stia minacciando la tenuta dell’intera filiera del riciclo e del servizio di raccolta dei rifiuti urbani. Una situazione che EcoAmbiente Salerno segue da tempo con attenzione e che oggi richiede interventi urgenti, a partire dalle istituzioni nazionali.

"Enti locali, operatori del settore e cittadini continuano a investire energie e risorse nella raccolta differenziata. Eppure, mentre gli sforzi per migliorare la sostenibilità ambientale proseguono, si sta sviluppando una crisi silenziosa che rischia di compromettere l’intera filiera del riciclo degli imballaggi in plastica", evidenzia il Presidente di EcoAmbiente Salerno, Nicola Ciancio. Le regioni maggiormente interessate dalle criticità risultano essere Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna.

Le cause sono molteplici: dalla contrazione della domanda di plastica riciclata alla concorrenza della plastica vergine a basso costo, proveniente dai mercati asiatici, fino alla carenza di impianti e ai ritardi autorizzativi che rallentano l’entrata in funzione di nuove infrastrutture. Il problema appare tanto più grave se si considera che il materiale riciclato rimane nei piazzali senza riuscire a trovare collocazione sul mercato. La plastica vergine viene infatti commercializzata a prezzi particolarmente competitivi, rendendo economicamente meno conveniente l’utilizzo della materia prima seconda.

"Il rischio reale - spiega Ciancio - è quello di un effetto imbuto. Se gli impianti raggiungeranno la saturazione non potranno più accettare ulteriori conferimenti. Questo significherebbe mettere sotto pressione l’intero sistema della raccolta differenziata, con inevitabili ripercussioni sui territori e sulle comunità". Le conseguenze sarebbero rilevanti sia sotto il profilo economico che ambientale. Accumuli di materiale, rallentamenti nella gestione, aumento dei costi operativi e necessità di trasferire i rifiuti verso impianti situati fuori regione comporterebbero ulteriori emissioni legate al trasporto e un aggravio delle spese. "La crisi che sta investendo la filiera della plastica - sottolinea Ciancio - rischia di vanificare risultati importanti. ottenuti negli ultimi anni. Occorrono misure incentivanti e strumenti di sostegno, capaci di rendere realmente competitivo l’utilizzo della plastica derivante da materia prima seconda".

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