"Lentiscosa e il Mediterraneo" nelle letture col CTG a Salerno

Incontro il 23 aprile alla libreria "Imagine's book" con l'autore del volume, Raffaele Riccio

Redazione Irno24 20/04/2026 0

Nell’ambito della rassegna "Letture del Giovedì col CTG", giovedì 23 aprile 2026 è in programma un nuovo appuntamento presso la Libreria Imagine’s Book di Salerno (Corso Garibaldi 142). L’incontro delle ore 18:00 sarà dedicato alla presentazione del volume "Lentiscosa e il Mediterraneo - In una novella di Matteo Bandello" di Raffaele Riccio, pubblicato da Edizioni dell’Ippogrifo, con uno scritto di Antonella Cosentino.

L’opera propone un articolato percorso di riflessione che intreccia territorio, storia e letteratura, offrendo una rilettura del patrimonio culturale locale in dialogo con la tradizione narrativa italiana. L’iniziativa sarà ulteriormente valorizzata dalla presenza del consigliere comunale di Camerota, Giangaetano Petrillo, a testimonianza dell’attenzione istituzionale verso attività di promozione culturale e valorizzazione del territorio. Dialogherà con l’autore la giornalista Annamaria Parlato, direttore di Irno24.

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Redazione Irno24 03/03/2026

Salerno, dal cronista Remo Ferrara una "guida pratica al giornalismo"

"Guida pratica al giornalismo" è il primo libro del cronista salernitano Remo Ferrara. L'opera, introdotta da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania, non si pone come manuale accademico né come raccolta di formule teoriche. È, piuttosto, una guida operativa: una vera e propria "cassetta degli attrezzi", pensata per affrontare il mestiere nella sua dimensione quotidiana.

Il testo affronta in modo concreto: la costruzione della notizia secondo la piramide rovesciata; le tecniche di intervista orientate all’approfondimento; il fact-checking strutturato; il mobile journalism (MoJo); i principali profili di rischio legale per chi scrive e pubblica contenuti informativi. "In un’epoca segnata da fake news, comunicati autoreferenziali e pressione costante alla velocità, la vera differenza professionale - commenta l'autore - risiede nel metodo, nella verifica e nella credibilità".

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Redazione Irno24 25/05/2026

Piani audaci e intrighi ingegnosi, al Verdi di Salerno "Il barbiere di Siviglia"

"Il barbiere di Siviglia", capolavoro di Rossini, approda sul palco del teatro Verdi di Salerno il 29 e il 31 maggio 2026. Venerdì ore 21:00 il turno A, domenica alle 18:00 il turno B. Libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia omonima francese di Pierre Beaumarchais del 1775. Prima rappresentazione il 20 febbraio 1816, al teatro Argentina di Roma.

L'opera buffa di Rossini ruota attorno al corteggiamento di Rosina, giovane pupilla del dottor Bartolo, da parte del Conte d’Almaviva. Quest’ultimo tiene Rosina chiusa in casa perché intende sposarla, ma la ragazza lo disprezza e sogna di seguire il suo cuore. Per conquistare la donna amata, il conte si affida all’ingegno di Figaro, il barbiere tuttofare, capace di ideare piani audaci e di orchestrare gli intrighi più ingegnosi.

Direttore d’Orchestra: Daniel Oren
Regia: Riccardo Canessa
Maestro del Coro: Francesco Aliberti
Scene e costumi: Alfredo Troisi
Il Conte di Almaviva: Yaroslav Abaimov
Don Bartolo: Ambrogio Maestri
Rosina: Francesca di Sauro
Figaro: Maxim Lisiin

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Federica Garofalo 15/02/2021

Alla scoperta dei luoghi della Scuola Medica Salernitana

Vari documenti dei Seicento e del Settecento citano un luogo al di fuori della porta di San Nicola, ubi vulgariter dicitur la Scola Salernitana, in quella che è oggi la località di Canalone, ma che nel 1932 venne identificata con l’attuale Largo Scuola Medica Salernitana. In realtà sono stati molti i tentativi, soprattutto da parte degli eruditi di Età Moderna, di identificare un luogo in cui si riunissero nel Medioevo i maestri e gli studenti della Scuola Medica Salernitana.

La verità è che non ne esiste uno solo, perché il concetto medievale di “scuola” è molto diverso dal nostro, che non prevede una struttura deputata allo scopo, né una rigida organizzazione gerarchica: ed è significativo che le prime testimonianze non parlino di “scuola” ma di “scuole” di medicina salernitana. Un medico particolarmente bravo a insegnare e che raccoglie attorno a sé un gruppo di discepoli costituisce già una “scuola”, e, di solito, insegna a casa propria; e così sarà anche per le prime Università fino circa al Quattrocento.

Ne abbiamo una testimonianza all’inizio del Trecento da Matteo Silvatico, il cui palazzo gentilizio, con relativo giardino utilizzato come un vero e proprio orto botanico, è stato identificato con il luogo in cui sorge l’attuale Giardino della Minerva. Non esistono, però, solo le scuole “private”: esistono anche quelle monastiche, maschili come il monastero di San Benedetto dove nel 1057 fu abate il grande medico e vescovo di Salerno Alfano I, o femminili come il monastero di San Giorgio, al cui interno un documento del 1052 colloca un’infermeria; o, più tardi, quelle legate agli ordini mendicanti, come il convento domenicano di Santa Maria della Porta (l’attuale San Domenico).

Solo alla fine del Duecento, con Carlo I d’Angiò nascerà una vera e propria università (uno studium, come si diceva all’epoca), la cui sede è rintracciabile nel Quattrocento all’interno della Cappella di Santa Caterina in Duomo, le attuali sale San Tommaso e San Lazzaro. La cappella è all’epoca di proprietà della famiglia Solimene, un’illustre famiglia di medici, di cui uno dei suoi membri più illustri, Guglielmo Solimene, agli inizi del Quattrocento ha ricevuto in dono una reliquia della santa dalla regina Margherita di Durazzo, e l’ha deposta nella cappella di famiglia, dove poi è stato sepolto egli stesso.

Ebbene, sappiamo che, almeno dal 1502, questa non è semplicemente una cappella gentilizia, ma è utilizzata anche come aula di lezioni: nell’attuale Sala San Tommaso è collocato lo studium legistarum, in cui si studia soprattutto legge, e nell’attuale Sala San Lazzaro lo studium artistarum, dove si studiano le sette arti liberali. A fine Cinquecento, poi, la famiglia Solimene concede ufficialmente la cappella alle lezioni, in cambio che l’amministrazione cittadina si addossi il pagamento della ristrutturazione dell’edificio, che all’epoca è ridotto veramente male.

Se la cappella di Santa Caterina in Duomo è dunque il luogo in cui nel Cinquecento lo studium di Salerno tiene le sue lezioni, i diplomi di laurea sono tradizionalmente conferiti nella chiesa di San Pietro a Corte, l’antico palazzo longobardo di Arechi. I diplomi sono conferiti, con un cerimoniale complesso e solenne, dal Collegio medico di Salerno, un’istituzione a parte rispetto all’Università, con i suoi propri regolamenti e statuti: i suoi membri devono essere rigorosamente salernitani di nascita o risedenti in città da almeno vent’anni, e sono investiti del privilegio di poter conferire la laurea in medicina valida per tutto il Regno.

Ormai, però, i tempi d’oro della Scuola Medica Salernitana sono ben lontani: nel Seicento addirittura i diplomi non verranno più conferiti nella chiesa di San Pietro a Corte, ma in un “Palazzo Salernitano” non meglio identificato; infine, nel Settecento, una volta conclusa la costruzione del nuovo seminario, l’attuale Museo Diocesano, un contratto ne concede due locali alle lezioni di medicina. È lì che questa istituzione, nel 1812, sarà abolita da Gioacchino Murat.

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