A Salerno l'esposizione dedicata ai manifesti di Lucio Amelio
Sarà visitabile dal 12 al 31 maggio presso la Pinacoteca Provinciale
Redazione Irno24 11/05/2023 0
E' stata presentata, questa mattina, a Salerno, presso la Sala “De Cunzo” di Palazzo Ruggi D’Aragona, sede della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, la mostra "Manifestando", che sarà inaugurata venerdì 12 maggio, alle ore 17:00, presso la Pinacoteca Provinciale di Salerno, e che vedrà l'esposizione di circa settanta manifesti realizzati nella Galleria di Lucio Amelio, utili a ripercorrere la sua attività artistica svoltasi a Napoli dalla fine degli anni ’60 agli inizi degli anni ’90.
Il progetto espositivo si avvale del contributo di Massimo Sgroi, critico d’arte, scrittore e consulente del Museo di Arte Contemporanea (MAC) di Caserta. L’evento rappresenta anche l’occasione per contribuire alla diffusione della campagna “L’Arte di donarsi”, promossa dallo Sportello Amico Trapianti dell’ASL Salerno e inserita nel Catalogo aziendale delle Attività di Educazione e Promozione della Salute, per sensibilizzare alla cultura della donazione di organi.
La mostra sarà arricchita da un documentario sperimentale dal titolo "InTheArt", prodotto da C4C, con l’obiettivo di indagare le reazioni umane alla visione delle opere. "Manifestando" sarà visitabile dal 12 al 31 maggio, dal martedì alla domenica con orario 09.00-19.45. Ingresso gratuito.
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Annamaria Parlato 25/07/2021
Le torri di avvistamento a Salerno, affascinanti architetture a picco sul mare
Il territorio salernitano è stato da sempre al centro delle principali rotte del Mediterraneo, un crocevia di popoli attratti dall’amenità dei luoghi, ma anche dal contatto con altri popoli e dal commercio. I Saraceni, terrore del Mediterraneo, arano abili guerrieri pronti a fare razzie e a saccheggiare i tratti costieri.
Dal periodo bizantino, passando per il dominio dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei viceré spagnoli, gli abitanti della città e della costiera dovettero difendersi anche dalle scorrerie dei pirati. Da qui la necessità di proteggersi e difendersi dal nemico che proveniva dal mare, costruendo torri di avvistamento e di difesa. Questo sistema di Torri costiere era formato sul litorale salernitano settentrionale dalla Torre Crestarella di Vietri sul Mare, dal Forte La Carnale, dalla Torre Angellara e dalla piccola torre sul fiume Picentino.
Sul versante meridionale invece, passando per il Sele, era Agropoli a chiudere il circuito con la Torre Vicentino, la Torre Tusciano, la Torre Kernot, la Torre di Sele, la Torre Pesto e la Torre San Marco. Le torri raccontano ben otto secoli di scorrerie e razzie (IX-XVII secolo) da parte dei saraceni prima e dei pirati dopo, che decretarono una vera e propria calamità per gli abitanti della Costiera.
Le incursioni a partire dal periodo bizantino si infittirono sempre di più, soprattutto in epoca sveva, angioina e aragonese; gli abitanti sentirono l’esigenza di costruire torri che potessero fungere da sistema di allarme per i centri costieri. Le torri più antiche ebbero forma cilindrica ed avevano la funzione di dare l’allarme di avvistamento delle imbarcazioni nemiche, ma le tipologie architettoniche variarono nel corso dei secoli e si ebbero quelle a pianta quadrangolare, denominate “a masseria”, quelle a stella a quattro punte.
In Costiera Amalfitana vi sono quelle cilindriche e quelle quadrate da difesa. Le torri cilindriche senza decori architettonici erano più alte e sottili, con poche aperture verso l’alto dalle quali si accendevano fuochi che, a seconda del numero e delle modalità di successione, potevano indicare le varie tipologie d’incursione. Spesso i saraceni, vedendo i fuochi, cambiavano rotta, ma non era sempre così. Dai villaggi le popolazioni correvano a trovar rifugio sui monti, nelle grotte e nei boschi.
Siccome le incursioni sino al XVII secolo incalzarono sempre di più, si comprese l’importanza di costruire torri sempre più robuste o di ammodernare quelle vecchie, imponendosi anche la nascente artiglieria e nuove tecniche di combattimento. Nacquero in questo modo le torri a pianta quadrata, quando iniziarono ad avanzare i Turchi minacciosi e i “Barbareschi”, con funzioni di rifugio, comunicazione e difesa. Il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo e in seguito Don Parafan de Ribera, per ordine dell'imperatore Carlo V, ne imposero la massiccia costruzione, secondo precisi schemi, affinché tutte le coste ne fossero munite.
I famosi architetti di Cava de’ Tirreni Marino Della Monica e Camillo Casaburi furono i progettisti di numerose torri, prevendendo una torre a 4 o al massimo 5000 passi distante l’una dall’altra. Nel 1563 fu ordinata la costruzione di sette torri nella parte meno dotata della costa tra Agropoli e Salerno; in seguito la progettazione e la costruzione di nuove torri ebbe un arresto, a causa della battaglia di Lepanto del 1571, e si riprese intorno al 1580. La storia delle torri costiere seguì di pari passo l'evoluzione politico-militare del Regno di Napoli.
Una relazione del 1590 elencò 339 torri nel Regno, anche se la Regia Corte non riuscì a sostenere le ingenti spese di gestione. Nel 1594 le restanti torri furono costruite e nel XVIII secolo risultarono 379 torri, sparse nelle varie regioni del Mezzogiorno, tra cui 93 nel Principato Citra. Con la restaurazione borbonica del 1815, la maggior parte delle torri fu disarmata ed oggi risulta adibita anche ad altri scopi, tra cui quello abitativo, altre sono ristoranti, musei o location per feste private e cerimonie.
Passeggiando a Salerno e navigando lungo la Costiera Amalfitana e Cilentana, si possono ammirare fortezze, baluardi di pietra, castelli, torri e bastioni di mura, Oggi alcune delle torri di avvistamento presenti nel territorio sono divenute alberghi, case, ristoranti; altre, invece, si ergono solitarie mostrandosi in tutta la loro bellezza. Nel 1077 il Castello Arechi fu sottratto a Gisulfo, ultimo re longobardo di Salerno per diventare una roccaforte normanna, funzionale ai cavalieri nordici nelle terre meridionali. In seguito diventò importante elemento nel sistema difensivo aragonese, per poi perdere progressivamente importanza col mutare delle tecniche belliche. Esso venne del tutto abbandonato nel XIX secolo.
La Bastiglia fu edificata verso il 1075 dal principe longobardo Gisulfo II il quale, per prepararsi all’assedio del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, edificò diverse torri sulle colline circostanti tra cui proprio “La Bastea”. Il nome nasce da un equivoco secondo il quale si credeva che l’edificio fosse sede di prigioni, che erano poste, invece, all’interno del Castello di Arechi. Ubicata su un colle posto a nord del Castello in posizione più elevata, aveva la funzione principale di avvistamento e di difesa. Essa era, dunque, una sorta di torre “semaforica” dalla quale si poteva segnalare al Castello qualsiasi movimento sospetto non visibile direttamente dall’altura del monte Bonadies.
La Torre dei Ladri nasce nel rione Madonna delle Grazie alle pendici del monte Bonadies e si mostra in tutta la sua possanza tra i residui del muro di cinta occidentale. È possibile ammirarla soprattutto dalla terrazza che immette al Giardino della Minerva. Della torre non si hanno molte notizie storicamente certe e le poche informazioni giunte a noi assomigliano più a strane leggende che a fatti realmente accaduti.
La Torre Picentina (o Vicentina) è la più settentrionale delle torri ed è la prima torre a pianta circolare. Voluta dal Governatore del principato Citra, Giovan Maria de Costanzo nel 1563, è stata edificata sull’arenile che va da Salerno ad Agropoli. Comunemente definita Torre Picentina per via della vicinanza alle sponde del fiume Picentino, viene però definita, nelle fonti ufficiali più antiche, con la denominazione di Vicentino. La struttura è attualmente proprietà privata ma, in quanto bene vincolato e non suscettibile di modifiche, è stata lasciata in uno stato di abbandono.
Il Forte della Carnale si erge a est di Salerno, a circa 500 metri dalla foce del fiume Irno e fa parte di un sistema difensivo voluto dai viceré spagnoli, Don Pedro de Toledo e Don Perafan de Ribera, realizzato a partire dal 1563. La Carnale nasce come torre cavallaria, in quanto era un punto di avvistamento dotato di cavalli, dove in caso di pericolo, uomini a cavallo partivano per avvisare la popolazione dagli attacchi dal mare. Fu costruita intorno al 1569, su presenze murarie riconducibili all’epoca tarda romana, da Andrea de Gaeta, un imprenditore di Coperchia. Diversi sono i nomi con cui il Forte è chiamato, tra questi, il più noto è “La Carnale”, denominazione che risale all’871 d.C., anno della guerra tra saraceni e longobardi. Nella battaglia della Carnale, combattuta attorno al promontorio su cui sorge la torre, si verificò una vera carneficina di saraceni ad opera dei salernitani e i corpi dei nemici rimasero per lungo tempo ad imputridirsi su quel terreno.
La torre Angellara è una torre edificata sulla costa ad oriente della città, nei pressi della foce del torrente Mariconda. Tra le più grosse della provincia di Salerno, minore solo per altezza a quella di Marina di Vietri, la torre consentiva la comunicazione tra la torre della Carnale e, ad oriente della torre Picentina. Serviva a impedire gli eventuali sbarchi dei corsari sull’arenile ed evitare il rifornimento di acqua presso il vicino torrente Mariconda.
Infine nel centro storico di Salerno sono ben visibili i resti della Torre del Cedrangolo nella zona dell’orto Magno e della Torre Guaiferio nel rione municipio, che avevano un ruolo di rafforzamento della difesa delle mura cittadine. Di queste due torri non si hanno molte notizie ed essendo state inglobate in edifici più recenti non sono di facile ricostruzione architettonica.
Bibliografia di riferimento:
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Un sistema di fortificazioni nel salernitano: le torri costiere della piana del Sele - Conoscenza e indirizzi di conservazione, autore Arch. S. Mutalipassi
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“Alla scoperta delle torri perdute”, a cura dell’Istituto comprensivo “Calcedonia” Salerno Progetto PON Scuola secondaria di I grado
Redazione Irno24 03/06/2021
"Arte Arechi" porta in alto il nome di Salerno in Australia, i complimenti del Sindaco
"Esprimo i più vivi complimenti al concittadino Raffaele Transillo, che in Australia porta in alto il nome di Salerno in campo artistico e culturale. Con il suo sodalizio Arte Arechi (nome scelto in ragione del grande amore per la sua città d’origine), Transillo organizza eventi, pubblicazioni, mostre.
L’ultimo appuntamento in ordine di tempo è stata la mostra d’arte contemporanea 'Una serata italiana' presso il Whitespace Studio Gallery di Fremantle. L’evento ha visto la partecipazione del Console d’Italia Nicola Costantini (al centro della foto) e della Italian Chamber of Commerce.
Confido che l’attività di Raffaele Transillo prosegua con sempre maggiore successo in Australia e che si possa trovare qualche propizia occasione di collaborazione per scambi artistici e culturali tra due comunità agli antipodi ma accomunate dalla passione per la bellezza e l’arte". Lo scrive il sindaco Napoli.
Redazione Irno24 09/01/2025
Si chiude "Musica d'Artista" a Salerno: spiccano Beethoven, Dalla e Giannini
Gran finale per la rassegna Musica d'Artista, organizzata dal Comune di Salerno (Teatro Verdi), con il sostegno della Regione Campania. Il programma, predisposto dal direttore artistico Daniel Oren, in collaborazione con il segretario artistico Antonio Marzullo, prevede un'intrigante contaminazione di generi ed artisti per soddisfare i gusti variegati del pubblico.
Venerdì 10 gennaio, ore 21:00, la sala del teatro sarà inondata dalle note della "Corale", l'ultima sinfonia di Ludwig van Beethoven, scritta fra il 1822 e il 1824. L’Orchestra e il Coro del teatro eseguiranno una delle opere più note di tutto il repertorio classico, simbolo universale di unità e fratellanza tra gli uomini, ritenuta da molti musicologi il capolavoro di Beethoven.
Sabsto 11, in scena Enzo Avitabile con il suo “Sacro Sud”, un nuovo progetto interamente acustico per il noto artista partenopeo. Si tratta di un viaggio interiore alla ricerca delle radici della spiritualità, un percorso immaginario da Nazareth a Napoli. Avitabile ripercorre alcuni motivi di S. Alfonso, attualizzandoli nei contesti sociali odierni, per giungere al Calvario ed alla Crocifissione di Cristo, mettendo in risalto i mali ed il dolore delle nostre città, dei tanti Sud e dei popoli sofferenti.
L’Orchestra Filarmonica di Benevento, domenica 12 gennaio, si esibirà in un emozionante omaggio a Lucio Dalla. Eclettico e visionario, Dalla è un pioniere che tinge la musica di linee melodiche eccentriche, suoni e rumori “concreti”, storie spiazzanti, interpretazioni vocali d’impronta jazzistica e cambi di registro; elementi che compongono un universo musicale avanti anni luce rispetto alla scena italiana a lui contemporanea.
Martedì 14, appuntamento in punta di piedi con "La gioia di danzare". Nominata ètoile del Teatro alla Scala nel 2023, Nicoletta Manni, insieme al marito e primo ballerino Timofej Andrijashenko, propone uno spettacolo inedito ("La gioia di danzare") che contribuisce a diffondere la bellezza della grande danza. Una rappresentazione originale, ricca di nuove proposte e collaborazioni artistiche di alto livello.
Giovedì 16, in scena “Penziere e Musica”. La voce dello spettacolo è quella di Giancarlo Giannini, attore dalla lunghissima carriera e delle esperienze recitative più diverse: cinema, televisione, doppiaggio e anche teatro. Il quartetto musicale è quello di Marco Zurzolo. Giannini porta in questo spettacolo la poesia, liriche, versi senza alcuna etichetta se non quella del sentimento, dell'amore, l'ammirazione e la dedizione alla donna. A staccare fra un poeta e l'altro c'è il sax di Marco Zurzolo.
Al violino di Pavel Berman il compito di chiudere “Musica d’artista” il 22 gennaio. Il grande violinista, premio Paganini a soli 17 anni, sarà protagonista di uno straordinario concerto, con un programma denso e variegato, insieme all’Orchestra Filarmonica “Verdi” di Salerno, diretta da Gaetano Lo Coco. Il suono rotondo del violino di Berman dialogherà con l’Orchestra sulle note della Sinfonia n. 9 di Dvorak e su quelle del Concerto per violino e orchestra di Cajkovskij.