Finisce 1-1 fra Empoli e Salernitana

Oltre il 90° Djuric spreca il pallone del vantaggio

Redazione Irno24 21/12/2019 0

Buon punto ma con rimpianti e brividi per la Salernitana sul campo dell'Empoli, nel primo dei 3 match ravvicinati in vista della chiusura del girone d'andata. Al "Castellani" finisce 1-1 nella sfida fra Ventura e Muzzi, attuali allenatori delle due compagini ma anni fa allenatore e giocatore dello "stesso" Cagliari.

Meglio i toscani in fase iniziale, i granata escono alla distanza. La Gumina pizzica il palo esterno, gli risponde Lombardi al 38° con lo 0-1: incursione dalla destra, avversario saltato e botta nell'angolo più lontano. A 20" dallo scadere del minuto di recupero, però, La Gumina pareggia con un preciso piatto destro. Tutto da rifare per la Salernitana.

Nella ripresa, Micai sventa subito una bordata di Mancuso. Poi c'è poco da annotare, si percepisce l'intenzione di non scoprirsi da ambo le parti. Nei minuti di recupero le occasioni più clamorose: prima tocca a Djuric calciare maldestramente fuori a porta vuota dopo un intervento prodigioso di Brignoli (su colpo di testa dello stesso Djuric), poi Mancuso spara in curva da distanza ravvicinata. A Santo Stefano all'Arechi sarà di scena il Pordenone, fischio d'inizio ore 15.

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Redazione Irno24 02/09/2026

L'esterno offensivo Varela Djamanca passa dall'Arezzo alla Salernitana

"L’U.S. Salernitana 1919 comunica - tramite il sito ufficiale - di aver raggiunto l’accordo con la Società Sportiva Arezzo per il trasferimento dell’attaccante Muhamed Varela Djamanca. Il calciatore classe 1998 approda in granata a titolo temporaneo, fino al 30 giugno 2027, con obbligo di riscatto al verificarsi di determinate condizioni". Si tratta di un innesto delle ultimissime battute della sessione estiva del calciomercato.

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Andrea Montinaro 27/07/2024

Iervolino verso l'addio alla presidenza della Salernitana

Era tutto già fin troppo chiaro lo scorso 3 luglio, quando in conferenza il presidente Iervolino aveva annunciato le sue dimissioni entro l’inizio della nuova stagione sportiva. La sua voglia e la sua determinazione di portare avanti un progetto ambizioso sono andate sempre più scemando nel corso di questi anni di presidenza, fino alla rottura totale con l’ambiente granata, che non ha perdonato la sua assenza durante il periodo più drammatico degli ultimi anni.

Iervolino resterà patron, aspettando future offerte per la cessione definitiva. Tuttavia, la sua figura verrà sostituita da qualcuno che possa essere più presente e partecipativo alle vicende granata. Secondo alcune indiscrezioni, l’Ad Milan e lo stesso Iervolino avrebbero discusso nelle scorse ore a Roma riguardo la situazione societaria: dall'incontro sarebbe venuta fuori l’intenzione di affidarsi al gruppo Gabetti Sport, società di servizi con la quale c’erano stati contatti preliminari antecedenti alla trattativa con Brera-Holdings, poi andata in fumo.

L’idea sarebbe quella di proseguire insieme con un "temporary management", con il quale Gabetti accompagnerebbe Iervolino in questo periodo di transizione, aspettando poi la cessione definitiva del club. La società, nota nel campo immobiliare ma già con esperienza nel mondo calcistico ("affiancamenti" a Casertana e Juve Stabia), avrebbe individuato in Roberto Busso, Ad del gruppo, il sostituto di Iervolino nell’incarico di presidente della Salernitana. In passato, i due hanno collaborato in iniziative riguardanti il campo dell’università privata.

Gabetti Sport fornirebbe anche un nuovo direttore generale (è tramontata l’idea di affidarsi a Stefano Colantuono), quel Ferdinando Elefante che ha già ricoperto in passato lo stesso ruolo nella Juve Stabia. Il Dg rafforzerebbe l’attuale struttura societaria, ma i "discorsi tecnici" rimarrebbero ovviamente di competenza del Ds Petrachi. Quindi, la possibilità che la Salernitana si presenti al match d’esordio col Cittadella con un nuovo presidente è sempre più vicina alla realtà.

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Andrea Montinaro 25/01/2024

Salernitana, errori macroscopici ma la fiamma della speranza è accesa

“L’occasione è come un treno in corsa, se non la prendi al volo, se ne va e non torna più”. Se l’immagine di un triste e rassegnato Antonio Candreva, nel post-gara contro il Genoa, potesse essere un quadro, probabilmente le parole del celebre scrittore inglese George Gissing farebbero da giusta cornice e la firma d’artista formerebbe il nome dell’US Salernitana.

A 4 giorni dall’ennesima, e questa volta forse decisiva, sconfitta contro il Grifone, il tempo non ha alleviato l’amarezza e non ha dissipato il rimpianto, ma ha aumentato la consapevolezza che più di qualcosa in questa stagione non è andata per il verso giusto. Non siamo qui per un inutile e poco costruttivo processo, alla ricerca di un colpevole da portare al patibolo mediatico, bensì per una vera e propria "presa di coscienza zeniana", un’analisi schietta e forse per tratti anche po’ cruda degli errori macroscopici commessi che ci stanno mostrando dettagli sempre più vividi di una realtà, o meglio, di un quadro futuro che dovremo essere pronti ad accettare.

La Salernitana vista contro il Genoa ha dato l’impressione di una squadra che il treno per la salvezza lo avesse già perso da tempo, ma che solo al fischio finale di Orsato abbia preso consapevolezza di ciò. Il presidente Iervolino, la scorsa estate, è incappato nella trappola della superficialità, probabilmente pagando quella che può essere una giustificabile inesperienza nel campo della gestione calcistica, diversa da altri settori di sua competenza: la salvezza in carrozza della scorsa stagione ha messo le famose "fette di prosciutto" sugli occhi di molti e ha tappato le orecchie di quei pochi che avrebbero avuto bisogno di consigli e figure più esperte su determinate e delicate scelte.

I rapporti, già probabilmente incrinati, con Paulo Sousa hanno portato alla gestione di un mercato non coadiuvato con il proprio tecnico e quindi ad un inizio di stagione in netta salita, con poca unità d’intenti e una rosa ritenuta, dallo stesso tecnico portoghese, poco adatta ad affrontare il campionato di Serie A a differenza della precedente. La spinosa "questione Dia" non ha aiutato e la sua mancata cessione (alle cifre che giustamente la società richiedeva) non solo ha tarpato le ali alle liquidità della campagna acquisti, ma ha contribuito alla distruzione di un ambiente di squadra nel quale si è palesato più di qualche animo scontento.

Da qui il mercato troppo azzardato, con il quale non è stata rinforzata una difesa che già si contraddistingueva per essere la terza peggiore per gol presi la stagione scorsa, e soprattutto un attacco, che, oltre al solo e maldisposto Dia, non ha presentato valide alternative per competere in categoria. La reintegrazione in rosa di Simy è il simbolo del fallimento della gestione granata e di una campagna acquisti che ad oggi, 25 gennaio, possiamo definire inadeguata.

Se l’esonero di Sousa è stato per certi versi inevitabile, l’arrivo di Inzaghi sulla panchina è stato lo specchio per le allodole di molti ma, oltre ad atteggiamenti e determinazione ritrovati in molti giocatori, persi e spaesati per lunghi tratti della prima parte di stagione, ha trasmesso e conferito troppo poco sul campo, dove improvvisazione e umore altalenante ne fanno da padroni. Il ritorno in patria di Sabatini è stato il grido d’aiuto, l’ultimo e giusto tentativo del Presidente di provare a voltare pagina, ma la sensazione è che i miracoli accadano una volta sola.

D'altronde, dopo 21 giorni di mercato, presentarsi alla partita spartiacque col Genoa, davanti al proprio pubblico, con Simy unica punta, e il solo Ikwuemesi pronto a subentrare, equivale ad un futuro non roseo; se anche il plurinominato “indice di liquidità” al momento inchioda la sessione di riparazione, non esiste Sabatini o allenatore che tenga, il destino è purtroppo segnato. Anche la statistica parla chiaro: nell’era dei 3 punti, la squadra che occupava l'ultima posizione alla 21a giornata è SEMPRE retrocessa a fine stagione.

Non si tratta di essere negativi o rassegnati, tuttavia interrogarsi e analizzarsi sulle proprie responsabilità è sempre il passo giusto per costruire qualcosa, e questo può coesistere con la fiamma della speranza che è giusto rimanga sempre accesa nel cuore di chi lotta come “l’ultima sigaretta” di Zeno.

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