Il Campionato Nazionale "Pizza DOC" torna a Salerno nei giorni 8-9 Novembre

Il vincitore assoluto diventerà testimonial per un anno dell'Accademia Nazionale

Redazione Irno24 25/10/2021 0

Lunedì 8 e martedì 9 novembre 2021 torna il Campionato Nazionale Pizza DOC dopo la sosta causata dall’emergenza Covid-19. L’edizione della ripartenza per il settore, in totale sicurezza, si terrà all’interno degli spazi del parco acquatico Isola Verde della Costa Sud di Salerno. Organizzata da “Accademia Nazionale Pizza DOC” di Antonio Giaccoli, la settima kermesse dedicata al mondo pizza è destinata a rilanciare l’intero settore.

In palio un montepremi pari a 5000 euro in prodotti e servizi offerti dagli sponsor mentre il vincitore assoluto diventerà testimonial per un anno della Accademia Nazionale Pizza DOC. Molto attesi anche i “Pizza DOC Awards”, i riconoscimenti alle personalità di tutto il mondo pizza che si sono contraddistinte nell’anno, che saranno assegnati nella serata di martedì 9 novembre dopo le premiazioni del Campionato.

A presentare la kermesse sarà Beppe Convertini, volto di punta delle trasmissioni di Rai 1. Durante la cerimonia, inoltre, saranno raccolti fondi per “La stanza di Tobia”, il progetto di beneficenza realizzato dalla Accademia Nazionale Pizza DOC in collaborazione con l’ARLI – Associazione Regionale Leucemie Infantili, che mette a disposizione gratuitamente un appartamento per le famiglie dei piccoli pazienti ricoverati all’ospedale “Santobono – Pausillipon” di Napoli.

Al via del direttore di gara, il pizzaiolo avrà a disposizione 5 minuti per preparare la sua pizza, dopodiché essa verrà mostrata alla giuria. I giudici assegneranno un punteggio da 50 a 100, basando la loro valutazione su tre principi: Gusto, Cottura e Aspetto. Il voto rimarrà segreto. Possono partecipare tutti i pizzaioli/le che abbiano compiuto 16 anni di età.

Ben 11 le categorie a cui possono iscriversi i partecipanti della settima edizione del Campionato Nazionale Pizza DOC: Pizza Classica, la pizza specialità del concorrente; Pizza Margherita DOC, anche senza rispettare il disciplinare STG; Pizza Contemporanea, realizzata con tutte le moderne tecniche di impasto; Pizza in Teglia, la classica pizza a fette; Pizza in Pala; Pinsa Romana; Pizza senza Glutine; Pizza Dessert; Pizza Gourmet; Pizza Fritta; Fritti, le 3 tipologie di fritto classico e contemporaneo come il crocchè di patate, arancino e frittatina di pasta.

Il Campione Nazionale Pizza DOC 2021 sarà proclamato durante la cerimonia dei “Pizza DOC Awards” e sarà scelto tra il primo classificato della pizza classica, della pizza margherita e della pizza contemporanea, in funzione di chi ottiene il punteggio più alto.

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Dal 14 al 19 luglio 2026, a Mercato San Severino, è in programma la seconda edizione della Festa della Birra. L'evento si svolge in Via Emilio Coppola, presso il parco comunale "Il Boschetto". Accanto alla birra ed alle specialità gastronomiche (prevista un'area gluten free), ogni sera uno spettacolo musicale dal vivo. La locandina completa è in fondo alla pagina.

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Salerno, "Da Sasà" è la trattoria del popolo e dei salernitani

Nel cuore della tradizione gastronomica italiana, esistono termini che indicano luoghi dove mangiare e raccontano anche un modo di stare insieme, di condividere il tempo e perfino la memoria familiare. “Osteria” e “trattoria” vengono spesso usate come sinonimi, ma in realtà custodiscono anime differenti, nate da storie popolari diverse e da un diverso rapporto con il cibo e con l’ospitalità. L’osteria, storicamente, era il regno del vino e della convivialità spontanea. Nasce come luogo semplice, frequentato da viandanti, pescatori, lavoratori e mercanti. Il cibo aveva un ruolo secondario: qualche preparazione veloce, piatti essenziali, conserve, prodotti poveri pensati soprattutto per accompagnare il vino della casa. L’atmosfera era viva, spesso rumorosa, fatta di discussioni, carte da gioco e racconti popolari.

La trattoria ha invece sviluppato un’identità più domestica e familiare. È il luogo del pranzo della domenica, delle ricette tramandate, delle porzioni generose e della cucina che prova ancora a somigliare a quella di casa. Qui il cliente non cerca soltanto un servizio: vuole ritrovare familiarità, calore, memoria. È forse per questo che oggi, in un’epoca dominata dalla ristorazione veloce e standardizzata, spettacolarizzata, sempre più italiani stanno tornando a scegliere la trattoria per i pranzi in famiglia. La trattoria rappresenta una forma di resistenza culturale. È il posto dove il tempo rallenta, dove si condividono antipasti al centro tavola, dove il sugo continua a sobbollire lentamente in cucina e il pesce conserva ancora il profumo autentico del mare. Non c’è bisogno di spettacolarizzare il cibo: basta cucinarlo bene, rispettando il territorio e le persone.

"Da Sasà" questa filosofia continua a vivere ogni giorno. Fondata da Salvatore Luongo negli anni Settanta, per tutti semplicemente Sasà, la trattoria di Via degli Orti alle spalle del Monte dei Paschi, è diventata negli anni uno dei punti di riferimento gastronomici più autentici di Salerno, soprattutto per chi vive e lavora nella zona del vecchio tribunale. Professionisti, avvocati, impiegati, lavoratori e famiglie trovano qui una cucina sincera, senza costruzioni artificiali, profondamente legata alla tradizione marinara salernitana. Oggi, a raccogliere l’eredità del fondatore sono i figli Donato e Michele. Donato riceve gli ospiti in sala con quella cordialità diretta tipica delle vere trattorie del Sud, mentre Michele guida la cucina mantenendo intatta la filosofia del padre: rispetto del pescato, preparazioni tradizionali e attenzione assoluta alla qualità della materia prima. Entrambi gestiscono il locale con la stessa dedizione e lo stesso amore che hanno reso la trattoria di Sasà un luogo identitario per intere generazioni di salernitani. Una vera trattoria del popolo, amata dai residenti prima ancora che dai turisti.

La cucina recupera molte preparazioni storiche del centro storico salernitano, soprattutto quelle legate all’utilizzo dell’aceto come elemento di conservazione e di equilibrio gastronomico. Le zucchine alla scapece rappresentano uno dei simboli più antichi della cucina popolare campana: fritte e poi lasciate riposare con aceto e menta, sprigionano un gusto fresco, aromatico e leggermente pungente che racconta tutta la sapienza contadina del territorio. Ancora più antica è la tradizione del carpione, tecnica marinara che prevedeva la marinatura del pesce fritto con aceto, aglio ed erbe aromatiche. Una preparazione nata dalla necessità di conservare il pescato, ma diventata col tempo una vera espressione identitaria della cucina mediterranea.

L’esperienza gastronomica da Sasà parte da un antipasto della casa che sembra raccontare, assaggio dopo assaggio, tutta la storia della cucina di mare salernitana. Non è semplicemente un antipasto, ma una sequenza di preparazioni che alternano memoria popolare e piccoli tocchi contemporanei. I crocchè di tonno si presentano dorati e fragranti, con ripieno morbido e saporito. Il salmone affumicato con ricotta lavora invece sulla delicatezza e sull’equilibrio tra componente lattica e nota affumicata. Le alici marinate riportano immediatamente ai sapori antichi del porto di Salerno: l’aceto accompagna il pesce senza coprirne la freschezza marina. Tra i bocconi più riusciti emerge il gambero fritto in pasta kataifi con maionese, croccante all’esterno e succoso al cuore. Lo spiedino di polpo con patate convince per morbidezza e intensità, mentre l’alice ripiena di provola esprime pienamente l’anima popolare della cucina campana, fatta di contrasti decisi e sapori netti. La cozza gratinata con salsina al prezzemolo profuma di mare e pane tostato. La bruschetta con pomodorini, burrata e acciughe sintetizza perfettamente il Mediterraneo in un solo morso.

E poi arriva il rigatone fritto ripieno di baccalà: croccante fuori, cremoso dentro, intensamente sapido e irresistibilmente goloso. Gli spaghetti con vongole, lupini e cozze macchiati con pomodorino rappresentano la cucina marinara nella sua forma più autentica. La pasta trattiene un fondo sapido e iodato, dove i molluschi rilasciano tutta la loro essenza, mentre il pomodorino aggiunge dolcezza e freschezza senza alterare l’equilibrio del piatto. I maltagliati di produzione propria, che si alternano alle lagane a seconda della disponibilità, con ceci e totani raccontano invece la cucina povera del porto, quella nata dall’incontro tra legumi e pescato quotidiano. È un piatto rustico, profondo, quasi domestico, capace di evocare immediatamente le vecchie cucine del centro storico. Più elegante il risotto con calamari, gamberi, cozze e asparagi, dove la cremosità del riso accompagna la dolcezza dei crostacei e la nota vegetale degli asparagi.

La grigliata di pesce - spada, calamari, triglie e mazzancolle - esalta la semplicità della brace e la qualità della materia prima. La frittura di gamberi e calamari arriva asciutta, leggera e croccante, chiudendo il percorso salato con precisione e pulizia. Anche i dessert mantengono uno spirito conviviale e generoso. Il brownie al cioccolato servito caldo con gelato crea un contrasto avvolgente tra temperatura e consistenze. La panna cotta della casa, con “panna di affioramento” servita con la fragolata, punta invece sulla delicatezza e sulla freschezza del frutto proveniente dalla Piana del Sele. Il babà con crema e amarene della Pasticceria Tedesco aggiunge infine tutta la ricchezza della tradizione dolciaria campana, con un equilibrio perfetto tra bagna, crema e la nota intensa dell’amarena.

Ad accompagnare il pranzo, il Tavel “Beaurevoir” Michel Chapoutier 2021 rosé si è rivelato un abbinamento particolarmente riuscito. Questo rosato della Valle del Rodano meridionale, ottenuto prevalentemente da Grenache e affinato in acciaio, esprime un profilo elegante e gastronomico, capace di sostenere con equilibrio l’intero percorso di mare. Al naso emergono profumi fragranti di ciliegia, melograno e piccoli frutti rossi, con una piacevole componente floreale e mediterranea. In bocca colpisce per la sua freschezza armoniosa: morbido, rotondo e minerale, accompagna con naturalezza sia le marinature e le preparazioni con l’aceto, sia le fritture e i piatti più strutturati della cucina di Sasà, senza mai sovrastarne i sapori.

E forse è proprio qui che si comprende davvero la differenza tra una semplice attività di ristorazione e una vera trattoria italiana: nei volti familiari che accolgono gli ospiti, nei piatti che raccontano il territorio senza artifici, nella capacità di far sentire chiunque parte della tavola. Da Sasà non si va soltanto per mangiare pesce. Si va per ritrovare Salerno, la sua memoria popolare e il senso più autentico della convivialità mediterranea.

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Annamaria Parlato 05/03/2026

"Se lievita è vero Amore" da Giagiù a Salerno, la pizza diventa solidarietà

Sul Lungomare Trieste, con il mare di Salerno che rifletteva le luci della sera e della spettacolare “bloody moon”, in una sala animata da sorrisi e partecipazione, la pizza ha assunto il valore di un gesto collettivo capace di unire gusto e responsabilità. Martedì 3 marzo, da Giagiù Pizzeria, il locale guidato dal pizza-chef Ciro Pecoraro, si è svolta la tappa salernitana di "Se lievita è vero Amore", il progetto solidale ideato e realizzato da Carla Botta attraverso Carbot Communication, iniziativa che coinvolge più di dieci interessanti pizzerie italiane e non solo, con l’obiettivo di trasformare uno dei simboli più popolari della cucina italiana in uno strumento concreto di sostegno alla ricerca e all’assistenza sanitaria.

In un tempo in cui il concetto di beneficenza rischia talvolta di restare confinato alle buone intenzioni, il lavoro di Carla Botta assume i contorni di un impegno costante, quasi una vocazione personale: mettere in rete professionisti della pizza, territori e pubblico per sostenere chi affronta condizioni di fragilità. "La spinta verso il charity - racconta - è qualcosa che sento dentro da sempre. Da bambina, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo la missionaria. Poi, crescendo, ho capito che quella non sarebbe stata la mia strada in senso stretto, ma il desiderio di essere utile agli altri non mi ha mai lasciata. Ho semplicemente trovato un altro modo per farlo, cercando di mettere a disposizione le mie competenze per dare una mano a chi ne ha più bisogno".

Da questa visione nasce un progetto che oggi coinvolge oltre dieci pizzerie d’eccellenza lungo la penisola ma anche oltre e che, con nuove date aggiunte per il momento fino al 10 marzo, continua a raccogliere adesioni e partecipazione. Il ricavato delle serate sostiene la Fondazione Serena Onlus - Centro Clinico NeMO, realtà di riferimento nazionale nella presa in carico delle persone affette da malattie neuromuscolari come SLA, distrofie muscolari e atrofie spinali. Nei centri NeMO, presenti in diverse città italiane, équipe multidisciplinari lavorano quotidianamente per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, attraverso assistenza specialistica, ricerca scientifica e percorsi clinici integrati: un impegno silenzioso ma fondamentale, che trova nella solidarietà diffusa un alleato prezioso.

La serata salernitana è stata sì una degustazione ma soprattutto un momento di consapevolezza condivisa, in cui la cultura gastronomica si è intrecciata con il valore del dono. Per l’occasione, Ciro Pecoraro ha scelto di sostenere con entusiasmo il progetto, ribadendo il ruolo sociale del suo mestiere: "La pizza non è soltanto momento creativo - spiega - è un linguaggio semplice che pone le persone allo stesso tavolo e che ci fa ricordare di essere più predisposti al prossimo, mettendo da parte l’ego. Partecipare a questa iniziativa significa usare il nostro lavoro per qualcosa che ha un significato più grande del servizio quotidiano. È un modo per restituire qualcosa alla comunità e ricordare che dietro ogni impasto c’è sempre una storia fatta di mani, passione e condivisione".

Il pubblico ha partecipato a un menù degustazione solidale dal costo di 50 euro, con l’intero incasso devoluto al Centro Clinico NeMO, un percorso pensato per raccontare la cucina e la visione del pizza-chef salernitano: due antipasti, il Benvenuto salernitano e il Canapaccio croccante, hanno aperto la serata introducendo gli stuzzichini più rappresentativi della pizzeria, dalla Transumanza di Amatrice nel ruoto, intensa e generosa nei sapori, alla Scarpariello, omaggio alla tradizione partenopea, fino a Giagiù - Il Sogno, creazione identitaria che racchiude lo stile di Pecoraro e il suo estro con impasto classico. Il finale è stato affidato alla dolcezza, con la scelta tra millefoglie crema e amarena della casa e tiramisud, tutto accompagnato da una buona birra artigianale o un calice di vino e un digestivo, chiudendo un percorso gastronomico pensato per coniugare convivialità e partecipazione.

Il momento simbolicamente più forte della serata è stato però il debutto ufficiale della Pizza NeMO "Lievitata d’Amore", una pizza bianca con prosciutto cotto e crocchè pensata per conquistare soprattutto i più piccoli, ma capace di parlare a tutti con la semplicità dei sapori familiari. Non si tratta di un gesto destinato a esaurirsi con l’evento: la pizza entrerà stabilmente nel menù di Giagù per un anno al prezzo di 9 euro, continuando a sostenere nel tempo il Centro Clinico NeMO e trasformando ogni ordinazione in un piccolo contributo alla ricerca e all’assistenza.

È proprio questa la forza dell’iniziativa ideata da Carla Botta: dimostrare che la solidarietà può crescere come un impasto ben lavorato, lentamente ma con costanza, grazie alla partecipazione di pizzaioli, imprenditori e clienti che scelgono di sedersi a tavola non solo per il piacere del gusto, ma anche per condividere un gesto concreto di attenzione verso chi ne ha davvero bisogno. L’idea, però, è che questo progetto non resti un episodio isolato. La giornalista Botta guarda già avanti: l’obiettivo è dare continuità all’iniziativa e farla crescere nel tempo, coinvolgendo sempre più pizzaioli e nuove realtà della ristorazione. L’ambizione è quella di costruire una rete sempre più ampia, capace di arrivare un giorno a coinvolgere anche cento professionisti della pizza e trasformare "Se lievita è vero Amore" in un appuntamento stabile, un racconto collettivo fatto di territori, persone e storie diverse unite dallo stesso filo conduttore: "aiutare quotidianamente gli altri non a parole ma con i fatti".

 

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