Salerno, "Da Sasà" è la trattoria del popolo e dei salernitani
Cucina di pesce autentica, ricette storiche e una nuova centralità dell’ospitalità familiare
Annamaria Parlato 19/05/2026 0
Nel cuore della tradizione gastronomica italiana, esistono termini che indicano luoghi dove mangiare e raccontano anche un modo di stare insieme, di condividere il tempo e perfino la memoria familiare. “Osteria” e “trattoria” vengono spesso usate come sinonimi, ma in realtà custodiscono anime differenti, nate da storie popolari diverse e da un diverso rapporto con il cibo e con l’ospitalità. L’osteria, storicamente, era il regno del vino e della convivialità spontanea. Nasce come luogo semplice, frequentato da viandanti, pescatori, lavoratori e mercanti. Il cibo aveva un ruolo secondario: qualche preparazione veloce, piatti essenziali, conserve, prodotti poveri pensati soprattutto per accompagnare il vino della casa. L’atmosfera era viva, spesso rumorosa, fatta di discussioni, carte da gioco e racconti popolari.
La trattoria ha invece sviluppato un’identità più domestica e familiare. È il luogo del pranzo della domenica, delle ricette tramandate, delle porzioni generose e della cucina che prova ancora a somigliare a quella di casa. Qui il cliente non cerca soltanto un servizio: vuole ritrovare familiarità, calore, memoria. È forse per questo che oggi, in un’epoca dominata dalla ristorazione veloce e standardizzata, spettacolarizzata, sempre più italiani stanno tornando a scegliere la trattoria per i pranzi in famiglia. La trattoria rappresenta una forma di resistenza culturale. È il posto dove il tempo rallenta, dove si condividono antipasti al centro tavola, dove il sugo continua a sobbollire lentamente in cucina e il pesce conserva ancora il profumo autentico del mare. Non c’è bisogno di spettacolarizzare il cibo: basta cucinarlo bene, rispettando il territorio e le persone.
"Da Sasà" questa filosofia continua a vivere ogni giorno. Fondata da Salvatore Luongo negli anni Settanta, per tutti semplicemente Sasà, la trattoria di Via degli Orti alle spalle del Monte dei Paschi, è diventata negli anni uno dei punti di riferimento gastronomici più autentici di Salerno, soprattutto per chi vive e lavora nella zona del vecchio tribunale. Professionisti, avvocati, impiegati, lavoratori e famiglie trovano qui una cucina sincera, senza costruzioni artificiali, profondamente legata alla tradizione marinara salernitana. Oggi, a raccogliere l’eredità del fondatore sono i figli Donato e Michele. Donato riceve gli ospiti in sala con quella cordialità diretta tipica delle vere trattorie del Sud, mentre Michele guida la cucina mantenendo intatta la filosofia del padre: rispetto del pescato, preparazioni tradizionali e attenzione assoluta alla qualità della materia prima. Entrambi gestiscono il locale con la stessa dedizione e lo stesso amore che hanno reso la trattoria di Sasà un luogo identitario per intere generazioni di salernitani. Una vera trattoria del popolo, amata dai residenti prima ancora che dai turisti.
La cucina recupera molte preparazioni storiche del centro storico salernitano, soprattutto quelle legate all’utilizzo dell’aceto come elemento di conservazione e di equilibrio gastronomico. Le zucchine alla scapece rappresentano uno dei simboli più antichi della cucina popolare campana: fritte e poi lasciate riposare con aceto e menta, sprigionano un gusto fresco, aromatico e leggermente pungente che racconta tutta la sapienza contadina del territorio. Ancora più antica è la tradizione del carpione, tecnica marinara che prevedeva la marinatura del pesce fritto con aceto, aglio ed erbe aromatiche. Una preparazione nata dalla necessità di conservare il pescato, ma diventata col tempo una vera espressione identitaria della cucina mediterranea.
L’esperienza gastronomica da Sasà parte da un antipasto della casa che sembra raccontare, assaggio dopo assaggio, tutta la storia della cucina di mare salernitana. Non è semplicemente un antipasto, ma una sequenza di preparazioni che alternano memoria popolare e piccoli tocchi contemporanei. I crocchè di tonno si presentano dorati e fragranti, con ripieno morbido e saporito. Il salmone affumicato con ricotta lavora invece sulla delicatezza e sull’equilibrio tra componente lattica e nota affumicata. Le alici marinate riportano immediatamente ai sapori antichi del porto di Salerno: l’aceto accompagna il pesce senza coprirne la freschezza marina. Tra i bocconi più riusciti emerge il gambero fritto in pasta kataifi con maionese, croccante all’esterno e succoso al cuore. Lo spiedino di polpo con patate convince per morbidezza e intensità, mentre l’alice ripiena di provola esprime pienamente l’anima popolare della cucina campana, fatta di contrasti decisi e sapori netti. La cozza gratinata con salsina al prezzemolo profuma di mare e pane tostato. La bruschetta con pomodorini, burrata e acciughe sintetizza perfettamente il Mediterraneo in un solo morso.
E poi arriva il rigatone fritto ripieno di baccalà: croccante fuori, cremoso dentro, intensamente sapido e irresistibilmente goloso. Gli spaghetti con vongole, lupini e cozze macchiati con pomodorino rappresentano la cucina marinara nella sua forma più autentica. La pasta trattiene un fondo sapido e iodato, dove i molluschi rilasciano tutta la loro essenza, mentre il pomodorino aggiunge dolcezza e freschezza senza alterare l’equilibrio del piatto. I maltagliati di produzione propria, che si alternano alle lagane a seconda della disponibilità, con ceci e totani raccontano invece la cucina povera del porto, quella nata dall’incontro tra legumi e pescato quotidiano. È un piatto rustico, profondo, quasi domestico, capace di evocare immediatamente le vecchie cucine del centro storico. Più elegante il risotto con calamari, gamberi, cozze e asparagi, dove la cremosità del riso accompagna la dolcezza dei crostacei e la nota vegetale degli asparagi.
La grigliata di pesce - spada, calamari, triglie e mazzancolle - esalta la semplicità della brace e la qualità della materia prima. La frittura di gamberi e calamari arriva asciutta, leggera e croccante, chiudendo il percorso salato con precisione e pulizia. Anche i dessert mantengono uno spirito conviviale e generoso. Il brownie al cioccolato servito caldo con gelato crea un contrasto avvolgente tra temperatura e consistenze. La panna cotta della casa, con “panna di affioramento” servita con la fragolata, punta invece sulla delicatezza e sulla freschezza del frutto proveniente dalla Piana del Sele. Il babà con crema e amarene della Pasticceria Tedesco aggiunge infine tutta la ricchezza della tradizione dolciaria campana, con un equilibrio perfetto tra bagna, crema e la nota intensa dell’amarena.
Ad accompagnare il pranzo, il Tavel “Beaurevoir” Michel Chapoutier 2021 rosé si è rivelato un abbinamento particolarmente riuscito. Questo rosato della Valle del Rodano meridionale, ottenuto prevalentemente da Grenache e affinato in acciaio, esprime un profilo elegante e gastronomico, capace di sostenere con equilibrio l’intero percorso di mare. Al naso emergono profumi fragranti di ciliegia, melograno e piccoli frutti rossi, con una piacevole componente floreale e mediterranea. In bocca colpisce per la sua freschezza armoniosa: morbido, rotondo e minerale, accompagna con naturalezza sia le marinature e le preparazioni con l’aceto, sia le fritture e i piatti più strutturati della cucina di Sasà, senza mai sovrastarne i sapori.
E forse è proprio qui che si comprende davvero la differenza tra una semplice attività di ristorazione e una vera trattoria italiana: nei volti familiari che accolgono gli ospiti, nei piatti che raccontano il territorio senza artifici, nella capacità di far sentire chiunque parte della tavola. Da Sasà non si va soltanto per mangiare pesce. Si va per ritrovare Salerno, la sua memoria popolare e il senso più autentico della convivialità mediterranea.
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Annamaria Parlato 29/11/2020
Addolcirsi il Natale in periodo di lockdown al Gran Caffè Romano di Solofra
Nella centralissima Piazza Umberto I di Solofra (AV) è difficile restare indifferenti dinnanzi al Gran Caffè Romano. Gli ampi ed eleganti locali, con il loro ricco e accogliente servizio bar, costituiscono da sempre un luogo di incontro e riferimento. Si, perché oltre alla piacevolezza e all’eleganza di questa incantevole pasticceria, i fratelli Raffaele e Gianfranco, dal lontano 1950, rappresentano la terza generazione di maestri pasticcieri dopo il papà e il nonno.
Il Gran Caffè Romano non è solo pasticceria ma è un angolo del gusto dove poter assaporare anche i salati, magnifici cocktail (Gianfranco è anche bartender), i gelati e tutti i prodotti riservati alla caffetteria. Tradizione e innovazione si intrecciano ogni giorno, quando ricette tramandate negli anni vengono magistralmente interpretate per sperimentare sempre nuovi sapori e arditi abbinamenti.
Qui inoltre si confezionano anche distillati, liquori (fra cui il famoso “Nocino”) e una serie di confetture e creme (fondente, gianduia, bianca e al pistacchio). L’Irpinia, si sa, è famosa per i torroni e nelle zone confinanti con Puglia e Basilicata in periodo natalizio il dolce più famoso è la cartellata o crespella. Solofra invece risente delle usanze più salernitane e non ha un vero e proprio dolce tipico. Sicuramente i tarallini dolci di Pasqua (‘nginetti) e lo spumone di San Pasquale sono quelli più consumati dai solofrani.
Proprio per questo motivo anche i fratelli Romano hanno continuato la tradizione ma si sono specializzati poi in un settore ben specifico: quello dei lievitati. Non sono mancate negli anni le soddisfazioni e tanti premi di settore, come quello per il panettone “Pantheon” nel settembre 2018 quando, nell’ambito del Panettone Day, è stato proclamato da una giuria di esperti miglior panettone tradizionale 2018. Inoltre è stato proclamato come miglior panettone del mondo al campionato mondiale dedicato, sia nel 2019 che nel 2020.
Nel 2020 il panettone “Pantheon fichi e rhum” ha vinto la medaglia d'oro come miglior panettone creativo al campionato mondiale Miglior Panettone 2020, e il panettone “Pantheon Malaga” ha vinto la medaglia di bronzo al campionato mondiale Miglior Panettone 2019. La colomba artigianale Venus è stata premiata con la medaglia di bronzo durante la manifestazione “Miglior Dolce d’Italia FIPGC 2019” e la Federazione Internazionale Pasticceria-Gelateria-Cioccolateria gli ha assegnato la Frusta d’Argento, premio che viene conferito ai pasticcieri che, nei sistemi di produzione, seguono rigidi protocolli per il rispetto delle regole igieniche, dei principi dell’antica pasticceria, dei dogmi della tradizione culinaria.
Come state vivendo e affrontando questa “zona rossa” e come si prospetterà il Natale al Gran Caffè Romano?
"Quest'anno sarà un Natale più sobrio, in cui regnerà incertezza ma anche speranza per un 2021 più sereno. Io e mio fratello Gianfranco faremo il possibile per addolcire le feste dei nostri clienti, portando nelle loro case una proposta gastronomica nel segno della tradizione. Nonostante la crisi, che sentiamo, non vogliamo far mancare il calore dei classici del Natale e per questo abbiamo deciso che non faremo tagli alla produzione, ma proseguiremo nel solco di una storia che dura da 70 anni e ha attraversato mille difficoltà. Non sarà il Coronavirus a fermarci.
Crediamo che queste due settimane di stop siano giustissime per poter poi affrontare il mese di dicembre con uno spirito più tranquillo, ma sempre nel rispetto delle regole. Forse l'unica critica che ci sentiamo di fare al Governo è la poca chiarezza: non si può annunciare la zona rossa il giorno prima, così come non ci possono tenere sempre sulle 'spine'. Dietro una pasticceria ci sono tanti posti di lavoro da salvare, famiglie, passioni e sacrifici.
Credo che anche se il Governo non ci considera indispensabili, un minimo di rispetto lo meritiamo. Per il resto è giusto dare priorità alla salute, la gente muore, il virus è subdolo e minaccioso e se lo Stato ci chiede ancora sacrifici li faremo, ma chiediamo rispetto, chiarezza, verità e soprattutto la tutela dei nostri dipendenti per quanto concerne la cassa integrazione. Sulla produzione noi continueremo a fare la nostra parte.
Quali sono i dolci del Natale per voi di cui non fareste mai a meno?
Il nostro lavoro, o meglio la nostra passione è regalare emozioni attraverso l'arte dolciaria. Ha iniziato mio nonno che faceva il pasticciere già negli USA, ha proseguito mio padre e oggi con grande umiltà proviamo a farlo io e mio fratello Gianfranco. Per noi non è Natale senza i mostaccioli imbottiti di marmellata di cotogne, canditi e spezie come recita l'antica ricetta di famiglia o il Regina Coeli di nostra invenzione.
Solofra è conosciuta nel mondo per le concerie, ma vanta una ricca vegetazione: castagne, mele cotogne, nocciole, alberi di Amarene. Sono tutti ingredienti che ritornano nei nostri dolci. Sicuramente per i dolci natalizi risentiamo della tradizione del Regno delle Due Sicilie e con tanto orgoglio ci piace preservarla e tutelarla magari con qualche tocco di innovazione.
Quali sono i dolci più venduti?
Tra i cavalli di battaglia la nostra pastiera, gli struffoli, i roccocò, il divino amore, il tronchetto di castagne e la cassata siciliana. Ma la vera punta di diamante è la linea dedicata ai lievitati. Da quando abbiamo vinto nel 2018 il “Migliore Panettone d'Italia” al Panettone Day di Milano arrivano richieste da tutta la nazione e poiché non ci piace restare con le mani in mano abbiamo ideato una vasta gamma di panettoni.
Ritornando al Natale, quali novità ci farete assaggiare?
Tra gli ultimi voglio citare il nostro omaggio alla donna, il panettone al cioccolato rosa in superficie (fave di cacao naturali che assumono questa particolare colorazione) ripieno di frutti di bosco e una leggera nota di pepe verde per stemperare la dolcezza. Lo abbiamo dedicato a tutte quelle donne guerriere che tenacemente riescono a conciliare gli impegni familiari e professionali, e con il loro entusiasmo, determinazione e coraggio danno forza a chiunque gli stia intorno. Con Ruby abbiamo vinto il terzo gradino del podio al Panettone Day 2020.
Tra le novità c'è anche Fichi del Cilento, rum e cioccolato che invece ha vinto la medaglia d'oro nei campionati del mondo della Fipe. Oltre a questi poi abbiamo il nostro Panettone al Pistacchio, mela e cannella, albicocche del Vesuvio e pasta di mandorla, e poi il più amato dai bambini: il pandoro. Ad accomunarli il lievito madre di pasta viva. Per noi un Panettone non è un semplice dolce, racchiude una saggezza ancestrale, viva come il lievito che ne è la madre".
Da qui la domanda: “Scusate, per la felicità? Guardi, prenda la prima traversa a sinistra e dopo subito a destra, a 100 metri, c’è il Gran Caffè Romano!”. D’altronde, senza pandoro o panettone che Natale sarebbe?
Annamaria Parlato 21/08/2026
Gianni 1956 a Salerno, tradizione e novità in 3 generazioni di gelato
Dal gelato sempre più attento alle nuove esigenze alimentari, alle creme che trasformano i grandi dessert della pasticceria in morbide interpretazioni da gustare al cucchiaio, nelle gelaterie italiane tradizione e sperimentazione procedono ormai insieme. Il gelato non è più soltanto il classico rito dell’estate, ma un prodotto capace di seguire mode, contaminazioni e nuove abitudini di consumo, mantenendo però intatto il suo legame con l’artigianalità.
A Salerno, questa evoluzione porta anche il nome della Gelateria "Gianni 1956", una storia familiare iniziata nel 1956 e arrivata oggi alla terza generazione. Tutto comincia con il nonno Gianni, che quell’anno aprì la sua prima gelateria a Coperchia di Pellezzano. Da quella prima insegna prende forma un percorso che attraversa tre generazioni: prima il fondatore, poi il figlio Matteo Falcone e oggi i nipoti Andrea e Fabio, che hanno raccolto l’eredità di famiglia, portandola dentro una contemporaneità fatta di nuovi gusti, sperimentazione e comunicazione digitale.
Oggi il nome Gianni 1956 è legato ai due punti vendita salernitani, quello storico al Corso e la nuova sede di Pastena, inaugurata nel maggio 2026, dove la filosofia della famiglia si arricchisce di nuove proposte e formule pensate per un pubblico sempre più curioso. Per raccontare Gianni, però, bisogna partire dai gusti che negli anni ne hanno costruito l’identità. C’è innanzitutto il Gianni Classico, considerato dalla famiglia la prima Nocciotella inventata a Salerno, una crema alla nocciola diventata uno dei simboli della gelateria e un vero richiamo alla storia dell’insegna. Poi c’è il Gianni 56, una soffice crema bianca al cioccolato bianco, essenza di pistacchi e mandorle pralinate, dove la dolcezza e la cremosità incontrano le note aromatiche e la parte croccante della frutta secca.
"Ci sono gusti che per noi non sono semplicemente prodotti da vendere, ma fanno parte della nostra storia", racconta Fabio, terza generazione della famiglia. "Il Gianni Classico e il Gianni 56 raccontano quello che siamo stati e quello che continuiamo a essere. Poi ci piace affiancare a questi gusti proposte nuove, perché il gelato deve continuare a sorprendere". Tra le creazioni più riconoscibili c’è il Lucifer, un gusto deciso che unisce cioccolato fondente al 70%, amarene e stracciatella al peperoncino, giocando sui contrasti tra intensità, dolcezza, componente fruttata e una nota piccante finale. C’è poi Amalfi, delicato gelato alla delizia al limone avvolto nell’essenza di arancia, una proposta che guarda alla pasticceria e ai profumi della Costiera, trasformando uno dei dolci più rappresentativi della tradizione campana in una crema fresca e agrumata.
La ricerca prosegue con la Nocciotella Scomposta, rilettura di uno dei gusti simbolo della casa, e con il Franuì, diventato in breve tempo uno dei prodotti più virali e fotografati, capace di dimostrare quanto oggi anche il gelato possa dialogare con i linguaggi social. Accanto alle proposte più contemporanee restano altri gusti che appartengono al repertorio della casa, come la Zuppa del Duca, il Croccante alle Mandorle e il Pastarella di Mandorle, insieme a una proposta di gusti vegan, pensata per rispondere a esigenze alimentari differenti senza rinunciare alla ricerca sul gusto.
"Oggi il cliente è molto più curioso rispetto al passato", continua Fabio. "Vuole assaggiare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo cerca qualità e riconoscibilità. Per questo cerchiamo di non inseguire semplicemente le mode: prendiamo una tendenza e proviamo a reinterpretarla secondo il nostro modo di fare gelato". È proprio questa capacità di osservare ciò che accade nel mondo del food e trasformarlo secondo una propria identità a caratterizzare il lavoro di Andrea e Fabio. La terza generazione ha infatti affiancato alla manualità e alla conoscenza del prodotto una particolare attenzione alla comunicazione digitale, utilizzando i social come una vera estensione della gelateria: uno strumento per presentare i nuovi gusti, raccontare le sperimentazioni, intercettare tendenze e dialogare con una clientela che spesso scopre un prodotto proprio attraverso un'immagine o un video.
"I social ci hanno permesso di far vedere quello che c’è dietro una coppetta o un cono", spiega Andrea. "Non comunichiamo soltanto il gusto finito, ma cerchiamo di raccontare l’idea, la sperimentazione e il lavoro che c’è dietro. È un modo diverso di far conoscere la nostra storia e di far capire che dietro il marchio Gianni c’è ancora una famiglia". Una comunicazione contemporanea, dunque, che non sostituisce l’artigianalità ma la racconta. Ed è proprio nella nuova sede di Pastena, aperta a maggio 2026 assieme all'imprenditore Maurizio De Paola, con esperienze internazionali nel settore, che questa vocazione alla sperimentazione trova una delle sue espressioni più interessanti. Qui il gelato diventa anche esperienza e personalizzazione, a partire dai gusti del giorno, serviti con panna gratuita e con la possibilità di scegliere il topping tra cioccolato fondente, cioccolato bianco e altri sempre diversi. Una formula semplice e immediata, che permette di costruire ogni volta una combinazione diversa.
Ma Pastena amplia anche il repertorio con proposte che guardano alla pasticceria e al consumo da passeggio: il cannolo siciliano con gelato, dove la cialda croccante incontra la cremosità del gelato; il cono zeppola, che porta nel mondo della gelateria uno dei dolci più amati della tradizione; e il bocconcino, una piccola minibrioche con gelato, pensata proprio per chi vuole concedersi uno sfizio mentre passeggia, senza necessariamente scegliere una porzione importante.
"Pastena ci ha dato la possibilità di sperimentare ancora di più", sottolinea Andrea. "Abbiamo cercato di creare una proposta capace di parlare a pubblici diversi: chi viene per il gusto classico, chi vuole provare la novità, chi cerca qualcosa di piccolo da mangiare passeggiando e chi invece vuole trasformare il gelato in un vero dessert". Non mancano le coppe con frutta fresca e gelato alla frutta, che portano nel menù una dimensione più fresca e leggera, e la Banana Crunch, una rivisitazione contemporanea della banana split, dove la frutta incontra il gelato e una componente croccante, trasformando un grande classico internazionale in una proposta più moderna e scenografica. Il risultato è una gelateria che amplia il proprio linguaggio senza perdere il legame con la propria storia: il gelato può essere cono, coppetta, dessert, merenda, colazione o piccolo peccato di gola da gustare passeggiando. E proprio questo equilibrio sembra essere la cifra della terza generazione.
"Non vogliamo perdere quello che ci è stato insegnato", dice Fabio. "Ma allo stesso tempo sentiamo la responsabilità di continuare a costruire qualcosa di nostro. La nostra sfida è rispettare la storia di Gianni e, contemporaneamente, avere il coraggio di cambiarla un po’ ogni giorno". Settant’anni dopo quella prima apertura a Coperchia, il nome Gianni continua così a parlare di famiglia, artigianalità e territorio, ma anche di capacità di innovare. Il nonno Gianni ha trasmesso il mestiere, Matteo Falcone ha raccolto il testimone e Andrea e Fabio stanno scrivendo il capitolo della terza generazione, dimostrando che la tradizione non è qualcosa di immobile, ma una base solida dalla quale partire per continuare a creare. Perché il gelato può avere settant’anni di storia alle spalle e, allo stesso tempo, avere ancora tutta la curiosità di inventare il gusto di domani.
Annamaria Parlato 30/05/2025
Salerno da bere e da gustare, l'incanto del "B Drink & Food"
Affacciato sul porticciolo di Pastena, lì dove un tempo sorgeva la storica pizzeria Ausonia, oggi il "B DRINK & FOOD" si presenta come uno degli indirizzi più promettenti della nuova scena gastronomica salernitana, aperto da circa due mesi. A firmarlo è Biagio Giacco, giovane imprenditore al suo primo locale, che ha saputo unire anima, gusto e visione in un progetto che guarda al futuro senza dimenticare le radici.
“È il mio primo locale – racconta Biagio – ma non sarà l’unico. A breve realizzeremo due dehors, uno dei quali vista mare, per ampliare gli spazi e offrire un’esperienza ancora più completa. Il menù è il risultato dei miei ricordi, delle cose che amo mangiare, combinati con l’esperienza e i consigli dello chef. Ed è in questo dialogo continuo che nascono anche i nostri fuori menù giornalieri, come la bolognese di polpo o i paccheri con mazzancolle e fiori di zucca”.
Il locale prende il nome da “Bocasalina”, parola evocativa che ricorda il suono delle onde, il sapore del sale sulla pelle e i viaggi in Spagna, terra amata da Biagio e fonte d’ispirazione per il progetto. Ma la “B” è anche la sua iniziale, simbolo di una firma personale e orgogliosa. La cucina a vista, ordinata, luminosa e sempre impeccabile, rappresenta uno dei punti di forza del locale. “È un vero biglietto da visita – spiega – perché chi entra capisce subito come lavoriamo: pulizia, precisione e rispetto per ogni materia prima”.
A dirigere la brigata c’è lo chef Daniele Di Luca, affiancato dal secondo Gianluca Gioia, coppia affiatata ai fornelli, capace di interpretare la tradizione salernitana con uno sguardo contemporaneo e rispettoso. In sala, l’accoglienza è curata con garbo e professionalità da Silvio De Maio, Martina Soldano e Monica Anastasio, figure fondamentali in un’idea di ristorazione che punta tutto sull’esperienza, dal piatto al sorriso. Il percorso culinario inizia con chips artigianali fritte al momento, croccanti e fragranti. A seguire, un antipasto che è un piccolo manifesto identitario: tagliata di seppia e zucchine alla scapece, piatto che restituisce al palato l’eco della milza di San Matteo, con quel profumo di aceto che ogni anno invade le vie del centro storico, tra sacro e profano. Un piatto che profuma di casa, di pescherie sul corso e trattorie nei vicoli. Le zucchine raccontano l’estate del Sud e la seppia tenerissima è l’eleganza del mare che qui non è mai troppo lontano.
Tra i primi, spiccano i bottoni di pasta fresca all’uovo ripieni di gambero rosso, serviti con burrata, lime, fiocchi di sale nero e un gambero crudo di Mazara del Vallo al centro. Un piatto elegante, armonioso, dove la dolcezza marina incontra freschezza e sapidità. Un equilibrio raro, che danza sul palato come la luce del tramonto sull’acqua. Il secondo spiazza. Una braciola? Sì, ma di tonno. Rossa, avvolgente, con ragù tirato, prezzemolo, pecorino e quella nota inaspettata dell’uvetta che rievoca l’antica cucina delle nonne salernitane. È una provocazione riuscita: un ponte tra terra e mare, tra l’abbraccio della carne e la leggerezza del pesce.
A completare il percorso, un semifreddo ai tre cioccolati dell’Antica Dolceria Pantaleone. Un ritorno alla radice più dolce di questa città: Pantaleone è Salerno. È tradizione, infanzia, certezze. A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente ci pensa il bartender Gianluca Castellano, professionista eclettico e creativo. Ogni cocktail è un piccolo racconto, pensato su misura per il cliente. Tra le proposte più originali: uno Spritz scomposto con aria al Campari e soda creata con sifone direttamente nel bicchiere; un Margarita spicy al peperoncino per palati audaci; una Caipiroska alle fragole fresche dal profilo vivace; e un cocktail personalizzato a base di Gin Hendrick’s Flora Adora, frutti rossi e limonata biologica Tassoni, floreale e perfettamente bilanciato tra aromaticità e freschezza.
A completare l’offerta, una cantina fornita e ben costruita, con champagne, prosecchi, rossi e bianchi italiani, rosati e vini alla mescita, ideali per accompagnare ogni piatto, in attesa che il nuovo dehors diventi realtà. Il B DRINK & FOOD è una dichiarazione di amore per Salerno, una sfida vinta tra tradizione e modernità, tra ricordi e nuove suggestioni. Un luogo da tenere d’occhio, da vivere con calma, da raccontare.