Perseguita ex compagna, divieto avvicinamento per 67enne di San Severino

Il provvedimento del GIP di Nocera Inferiore è stato eseguito dai Carabinieri

Redazione Irno24 11/06/2024 0

Nella giornata di ieri, a Mercato San Severino, i Carabinieri hanno eseguito, nei confronti di un 67enne del luogo, un'ordinanza applicativa della misura cautelare del "divieto di avvicinamento alla persona offesa". Il provvedimento è stato emesso dal GIP di Nocera Inferiore. Il 67enne è indagato per "atti persecutori" verso la ex compagna.

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Redazione Irno24 03/06/2022

San Severino, nuove assunzioni di anestesisti al "Fucito"

Dopo le sollecitazioni poste dalla Fp Cgil Salerno sulla carenza di anestesisti nel presidio ospedaliero di Mercato San Severino, sono pervenute rassicurazioni da parte del Direttore Generale D'Amato, che ha comunicato al sindacato l'assunzione di 7 anestesisti e lo scorrimento della graduatoria per altrettanti. Prenderanno servizio il 1° Luglio e, in attesa, sono stati coperti tutti i turni necessari per Giugno, integrando le risorse del Fucito con quelle del Ruggi.

"Con questo intervento - spiega in una nota la Fp Cgil - nessuna attività sarà penalizzata. Una risposta importante che va nel verso di una collaborazione fattiva tra sindacato e Azienda: l'obiettivo comune è garantire livelli adeguati di assistenza ai cittadini del territorio. Al Direttore D'Amato continueremo a sollecitare il potenziamento delle altre strutture interne al presidio, bisognose di ulteriori investimenti".

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Redazione Irno24 07/11/2020

Rivenditori "scalavano" km auto usate, denunce anche a San Severino e Siano

La recrudescenza del fenomeno della truffa dei chilometri scalati è diventata un vero flagello nella compravendita degli autoveicoli usati, in primo luogo per il valore alterato delle vetture proposte come d’occasione, in secondo luogo perché le auto a cui vengono ridotti i chilometri possono diventare potenzialmente pericolose, dal momento che la manutenzione è disallineata rispetto alla loro reale percorrenza.

Per fronteggiare tale fenomeno criminoso, dal mese di Ottobre 2020 il Comando Provinciale di Salerno ha disposto una fitta serie di servizi mirati alla prevenzione e alla repressione del “lifting chilometrico” su auto usate messe in vendita negli autosaloni della provincia e, nel corso della complessa e articolata attività investigativa - che ha interessato i Comuni di Salerno, Sapri, Agropoli, Vallo della Lucania, Sala Consilina, Eboli, Battipaglia, Mercato San Severino, Nocera Inferiore e Amalfi - i militari dell’Arma hanno controllato oltre 110 rivendite, ai titolari di alcune delle quali è stato contestato il reato di frode in commercio.

Il meccanismo delittuoso utilizzato consisteva nel sottoporre il mezzo ad una revisione anticipata anche di un anno rispetto al periodo previsto, andando però prima a ridurre “fittiziamente” i chilometri percorsi che apparivano sul display della vettura, al fine di venderla ad un prezzo maggiorato del suo reale valore. La frode è stata scoperta comparando i dati storici delle revisioni effettuate sulle vetture, estrapolati dalla Banca dati della Motorizzazione Civile, con il chilometraggio riportato sull’ultima revisione, nonché su quello del display del mezzo oggetto di verifica: in tal modo è emersa l’inequivocabile incongruenza tra i chilometri, molto più alti, della penultima revisione e quelli “ridotti” dell’ultima e la conseguente denuncia per frode in commercio.

Al termine delle verifiche effettuate (per le quali particolarmente preziose sono risultate le segnalazioni di alcuni cittadini) sono state denunciate alle competenti Autorità giudiziarie 22 persone operanti nei Comuni di Castelnuovo Cilento, Cannalonga, Tramonti, Minori, Padula, Sala Consilina, Teggiano, Montesano sulla Marcellana, Scafati, San Marzano sul Sarno, Pagani, Sant’Egidio del Monte Albino, Celle di Bulgaria, Castel San Giorgio, Roccapiemonte, Mercato San Severino, Siano, Casalvelino e Ascea, tutti titolari di rivendite di autovetture. Inoltre, sono stati sequestrati ben 61 veicoli.

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Federica Garofalo 07/12/2020

Accademia Danze Orientali a San Severino, Claudia Soheir tra Mediterraneo e pregiudizi

La sua Accademia di Danze Orientali a Mercato San Severino il prossimo maggio festeggerà dieci anni tondi. Claudia Soheir, però, insegnante di Storia e Filosofia al liceo scientifico Tito Lucrezio Caro di Sarno, non è solo ciò che noi potremmo definire un po’ superficialmente “una maestra di danza del ventre”: è una studiosa della cultura dell’Egitto e in generale del Medio Oriente, della quale la danza è solo un aspetto, tanto da essere direttrice artistica della manifestazione “Un Ponte sul Mediterraneo” ad Agropoli.

Una cultura che Claudia conosce bene perché lei in Egitto ci ha vissuto: "Dopo averlo visitato per due volte in precedenza, nel 1999 comprai una casa a Hurgada, sulla costa del Mar Rosso - racconta - e fu lì che mi innamorai delle danze orientali. Io venivo dalla ginnastica ritmica e non conoscevo niente di questo mondo. Per dieci giorni seguii un corso intensivo insieme alla ballerina Atef; poi, una volta tornata in Italia, volli approfondire le danze orientali seriamente, e così ho studiato a Roma con Maryem Bent Anis, prestigiosa artista e insegnante di origine tunisina. Perché, diciamolo chiaro, quello delle danze orientali è uno studio vero e proprio, e anche molto corposo, paragonabile al conservatorio, non limitato alla sola parte fisica".

Da allora, Claudia torna in Egitto due volte l’anno per più di un mese, dove ha studiato per anni bellydance (conosciuta da noi come "danza del ventre") con Madame Raqia Hassan, a settant’anni ancora un’autorità in materia come indica il titolo, molto diffuso in Egitto tra le maestre di qualsiasi arte. Non solo, è entrata in contatto anche con il folklore egiziano, che ha studiato con Madame Fifi el-Said, maestra e coreografa della troupe nazionale egiziana “Reda Troupe” che si esibisce anche presso il teatro dell’Opera del Cairo.

"La cultura egiziana è cambiata moltissimo dagli anni ’80 - racconta - Allora era quasi impossibile trovare una donna con il niqab (il velo integrale di origine saudita). Dall’inizio del 2000 ha cominciato a sorgere invece, soprattutto tra gli strati più bassi della popolazione, un sentimento di ostilità nei confronti dell’Occidente, che ha creato in noi un’idea distorta della cultura egiziana, e in generale del Medio Oriente.

Oggi, con Al-Sisi, le cose stanno migliorando di molto, e la bellydance, dopo un periodo di “proibizionismo” soprattutto con Morsi, ha potuto di nuovo essere insegnata, purché all’interno di associazioni, per non incorrere in guai con la polizia. La vera cultura egiziana è molto più tollerante della nostra: lì, i musulmani convivono con la ricca e antica comunità cristiana nel più grande rispetto reciproco, negli stessi quartieri, fin sullo stesso pianerottolo. Basti pensare che, durante il ramadan, una famiglia cristiana con amici musulmani non oserebbe mai cucinare il maiale con le finestre aperte, e lo stesso rispetto hanno le famiglie musulmane durante la quaresima".

La stessa idea distorta ce l’abbiamo a proposito del folklore egiziano: "Gli abiti tradizionali, soprattutto quelli delle donne, sono molto colorati, veli compresi: il nero è d’importazione saudita, o caratteristico soltanto della Nubia, nell’estremo Sud dell’Egitto. Le donne passano giornate intere a farsi belle, a truccarsi con l’henné, e ballano tantissimo. Le danze più diffuse sono le baladi, le cui movenze sono in parte riprese dalla bellydance, che è un po’ il nostro 'pop', solo ad altissimi livelli: una delle sue massime rappresentanti, Oum Khaltoum, negli anni ’60, era conosciuta come la 'Callas d’Egitto' (e in effetti si conobbero anche). Per quanto riguarda le danze etniche, insegnate nelle accademie, spesso sono state stravolte e sono diventate danze da teatro".

Per non parlare della bellydance, la 'danza del ventre', che ha una storia tutta particolare, e più recente di quanto pensiamo: e gli harem non c’entrano niente. "La bellydance l’hanno portata in Europa i soldati di Napoleone - rivela Claudia - i quali, durante la campagna d’Egitto del 1798-1801, entrarono in contatto con le donne dell’etnia 'zingara' dei gawasi e con le loro movenze sensuali. Alcune di queste donne furono portate in Francia dove, nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, fu creata la bellydance vera e propria, con star internazionali come l’americana Fahreda Mazar Spyropoulos detta Little Egypt o la ben più nota Mata Hari (Margaretha Geertruida Zelle, olandese).

Poi accadde che, negli anni ’20 del Novecento, un’imprenditrice libanese che aveva vissuto in Francia, Badia Masabni, affascinata dai cabaret occidentali, pensò di aprire un locale simile a Il Cairo, il Casinò-Opéra, nel quale scritturò ballerine che aveva fatto studiare in Francia. Il successo fu immediato e diede vita a tutta una serie di locali dedicati alle esibizioni di bellydance, anche malfamati a volte. Così si è creata tra noi occidentali la leggenda che una danza le cui movenze si ispirano alla cultura egiziana, anche per le emozioni che trasmette, ma il cui 'contorno' è stato creato ad arte proprio in Occidente, facesse parte del folklore egiziano".

Ed è questa una delle ragioni per le quali Claudia ha aperto la sua accademia a Mercato San Severino: il fastidio di vedere usata la bellydance in modo improprio da palestre e agenzie di viaggio, senza darsi la pena di approfondire tutto quello che c’era dietro. All’Accademia di Danze Orientali di Mercato San Severino, infatti non si insegna solo quella, ma si tengono anche corsi di burlesque e di bollywood.

Ma chi si avvicina a questo tipo di discipline? "Di solito ci sono due filoni di allieve: il più nutrito è quello che approccia incuriosito dalla cultura araba, fra le mie allieve ho avuto anche tante musulmane, italiane e arabe; poi ci sono alcune, soprattutto ragazzine, che pensano che imparare la bellydance significhi fare le 'cubiste', e queste in verità durano poco. Purtroppo, dallo scorso anno, anche la mia attività soffre ed è chiusa per la pandemia".

Claudia tiene molto a distinguere le sue due “vite” di maestra di danza e di insegnante di liceo, nella sua accademia non si trova nessuna delle sue allieve del Lucrezio: tuttavia, ai ragazzi dell’ultimo anno tiene un corso facoltativo sul mondo arabo, proprio per accrescere nei ragazzi la conoscenza di quel mondo e aiutarli dunque a capire che il rapporto tra le due sponde del Mediterraneo non è destinato a sfociare per forza in uno “scontro di civiltà”.

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