"Dall’oggi storico, all’oggi della pastorale, per l’oggi di Dio"

Edizione aggiornata deli libro di Don Marco Russo

Redazione Irno24 05/02/2020 0

Si presenterà Mercoledì 19 Febbraio 2020, alle 16:30, presso la sede dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno, in Via Bastioni, la nuova edizione aggiornata del libro "Dall’oggi storico, all’oggi della pastorale, per l’oggi di Dio" scritto dal Direttore della Caritas di Salerno Campagna Acerno, Don Marco Russo.

Uno strumento utile per lo studio e l’attuazione della teologia pastorale, nel quale l’Autore fa emergere come la teologia pastorale sia una vera disciplina teologica, con un proprio statuto epistemologico ed un proprio metodo.

Le pagine fondamentali del testo sono quelle in cui l’autore si sofferma sulla Chiesa e l’attività pastorale: dalla definizione all'evoluzione della teologia pastorale; la comunità ecclesiale soggetto della pastorale; la pastorale attraverso i Convegni nazionali della Chiesa in Italia; evangelizzazione, pastorale liturgica e pastorale della carità; linee guida per la progettazione pastorale e sulla pastorale del dialogo.

Moderatore dell’incontro sarà Don Bruno Lancuba, interverranno l'Arcivescovo Mons. Andrea Bellandi, il biblista Padre Ernesto Della Corte.

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Annamaria Parlato 23/08/2020

Tra quattrocento e novecento: la pinacoteca provinciale e le sue collezioni

Al primo piano del Settecentesco Palazzo Pinto, in via Mercanti 63, è ubicata la Pinacoteca Provinciale, aperta il 18 marzo del 2001. Il palazzo-contenitore è uno strepitoso esempio di architettura gentilizia, nel centro storico di Salerno; il suo nome proviene da una delle più importanti famiglie aristocratiche che vi dimorò. L’Amministrazione Provinciale da sempre si è resa parte attiva per il restauro, il recupero e la promozione-fruizione del patrimonio culturale in esso contenuto.

Le collezioni si avvalgono di donazioni già a partire dagli anni 1927-1938, la più cospicua è sicuramente quella Pinto, e con acquisizioni di opere databili dal XV al XVIII secolo. Il termine Pinacoteca deriva dal greco “pinakes”, che originariamente indicava le tavolette di legno usate per scrivere, ma che in seguito passò a designare i quadri dipinti. Su pinakes erano in genere dipinti gli ex-voto appesi nei santuari, alle pareti dei templi e agli alberi. Su tavola fu tutta la pittura del IV secolo a.C., che permise alle opere dei grandi maestri di circolare diffusamente nel mondo greco-romano.

Tornando al percorso espositivo e alle collezioni di Palazzo Pinto, questo si articola in ben tre sezioni, in ordine cronologico: dal Quattrocento al Settecento, Pittori Salernitani e Costaioli, Artisti stranieri.

Sezione Quattro-Settecentesca

Questa sezione si suddivide in tre gruppi: Rinascimento meridionale e tardomanierismo (XV-XVII), Naturalismo caravaggesco e Tardobarocco giordanesco (XVII-XVIII), Accademia di Solimena e pittura di genere (XVIII). Tra i capolavori si citano la tavola lignea con l’Assunzione della Vergine di Cristoforo Faffeo e bottega di fine Quattrocento, e il Polittico di Andrea Sabatini da Salerno, uno dei maggiori pittori rinascimentali dell’Italia meridionale.

A seguire il trittico raffigurante la Madonna con Bambino in trono tra i Santi Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, Bernardino da Siena e Ludovico d’Angiò, attribuito da Ferdinando Bologna al Maestro dell’Incoronazione di Eboli (XV secolo). Ancora, lungo i corridoi si ritrovano dipinti che si rifanno al naturalismo caravaggesco per i secoli XVII-XVIII, la splendida opera di Antonio Olivieri Madonna con Bambino e San Giovannino, che ha chiari riferimenti ai Caracci e al Maratta, ed infine tele con scene di genere come nature morte e paesaggi.

Il secolo XVII è rappresentato da dipinti come “Il sacrificio di Isacco”, nei modi di Francesco Guarino, “Salomè con la testa del Battista” vicino alle opere del Battistello. Il XVIII secolo, a seguito dell’operazione di restauro che ha consentito il riconoscimento e la datazione di numerose opere, si è enormemente arricchito con scene vetero e neo-testamentarie, paesaggi e nature morte, anche di grandi proporzioni.

Sezione Salernitani e Costaioli

Protagoniste di questa sezione sono le opere di artisti Salernitani (Raffaele Tafuri, Gaetano Esposito, Clemente Tafuri, Pasquale Avallone, Guglielmo Beraglia, Gaetano D’Agostino) e della Costiera Amalfitana (Luca Albino, Antonio Ferrigno, Luigi Paolillo, Manfredi Nicoletti, Gaetano Capone) tra Ottocento e Novecento. Di notevole bellezza è la Torre Normanna di Luca Albino. Le altre opere sono accomunate tra loro per i temi trattati, come il paesaggio, i ritratti, il folklore.

Sezione Artisti Stranieri

A partire dal 1999 si costituì questa sezione, comprendendo ben 52 opere di circa undici artisti stranieri, i cosiddetti “tedeschi”, che giunti sulla Costa Salernitana, amanti della civiltà magno-greca, delle cupole bianche mediterranee, delle scene di vita quotidiana, apportarono grandi novità e rivoluzionarono la scena artistica locale nei primi anni del Novecento. Di Richard Dölker, uno dei maggiori esponenti del “periodo tedesco” della ceramica vietrese, sono conservate 19 opere tra acquerelli, chine, disegni. Paesaggi positanesi di Stefan Andres, scrittore oltre che pittore, sono a china su carta, di cui i più famosi sono: Il campanile della Chiesa Madre di Positano, Punta Campanella vista da Positano, La casa degli Andres a Positano.

Ovviamente in questa sede sarebbe impossibile elencare tutti i capolavori esposti in Pinacoteca. Di sicuro la curiosità è forte e questo potrebbe essere uno spunto interessante, indirizzato a coloro che volessero visitarla. Recarsi in Pinacoteca Provinciale, magari in periodo natalizio, potrebbe essere una strepitosa passeggiata culturale tra i vicoli del centro storico dell’OPULENTA SALERNUM, iscrizione coniata su una moneta del 1052, alludendo alla ricchezza del principato di allora che persiste anche nella Salerno di oggi. L’apertura è dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 19:45. L’ingresso è gratuito.

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Annamaria Parlato 21/02/2021

Riaperta al culto la Chiesa di San Matteo ad Offiano

Il Parco Regionale dei Monti Picentini da sempre ha rappresentato un crogiolo di storia, arte, tradizioni ed è, soprattutto, un ricco “patrimonio culturale”. Nel corso dei secoli le testimonianze delle numerose dominazioni sorte in quei luoghi, i reperti e gli edifici architettonici ne fanno uno scrigno consistente di “beni” preziosi da preservare. Proprio in località Sordina, tra Salerno e San Mango Piemonte, sorge la Chiesa di San Matteo ad Offiano in cui si ammirano immediatamente il bel portale settecentesco e il campanile più volte rimaneggiato.

La Chiesa è intitolata a San Matteo, patrono della città di Salerno, e nei libri sacri la stessa è citata con l’appellativo di “San Matteo ad Offiano”. I toponimi “Dufiano” od “Offiano” costituivano l’antica denominazione del casale di Sordina. La località e la chiesa si conoscono già nel 1051. Nel 1080 si sa che la nobile famiglia dei Santomango deteneva un diritto di patronato su questa chiesa, e poiché si sa che divenuti signori di Salerno donarono un suolo per consentire nel 1076 l’edificazione del Duomo di Salerno, è probabile che in cambio ottennero il diritto di patronato e la possibilità di intitolare la chiesa di Sordina a San Matteo.

Nel 1542 divenne parrocchia e successivamente fu inclusa nelle altre due di San Mango Piemonte insieme con Santa Maria a Corte. Da un libro manoscritto del 1756, opera del parroco Don Stefano Anzinolfi e conservato presso la parrocchia, risultano elencati con precisione i beni della chiesa e altre note aggiunte dai successori tra cui Don Luigi Alfinito. In particolare, quest’ultimo parroco annota dell’esistenza di una iscrizione posta sul frontespizio secondo la quale la chiesa sarebbe stata costruita nel 1375. Poiché questa iscrizione non esiste più e, considerato il divario di date rispetto al 1051 riportato in “Salerno Sacra”, si potrebbe supporre che l’edificio originario poteva essere di dimensioni più piccole e riferito alla congrega e alla sacrestia, e che nel 1375 sia stata costruita la chiesa come si presenta oggi, con una navata centrale e sei cappelle laterali, tre per lato dedicate a Santa Lucia, San Giuseppe, Santa Caterina, San Vincenzo, San Vito e all'Addolorata.

Da un documento diocesano risulta, poi, che nel 1860 con cinquecento ducati, ricavati dal taglio di querce site nel fondo Catuonzo, fu restaurato il tetto e le due cappelle rovinate, mentre il campanile fu ripristinato ma con un’altezza inferiore. Altri lavori tra cui lo stucco, la volta, il pavimento, i finestroni e il frontespizio furono terminati nel 1908. Mentre le campane attuali furono consacrate nel 1926 da Mosignor Grasso. Gravi danni la chiesa ha subito anche dal terremoto del 1980.

Nei primi anni del 2000, con il rifacimento del tetto con travi in legno lamellare a vista, il ripristino della pavimentazione e dell’intonaco sulle mura esterne, la struttura è stata messa in sicurezza. Fino al 2000 c'erano stati, da parte della Soprintendenza, alcuni primi finanziamenti tesi a consolidamenti parziali, puntellature, coperture provvisorie e impalcature per evitare pericoli e ulteriori danni che potevano derivare anche da infiltrazioni di acque meteoriche.

Nel 2001 per merito dell'Associazione GILCASS (Gruppo Iniziatyiva Locale Cultura Ambiente Sviluppo Sostenibile), presieduta dal Dott. Orazio Elio Genovese, insieme al Parroco Don Angelo Cuozzo, vengono prese una serie di iniziative pubbliche tra cui la partecipazione all'evento di Legambiente "SALVA L'ARTE", una mostra fotografica e un concerto di inni sacri con l'intervento del coro del Duomo di Salerno.

Nel corso di questi eventi in una pubblica assemblea il problema del recupero della chiesa fu posto all'attenzione delle autorità civili e religiose presenti tra cui l'On. Parlamentare Tino Iannuzzi. A seguito di questo evento determinante, nel corso dello stesso 2001, ultimo anno di esercizio finanziario, stando alle disposizioni del CIPE, nel quale si poteva ancora accedere ai fondi stanziati per i beni danneggiati dal sisma del 1980, la chiesa fu inserita nell'elenco delle opere da finanziare. Nell'ottobre del 2002, l'Associazione GILCASS, nella persona del Presidente, riceve la comunicazione dal Parlamento Italiano a firma dell'On. Tino Iannuzzi che per l'inizio del recupero della struttura della Chiesa di Sordina-San Mango veniva stanziato un primo finanziamento di 350 milioni di lire, pari ad € 180.759,91. Una volta inserita nel circuito del recupero, per la sua valenza e l'importanza storico-artistica, la Chiesa ha ricevuto per gli esercizi successivi altri finanziamenti.

Così dichiara il Dott. Orazio Genovese: “Con l'occasione non può non farsi menzione dell'opera solerte e preziosa dei dirigenti e dei tecnici dell'epoca della Soprintendenza ai Beni ed alle Attività culturali di Salerno, in primis l'Ing. Gennaro Miccio. Tuttavia, malgrado il completamento dei lavori strutturali e la messa in sicurezza, la Chiesa è rimasta ancora chiusa per oltre dieci anni perchè mancavano alcuni restauri degli stucchi interni oltre ad alcuni infissi ed impianto di illuminazione. Quest'ultimo tratto di strada è stato il più difficile e più sofferto, perchè mancavano ancora fondi, e perchè capitato nel mezzo della pandemia.

Ciononostante, la comunità parrocchiale, contribuendo anche con offerte private, e soprattutto grazie all'impegno e alla paziente assunzione dell'iniziativa da parte di due nuovi cittadini di Sordina (Umberto Napolitano, Funzionario della Sopraintendenza di Salerno, e Sergio Nappi), è riuscita a percorrere anche quest'ultimo tratto di strada riaprendo al culto e alla fruizione turistica l'importante insula. Senza l'intervento determinante di questi ultimi due cittadini nulla sarebbe stato possibile, perché gli stessi sono riusciti in poco tempo a sensibilizzare le autorità religiose e civili, in primis l'Arcivescovo Metropolita di Salerno Mons. Andrea Bellandi, riguardo l'importanza per le comunità locali di riaprire la Chiesa”.

Dopo quarant’anni dal sisma del novembre del 1980 finalmente è stata riaperta al culto e venerdì 12 febbraio l’Arcivescovo Bellandi ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica insieme al Parocco Don Carlo Maria De Filippis durante la quale c’è stata la consacrazione del nuovo altare in cui sono state inserite le reliquie di S. Matteo Ap. Ev. e S. Vito Martire, confezionate dall’Ufficio Custodia Reliquie della Diocesi. Questa chiesa, per la straordinarietà dell’aspetto e l’importanza storico-artistica merita tutta l’attenzione possibile da parte della comunità civile e religiosa salernitana.

* Le notizie storiche sono tratte dal libro del 2020 di Orazio Elio Genovese “Dalla Capua Rhegium al Corridoio Helsinki-Valletta” e dalle ricerche della Pro Loco di San Mango Piemonte

PH Credits Francesco Paletta

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Redazione Irno24 03/12/2019

"Alternativity", torna la mostra dei presepi di sabbia

Torna "Il Presepe di Sabbia - Alternativity", la mostra organizzata dalla "Compagnia della Sabbia" e patrocinata dal Comune di Salerno, che si terrà dal 2 Dicembre 2019 al 12 Gennaio 2020 in Via Alvarez, nei pressi della spiaggia di Santa Teresa. La kermesse ospita quattro famosi artisti internazionali chiamati, quest’anno, a celebrare la natività di Cristo attraverso l’ispirazione al presepe settecentesco. Un viaggio verso le radici di quest’arte intessuto di aneddoti legati ai Borboni, alla storia della Napoli di Eduardo e, soprattutto, alla emozionalità della tradizione meridionale. Fino al 6 Dicembre le opere si presenteranno in parte ancora inglobate nella sabbia: un’occasione unica per scoprire gli affascinanti meccanismi di creazione che si celano dietro queste colossali sculture.

foto tratta dalla pagina social Compagnia della Sabbia

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