Arte come passione e professione nel lungo percorso di Maria Pina Cirillo
"Per me l'arte è bellezza, armonia, libertà espressiva, voglia e capacità di comunicare"
Anna De Rosa 04/12/2022 0
La salernitana Maria Pina Cirillo, critico d'arte e di letteratura, si interessa di arte iconica e critica letteraria dal 1992 e, da sempre, di storia delle tradizioni popolari. Psicologa dell’arte, ha condotto approfonditi studi e ricerche, sviluppando interessanti teorie di lettura del rapporto autore-opera-fruitore. Curatrice di importanti manifestazioni culturali, ha partecipato, in qualità di organizzatrice, consulente e/o relatore, a numerosi eventi e trasmissioni radiofoniche e/o televisive, pubblicando articoli su riviste specializzate.
Il tuo primo contatto con l’arte? Cos’è per te l’arte?
Il mio primo contatto con l'arte iconica è avvenuto molto presto, quando, a 4-5 anni, ho potuto ammirare le opere di arte sacra nelle chiese napoletane che mio padre, innamorato della città in cui aveva studiato, mi ha portato a conoscere. Un momento di intensa emozione, che ancora conservo nel cuore. Per quanto riguarda, invece, il ricordo di un'artista al lavoro, mi è rimasta l'immagine di Andrea Celano, un pittore, scultore, ceramista, amico di famiglia, che andavamo a trovare nel suo studio/atelier. Per me l'arte è bellezza, armonia ma, soprattutto, libertà espressiva, voglia e capacità di comunicare, di approfondire il rapporto con se stessi e gli altri.
Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata una professione?
Ho iniziato a pensare all'arte non soltanto come momento di benessere, ma come qualcosa da condividere con gli altri, quando mi sono resa conto che fare o fruire arte migliorava la qualità della vita. Pur avendo affrontato il mondo della letteratura molto presto (a 16 anni ho scritto la mia prima recensione sulla sezione Mediterraneo di Montale e poi, qualche anno dopo, nella mia tesi, ho trattato la produzione poetica di Edoardo Sanguineti), ho, però, iniziato "ufficialmente" come critica d'arte solo nel 1992/93, quando ho fondato il Circolo Culturale "Athena", di cui sono presidente.
Da allora, spesso in sintonia con altre associazioni sul territorio, ho proposto mostre, conferenze, convegni. Particolarmente importanti sono stati i concorsi nazionali ed internazionali di fiabe, favole e racconti (Premio letterario "Elisabetta Casuccio") e di fotografia per i diritti degli animali (Premio "Amici di Petrosino"), entrambi svoltisi nelle bellissime sale del Palazzo di Provincia, che hanno fatto registrare un elevatissimo numero di partecipanti e una folta e qualificata presenza di pubblico.
Come scegli i progetti o gli artisti da seguire?
Mi faccio guidare sia da fattori razionali che emozionali. Devo, infatti, essere interessata al progetto, condividerne la visione e gli scopi, riconoscerne la validità. Relativamente alla scelta degli artisti da proporre o recensire, mi interessano sia le scelte stilistiche e tematiche che la personalità perchè, facendo psicanalisi dell'arte, ciò che mi colpisce è il rapporto tra il lato umano, quello culturale e quello artistico, che coinvolge non soltanto l'autore ma anche i fruitori.
Un aneddoto nella tua esperienza che ricordi con il sorriso e uno con disappunto
Un ricordo particolarmente gradevole è legato ad una delle prime manifestazioni da me organizzate. A Salerno, nella sede del Centro Artisti Salernitani, in via Mercanti, ho curato e presentato la collettiva d'arte "Nugae", articolata in due momenti. Una prima parte "tradizionale", con l'esposizione, per una settimana, di dipinti e fotografie di diversi artisti, alcuni famosi, altri emergenti, ed una seconda fase, di un solo giorno, con un evento apparentemente classico ma, in realtà, molto ironico e anche abbastanza provocatorio.
In questo secondo segmento, ho esposto creazioni fuori degli schemi ed ho preparato quattro recensioni, da stampare ed appendere alle pareti, quale esplicazione delle opere in mostra. In realtà si trattava di pezzi che non avevano alcun senso logico: il primo era un'accozzaglia di paroloni che parodiavano le recensioni ampollose di alcuni noti critici d'arte che, evidentemente, ritenevano di essere considerati tanto più importanti quanto più le loro parole fossero state di difficile comprensione.
Il secondo era in un inglese che non aveva alcun senso, così come il terzo, scritto in un latino maccheronico decisamente "out". Infine, nella quarta scheda, le parole erano formate da lettere greche semplicemente accostate le une alle altre, che creavano vocaboli inesistenti. La serata era completata da una relazione sulla storia dell'arte di due famosi critici (in realtà due persone che impersonavano dei critici ed esponevano, con passione, teorie strampalate). Il risultato più incredibile, che in realtà speravamo di ottenere, è stata l'attenzione di una fetta di spettatori che ha creduto si trattasse di discorsi seri e che ha letto con attenzione le finte recensioni, commentandole variamente.
Un evento che ricordo con disappunto è, invece, una collettiva in cui era inserita l'opera di una giovane artista, forse troppo piena di sé. In quell'occasione, si decise di mettere di fronte alla porta d'ingresso una tela particolarmente interessante, capace di attrarre i visitatori, invogliandoli ad entrare, con vantaggio per tutti. Gli artisti furono d'accordo, tranne la ragazza, la cui tela, tra l'altro, era in una posizione strategica. Così, mentre ero impegnata ad organizzare la presentazione, lei e il fratello, girando tra i vari gruppetti che stazionavano nella sala, iniziarono a parlare di evidente favoritismo.
Avvisata dagli altri artisti, ho aperto la manifestazione ricordando che la nostra associazione si basava sull'amicizia e sulla stima reciproca, e che nell'allestire una mostra è importante considerare il risultato finale ed è perciò necessario tenere conto della grandezza delle tele, dell'impatto visivo e del rapporto con le altre creazioni. In ogni caso, si invitava chi si fosse ritenuto danneggiato dall'allestimento a parlarne in privato, esponendo le sue perplessità. In trent'anni di manifestazioni ed eventi non si è mai ripetuto un episodio del genere.
Se potessi incontrare un artista del passato tuo preferito e uno del presente cosa gli chiederesti?
Se potessi incontrare un artista del passato sceglierei sicuramente Sandro Botticelli, le cui opere mi comunicano un grande piacere estetico, emozionale ed intellettuale. Non credo farei domande, in quanto sarei troppo emozionata e, soprattutto, interessata ad osservarlo mentre crea le sue splendide opere, e ad ammirare le sue figure femminili, così attuali nonostante la non piccola distanza temporale.
Tra gli artisti contemporanei, deciderei di avere una conversazione con Banksy, lo street artist certamente più noto al mondo, anche grazie alla monumentale spettacolarità delle sue opere. Mi piacerebbe sapere come coniuga le sue scelte stilistiche, non esenti da icone reiterabili e facilmente riconoscibili, con l'idea di creazione artistica come elemento inimitabile, la cui valenza è data proprio dalla sua unicità, e quanto questo significhi tendere ad un'arte seriale.
Vorrei anche discutere dello scardinamento del mercato della mediazione, che potrebbe diventare un'importante scelta per molti artisti che, in tal modo, si affrancherebbero dalla dipendenza dalle gallerie, con un'indiscutibile equivalente ricaduta economica, ma certo farebbe mancare una visione terza dell'opera, che si ritroverebbe stretta tra l'intenzione comunicativa del suo creatore e la libera interpretazione del suo fruitore, non sempre in possesso degli strumenti necessari ad una corretta decodifica e all'arricchimento dei messaggi dell'opera stessa. Mi piacerebbe anche sapere come si possa coniugare la volontà di ottimizzare al massimo il profitto economico del proprio lavoro con la volontà di comunicare messaggi sociali e politici.
Quanto conta la comunicazione nell'arte?
La comunicazione nell'arte è fondamentale, soprattutto in tempi in cui l'uso dei mass media è così massiccio e pervasivo. Infatti, se un tempo la fruizione dell'arte era appannaggio di pochi, l'accesso alla cultura e, in tempi recentissimi, ai social di un numero sempre crescente di persone, l'ha resa più popolare ma, nello stesso tempo, anche maggiormente dipendente da un'efficace strategia comunicativa. Promuovere un evento artistico, diffondere efficacemente la notizia, renderlo "di moda" diventa, in tal modo, un momento centrale e contribuisce al successo dell'iniziativa ed alla popolarità dell'artista.
Come hai vissuto la pandemia? Cosa ti ha lasciato?
Per quanto mi riguarda, soltanto i primi tre mesi sono stati davvero espressione di un tempo sospeso, non soltanto per l'assenza dei rapporti umani, ma anche per il senso di incertezza che li ha dominati. Ho vissuto, invece, diversamente gli altri mesi di questi due anni fuori dal comune. Ne ho infatti approfittato per portare a termine tante cose che non avevo il tempo di fare e, non appena possibile e secondo tutte le regole, ho curato mostre e partecipato comunque ad eventi culturali.
Ciò che mi ha colpito di più in tale periodo è stata la rinuncia totale di tante persone a vivere, sia pure in situazioni di massima sicurezza, anche i piccoli momenti di socialità. Al termine di questa esperienza ho, innanzitutto, apprezzato di più la quotidianità con i suoi piccoli riti e le cose di ogni giorno. Inoltre, credo di essere diventata più forte, più determinata e più attenta agli altri.
Tuoi prossimi progetti?
In futuro vorrei dedicare più tempo alle cose che mi interessano ed alle persone che mi circondano. Culturalmente parlando, continuerò ad occuparmi di arte e letteratura, intensificando la partecipazione a convegni nazionali ed internazionali; ad esempio in Spagna, a Salamanca, per parlare del rapporto tra le tradizioni siciliane presenti nelle opere di Verga e usi e costumi corrispondenti nel Cilento antico. Ho anche in programma la curatela di alcune mostre con il Cilentofest, di un evento a Carrara e di una manifestazione ia Nocera. Dedicherò anche tempo ed energie alla didattica dell'arte, quale momento ineludibile per una crescita armoniosa ed integrale dei ragazzi.
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Anna De Rosa 18/12/2022
La "spericolata" creatività di Giuliano Napoli, trasformista della materia
Non è facile intervistare Giuliano Napoli, non è facile inquadrarlo in un solo settore. E' un creativo spericolato, crea opere incredibili con tecnica di riciclo di vari materiali, con infinite sperimentazioni. E' un visionario dalla percezione veloce ed alterata, incoerente e incostante, con una grande capacità di razionalizzare tutto questo. Napoli è un artista dalla creatività vivace ed empirica, che spazia e sperimenta; un trasformista della materia, ricicla tutto ciò che non serve e gli dà nuova vita.
Quando non è assorbito dal suo lavoro, raccoglie i rifiuti e li trasforma in opere d’arte ecologiche e innovative. Le sue opere si trasformano in installazioni che hanno per base di appoggio tronchi recuperati ovunque, soprattutto sulle spiagge, con giochi di luci e suoni.
Dove sei nato? Dove vivi?
Sono nato a Salerno, per un lungo periodo della mia vita ho vissuto a Roma, dove ho lavorato come clown nei reparti pediatrici e oncologici di diversi ospedali; girando un po' per l'Europa, ho portato avanti un progetto di ricerca artistica sul mondo del clown. Da qualche anno sono rientrato a Salerno e poi mi sono trasferito a Eboli, per stare vicino alla famiglia, mantenendomi però saldamente ancorato al mondo artistico del territorio salernitano.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Ho memoria di me da piccolo pronto a cantare, recitare, creare in ogni momento di ogni giorno. Poi, da grande, la mia ricerca artistica mi ha portato a fare un viaggio molto intimo sul mondo teatrale del clown, portandomi a creare spettacoli che ho portato in giro in teatro, ma in particolar modo nelle scuole di Roma, legando gli spettacoli ad un progetto di educazione alla salute e alla solidarietà.
Quando non ero nelle scuole, facevo clownterapia negli ospedali di Roma, in sinergia con le politiche sociali di Roma e con l'Università LA SAPIENZA, come docente per la Formazione di operatori sociali; nel 2004 ho anche fondato l'associazione RIDERE PER VIVERE, portando per la prima volta in Campania la comicoterapia negli ospedali napoletani Santobono e San Paolo e in quello di Mercato San Severino.
Dal 2016, la mia creatività si è spostata su una ricerca artistica completamente diversa. Ho cominciato a creare opere come denuncia di una società legata agli sprechi. Attraverso le mie opere, che uso come specchio di un mondo sempre più legato al consumismo, creo foto, video e installazioni. Realizzo le mie opere con tecniche di aggregazione di materiali di riciclo, fondendoli in installazioni cromatiche che prendono vita grazie a giochi di luci, mostrando allo spettatore universi materici, plastici, significativi secondo il tema trattato, quindi foto, luci, riciclo, rielaborazioni, musica, video e altro per esprimere l'anima del gesto creativo.
Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?
L’unica costante è il saper guardare e ascoltare. Quando ho un’ispirazione, a volte è come un “fermo immagine”, un blocco momentaneo dello scorrere quotidiano, il più delle volte è un semplice inciampare su ostacoli non percepibili. Mi piace perdermi tra e nelle cose che normalmente accadono, rinnovando un’attenzione muta, come un dono, un regalo inatteso, un’immagine che ti si spacchetta nella mente, ora, per un attimo.
I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato?
Il mio percorso artistico è anomalo. Io non ho studiato arte, ma l'ho incontrata in un momento particolare della mia vita. È stata un forte àncora alla realtà. Ho cominciato a fare sperimentazione perché diversamente il periodo che attraversavo mi avrebbe condotto lungo percorsi difficili. E allora ho riempito la vita di cose che mi davano piacere.
Poi ho scoperto che le persone che assistevano alle mie sperimentazioni vivevano con me quel rito di sospensione creativo, e da loro avevo dei ritorni che mi facevano scoprire artisti ai quali potevo fare riferimento per quello che sembrava delinearsi come mio percorso artistico. È cosi che ho scoperto Alberto Burri. Mi piace pensare che un soffio di vento abbia tenuto sospeso nel tempo un po' del suo mondo interiore, e che per caso mi sia entrato nel cuore, facendomi sentire quello che provo quando creo una mia opera.
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
In Italia il mondo dell'arte non è considerato come andrebbe fatto. Come dicevo prima, nel mio percorso di vita ho fatto una ricerca teatrale sul clown. Questo percorso l'ho condotto a Berlino. Un'esperienza utopistica in Italia, se consideriamo che a Berlino lo stato ci ha messo a disposizione un teatro per creare, un sostegno economico, e ogni sera avevamo un pubblico che pagava il biglietto semplicemente per sostenerci: veniva a vedere cosa era stato creato durante il giorno e ci dava dei riscontri su ciò che teatralmente funzionava ed era comico. Un modo completamente diverso di fare arte. Artista e pubblico che diventano un insieme nel condividere un percorso.
Cosa ti ha lasciato la pandemia?
Per fortuna ho trovato un lavoro che mi occupa tanto tempo, ma il richiamo dell’arte è sempre forte e appena ho occasione sono presente ad eventi con performance di fotografia e altro.
Progetti futuri?
Il sogno di recuperare un paese fantasma e trasformarlo in un luogo di rinascita attraverso l'arte, per tutti quelle persone che purtroppo in un momento della loro vita hanno incontrato dipendenze di ogni genere.
Anna De Rosa 09/02/2022
Le "Armonie" di Vincenzo Caiella fra pittura e musica
Vincenzo Caiella, nonostante le sue potenzialità creative, ha dovuto dare sempre la priorità alle esigenze della vita, dal momento che, purtroppo, l’arte non paga. Nonostante l’Italia detenga i due terzi del patrimonio artistico mondiale, sempre più spesso i creativi di casa nostra sono costretti a emigrare.
In Italia non esistono stipendi per gli artisti a livello statale, a differenza ad esempio della Norvegia, dove un supporto viene riconosciuto agli artisti e di cui si può vivere tranquillamente. Un altro mondo rispetto al nostro Paese, dove l’artista, a meno che non sia già inserito in un contesto commerciale, non ha possibilità di sicurezze economiche. Visitando il sito di Vincenzo Caiella, è possibile vedere le sue varie fasi di ricerca creativa evolutiva, ma io sono rimasta affascinata dalla serie "ARMONIE", dove donne con cuffie ascoltano musica, immerse in un fiorire di natura vivacemente cromatica.
Dove sei nato? Dove vivi?
In Molise, in un paesino chiamato Mirabello Sannitico. Vivo a Salerno, dove la mia famiglia si è trasferita nel lontano 1963.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Ho iniziato a dipingere già da adolescente, ma solo per pochi anni, poi ho ripreso in età adulta, invogliato anche dal fatto che mia figlia studiava all’Accademia Belle Arti di Napoli. Dal 2010 la mia ricerca artistica non si è più fermata, confermando l’artista che sono e che nessuno immaginava. Dopo il periodo “astratto”, ho scelto il figurativo con una tecnica pittorica tutta mia, molto particolare e molto apprezzata, con la quale ho realizzato una serie di opere dal titolo “Baci, abbracci e tatuaggi” e subito dopo, sempre con la stessa tecnica, ho realizzato la serie “Respiri”.
Poiché ritengo che nell’arte non possano esistere limiti o remore, ho iniziato ad utilizzare tecniche più tradizionali, alternando acrilico e olio, a volte utilizzandoli insieme, rappresentando soggetti anche inusuali come lo sport o personalissime prospettive della mia città. Tra Salerno e Napoli ho realizzato alcune personali e partecipato a numerose mostre, tra le quali la Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
L'ispirazione nasce dal caso, da un'idea che colpisce e che a volte non ha un significato esplicito. La scelta del tema è in genere è la fase più importante, in modo assolutamente naturale visualizzo mentalmente l'opera e in genere più di una sullo stesso tema. Non cerco di comunicare qualcosa, se non l'invito all'osservazione di un'immagine non banale che, se suscita un'emozione o comunque una riflessione, ha già raggiunto il suo scopo.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo
Tutti i grandi del passato remoto e recente mi hanno in qualche modo influenzato, è inevitabile. Ricordo un amico artista che mi disse: "Non vado a vedere mostre d'arte per evitare di essere contaminato e rischiare di perdere la mia originalità".
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Credo che le Istituzioni debbano svolgere (e in effetti alcune volte lo fanno) il ruolo di promozione dell'arte e degli artisti emergenti o comunque promettenti, che altrimenti devono affidarsi solo a galleristi e al mercato dell'arte, che non è promozione dell'arte ma affari.
Progetti futuri? Questi due anni con la pandemia per molti sono stati un tempo sospeso e di introspezione personale, tu come lo hai vissuto?
Nella fase iniziale della pandemia ho continuato a dipingere sul tema del mare, ora ho sospeso temporaneamente la pittura e sto dedicando il mio tempo alla mia seconda fonte di ispirazione e gioia, la musica, in particolare lo studio dei classici jazz con le mie chitarre.
Anna De Rosa 29/07/2023
Stole, gioielli, borse: la creatività di Carmen Savino non ha limiti
Come si fa a possedere una borsa o un vestito senza tempo? Preziosa proprio perché unica nel suo genere? Si ricerca l’arte che si fonde con l’artigianato. L’arte fatta a mano da un’artista che, proprio perché lavora con le mani e la sua emotività, realizza ogni volta qualcosa di unico e irripetibile. È il caso di Carmen Savino, che dipinge su tessuti e su tele: sulla base della sua creatività, diventano foulard, stole, gioielli, scarpe, borse.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata a S. Michele di Serino, un piccolo paese nella verde Irpinia, a pochi chilometri da Avellino, ma sono cresciuta e ho studiato a Salerno, la mia amata città.
Che tipo di persona sei? Come è iniziato il tuo percorso artistico?
Sono una persona molto tranquilla, riservata, dotata di una buona dose di curiosità, ed è stata grazie a questa che ho imparato a fare le cose che faccio. Non ho trovato particolare fatica nel farle, credo sia la passione che mi aiuta a realizzare tutte le mie creazioni, unitamente alla fantasia e al forte desiderio di vederle realizzate. Le motivazioni che mi hanno spinta a dipingere sono innanzitutto una passione innata (non ho frequentato l'artistico, ho imparato da me) e il forte desiderio di vivere l'esperienza pittorica. Sulla tela mi sembrava ti poter dimenticare ansie e preoccupazioni.
La prima cosa è dare libero sfogo alla mia voglia di arte, intendo lasciare libera la mia immaginazione, trasformare le mie sensazioni di quel momento attraverso i colori e vederli poi nel disegno prima e nel dipinto dopo. È una sensazione bellissima, molto personale, e non è mai la stessa. Per libertà intendo: perché devo dipingere il cielo di blu o di azzurro? Per me "il mio cielo" può avere anche sfumature di verde o corallo.
Come nasce una tua opera?
Nasce nel momento in cui inizio a tracciare dei segni su un foglio bianco; poco per volta, danno vita ad una forma, che coi colori e le sfumature raggiungono la pienezza finale. Ma, prima ancora di tutto questo, c'è sempre il voler esprimere o trasmettere qualcosa. Come soggetto scelgo sempre qualcosa che mi emoziona.
Cos’è per te l’ispirazione?
Qualcosa che proviene sempre dall'esterno, per cui potrebbe essere di tutto: dall'ascoltare una musica all'ammirare una farfalla che si adagia su un fiore; osservare il mare, il cielo, oppure un volto. Una cosa che mi attrae molto è l'espressione di un volto e riuscire a riportarla nel dipinto.
I riferimenti artistici che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?
L'artista che mi ha maggiormente influenzata è stata senza dubbio Frida Kahlo. Inoltre, un riferimento molto importante per me è un'eccellente artista calabra, Nunzia Colucci. Ci siamo conosciute sul web e devo dire che sono rimasta letteralmente rapita dalla sua arte. Nei suoi dipinti prevale una spiccata nota di sensualità, come ho notato in pochi altri dipinti. Ha una tale maestria nel dipingere, che rende le sue opere originali e uniche. Nunzia è stata l'artista che mi ha spinta a dipingere su tela, invitandomi a farlo con i colori ad olio (avevo sempre usato solo gli acrilici, per dipingere su seta e altre fibre vegetali). Lei mi sprona moltissimo e riesce a guidare la mia mano anche a distanza.
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?
Nel nostro Paese, così come nella città di Salerno, ci sono tantissimi artisti. Alcuni quotati nella giusta misura, altri meno. Le gallerie sono un'ottima vetrina, che non sempre ci si può permettere. Purtroppo dobbiamo dire che non si vive di arte, al massimo ci si nutre. L'arte non ha mai garantito guadagni e fama, eppure oggi l'illusione di avere a disposizione un network e un pubblico potenzialmente raggiungibile in tutto il mondo, grazie a Internet e alle tecnologie digitali, indurrebbe a credere che il processo di "monetizzazione" sia molto più semplice.
Progetti futuri?
Sto realizzando borse da passeggio, per serate ed occasioni, con tessuti particolari. Praticamente "borse gioiello" un po' vintage. Anche in questo con la giusta guida dell'artista Colucci, per la sua fantasia nel renderle uniche e particolari e per il disegno dei modelli.