Baronissi, al FRaC la mostra fotografica "Comete" di Chiara Fossati

L'inaugurazione dell'evento è in programma alle ore 18:30 di sabato 15 giugno

Redazione Irno24 12/06/2024 0

Sabato 15 giugno, alle 18:30, sarà inaugurata la mostra "CHIARA FOSSATI - COMETE", quarto appuntamento della rassegna FOTOGRAFIA24, curata da Massimo Bignardi e da Carlo Pecoraro, promossa dal Museo-FRaC Baronissi, in collaborazione con la Fondazione Rossi di Nova Milanese e grazie al sostegno della Regione Campania.

Quarta esposizione che segnala la vivacità di una rassegna proiettata a segnalare nuove esperienze che hanno registrato un significativo interesse del pubblico. La mostra di Chiara Fossati, allestita nelle due sale della Galleria dei Frati, propone 20 opere fotografiche che l’artista ha realizzato nel 2022, esperienza con la quale vince la sezione WeWorld del Premio Ponchielli.

“Comete è una serie – scrive Fossati – che si concentra su adolescenti e giovani donne. Da anni fotografo giovani ragazze, ma dopo il Covid ho deciso di concentrarmi sull’Italia, soprattutto nelle aree suburbane, e continuare questo progetto in corso per avere una visione completa su cosa vuol dire essere una giovane donna in questi giorni. Di solito trovo queste ragazze per strada, nei centri commerciali, parlo con loro, le intervisto e le ritraggo.

La cosa interessante per me è vedere come cambiano le generazioni nei rapporti con la società, ma anche quanto il luogo in cui siamo cresciuti cambia davvero le prospettive che abbiamo sulla nostra vita e sul futuro. Questo viaggio per me è una sorta di indagine sulle nuove generazioni di ragazze, che vivono la loro giovinezza in un mondo molto complicato, per capire se e dove trovano la forza e gli strumenti per realizzare i loro sogni”.

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Federica Garofalo 03/01/2021

La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano

Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.

Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.

Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.

Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).

Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.

Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.

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Redazione Irno24 11/08/2021

Salerno, pinacoteca provinciale aperta a Ferragosto

La Provincia di Salerno, in occasione della giornata festiva del 15 agosto, dispone l'apertura straordinaria di alcuni Musei provinciali. “Abbiamo deciso l’apertura straordinaria – afferma il Presidente Michele Strianese – per il prossimo Ferragosto, dalle ore 9.00 alle ore 14.00, sia della Pinacoteca provinciale di Salerno che del Museo archeologico della Lucania Occidentale di Padula. I restanti musei provinciali resteranno chiusi.

Cerchiamo di rendere fruibili i nostri spazi museali anche in momenti festivi come questo con lo scopo di intercettare i flussi turistici previsti sul nostro territorio. È un impegno che comporta un considerevole sforzo organizzativo vista la forte carenza di personale a cui siamo costretti, ma il nostro patrimonio culturale rappresenta un attrattore importante che vogliamo mettere a disposizione del nostro territorio”.

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Redazione Irno24 18/07/2026

Baronissi, un Premio nazionale dedicato all'attrice Margherita Rago

Il Comune di Baronissi istituisce il Premio nazionale "Margherita Rago", un nuovo appuntamento culturale dedicato alla memoria dell'attrice baronissese Margherita Rago, diplomata presso l'Accademia dello Spettacolo nel 1994 e protagonista di una brillante carriera teatrale. L'iniziativa, promossa in collaborazione con l'Accademia dello Spettacolo e del Musical di Baronissi, nasce per onorare il ricordo dell'artista e valorizzare la drammaturgia contemporanea, con particolare attenzione ai temi della condizione femminile e alle voci delle donne nella società.

Il Premio prevede un concorso nazionale riservato a monologhi inediti sul tema "La condizione femminile". Una giuria composta da qualificati professionisti del settore selezionerà i cinque migliori testi, che saranno interpretati durante la Serata di Gala, in programma all'Anfiteatro di Baronissi nel luglio 2027, da attrici di rilievo nazionale. Sarà il pubblico presente a decretare il monologo vincitore.

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