Giornate FAI, grande successo per le visite alla Prefettura di Salerno

Eccezionalmente aperto anche l'appartamento riservato al Presidente della Repubblica

Redazione Irno24 27/03/2023 0

Si sono chiuse con successo e grande partecipazione cittadina le “Giornate FAI di primavera 2023”, dedicate dal Fondo Ambiente Italiano alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico ed architettonico del Paese, cui ha partecipato anche la Prefettura di Salerno, aprendo le porte del Palazzo del Governo di Piazza Amendola.

Nel weekend del 25 e 26 marzo sono stati, eccezionalmente, aperti al pubblico il Salone di rappresentanza dell’alloggio del Prefetto, l’Appartamento del Presidente della Repubblica - dove hanno soggiornato, tra gli altri, i Presidenti Ciampi e Napolitano in occasione della visita alla città - ed il Sacrario dedicato alla memoria dei cittadini caduti durante le campagne di guerra, decorati di medaglia d’oro al valor militare. Il Sacrario ospita un’opera scultorea di Francesco Saverio Palozzi, autore anche della statua marmorea dell’atleta con l’asta posta all’ingresso del Foro Italico a Roma.

Al termine della “due giorni”, il Prefetto di Salerno, Francesco Russo, ha espresso un particolare ringraziamento alla Delegazione FAI di Salerno, guidata dall’Avv. Michelangelo De Leo, per aver coinvolto la Prefettura nell’iniziativa, ai volontari dell’ANPS (Associazione Nazionale Polizia di Stato) Sezione di Salerno, che hanno affiancato lo staff della Prefettura, e ai giovani, bravissimi, studenti del Liceo Classico “Perito-Levi” di Eboli, impegnati nel ruolo di “guida” nelle visite da parte dei cittadini.

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Redazione Irno24 03/12/2019

"Alternativity", torna la mostra dei presepi di sabbia

Torna "Il Presepe di Sabbia - Alternativity", la mostra organizzata dalla "Compagnia della Sabbia" e patrocinata dal Comune di Salerno, che si terrà dal 2 Dicembre 2019 al 12 Gennaio 2020 in Via Alvarez, nei pressi della spiaggia di Santa Teresa. La kermesse ospita quattro famosi artisti internazionali chiamati, quest’anno, a celebrare la natività di Cristo attraverso l’ispirazione al presepe settecentesco. Un viaggio verso le radici di quest’arte intessuto di aneddoti legati ai Borboni, alla storia della Napoli di Eduardo e, soprattutto, alla emozionalità della tradizione meridionale. Fino al 6 Dicembre le opere si presenteranno in parte ancora inglobate nella sabbia: un’occasione unica per scoprire gli affascinanti meccanismi di creazione che si celano dietro queste colossali sculture.

foto tratta dalla pagina social Compagnia della Sabbia

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Redazione Irno24 16/02/2022

Salerno, alla Pinacoteca provinciale la mostra su Hemingway di Fasanaro

Sabato 19 Febbraio 2022, alle ore 10,30, la Provincia di Salerno, presso la propria Pinacoteca di Salerno in via Mercanti 63, inaugura la mostra dedicata a Ernest Hemingway di Renaldo Fasanaro, organizzata in collaborazione con la sezione salernitana dell’ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere).

Oltre all’intervento dell’autore sono previsti i saluti istituzionali del Presidente della Provincia, Michele Strianese, del Sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, del Consigliere provinciale delegato al Patrimonio Museale, Biblioteche e Beni culturali, Francesco Morra. Modera il giornalista e scrittore Paolo Romano.

Nel corso della mattinata si tiene il reading introdotto da Patrizia De Bartolomeis, con l’accompagnamento musicale di Espedito De Marino e le letture in inglese di Flavio Erra, in francese di Corinne Tramoni, in spagnolo di Maria F. D’Andrea. L’apertura della mostra al pubblico inizia nel pomeriggio, alle ore 16,30, e proseguirà dal martedì alla domenica negli orari 9,00-10,30. L'accesso sarà regolamentato nel rispetto della normativa anti Covid e con il controllo del super Green Pass.

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Annamaria Parlato 10/05/2026

"È un pasticcio saporito": la ricetta perfetta di Rossini al Verdi di Salerno

C’è una battuta ne Il signor Bruschino che sembra racchiudere l’intera filosofia rossiniana: "È un pasticcio saporito". Non è soltanto un passaggio brillante della farsa giocosa andata in scena venerdì 8 maggio al Teatro Verdi di Salerno, ma una vera dichiarazione poetica. Perché il giovane Gioachino Rossini, appena ventunenne quando compose quest’opera nel 1813 per il Teatro San Moisè di Venezia, aveva già intuito che il teatro musicale potesse funzionare come una grande cucina alchemica: ingredienti diversi, equivoci, ritmo, leggerezza, sorpresa, sapientemente amalgamati fino a creare un meccanismo perfetto.

E Rossini, del resto, fu gastronomo autentico prima ancora che gourmet celebrato. La sua esistenza è disseminata di ricette leggendarie, tournedos dedicati al suo nome, maccheroni sublimati, foie gras, tartufi, champagne e convivialità elevate ad arte. La cucina, per lui, era sicuramente semplice piacere sensoriale, ma anche costruzione drammaturgica: equilibrio fra sapidità e dolcezza, fra tempi lunghi e accelerazioni improvvise. Esattamente ciò che avviene ne "Il signor Bruschino", autentico soufflé teatrale dove ogni personaggio entra in scena come un ingrediente destinato a modificare la temperatura dell’intreccio.

Il nuovo allestimento del Teatro Verdi coglie con intelligenza questa natura "culinaria" della partitura, restituendo una macchina scenica agile, brillante e perfettamente calibrata. La regia di Raffaele Di Florio evita ogni pesantezza farsesca e punta invece su un’eleganza mobile, fatta di tempi serrati, gestualità precise e un raffinato gioco di dinamiche teatrali. La comicità non viene mai caricata: emerge spontaneamente dal ritmo interno della musica, rispettando quella leggerezza illuministica che rende Rossini così modernamente crudele e ironico. Le scene e i costumi di Alfredo Troisi accompagnano questa visione con gusto cromatico e fluidità narrativa, senza trasformare la farsa in caricatura. L’impianto visivo resta sempre funzionale alla rapidità drammaturgica, qualità indispensabile in un’opera che vive soprattutto di movimento e precisione.

Sul piano musicale, la direzione di Jordi Bernàcer si distingue per brillantezza e controllo architettonico. Bernàcer comprende che "Il signor Bruschino" non è soltanto una "piccola" opera giovanile, ma un laboratorio rossiniano straordinario, nel quale sono già presenti molte intuizioni del futuro autore del Barbiere di Siviglia. L’orchestra valorizza con chiarezza le trasparenze timbriche e gli slanci ritmici della partitura, evitando sonorità eccessivamente corpose. Ne emerge un Rossini luminoso, quasi cameristico, ma già capace di invenzioni dirompenti. E proprio l’ouverture rimane uno dei momenti storicamente più rivoluzionari dell’opera: il celebre battito degli archetti sui leggii, gesto percussivo inaudito per l’epoca, conserva ancora oggi una freschezza sorprendente. È il segnale di un compositore disposto a giocare con il teatro e con il pubblico, rompendo continuamente le convenzioni. Ottima la prova dell'Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, chiamata a sostenere una scrittura piena di trappole ritmiche, crescendo improvvisi e dialoghi serratissimi fra buca e palcoscenico. L’ensemble risponde con compattezza e vivacità, mantenendo sempre limpida la linea rossiniana.

Nel cast spicca Carlo Lepore nel ruolo di Gaudenzio, interprete di grande esperienza rossiniana, capace di cesellare fraseggio e tempi comici con naturalezza scenica. Maria Sardarian offre una Sofia vocalmente luminosa, elegante nelle agilità e convincente nella costruzione del personaggio. Di rilievo anche Fabio Capitanucci come Bruschino padre, autorevole e musicalmente saldo, mentre Giulia Lepore tratteggia una Marianna vivace e ben inserita nel tessuto dell’ensemble. Ciò che rende ancora oggi speciale "Il signor Bruschino" è la sua modernità strutturale. La trama, derivata dalla commedia francese "Le fils par hasard, ou Ruse et folie" di Alissan de Chazet e Maurice Ourry e adattata da Giuseppe Maria Foppa, è costruita su identità scambiate, debiti, menzogne e manipolazioni sentimentali. Ma sotto la leggerezza farsesca si intravede già il gusto rossiniano per il caos organizzato, per il vortice sociale in cui nessuno controlla davvero gli eventi.

Ed è qui che ritorna quella frase: "È un pasticcio saporito". Perché Rossini trasforma il disordine in piacere estetico. Ogni equivoco si amalgama all’altro come in una ricetta perfetta; ogni crescendo aggiunge spezie emotive; ogni ensemble diventa una portata sempre più ricca. Alla fine il pubblico non assiste soltanto a una commedia musicale, ma viene invitato a un banchetto teatrale dove ironia, virtuosismo e intelligenza si fondono in un unico sapore. La replica di domenica 10 maggio al Verdi offrirà dunque un’ulteriore occasione per riscoprire un Rossini giovane ma già pienamente consapevole del proprio genio: un compositore capace di trasformare una "farsa giocosa" in un sofisticato laboratorio di teatro musicale moderno.

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