Incendio Ruggi, FP Cgil Salerno: "Subito chiarezza, plauso ad operatori e Vdf"

Rappresentanti della Sicurezza sul Lavoro già impegnati per incontro con la Direzione

foto di archivio

Redazione Irno24 02/12/2022 0

"L'incendio di questa notte al Pronto Soccorso dell'ospedale Ruggi di Salerno rischiava di avere conseguenze drammatiche senza il pronto intervento degli operatori sanitari presenti, della vigilanza, della squadra antincendio aziendale e dei Vigli del Fuoco, subito accorsi a domare le fiamme.

Siamo vicini ai dipendenti e agli utenti che nella notte erano all'interno del Pronto Soccorso, che fortunatamente non hanno subito conseguenze gravi per quanto accaduto. È chiaro che il sovraffollamento del PS salernitano necessita di una risoluzione e, soprattutto, è più che mai prioritario prevedere tutti gli interventi utili alla gestione di emergenze di questo genere, con protocolli e linee guida adeguate.

I Rappresentanti della Sicurezza sul Lavoro dell'Azienda sono già impegnati per richiedere un incontro urgente con la Direzione per appurare cause e conseguenze dell'evento notturno". E' quanto si legge in una nota a firma del Segretario Generale della FP CGIL Salerno, Antonio Capezzuto.

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Redazione Irno24 24/06/2023

Fiamme in carcere Salerno per protesta detenuto straniero, 8 agenti intossicati

Una giornata da dimenticare, di fuoco e di rabbia. Ancora un grave fatto violento all’interno delle carceri campane, segnatamente nella struttura detentiva di Fuorni a Salerno, che avrebbe avuto tragiche conseguenze se l’intervento degli Agenti di Polizia Penitenziaria non fosse stato tempestivo e provvidenziale.

La denuncia è di Tiziana Guacci, segretario regionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che ricostruisce quel che è avvenuto: “Ieri, un detenuto marocchino ristretto nella III Sezione del carcere, già protagonista in passato di altri gravi eventi critici, dopo essersi barricato in cella, ha incendiato materasso e altri arredi, producendo materiale tossico, tanto da mandare in ospedale otto poliziotti penitenziari. Grazie all'intervento tempestivo degli agenti di Penitenziaria in servizio, si è provveduto a spegnere l'incendio e riportare l'ordine e la sicurezza all'interno della Sezione stessa”.

Guacci spiega che “la Sezione detentiva in cui è avvenuto il gravissimo episodio doveva essere da tempo chiusa, in quanto destinata a Sezione reclusione - Custodia attenuata, in realtà oggi è presente una promiscuità di detenuti. Difficile risulta la sistemazione degli stessi detenuti, a causa del sovraffollamento della Casa circondariale di Fuorni, che oggi ospita 509 persone. Il SAPPE chiede ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria campana di procedere allo sfollamento, soprattutto di questi detenuti, visto che si tratta di una circondariale”.

Per Donato Capece, Segretario generale del SAPPE, “tutti i giorni i poliziotti penitenziari devono fare i conti con le criticità e le problematiche che rendono sempre più difficoltoso lavorare nella prima linea delle sezioni detentive delle carceri, per adulti e minori. Ormai è un bollettino di guerra dire quello che succede nei nostri istituti di pena, per adulti e minori: servono interventi urgenti e strutturali, che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario, intervenendo in primis sul regime custodiale aperto e sull’espulsione dei detenuti stranieri.

Non si può continuare così: la tensione che si vive nelle carceri è costante e lo sanno bene gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che, ogni giorno, nelle galere d’Italia, sono le vittime di aggressioni, umiliazioni, improperi, ferimenti, risse e colluttazioni da parte della frangia violenta dei detenuti. Servono con urgenza provvedimenti. E la via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere”. Da qui un appello urgente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio ed al Capo DAP Giovanni Russo.

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Redazione Irno24 04/11/2020

Conte ha firmato il DPCM: coprifuoco alle 22, parametri precisi per "fasce rischio"

Dopo tante indiscrezioni e una lunga attesa, il Premier Conte ha firmato il Decreto che dovrà "accompagnare" il nostro paese nella gestione e nel controllo di questa difficilissima fase della pandemia. Entreà in vigore il 5 Novembre e avrà valore fino al 3 Dicembre. Il territorio nazionale è stato diviso in 3 fasce: gialla (e non più verde, a conferma che non ci sono zone esenti da rischi), arancione e rossa. Ogni Regione ricadrà un una di queste fasce - con relative restrizioni più o meno forti - a seconda di alcuni parametri (21 in tutto), fra cui i casi sintomatici, i ricoveri e i contagi nelle case di riposo.

Cardine del provvedimento è il 'coprifuoco' dalle ore 22.00 alle ore 5.00 del giorno successivo, valido su tutto il territorio nazionale: "consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È in ogni caso fortemente raccomandato, per la restante parte della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi".

Stavolta, fra le altre misure, è stato introdotto ufficialmente anche il punto inerente i concorsi, che nel decreto precedente trovò spazio solo in bozza: "è sospeso lo svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni, a esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica, nonché ad esclusione dei concorsi per il personale del servizio sanitario nazionale".

IL TESTO COMPLETO DEL DPCM 3-11-2020

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Redazione Irno24 17/10/2023

Traffico internazionale di droga, 58 arresti: anche Salerno in operazione GdF

La Guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura di Milano (DDA), sta eseguendo una maxi operazione a contrasto del traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale. Oltre 400 finanzieri sono impegnati nell’esecuzione di 46 ordinanze di custodia cautelare (33 in carcere e 13 ai domiciliari) e di 12 fermi per indiziato di delitto nelle province di Milano, Bergamo, Brescia, Monza, Varese, Mantova, Torino, Alessandria, Asti, Prato, Roma, Teramo, Catania, Salerno e in Spagna, con il supporto del Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata di Roma, della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e del Corpo della Polizia Locale di Milano.

Le attività investigative hanno condotto all’individuazione dei canali di approvvigionamento e della rete di spaccio di hashish e marijuana per circa 30 tonnellate, ricostruendo traffici per 42 milioni di euro e un giro di contante di 26 milioni di euro in poco più di un anno. Sono stati inoltre sequestrati 10 compendi aziendali, 52 immobili in Lombardia e altre Regioni del Nord Italia, beni mobili e disponibilità finanziare per 9 milioni di euro, ritenuti di provenienza illecita ovvero sproporzionati rispetto al reddito o all’attività economica svolta dai sodali dell’organizzazione criminale, composta da un gruppo di italiani e spagnoli, coadiuvati da soggetti di etnia albanese e cinese.

In particolare, l’indagine si è focalizzata sulla ricostruzione delle modalità di pagamento utilizzate dai narcotrafficanti, i quali, per saldare gli acquisti delle partite di droga, si avvalevano di “servizi bancari” abusivi gestiti da soggetti di etnia cinese, che fungevano da veri e propri “centri di raccolta” del denaro da trasferire in Spagna. Il sistema in questione si basa su un meccanismo di rimessa informale di denaro denominato fei’chi en, simile alla hawala islamica.

I soggetti cinesi (nella quasi totalità titolari di esercizi commerciali) ricevevano contante da trasferire in Spagna, in modo anonimo, veloce e non tracciabile, dietro pagamento di una commissione variabile dall’1,5% al 2%. Il metodo di pagamento dello stupefacente individuato si basava sulla compensazione senza trasferimento fisico di valuta, secondo partite di credito/debito bilanciate tra connazionali cinesi inseriti in un circuito criminale transnazionale e che offrono analogo servizio all’estero.

Per l’accettazione del controvalore “nominale” della somma versata in Italia veniva utilizzato un codice di riconoscimento (tipo token), solitamente rappresentato dal seriale di una banconota di piccolo taglio, consegnata dal corriere al collaterale spagnolo. Solo in caso di coincidenza tra il seriale della banconota e il numero comunicato dal punto di raccolta in Italia, la compensazione poteva considerarsi andata a buon fine. È stato appurato inoltre che il denaro consegnato dai trafficanti di droga negli esercizi commerciali cinesi (nell’ordine delle decine di milioni di euro) veniva subito dopo “venduto” a una diversa associazione criminale, composta da imprenditori italiani operanti nel settore dell’acciaio e della plastica, dediti a sistematiche frodi Iva con l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (con bonifici all’estero verso Cina, Svizzera e Hong Kong).

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