Pellezzano, con Simone Schettino parte l'edizione 2023 di "R...estate con noi"
Lo spettacolo "Fondamentalmente" va in scena il 1° luglio all'Arena Charlot di Capezzano
Redazione Irno24 28/06/2023 0
Tutto pronto all'Arena del Cinema Teatro Charlot di Capezzano, dove il 1° luglio, alle ore 21:30, si alzerà il sipario sull'edizione 2023 di "R...estate con Noi". Ad inaugurare quest'edizione della rassegna estiva di teatro (e non solo) ci sarà Simone Schettino, il comico, cabarettista e regista che si autodefinisce ironicamente fondamentalista napoletano.
Schettino proporrà lo spettacolo "Fondamentalmente", una sorta di favola dal sapore fumettistico ambientata in tempi moderni, dove lo spettatore verrà catapultato in una scatola tridimensionale del tempo, in cui smartphone, computer ed attuali tendenze convivono insieme a cabine telefoniche, mangianastri e nostalgia del vintage.
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Redazione Irno24 01/06/2026
"Baronissi in Luce": passeggiata fotografica tra storia, arte e bellezza
Catturare l’anima profonda del territorio attraverso l'obiettivo, riscoprendo vicoli storici, panorami mozzafiato e complessi monumentali. Con questo spirito, l’Associazione Culturale LAB 147 e la Pro Loco Baronissi presentano la prima edizione di "Baronissi in Luce", una passeggiata fotografica collettiva che si terrà sabato 6 giugno 2026 a partire dalle 10:00.
L'evento, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento ufficiale della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), si configura come un vero e proprio itinerario visivo ed esperienziale aperto a tutti. Non è richiesta un’attrezzatura professionale: la partecipazione è estesa a fotografi esperti, fotoamatori, semplici curiosi o cittadini muniti anche solo del proprio smartphone, uniti dal desiderio di guardare la città con occhi nuovi.
La giornata è strutturata come un cammino a tappe, studiato per offrire una varietà di stimoli visivi, alternando architettura sacra, arte contemporanea, scorci urbanistici e bellezze naturalistiche; Ore 10:00: Incontro dei partecipanti presso il Parco del Ciliegio, punto di partenza strategico per l'inizio delle attività e per il briefing introduttivo.
Prima Tappa: Visita al maestoso Convento Francescano della Santissima Trinità. I partecipanti potranno immortalare il silenzio del chiostro e i suoi tesori storici. Seguirà un passaggio fondamentale al Museo FRaC (Fondo Regionale d’Arte Contemporanea), polo d’eccellenza culturale del territorio.
Seconda Tappa: Attraversamento guidato degli Antichi Casali di Baronissi. Un percorso suggestivo dove la pietra e i vicoli secolari offrono scorci ideali per catturare l'essenza storica del comune.
Terza Tappa: Ascesa verso la Collina del Santissimo Salvatore. Dalla sommità, la vista spazia sull’intera valle dell’Irno, offrendo le condizioni di luce perfette per gli scatti paesaggistici finali.
Conclusione: Termine della passeggiata con un momento conviviale di comunità, attraverso un pranzo a sacco collettivo, occasione per scambiare opinioni, consigli tecnici e rafforzare il legame tra i partecipanti.
L’iniziativa è completamente gratuita e aperta al pubblico. Tuttavia, in segno di gratitudine per l'accoglienza ricevuta presso il complesso religioso, ai partecipanti sarà richiesta un’offerta libera che sarà interamente devoluta ai Frati Minori Francescani per il sostentamento del Convento. Gli organizzatori ricordano che l'obiettivo cardine della giornata non risiede nella perizia tecnica dello scatto, bensì nel valore dell’esperienza condivisa e del racconto identitario del territorio. Si consiglia l'uso di abbigliamento e scarpe comode per la camminata.
Annamaria Parlato 25/07/2021
Le torri di avvistamento a Salerno, affascinanti architetture a picco sul mare
Il territorio salernitano è stato da sempre al centro delle principali rotte del Mediterraneo, un crocevia di popoli attratti dall’amenità dei luoghi, ma anche dal contatto con altri popoli e dal commercio. I Saraceni, terrore del Mediterraneo, arano abili guerrieri pronti a fare razzie e a saccheggiare i tratti costieri.
Dal periodo bizantino, passando per il dominio dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei viceré spagnoli, gli abitanti della città e della costiera dovettero difendersi anche dalle scorrerie dei pirati. Da qui la necessità di proteggersi e difendersi dal nemico che proveniva dal mare, costruendo torri di avvistamento e di difesa. Questo sistema di Torri costiere era formato sul litorale salernitano settentrionale dalla Torre Crestarella di Vietri sul Mare, dal Forte La Carnale, dalla Torre Angellara e dalla piccola torre sul fiume Picentino.
Sul versante meridionale invece, passando per il Sele, era Agropoli a chiudere il circuito con la Torre Vicentino, la Torre Tusciano, la Torre Kernot, la Torre di Sele, la Torre Pesto e la Torre San Marco. Le torri raccontano ben otto secoli di scorrerie e razzie (IX-XVII secolo) da parte dei saraceni prima e dei pirati dopo, che decretarono una vera e propria calamità per gli abitanti della Costiera.
Le incursioni a partire dal periodo bizantino si infittirono sempre di più, soprattutto in epoca sveva, angioina e aragonese; gli abitanti sentirono l’esigenza di costruire torri che potessero fungere da sistema di allarme per i centri costieri. Le torri più antiche ebbero forma cilindrica ed avevano la funzione di dare l’allarme di avvistamento delle imbarcazioni nemiche, ma le tipologie architettoniche variarono nel corso dei secoli e si ebbero quelle a pianta quadrangolare, denominate “a masseria”, quelle a stella a quattro punte.
In Costiera Amalfitana vi sono quelle cilindriche e quelle quadrate da difesa. Le torri cilindriche senza decori architettonici erano più alte e sottili, con poche aperture verso l’alto dalle quali si accendevano fuochi che, a seconda del numero e delle modalità di successione, potevano indicare le varie tipologie d’incursione. Spesso i saraceni, vedendo i fuochi, cambiavano rotta, ma non era sempre così. Dai villaggi le popolazioni correvano a trovar rifugio sui monti, nelle grotte e nei boschi.
Siccome le incursioni sino al XVII secolo incalzarono sempre di più, si comprese l’importanza di costruire torri sempre più robuste o di ammodernare quelle vecchie, imponendosi anche la nascente artiglieria e nuove tecniche di combattimento. Nacquero in questo modo le torri a pianta quadrata, quando iniziarono ad avanzare i Turchi minacciosi e i “Barbareschi”, con funzioni di rifugio, comunicazione e difesa. Il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo e in seguito Don Parafan de Ribera, per ordine dell'imperatore Carlo V, ne imposero la massiccia costruzione, secondo precisi schemi, affinché tutte le coste ne fossero munite.
I famosi architetti di Cava de’ Tirreni Marino Della Monica e Camillo Casaburi furono i progettisti di numerose torri, prevendendo una torre a 4 o al massimo 5000 passi distante l’una dall’altra. Nel 1563 fu ordinata la costruzione di sette torri nella parte meno dotata della costa tra Agropoli e Salerno; in seguito la progettazione e la costruzione di nuove torri ebbe un arresto, a causa della battaglia di Lepanto del 1571, e si riprese intorno al 1580. La storia delle torri costiere seguì di pari passo l'evoluzione politico-militare del Regno di Napoli.
Una relazione del 1590 elencò 339 torri nel Regno, anche se la Regia Corte non riuscì a sostenere le ingenti spese di gestione. Nel 1594 le restanti torri furono costruite e nel XVIII secolo risultarono 379 torri, sparse nelle varie regioni del Mezzogiorno, tra cui 93 nel Principato Citra. Con la restaurazione borbonica del 1815, la maggior parte delle torri fu disarmata ed oggi risulta adibita anche ad altri scopi, tra cui quello abitativo, altre sono ristoranti, musei o location per feste private e cerimonie.
Passeggiando a Salerno e navigando lungo la Costiera Amalfitana e Cilentana, si possono ammirare fortezze, baluardi di pietra, castelli, torri e bastioni di mura, Oggi alcune delle torri di avvistamento presenti nel territorio sono divenute alberghi, case, ristoranti; altre, invece, si ergono solitarie mostrandosi in tutta la loro bellezza. Nel 1077 il Castello Arechi fu sottratto a Gisulfo, ultimo re longobardo di Salerno per diventare una roccaforte normanna, funzionale ai cavalieri nordici nelle terre meridionali. In seguito diventò importante elemento nel sistema difensivo aragonese, per poi perdere progressivamente importanza col mutare delle tecniche belliche. Esso venne del tutto abbandonato nel XIX secolo.
La Bastiglia fu edificata verso il 1075 dal principe longobardo Gisulfo II il quale, per prepararsi all’assedio del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, edificò diverse torri sulle colline circostanti tra cui proprio “La Bastea”. Il nome nasce da un equivoco secondo il quale si credeva che l’edificio fosse sede di prigioni, che erano poste, invece, all’interno del Castello di Arechi. Ubicata su un colle posto a nord del Castello in posizione più elevata, aveva la funzione principale di avvistamento e di difesa. Essa era, dunque, una sorta di torre “semaforica” dalla quale si poteva segnalare al Castello qualsiasi movimento sospetto non visibile direttamente dall’altura del monte Bonadies.
La Torre dei Ladri nasce nel rione Madonna delle Grazie alle pendici del monte Bonadies e si mostra in tutta la sua possanza tra i residui del muro di cinta occidentale. È possibile ammirarla soprattutto dalla terrazza che immette al Giardino della Minerva. Della torre non si hanno molte notizie storicamente certe e le poche informazioni giunte a noi assomigliano più a strane leggende che a fatti realmente accaduti.
La Torre Picentina (o Vicentina) è la più settentrionale delle torri ed è la prima torre a pianta circolare. Voluta dal Governatore del principato Citra, Giovan Maria de Costanzo nel 1563, è stata edificata sull’arenile che va da Salerno ad Agropoli. Comunemente definita Torre Picentina per via della vicinanza alle sponde del fiume Picentino, viene però definita, nelle fonti ufficiali più antiche, con la denominazione di Vicentino. La struttura è attualmente proprietà privata ma, in quanto bene vincolato e non suscettibile di modifiche, è stata lasciata in uno stato di abbandono.
Il Forte della Carnale si erge a est di Salerno, a circa 500 metri dalla foce del fiume Irno e fa parte di un sistema difensivo voluto dai viceré spagnoli, Don Pedro de Toledo e Don Perafan de Ribera, realizzato a partire dal 1563. La Carnale nasce come torre cavallaria, in quanto era un punto di avvistamento dotato di cavalli, dove in caso di pericolo, uomini a cavallo partivano per avvisare la popolazione dagli attacchi dal mare. Fu costruita intorno al 1569, su presenze murarie riconducibili all’epoca tarda romana, da Andrea de Gaeta, un imprenditore di Coperchia. Diversi sono i nomi con cui il Forte è chiamato, tra questi, il più noto è “La Carnale”, denominazione che risale all’871 d.C., anno della guerra tra saraceni e longobardi. Nella battaglia della Carnale, combattuta attorno al promontorio su cui sorge la torre, si verificò una vera carneficina di saraceni ad opera dei salernitani e i corpi dei nemici rimasero per lungo tempo ad imputridirsi su quel terreno.
La torre Angellara è una torre edificata sulla costa ad oriente della città, nei pressi della foce del torrente Mariconda. Tra le più grosse della provincia di Salerno, minore solo per altezza a quella di Marina di Vietri, la torre consentiva la comunicazione tra la torre della Carnale e, ad oriente della torre Picentina. Serviva a impedire gli eventuali sbarchi dei corsari sull’arenile ed evitare il rifornimento di acqua presso il vicino torrente Mariconda.
Infine nel centro storico di Salerno sono ben visibili i resti della Torre del Cedrangolo nella zona dell’orto Magno e della Torre Guaiferio nel rione municipio, che avevano un ruolo di rafforzamento della difesa delle mura cittadine. Di queste due torri non si hanno molte notizie ed essendo state inglobate in edifici più recenti non sono di facile ricostruzione architettonica.
Bibliografia di riferimento:
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Un sistema di fortificazioni nel salernitano: le torri costiere della piana del Sele - Conoscenza e indirizzi di conservazione, autore Arch. S. Mutalipassi
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“Alla scoperta delle torri perdute”, a cura dell’Istituto comprensivo “Calcedonia” Salerno Progetto PON Scuola secondaria di I grado
Redazione Irno24 05/03/2025
"Il gatto con gli stivali" a Salerno il 9 novembre 2025, ai casting 1000 richieste
Dopo il successo di "Masha e Orso", un nuovo grande musical è pronto a conquistare il pubblico: "Il Gatto con gli stivali" debutterà il 9 novembre 2025 a Salerno (Teatro Augusteo), in una doppia veste pensata per incantare spettatori di tutte le età. Il musical è prodotto dalla Ema Entertainment di Edoardo Lombardi, con il coinvolgimento dell'imprenditore Giacomo Trivellone.
Testi e libretto sono di Edoardo Lombardi, le musiche di Emiliano Branda, le coreografie di Nikolett Prok, i costumi di Cristina Ricci. La direzione artistica è affidata a Domenico Prezioso, Edizioni Europa ed America Latina Ema Entertainment. In lavorazione un musical che saprà incantare grandi e piccini, conducendo gli spettatori in un mondo di magia, astuzia e coraggio. L’entusiasmo attorno al progetto è già altissimo: ai casting sono arrivate oltre 1000 richieste di partecipazione per ruoli da protagonisti e ballerini.
Per il periodo natalizio, lo spettacolo si presenterà in una versione completamente nuova, ispirata a "Canto di Natale" di Charles Dickens, ma rivisitata in chiave ironica e sorprendente. A partire da febbraio e fino ad aprile, partirà invece la versione classica, che porterà il musical in tour nazionale in Italia, Svizzera e Malta, con tappe anche nei Paesi latini, sia europei che sudamericani. Ad impreziosire il cast della versione classica, dal 1° febbraio 2026, sarà Anastasia Kuzmina, una delle maestre più conosciute di "Ballando con le Stelle", il celebre show di Milly Carlucci.