Prete: "Portare a termine la riforma delle Camere di Commercio"
Il presidente dell'ente camerale di Salerno in audizione al Senato
Redazione Irno24 02/09/2020 0
La norma, contenuta nel DL agosto del Governo, che fissa un termine ultimo per gli accorpamenti che ridurranno a 60 il numero delle Camere di commercio italiane, rappresenta il passo decisivo per la chiusura di una riforma avviata ormai 5 anni fa. Lo sottolinea Unioncamere intervenuta in audizione dinanzi alla Commissione Bilancio del Senato.
“Bisogna concludere la riforma - ha affermato il vice presidente vicario di Unioncamere, nonchè presidente della Camera di Commercio di Salerno, Andrea Prete, nel corso dell’audizione - Questa riforma ha superato tutti i passaggi politici, quelli della giustizia amministrativa e anche la verifica costituzionale: Parlamento, Conferenza Stato Regioni, Tar, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale si sono espressi su questo tema nel corso del tempo. Gli accorpamenti delle Camere di commercio stanno portando risultati di efficientamento e risparmi concreti.
Come si è visto inoltre, Camere più grandi e più forti, con maggiori funzioni come internazionalizzazione e made in Italy, possono meglio supportare le imprese e i territori. Il sistema camerale vede oggi Camere grandi e anche molto grandi e Camere molto piccole – in termini di bacino di imprese, di ambito territoriale di riferimento, di budget – e ciò determina un assetto poco equilibrato”.
Oltretutto, chiarisce Unioncamere, dal riordino del sistema camerale derivano importanti benefici per le imprese. Con gli accorpamenti, infatti, le Camere risparmieranno ogni anno oltre 50 milioni di euro in minori costi di gestione. Nelle circa 40 Camere che si sono già accorpate, i costi sono stati ridotti in media del 10% liberando così più risorse per gli investimenti e l’attività di sostegno alle imprese. Questo è evidente soprattutto per le Camere più piccole, che in un caso su due hanno potuto disporre di più risorse economiche (spesso anche oltre il 20%) per gli interventi promozionali rispetto a prima.
La crescita di dimensione, inoltre, ha consentito un maggiore accesso a risorse nazionali ed europee (in media il 10% in più) che hanno contribuito allo sviluppo dei territori e delle imprese. La riorganizzazione degli uffici poi ha permesso e permetterà di destinare alle funzioni di front office per le imprese anche personale prima addetto ai servizi amministrativi interni. Il tutto assicurando la stessa presenza territoriale e vicinanza anche fisica alle imprese, garantendo, con la nomina del presidente o del vice presidente, la rappresentanza dei diversi territori nei Consigli delle Camere e senza rallentamenti nei servizi offerti. La cui qualità, anzi, per due Camere su tre è anche migliorata rispetto a prima dell’accorpamento.
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Green jobs, la sostenibilità apre nuovi sentieri professionali
La sostenibilità aziendale è entrata ormai nel cuore della governance. Per molti anni le imprese l’hanno trattata come un tema reputazionale o come un capitolo di rendicontazione. Oggi coinvolge strategia, finanza, supply chain, gestione dei rischi, relazioni con investitori, clienti, istituzioni e comunità. Ambiente, impatto sociale e governo dell’impresa formano un linguaggio che influenza le scelte quotidiane.
Il cambiamento nasce da più pressioni convergenti. Le normative europee chiedono alle aziende maggiore trasparenza. I mercati valutano rischi climatici, qualità del lavoro, filiere e condotte di governance. I consumatori osservano coerenza e responsabilità. Le banche e gli investitori collegano sempre più spesso credito e capitali alla capacità di dimostrare piani credibili. Anche le piccole e medie imprese sentono l’effetto delle richieste provenienti da clienti più grandi e catene di fornitura internazionali.
In questo scenario, la sostenibilità diventa una competenza organizzativa. Coinvolge chi compila un report e molte altre figure. Coinvolge chi progetta prodotti, acquista materiali, gestisce persone, misura consumi, pianifica investimenti, comunica risultati e presidia i rischi. Le imprese hanno bisogno di figure capaci di tradurre obiettivi ambientali e sociali in processi, indicatori e decisioni. Serve una professionalità che unisca visione e concretezza.
In questo quadro crescono i green jobs, una famiglia ampia di professioni che attraversa settori differenti. Alcuni ruoli nascono direttamente nella green economy, altri cambiano forma perché incorporano competenze ambientali. Servono esperti di gestione sostenibile, energia, normativa, rendicontazione, supply chain, mobilità, innovazione e comunicazione. La sostenibilità crea quindi un mercato del lavoro trasversale, dove profili tecnici e manageriali collaborano con maggiore frequenza.
Le aree di lavoro si moltiplicano, dunque, dalla sustainability manager, ESG specialist, energy manager, al consulente ambientale, responsabile reporting, esperto di finanza sostenibile, fino alle figure dedicate a governance, compliance e transizione energetica. Questi ruoli richiedono competenze tecniche, ma anche capacità di coordinare team diversi. Una politica ESG efficace vive dentro la strategia, nei budget, negli acquisti, nelle relazioni industriali e nella comunicazione al mercato.
I master in sostenibilità ambientale di Sole 24 ORE Business School raccolgono percorsi su sustainability management, energia, ambiente, ESG, finanza sostenibile, comunicazione della sostenibilità e gestione dei processi legati alla transizione. L’offerta intercetta profili che desiderano entrare nel settore e professionisti chiamati a integrare queste competenze nel proprio ruolo.
Un percorso formativo utile deve aiutare a leggere la sostenibilità come leva di gestione pienamente integrata. Significa conoscere indicatori, standard, logiche di reporting, impatti sulla supply chain, rapporto tra investimenti e obiettivi ambientali, ruolo della governance e dialogo con stakeholder. La formazione può fornire questo lessico condiviso, necessario per parlare con direzione generale, finanza, operatività e comunicazione.
Sole 24 ORE Business School aggiunge un’impostazione manageriale, faculty professionale e contatto con aziende partner. In un mercato in cui la sostenibilità produce nuove responsabilità e nuove professioni, la competenza qualificata farà la differenza. Le imprese avranno bisogno di persone capaci di trasformare principi generali in scelte misurabili, sostenibili anche dal punto di vista economico e organizzativo.
La sfida più complessa riguarda l’integrazione. Un piano di sostenibilità produce valore quando entra nei sistemi di governance, nei processi di controllo e nelle responsabilità manageriali. Un obiettivo ambientale richiede dati affidabili, investimenti, ruoli chiari e monitoraggio. Una politica sociale chiede coerenza tra cultura aziendale, relazioni di lavoro e filiera. La sostenibilità diventa credibile quando l’impresa la collega a decisioni verificabili.
Le imprese hanno bisogno di figure capaci di accompagnare il cambiamento anche sul piano culturale. Obiettivi ambientali, indicatori e procedure diventano credibili quando entrano nei comportamenti quotidiani. Per questo la sostenibilità richiede competenze tecniche, ascolto e capacità di coinvolgere funzioni diverse. Per chi costruisce una carriera, il punto decisivo riguarda la capacità di tradurre principi generali in scelte verificabili. Un professionista della sostenibilità collega dati, norme, processi e persone. La formazione specialistica offre strumenti per affrontare questa complessità e rende il profilo più leggibile in un mercato che cerca competenze applicate.