Sulla retta via di Orazio Genovese da Capua Rhegium al Corridoio Helsinki-Valletta

Storia locale salernitana e processi di modernizzazione delle vie di comunicazione

Annamaria Parlato 21/06/2020 0

Quando un gruppo sociale si insedia su un territorio e ne possiede il controllo, ecco che allora nascono le strade o meglio le vie di comunicazione. Con il termine di strada si indica sommariamente una striscia di terreno espressamente sistemata per agevolare il transito di pedoni e di veicoli e per facilitare i trasporti e le comunicazioni tra i vari punti di una regione. La strada costituisce uno dei mezzi più efficaci dell’attività umana; essa infatti facilita gli scambi materiali ed intellettuali fra le popolazioni, contribuendo in sommo grado al loro progresso ed al loro benessere.

Le prime strade a sede fissa di cui si abbia notizia certa furono costruite dai Babilonesi, mentre poco si conosce circa le strade presso Egizi, Cartaginesi e Greci, popoli di navigatori che poco si servivano delle comunicazioni terrestri. Maggiori e sicure notizie si hanno sulle strade costruite dai Romani: esse furono per lungo tempo le sole vie di comunicazione fra i vari stati d’Europa e fra questa e i territori dell’Africa e del Medio Oriente.

E proprio dalla interessantissima “storia delle strade” dall’antichità sino ai giorni nostri, Orazio Elio Genovese, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato e produttore di vino d'eccellenza sulle colline salernitane, per la precisione a Sòrdina (frazione del Comune di Salerno) dove nascono le viti di Sanginella, ha deciso di elaborare il suo primo libro, la sua prima ricerca nell’affascinante mondo dei collegamenti stradali e autostradali. Ma come si è passati dalla slitta, alla ruota di pietra arrivando alle automobili con motore a scoppio?

Forse tutto è partito proprio da quel vino “Salernum”, prodotto nell’azienda Agricola Amina a Sòrdina, che nel degustarlo narra dei miti e dei fasti della città di Salerno di cui il Dott. Genovese è innamorato e incuriosito circa le sue origini ancora nebulose e con molti punti interrogativi da chiarire. Suddiviso in cinque capitoli, il libro è intitolato “Dalla Capua Rhegium al Corridoio Helsinki-Valletta, Passando per la Salerno-Reggio Calabria”, un viaggio appassionato e appassionante che ripercorre i cammini dell’antica strada romana di Capua, in particolare nel tratto Salernum-Picentia, sino a toccare la Fratte etrusca e sannitica, la manifattura artigianale del cotto di Rufoli, la Masseria Trinità con la sua Taberna e la sorgente di Fontana Viva con il suo mulino ad acqua, la chiesa di Sòrdina e l’eremo di S. Magno.

L’autore sviluppa nei capitoli centrali interessanti tesi sull’origine e importanza dei luoghi del territorio salernitano nei secoli passati, avvalorando ipotesi frutto di ricerche e di approfondite documentazioni derivanti dalla cartografia, dalle fonti storiche e d’archivio. Forse nuovi tasselli di storia salernitana verranno fuori da questo libro unico nel suo genere e sopratutto originale nel panorama librario locale. Spesso non ci si rende conto dell’immenso patrimonio storico culturale di cui è ricca Salerno con la sua provincia, e solo un corposo lavoro letterario come questo può rendere una minima idea.

La modernità e le avveniristiche vie di comunicazione però vanno spesso sia a scontrarsi sul piano paesaggistico-ambientale, creando disagi e disastri naturalistici, sia a mettere in discussione i principi di unione, coesione e collaborazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea, dimenticando perfino il ponte sullo stretto di Messina nel famoso corridoio Helsinki-Valletta che dal punto di vista dello sviluppo della produzione industriale italiana oltre a collegare le due più importanti macroregioni europee, ossia la Pianura Padana e la Baviera, collegherà anche l’area centrale e meridionale attraverso sia l’AV/AC ferroviaria che il tragitto autostradale Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Reggio Calabria, Messina e Palermo.

Genovese un po' disincantato ha dichiarato nel manoscritto: “Attraverso il mio modesto lavoro ho cercato di trasmettere dei saperi che spesso nemmeno i salernitani conoscono, in particolare la ricostruzione delle arcaiche origini della collina di Montevetrano, grazie alle ricerche di noti studiosi accademici o di dirigenti che operano nel settore dei beni culturali. Se solo si riuscisse a mettere in rete la storia, ma anche la cultura, l’enogastronomia e i saperi dei luoghi descritti, gli stessi, con le opportunità offerte dal grande asse viario Europeo Helsinki-Valletta, potrebbero diventare dei piccoli attrattori turistici e come tali fonti di reddito”. La narrazione è piacevole nonostante l’argomento sia impegnativo. Complimenti all’autore, appassionato cultore della sua terra, alla quale si spera dedicherà ancora numerose pubblicazioni.

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