Sciolto il Consiglio comunale a Salerno, Panico è Commissario prefettizio
Le dimissioni dell'ex sindaco Vincenzo Napoli sono divenute efficaci ed irrevocabili
Redazione Irno24 06/02/2026 0
Il Prefetto di Salerno, Francesco Esposito, preso atto che le dimissioni dalla carica di Sindaco di Salerno, presentate da Vincenzo Napoli il 16 gennaio 2026, sono divenute efficaci ed irrevocabili poiché è trascorso il termine di 20 giorni senza che siano state revocate, ha disposto stamattina la sospensione del Consiglio comunale di Salerno e ha dato avvio al suo scioglimento, come previsto dell’art. 141 del TUEL.
Per la provvisoria gestione dell’Ente, con il provvedimento di sospensione è stato contestualmente nominato Commissario prefettizio il Prefetto a riposo dott. Vincenzo Panico. Nato a Marigliano in provincia di Napoli nel 1953 e laureato in giurisprudenza, il dott. Panico è entrato a far parte della Carriera Prefettizia nel 1982 e ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio.
Nominato Prefetto di Crotone nel 2010, dove è rimasto fino al 2012, ha poi svolto le funzioni di Presidente della Commissione Straordinaria del Comune di Reggio Calabria, a seguito dello scioglimento dell’Ente per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Nel 2013 gli è stato conferito il ruolo di Capo Segreteria del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e nel 2016 ha ricoperto l’incarico di Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti. Ha chiuso la sua lunga carriera prestando servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2018 al 2021.
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Le misure custodiali, emesse in accoglimento di richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha diretto e coordinato le indagini, compendiano le risultanze di una complessa ed articolata attività investigativa condotta dai militari della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Salerno fra il 2018 ed il 2020. Le indagini hanno consentito di contestare plurime condotte usurarie poste in essere ai danni di 12 persone.
Si è ritenuto che le vittime, molte delle quali in stato di grave bisogno, sarebbero state costrette a corrispondere quote di interesse arrivate a raggiungere un tasso del 400% su base annua rispetto ai prestiti iniziali, oscillanti tra i 100 ed i 3000 euro, elargiti nel corso di incontri durante i quali erano pattuite le modalità di concessione e di restituzione delle somme. Il giro d'affari ammonta a svariate decine di migliaia di euro.
Ai quattro destinatari della misura è contestato altresì di aver assoggettato i debitori con minacce, vessazioni e pressioni psicologiche costanti, giungendo a paventare finanche la sottrazione delle autovetture in loro possesso quale garanzia per l'indebito credito vantato. In un caso, in particolare, uno di essi sarebbe stato costretto a consegnare agli indagati il proprio Postamat, poi utilizzato da questi ultimi per prelevare allo sportello somme di denaro pretese quali interessi per i prestiti concessi.
Uno tra gli indagati, L.P., si sarebbe avvalso della complicità di due donne, anch'esse salernitane, A.P. e L.M., cui era legato sentimentalmente. Il quarto destinatario del provvedimento è G.C., gestore di un bar nel quartiere Torrione, utilizzato come centrale di riscossione. In alcuni casi, inoltre, le vittime del reato sarebbero state indotte ad omettere di riferire agli organi inquirenti il rapporto di debitore/creditore che li legava, all'evidente fine di ostacolare il lavoro degli investigatori. L.P. è stato tratto in arresto in quanto trovato in possesso di una pistola con matricola abrasa, che avrebbe più volte minacciato di utilizzare nei confronti delle vittime, al fine di rientrare degli asseriti crediti vantati.