Baronissi, "Il Corallo" non è solo pizza ma anche dolci novità

In collaborazione con Baunilha è possibile assaggiare il "Sospiro dell’Irno"

Annamaria Parlato 20/06/2021 0

Mirko Patrizio ha l’arte bianca nel sangue. Ha iniziato questo lavoro quando era ragazzo, aveva solo quindici anni, seguendo le orme di suo fratello maggiore, Sabatino. Fin da subito si è reso conto che quella che aveva per la pizza era una vera e propria passione. Così, nel 2007, ha deciso di avviare un'attività lavorativa tutta sua. Dal 2015 è il patron della pizzeria di Baronissi "Il Corallo" assieme a sua madre Anna che cura il servizio in sala, dove propone ai clienti la classica pizza napoletana e non solo.

Secondo i Romani e gli Arabi, il corallo donava un destino felice, in Egitto veniva sparso sul terreno per proteggere i raccolti. Problematiche caratteriali venivano meno con l’aiuto del corallo e indossandolo la vita si apriva ad esperienze più collaborative e appaganti, dove la comunicazione non era difficile e le ansie, i sospetti e la timidezza apparivano più lontane e meno limitanti.

Per tutti questi motivi Mirko lo ha scelto come nome della sua pizzeria, un luogo in cui abbandonarsi, rilassandosi, ai piaceri della tavola. L’improvvisazione non è gradita a Mirko, quello che viene servito ai tavoli è frutto di anni di test e verifiche che hanno fatto sì che arrivasse alla clientela un prodotto genuino, ben eseguito e che esaltasse le eccellenze territoriali campane.

Quali caratteristiche ha la pizza di Mirko? Il cornicione della sua pizza è ben pronunciato, leggermente croccante, risente della lunga lievitazione di almeno 24 ore ad alta idratazione (70%) con metodo diretto per offrire un prodotto digeribile e di ottima qualità. Stesso dicasi per gli impasti di farina integrale, ogni cosa è eseguita a regola d’arte così come i fritti napoletani, c’è solo l’imbarazzo della scelta. “Faccio parte dell’Alleanza dei Cuochi e dei pizzaioli Slow Food - afferma Mirko - e pongo sempre particolare attenzione e cura nella ricerca dei prodotti che accompagnano le mie pizze, valorizzando quelli tipici del mio territorio”.

Prosegue Mirko: “Finalmente il momento tanto atteso è arrivato: il servizio ai tavoli è ripartito! Durante questi mesi in cui sono stati disponibili solo i servizi di asporto e delivery, il nostro spirito di iniziativa e la nostra voglia di fare non si sono mai fermati. Per questo siamo più carichi che mai, ma soprattutto siamo felici di rivedere i nostri clienti di nuovo seduti ai tavoli per fargli assaggiare le nostre proposte di pizza per l’estate 2021, assieme a quelle classiche e ai fritti tipici della tradizione napoletana”.

Tra le pizze dell’estate 2021 le più intriganti sono sicuramente la “Fuori di zucca” con vellutata di zucchine e fiordilatte con aggiunta all’uscita di fiori di zucca ripieni di ricotta di bufala e pepe, mirtillo disidrato e cialda di parmigiano reggiano, accostamenti intriganti ma ben riusciti; la “Ortolana a modo Mio” con fiordilatte, crema di peperoni friggitelli, carpaccio di zucchine, chips di melanzane e scaglie di parmigiano reggiano stagionato 36 mesi; “Essenza d’Estate” con fiordilatte, crema di zucchine, fiori di zucca, cipolla rossa di Tropea, datterino giallo, misticanza, ravanello, pepe di Sichuan e in uscita patate viola e rosse, la “Jominik” con fiordilatte, pulled pork, chips di patate artigianali e salsa bbq; “Tommy la Cruda” con fiordilatte e in uscita a crudo: pomodorini, julienne di cetrioli, carpaccio di zucchine e peperoni, olive di Gaeta, cipolline fresche, cacioricotta di capra del Cilento.

Golosissime le frittatine di pasta con i maccheroni del Pastificio Vicidomini, croccanti, dorati e non unti i crocchè di patate e gli arancini bianchi. Da non perdere la pizza fritta con i cicoli e la ricotta campana DOP e la montanara prima fritta e poi ripassata al forno con pomodoro San Marzano, fiordilatte e basilico.

Ma è il dolce a fare la differenza. Spesso capita nelle pizzerie di trovare dei veri propri strafalcioni sui dessert. Un vero peccato perché non è bello terminare un pasto con un prodotto industriale, talvolta scongelato male o fin troppo casereccio e decorato a più non posso con sciroppi, creme e salsine di tutti i tipi. Conclude Mirko: “Per celebrare al meglio la riapertura della nostra sala e del dehors esterno, abbiamo pensato di festeggiare in maniera esclusiva! Dalla collaborazione tra pasticceria Baunilha e pizzeria "Il Corallo" nasce il Sospiro dell’Irno, un insieme di sapori unici del nostro territorio: pasta frolla con composta di albicocca del Vesuvio, simil frangipane alla nocciola di Giffoni e cremoso alla vaniglia.

L’unione dell’arte pasticcera di Stefania Fasano e dell’attenzione verso i prodotti locali che metto personalmente ha dato vita a questa delizia, che conquisterà sicuramente il palato di tutti. Questo dolce sarà disponibile solo presso "Il Corallo", venite a provarlo!”. La rinascita inizia da qui, dal Corallo a Baronissi, dove Mirko non fa ma è il pizzaiolo con la P maiuscola e la sua pizza veste lo spazio di colori e profumi, quando arriva in tavola se ne innamora il mondo.

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Redazione Irno24 10/07/2025

Salerno, dal 10 al 13 luglio "Gustati Giovi" con sapori tipici e spettacoli

Dal 10 al 13 luglio, alla frazione Giovi Bottiglieri di Salerno, edizione 2025 della rassegna gastronomica "Gustati Giovi". Ogni sera, piatti della tradizione, pane cotto nei forni a legna, fantasie di dolci. Inoltre, spettacoli di cabaret, di danza e di musica: sabato 12 luglio, in particolare, grande attesa per "La Corrida in piazza".

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Annamaria Parlato 30/05/2020

Architetture da rifinire dall'interno: i dolci concettuali di Marco Aliberti

Montoro, comune a metà strada tra Salerno e Avellino, preserva un interessante patrimonio culturale e un ricco paniere di prodotti enogastronomici d’eccellenza. La Pasticceria Aliberti, presente sul territorio da 37 anni nella frazione San Pietro a Montoro Superiore, è ormai un’istituzione locale - rappresentata da colui che ha fondato l’attività, ossia Guido - per gli amanti della tradizione e delle novità che attraverso i suoi figli Marco e Carmine arricchiscono la produzione classica, innovandola.

Marco, astro nascente della pasticceria italiana, è un pastrychef diplomato all’Istituto d’Arte e con una laurea in pittura con specialistica in scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha inoltre seguito corsi di formazione presso la Perugina e affiancato la chef 2 stelle Michelin Hélène Darroze nel suo ristorante a Londra per il team della pasticceria.

Forte delle sue esperienze internazionali, Marco è rientrato nell’azienda di famiglia per infondere i suoi saperi nei dolci che nascono prima da uno schizzo preparatorio e poi man mano prendono forma secondo stratificazioni e sottili equilibri di consistenze, preservando al gusto giochi di contrasti apprezzati da chi riesce a percepirne l’intrinseco significato.

Impartisce consulenze e corsi di formazione nelle pasticcerie e cucine del territorio, ha collaborato con lo chef stellato Raffaele Vitale, ha curato la pasticceria dei Ristoranti Casamare a Salerno, Villa Raiano a San Michele di Serino e I Giardini del Fuenti a Vietri sul Mare.

Marco, il lockdown per te è stato un momento di stasi o uno stimolo a reagire?

“In realtà mi sono dato tanto da fare, ho impastato molto pane con il mio lievito madre, molte pizze e ho approfittato per buttar giù alcune idee che adesso ho concretizzato in laboratorio e quindi in pasticceria. E’ nato addirittura un nuovo dolce che rappresenta il senso della libertà ritrovata e la voglia di andare avanti, l’ho chiamato Pellecchiella e Basilico.

Lo realizzo sia in versione fredda che come prodotto da forno a base di frolla e pan di Spagna inzuppato all’amaretto in cui vado ad esaltare questa fantastica albicocca dell’area vesuviana. Nella torta fredda molto simile ad una bavarese invece ho tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali quali la cremosità, la croccantezza data dalle mandorle ai profumi di agrumi, la masticazione, l’acidità dell’albicocca e la freschezza del basilico”.

Hai mai provato a fare ricerche d’archivio nei conventi e a realizzare dolci antichi montoresi?

“In realtà mi ispiro sempre alla pasticceria d’altri tempi per le mie creazioni contemporanee e mio padre ha seguito la tradizione classica partenopea. A Montoro un’antica tradizione è quella della pasta di mandorle e degli anginetti di Pasqua che noi realizziamo freschissimi solo in determinati periodi dell’anno.

Però esiste un dolce antico che mio padre ricorda come tramandato anche dalle nobili famiglie di Montoro trasferitesi da Napoli tra cui i Del Pozzo che aprirono importanti pasticcerie qui sul posto e tra questi vi è il Pan di Spagna nasprato al limone con confettura di albicocche. Anche questo dolce ovviamente viene venduto in pasticceria”.

C’è un prodotto del territorio Valle dell’Irno che prediligi lavorare ed esaltare in pasticceria?

“Amo tantissimo la nocciola di Giffoni IGP che qui è molto diffusa. Inoltre nei pressi della pasticceria abbiamo due ettari di terreno in campagna dove coltiviamo gelsi, limoni, ciliegie che utilizzo nella preparazione del mio gelato e delle confetture. Cerco anche di guardare ad altri territori e regioni per arricchire il mio paniere di prodotti e sono sempre alla ricerca di piccole aziende di elevatissima qualità. In ogni caso rispettare la materia prima e la sua stagionalità è tra le mie priorità”.

Hai mai pensato di realizzare un dolce ispirandoti alla storia dell’arte o al tuo artista preferito?

“Sembrerà assurdo ma non ho mai mescolato arte e cibo. Sono più legato alla struttura e all’anima delle cose. Guardando i miei dolci ti accorgerai che anche se all’impatto visivo sono esteticamente curati io bado molto alla geometria, allo strato materico e quindi alle architetture. Quindi forse sono più ispirato dagli architetti. Mi piace Zaha Adid ma anche Van der Rohe.

Però in verità anche se fino a poco tempo fa dipingevo, in pasticceria cerco di bilanciare i miei dolci attraverso le stratificazioni e le consistenze, rendendo il prodotto leggero, digeribile, come uno sbalzo architettonico, curandolo proprio come si fa per la casa. In generale non ho riferimenti, non mi importa della gente che guarda altra gente, il mio prodotto deve essere bello nella sua essenzialità e funzionale, deve essere ben eseguito e rifinito all’interno nella più assoluta semplicità. Stupire i clienti tirando fuori ciò che intrinsecamente è racchiuso nel dolce, l’essenza che diventa esteriorità senza alcun orpello. Ecco questo per me è il massimo, tutto qui”.

Ci sarà sempre uno spazio per il dessert. Il dessert non va nello stomaco. Il dessert va dritto al cuore.

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Annamaria Parlato 31/01/2021

"Giannetto Burger", la Valle dell'Irno tra due fette di pane

L’hamburger è un cibo seducente, piace ai teenager e non solo. Nessuno riesce a stare lontano da un succulento hamburger, o panino per dirla all’italiana, e ci sarà una ragione se il 28 maggio è stato proclamato l’International Hamburger Day. Secondo alcune statistiche, l’hamburger è stato il piatto più ordinato a domicilio durante il lockdown nella nostra nazione, posizionandosi secondo subito dopo la pizza.

La storia vuole che questo panino con la carne schiacciata sia nato nel XIX secolo ad Amburgo nella zona portuale, sotto forma di salsiccia sbriciolata, rosolata nel burro e inserita tra due fette di pane con una salsina come condimento. Poi da lì giunse in America grazie ai tedeschi, che sulle navi diffusero la tecnica e la modalità di preparazione di questo famoso cibo da strada. Gli americani lo adottarono subito e di buon grado, perfezionandolo e rendendolo sempre più goloso e farcito.

Durante gli anni del consumismo divenne cibo spazzatura dalla reputazione scadente, in quanto associato alle grandi catene di fast-food che propinavano calorie, grassi e carboidrati agli americani, che spesso hanno dovuto fare i conti col medico e con la bilancia, classificandosi come popolo con il più elevato tasso di obesità e mortalità al mondo.

Eppure anche gli amanti del cibo a metro zero, vegano, crudista o climatariano non sanno rinunciare al panino. Il motivo molto probabilmente consiste nel fatto che l’hamburger è un prodotto consolatorio, che induce felicità in chi lo morde, proprio come un piatto di pasta, un pezzo di cioccolato o una deliziosa fetta di margherita. Insieme al sushi, al gelato e agli street food orientali, il bun ripieno di ogni bendidio sarà tra i food trend che spopoleranno nel 2021.

Se gli ingredienti che compongono l’hamburger sono territoriali e selezionati, allora può venir fuori una ricetta unica, ricercata e di qualità. Questa infatti è la filosofia di Giannetto Burger a Baronissi, una paninoteca che è nata da un’idea di Gianni Trani e Mariateresa Napoli, con l’intento di distinguersi dai suoi competitor proponendo solo materia prima freschissima e territoriale da inserire all’interno degli strepitosi panini. Il panino qui ha subito una vera e propria evoluzione a partire dal pane che si è alleggerito, le salse sono di produzione home-made e le carni sono scelte con cura e attenzione così come le verdure e i formaggi.

Si spazia dal classico hamburger o cheesburger all’americana per giungere a quelli della linea “Giannetto” con porchetta, frittata di patate e cipolla ramata di Montoro, carne di scottona, salumi paesani, sovracoscia di pollo panata e fritta, broccoli dell'Irno, porcini e tartufo delle zone montuose circostanti e l’immancabile maionese che varia in base all’estro del cuoco. Il panino DPCM (foto in basso) è dedicato alla Valle dell’Irno e contiene polpette fritte di scottona, doppio bacon, mallone tradizionale che funge da salsa e caciocavallo podolico. Non mancano gli sfizi come i crocchettoni ripieni, le frittatine di pasta, i bocconcini di parmigiana fritti e per smorzare la sete da Giannetto si possono degustare le birre artigianali del Birrificio dei Bardi di Baronissi.

“Giannetto burger è il frutto del progetto messo a punto da me e Mariateresa nel dicembre 2019 - racconta Gianni - quando, dopo 7 anni a Roma e un’attività già avviata, abbiamo deciso di tornare a Baronissi e metterci in gioco. Il format pensato è stato da subito ben chiaro: offrire cibo goloso come un hamburger ma con ingredienti di pregio, affidandoci ai fornitori di zona per pane, carne, verdure e birra.

Uno dei panini più apprezzati è il Giannetto Sfizioso, composto da hamburger di scottona, funghi porcini, patate al forno, bacon croccante e provola, dopo lo Sfizioso un altro panino molto apprezzato è stato il Giannetto dalla Nonna, composto da hamburger di scottona, parmigiana di melanzana e provola.

Siamo convinti che lavorando bene e con serietà riusciremo ad ampliare la nostra clientela e ad affermarci in zona, sfidando le avversità e gli ostacoli che si pongono dinnanzi al nostro cammino a causa della pandemia da Covid. Abbiamo riaperto a pranzo e continuiamo a sfruttare i servizi di asporto e delivery per accontentare tutti. Il menù è stato cambiato e attualmente sono già ordinabili i nuovi panini. Il percorso è arduo ma abbiamo tutte le carte in regola per vincere”.

Genuino, regionale e saporito, tre aggettivi che descrivono oggi l’hamburger gourmet, vero protagonista delle tavole italiane, a casa come al ristorante.

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