Chiusura del Festival "Salerno in CORTOcircuito 2021", tutti i premiati
Grande entusiasmo e partecipazione nonostante le limitazioni per la pandemia
Redazione Irno24 13/12/2021 0
E’ terminata ieri sera, presso l’accogliente Teatro Santa Margherita, nel quartiere orientale De Gasperi della città di Salerno, la XII edizione del Festival Salerno in CORTOcircuito “Sguardi sulla società”, svoltosi dal 9 all’11 dicembre 2021. Anche quest’anno entusiasmo e partecipazione attorno all’evento organizzato dalla Rete dei Giovani per Salerno, come sempre ad ingresso libero, pur se con le dovute attenzioni legate alla pandemia.
Tanti lavori audiovisivi in gara: 10 cortometraggi, 3 video fuori concorso e 9 documentari che per la prima volta da quest’anno sono stati in concorso con una Sezione e Giuria dedicata. Il premio MIGLIOR CORTOMETRAGGIO “Elvira Notari” per la giuria popolare è stato assegnato a “I frutti del lavoro” di Andrea D’Ambrosio, che grazie anche alla recitazione di Enzo De Caro e di giovanissimi attori della scuola primaria di Vibonati (SA) ha posto l’attenzione sull’emergenza perenne della precarietà del lavoro.
Il documentario più votato dalla giuria popolare è stato “Terra Promessa” di Mario Leombruno e Luca Romano, che ha fatto luce negli anni scorsi sull'emergenza sociale e sanitaria del campo rom di Giugliano. Il premio MIGLIOR CORTOMETRAGGIO “UGO PIRRO” per la Giuria tecnica è stato assegnato a “Beatrice” di Vincenzo De Sio, che ha voluto omaggiare con questo lavoro la figura di Beatrice Vitoldi, attrice di origine salernitana.
Il premio MIGLIOR DOCUMENTARIO “Aurelio Laino” per la Giuria tecnica è stato assegnato a “Ugo Marano, ego sum liber” di Licio Esposito, dedicato all’artista salernitano Ugo Marano, scomparso dieci anni fa. Durante la serata è stato bello e sentito il ricordo del documentarista cilentano Aurelio Laino a cura della docente universitaria Rosa Maria Grillo, anche per il legame familiare che la legava a lui.
Il premio MIGLIOR RECITAZIONE “Beatrice Vitoldi” tra i cortometraggi è stato assegnato dalla Giuria tecnica all’attore Luca Iervolino nel corto “Sei ore notte” di Umberto Rinaldi, che ha affrontato il tema dell’eutanasia. Il premio VITRUVIO ENTERTAINMENT, riconoscimento dato dall'omonima Casa di produzione artistica, partner del Festival, al lavoro audiovisivo più in linea con l’idea di confluenza delle arti, è stato assegnato al corto “Beatrice” di Vincenzo De Sio, già giudicato miglior corto dalla Giuria tecnica.
Da quest’edizione la Rete dei Giovani per Salerno ha deciso di promuovere anche il Premio “Marta Naddei”, intitolato alla giovane giornalista scomparsa in un incidente nel 2019, cui è stato dedicato un toccante ricordo improntato sull'entusiasmo giornalistico che caratterizzava la sua professionalità. La Giuria di giornalisti salernitani ha premiato il Documentario “Terra promessa” di Mario Leombruno e Luca Romano, già votato come miglior Documentario dalla Giuria popolare.
Quest’anno è stata lanciata, da parte di Maria Concetta Dragonetto, Presidentessa dell’Associazione Impronte poetiche, anche l’idea di far partecipare in futuro video e podcast di poesia sociale. E durante la serata finale è stata presentata una videopoesia molto emozionante della giovane campana Angela Pecchia.
Nei pomeriggi delle giornate del Festival si sono svolti, in modalità online, anche due cine-talk con attori della vita sociale del nostro territorio e curati da Vincenzo Mele, esperto di cinematografia e di linguaggi audiovisivi e socio della Rete dei Giovani per Salerno: il primo con Ciccio Ronca, che ha raccontato la genesi del progetto associativo “Voglio un Mondo pulito”, e il secondo con Alessio Falace, referente del Gruppo Amnesty Salerno che ha discusso di Diritti umani.
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Federica Garofalo 03/01/2021
La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano
Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.
Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.
Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.
Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).
Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.
Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.
Redazione Irno24 31/01/2020
Al Museo Diocesano la "biografia intellettuale" di Papa Bergoglio
Venerdì 14 Febbraio, alle ore 18, presso il Museo Diocesano di Salerno, si terrà la presentazione del libro "Jorge Mario Bergoglio - Una biografia intellettuale", scritto da Massimo Borghesi. Oltre all'autore, che chiuderà l'incontro, interverranno Mons. Bellandi, Arcivescovo di Salerno, e il Prof. Antonio Landi, studioso e specialista dei testi biblici.
La formazione intellettuale di Jorge Mario Bergoglio, analizzata e ripercorsa per la prima volta, consente di comprendere lo sguardo complesso e poliedrico che guida l'attuale Pontificato. Formatosi alla scuola dei gesuiti, di quelli francesi in particolare, Bergoglio ha assimilato il messaggio di Sant'Ignazio attraverso la lettura, "dialettica e mistica" a un tempo, di uno dei più acuti filosofi del XX secolo: Gaston Fessard.
Da qui sorge l'idea del cattolicesimo come "coincidentia oppositorum" che lo porta all'incontro con l'antropologia polare di Romano Guardini e con il pensiero del più rilevante intellettuale cattolico latino-americano della seconda metà del '900: Alberto Methol Ferré. Si precisa, in tal modo, la prospettiva di una riflessione, originale e feconda, in grado di misurarsi con le grandi sfide della Chiesa nell'era della globalizzazione. Il testo ha potuto giovarsi, nella sua ricostruzione, di quattro interviste concesse dal Pontefice attraverso file audio.
Redazione Irno24 19/10/2022
Madama Butterfly in scena al Teatro Verdi di Salerno
Nell'ambito della Stagione Lirica, di Balletto e di Concerti 2022, al Teatro Verdi di Salerno è di scena "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini. Venerdì 21 ottobre, alle ore 21:00, il turno A; domenica 23 ottobre, alle ore 18:00, il turno B.
Direttore d’Orchestra, Francesco Ivan Ciampa; regia, Giandomenico Vaccari; maestro del coro, Armando Tasso; scene, Sara Galdi. Nel ruolo di Cio cio-san, Kristine Opolais, in quello di B.F. Pinkerton, Piero Pretti.