Come affrontare la frustrazione del presente, i consigli del dr. Landi

Lo psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale ci spiega anche cosa avverrà dopo

Redazione Irno24 26/03/2020 2

Questa emergenza legata al Coronavirus sta mettendo a dura prova l'Italia sotto il profilo sanitario ma anche dal punto di vista psicologico. La quarantena così serrata è l'unica misura per limitare il contagio ma anche una "gabbia mentale" che non tutti riescono ad affrontare nel modo giusto. Molti enti hanno avviato attività di supporto proprio per alleviare il disagio della popolazione.

Noi abbiamo interpellato il dr. Paolo Landi (nella foto), psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Consigli per il quotidiano. "Ci siamo trovati all’improvviso catapultati tra le nostre mura domestiche, non tutti desideravamo restarci per così tanto tempo. Quindi, il senso di frustrazione che stiamo sperimentando è fisiologico.

Non dobbiamo arrabbiarci con noi stessi. La prima regola da seguire è quella di riconoscere le emozioni negative che proviamo: rabbia, paura, tristezza, disgusto. Sono tutte emozioni che possiamo provare a condividere con i nostri cari (per coloro che vivono soli sarà importante chiamare, video-chiamare o scrivere a persone care).

Un elenco di cose che potremmo fare in casa:

  • prenderci cura di noi, continuare a lavarci e vestirci come se dovessimo andare a lavoro
  • prenderci cura della casa o del proprio spazio (ad esempio, riordinare, pulire e sistemare angoli che non avevamo mai avuto tempo di riorganizzare)
  • ridurre al minimo la connessione con social e tv al fine di non cadere nella paura e nel terrore. Informarsi si, ma con limiti molto precisi di tempo durante la giornata
  • iniziare a leggere un libro: potrebbe capitare che la drammaticità dei nostri giorni provochi difficoltà di concentrazione, ma noi insistiamo perchè dopo le prime pagine il cervello si allineerà e proveremo piacere
  • iniziare a progettare qualcosa di nuovo per il nostro futuro: a lavoro potremmo cambiare qualcosa? In casa potremmo progettare un nuovo spazio?

Cosa cambierà dopo, nel riapproccio alla normalità. Dobbiamo riabituarci ad aver a che fare con i corpi dell’altro: gli odori, il loro movimento nello spazio (forse ci sentiremo invasi all’inizio), di nuovo tante voci, immaginate quanti clacson tutti insieme. Certamente dovremmo riprendere gradualmente.

Questa pandemia ci ha minato una delle piu belle sensazioni che siamo capaci di sperimentare: il con-tatto, dovremo anche qui imparare a ri-fidarci dell’altro; a volte anche di un nostro stretto familiare, rimasto lontano da noi per tutta la durata della quarantena.

Molti comuni hanno approntato un servizio di aiuto. Bisogna fare attenzione a distinguere tra psicoterapia e sostegno psicologico in caso di emergenza. La psicoterapia si basa molto sul rapporto continuativo e fiduciario, tantissimo sull’espressione corporea. Viceversa, nella psicologia dell’emergenza potrebbe addirittura creare una dipendenza dal salvatore.

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Anna De Rosa 11/07/2022

La rinascita interiore di Agata Senatore fra arte e letteratura

L'autrice salernitana Agata Senatore è semplicemente se stessa nel raccontare e raccontarsi nei suoi libri, perché ha realizzato i suoi sogni artistici. Agata Senatore appartiene all’arte e alla letteratura. Nella sua esperienza letteraria emergono gli elementi di una rinascita interiore, grazie alla quale viene a bilanciarsi il suo rapporto con le persone.

Agata racconta nei suoi libri e nei suoi quadri la sua infanzia, la sua adolescenza, la famiglia, le amicizie, con un narrare fluido, scorrevole, piacevole, anche con ironia, elaborando una profonda riflessione sulla vita. La Fede è più forte della verità, per Agata la fede è verità, e la verità merita la ribellione di fronte al pregiudizio, al moralismo, soprattutto se falsi.

Dove sei nato/a? Dove vivi?

Sono di Salerno e vivo a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Sia per la pittura che per la scrittura all’età di 11 anni, per la voglia di esprimere le miei emozioni e sensazioni.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?

Il mio primo libro, intitolato "I perché di Edda", nasce dalla lettura del mio primo diario, dove descrivo tutti i viaggi fatti con mio padre e la mia famiglia; descrivo i vari sentimenti come l’amore e l’amicizia, con il mio scritto cerco di comunicare le mie emozioni e convinzioni.

Cosa pensi del sistema dell’editoria del nostro Paese?

Per me le istituzioni sono assenti, se ci fosse più impegno da parte di tutti si potrebbe fare senz’altro meglio, promuovere più iniziative letterarie.

Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?

Per adesso ho realizzato tre libri che mi hanno dato soddisfazioni; nel secondo, "Sulle orme del padre", sempre tratto dai miei diari, ho inserito la biografia di mio padre e poi ho raccontato tutte le difficoltà che ho avuto con la morte di mia madre, parlando anche dei miei sogni; nel terzo libro, “Senza titolo”, mi sono raccontata dai 7 fino a 16 anni, aggiungendo uno scritto di un anonimo e, come sempre, una piccola raccolta di mie poesie. Ovviamente ho intenzione di dipingere e scrivere ancora.

La pandemia l'ho vissuta con tranquillità perché io sto bene con me stessa, quindi mi piace stare a casa; la "reclusione" mi ha portata a pregare di più e aiutare ancora di più il prossimo, e ad amare le piccole cose di cui Dio ci fa dono.

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Anna De Rosa 28/01/2022

Marco Vecchio, il sogno dell'arte attraverso la ricerca dei materiali

Nato ad Agropoli, figlio d’arte, diplomato al Liceo Artistico e laureato presso l'Università di Salerno in Storia dell'arte, Marco Vecchio vive e lavora a Salerno. Da tempo svolge una ricerca lavorando a diversi materiali, prediligendo colori materici, sabbia, smalti, tele, carte e materiali industriali fino a fonderli e a renderli parte di sé in tutte le sue sfumature.

La sua attività artistica si è andata articolando sin da giovanissimo con esperienze diversificate, che oltre alla pittura lo hanno avvicinato ad altri tipi di linguaggio come il cinema. Ha alle sue spalle un itinerario ben lungo di collettive personali e di spettacoli da performer in cui esprime l’arte a 360°. Tutti i tuoi lavori sono un inno alla creatività, eccentrici, paradossali, onirici, in poche parole: unici.

Come riesci a dare una forma alla tua fantasia, che ormai abbiamo capito essere senza freni ne’ limiti?

Penso che la creatività sia l'unica nostra vera salvezza, è una forma di energia che muove dall'interno, come Kandinsky diceva, qualcosa che non puoi implodere e che è la radice di ogni mia forma d'arte! Le storie sono molteplici: un verso in cui riconoscersi, una particolare luce del giorno, le memorie portate dal vento. Ogni cosa può essere artefice del mio creare.

Domanda tranello: quanto ti ha ispirato e ti ispira tuttora essere il figlio del grande artista e professore Sergio Vecchio?

La presenza di mio padre non è mai stata ingombrante grazie al suo modo delicato di confrontarsi con me nelle nostre diversità, così come nei nostri punti d'incontro. Mi ha sempre detto "Ora parlo ad un artista", rimarcando la dualità del nostro rapporto: l'affetto paterno da un lato, il confronto professionale dall'altro. Mi ha lasciato tutta la libertà di "trovarmi", per usare un verbo caro ad Hesse, e insieme la libertà di fare sbagli, perché maturasse la mia identità di artista, credo che alla fine amasse di me proprio quelle differenze, il mio essere altro, nonostante il dono più grande che mi ha trasferito: l'arte e l'amore per la bellezza!

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Il mio percorso creativo è stato un approccio immediato e naturale con il mondo interiore che riconoscevo appartenermi. Da piccolo amavo travestirmi, interpretare personaggi, improvvisare costumi. Il teatro di mia madre era come lo specchio per Alice. Non ho mai avuto alcuna esitazione quando scelsi il Liceo Artistico, come se avessi riconosciuto la mia stella, e quel gioco meraviglioso del bambino si è declinato nel tempo, fino a divenire parte integrante della mia vita. Credo che essere artisti sia un modo di stare al mondo e un modo speciale di sentire e di vivere.

Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

Come ho detto prima, ogni opera ha la sua storia. Quando dipingo "racconto" la mia età e il mio universo parallelo, mi piace farmi suggestionare da una frase, dal piacere della lettura, mi piace ascoltare un disco per essere non qui, ma altrove, farmi trasportare dal suono come da una corrente di mare. Ecco, questo può essere un inizio!

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Sono tanti gli artisti che ho amato, talmente tanti da sentirmi quasi un viaggiatore del tempo. Amo tutta la storia dell'arte, senza preclusione verso generi o periodi storici. Da bambino copiavo il Picasso cubista, ero attratto dalle sue forme, dalla vitalità e dalla forza espressiva del suo segno. Crescendo poi ho amato il suo periodo blu e le figure silenti, assorte come funamboli malinconici. Credo che l'incontro con gli artisti sia un innamoramento, è una magia che non puoi spiegare.

Artisti, galleristi, istituzioni: cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Penso malissimo delle istituzioni, sono sorde e lontane, oserei dire estranee all'arte e al mio mondo! La mia assoluta sfiducia verso la politica ha origini profonde, e questi ultimi anni ne sono stati una ulteriore conferma. La mia categoria, come quella di intere classi di lavoratori, è stata totalmente ignorata, non è esistita agli occhi dello Stato e non ha avuto alcuna tutela. Siamo soli e artefici di noi stessi! Eppure l'arte è la storia del nostro paese, e più in generale lo sguardo dell'uomo sul mondo. Circa le gallerie non entro in merito, sono estraneo alle leggi di mercato e forse non mi interessano, l'artista è colui il quale, diceva Petit, non chiede mai il permesso; libertà e forza, riassunto in due parole.

Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?

Questi due anni di pandemia sono stati un tempo rubato! Conoscevo la mia spiritualità anche prima, purtroppo non trovo altra lezione se non quella di realizzare quanto siamo fragili, quanto tutto possa cambiare da un giorno all'altro, come un vento che spazzi via tutto. Di me ho vissuto solo una parte, la ricerca in solitudine, ma è mancato tutto il resto: donarsi agli altri, cantare per qualcuno, comunicare. L'arte è una lingua universale perché è la voce dell'indicibile e arriva dritta; come diceva David Sassoli, non è politica, è poetica!

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Anna De Rosa 25/02/2022

L'odio che muta nella pace, il senso profondo dell'opera di Inna Lukyanytsya

Intervistare Inna Lukyanytsya è stato un piacere dettato dalla mia curiosità perché lei vive a Salerno da anni, ma viene dall’Ucraina. Il suo racconto è bello ed emotivo, in un momento molto delicato nello scenario internazionale dopo l'offensiva russa. Inna è una pittrice ucraina esperta, artista di formazione classica ma con una sua ricerca personale.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata in Ucraina e vivo a Salerno da 22 anni.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Mio padre era un bravissimo pittore. La sua passione per la pittura me l’ha trasferita quando ero ancora bambina. Nelle fredde giornate invernali, con -30 sotto zero e la neve fino 2 metri di altezza, noi due in una casa calda facevamo le gare di chi dipingeva meglio. E vincevo sempre io.

Come nasce una tua opera?

Di solito parte da zero. Adoro manualità e preferisco preparare la tela da sola, con passione e tanta pazienza. All’incirca ci vuole un mese di tempo per la costruzione e l'imprimitura. Mi piace usare una tecnica per la preparazione della tela risalente al 1400, tutta a base di prodotti naturali.

Cos'è per te l’ispirazione?

L’ispirazione sono le cose che fanno gioire l’anima e il cuore.

Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Come diceva Picasso, “La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico”. Spesso nelle opere rappresento il cambiamento, che avviene tramite l’evoluzione che parte dal singolo ego per poi arrivare a tutti noi, intesi come un'unica unità intellettiva di persone. Nei miei dipinti narro delle tecnologie distruttive che passano alle tecno-ecologie, della guerra e dall’odio che muta nella pace, della distruzione del nostro pianeta Terra che si trasforma in rispettosa conservazione e rigenerazione.

Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

Lo scelgo spontaneamente.

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel tempo?

I miei quadri sono di diversi riferimenti artistici e culturali: arte di tradizione ucraina, arte astratta, arte povera del riciclo, arte di impressionismo, arte classica. I pittori che amo sono Siskin, Ajvazovskij, Kandinsky, Malevic, Monet, Pollock. Artisti, galleristi, istituzioni.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro paese?

L'Italia, e in particolar modo Salerno, è la terra dell’arte. Qui il vento, il sole e il mare svegliano l’anima e ispirano a creare. In Ucraina esponevo nella galleria "Art Italia" a Donetsk. Anche qui espongo, ma conosco tantissimi talentosi pittori del posto che non hanno fortuna o possibilità economica di esporre in galleria o di pagare un famoso critico d’arte.

Progetti futuri?

Nella mia città natale c’è una strada che si chiama Viale dell’Arte, dove ogni domenica si riuniscono tutti i pittori e gli artisti del posto con le proprie opere, comprese esibizioni teatrali e musicali. Vorrei ci fosse un piccolo viale dell’arte anche qui nella città di Salerno. Un posto per artisti a 360°, un posto per promuovere arte, per creare, esporre, conoscerci e gioire.

Come hai vissuto la pandemia?

Da un lato è stato un periodo di paura e di grande dolore per le sofferenze e le morti. Dall'altro, un periodo di riacquisizione dei veri valori di vita come la famiglia, l'amicizia e l'aiuto gli altri. La vena artistica non mi ha lasciato nemmeno nel periodo pandemico. Sono volontaria di Lipu a Salerno e ho dipinto 21 "mandala" di uccelli in bianco e nero con la tecnica di una sola pennellata. Spero di poterli esporre da qualche parte per sensibilizzare le persone nei confronti dei nostri fratelli volatili, creature magiche e simbolo di libertà, di cui noi siamo stati brutalmente privati durante la pandemia.

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Giulio

Bravo Paolotto, i tuoi consigli sono sempre di grande utilita per chi sta soffrendo 26/03/2020
Redazione Irno 24

Di grandissima utilità in questo momento 26/03/2020
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