Donatella Fenio, voce e sensazioni di chi viene lasciato indietro

Il percorso dell'autrice salernitana del romanzo thriller "Il segreto di Gabrielle Ross"

Anna De Rosa e Donatella Fenio

Anna De Rosa 20/06/2022 0

“Il segreto di Gabrielle Ross” di Donatella Fenio è una storia di amore e di passione: il riscatto di una donna che sceglie di essere fuori da una relazione difficile. E’ un vero e proprio thriller con tanto di colpi di scena. Donatella Fenio in questo suo lavoro editoriale vuole dar voce anche a quanto ancora c’è da dire sulla violenza sulle donne, in particolar modo sull’amore deviato che crea illusioni e false attese.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata ed abito a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico? Perché la voglia di scrivere?

La voglia di scrivere è sempre stata innata in me. Ma la mia prima possibilità si è presentata nel 1995; partecipai per gioco ad un concorso di poesia, e con mia grande sorpresa mi classificai seconda. Il concorso era per ricordare il grande Alfonso Gatto ed il titolo della mia poesia era "L'inverno".

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere?

Le mie opere nascono da domande che mi pongo. Se al telegiornale si parla del referendum per decidere se persone dello stesso sesso possano adottare bambini, la mia domanda è perché si debbano fare referendum per questo, perché due persone che si amano debbano lottare per poter essere riconosciuti come famiglia. Cerco sempre di mettermi nei panni di chi non ha voce, i giudizi li lascio agli ignoranti, io nel mio piccolo cerco di capire come si sente chi viene lasciato indietro. Provo a dare voce a chi non ne ha.

Case editrici, critici, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?

Purtroppo ho rinunciato a diversi concorsi, perché quasi tutti richiedono soldi per poter partecipare. C’è poca meritocrazia in questo settore e le case editrici non premiano più gli autori emergenti, ma si buttano più su facili guadagni. Detto questo però io non mi arrendo e vado avanti per la mia strada. Il mio primo romanzo “Il Segreto di Gabrielle Ross”, pur essendo un libro finito, ha altri due capitoli scritti ma non ancora pubblicati.

Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Sicuramente ci sono altri libri che sono pronta a scrivere, ho da raccontare tante storie ancora. Riuscire a farmi conoscere e vivere della mia arte è ancora un sogno, ma io non sono una che si arrende facilmente. Un mio progetto è sceneggiare il mio romanzo, farne un copione e farlo diventare un film. Forse volo alto ma nella vita mai dire mai. La pandemia mi ha ricordato di vivere oggi perché domani è sempre incerto.

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Annamaria Parlato 24/03/2022

Strategie di rilancio del territorio con la d.ssa Felici, Presidente CTG Picentia

Le sorti della ripresa turistica e culturale sono ancora in bilico, anche in questo 2022. L’importanza del binomio turismo e promozione però è stata finalmente percepita, sia in ambito pubblico che privato, e questo grazie al bisogno di venir fuori da una crisi profonda che da tre anni ha fatto sprofondare l’economia italiana nel baratro con poca via d’uscita. Tutela del paesaggio, sostenibilità energetica e innovazione digitale dovrebbero essere le armi vincenti per poter essere competitivi e risanare le lacune createsi nei settori della cultura e del turismo.

Per superare le problematiche lasciate dall’emergenza Covid e dalla guerra che sta devastando la nazione ucraina, le mete turistiche italiane dovranno reinventarsi e offrire ai viaggiatori nuovi modelli di vacanza. Irno24 ha intervistato a tal proposito la d.ssa Maria Guglielmina Felici, ex funzionario della Soprintendenza ai Beni Storico-Artistici di Salerno, attualmente impegnata nel sociale e attivamente presente nella vita associazionistica cittadina in qualità di Presidente del Gruppo CTG Picentia. Portavoce di lodevoli iniziative finalizzate al rilancio della cultura, le abbiamo sottoposto alcune domande per capire quali potrebbero essere le strategie messe in campo dal Centro Turistico Giovanile in merito alla promozione della provincia salernitana.

1) Lei è stata un funzionario della Soprintendenza. Di cosa si occupava precisamente durante i suoi anni di servizio?

Ho avuto la fortuna di occuparmi di molteplici settori, dalla Biblioteca alla ricerca archivistica per l’imposizione di vincoli ai beni di particolare pregio della nostra Provincia, dall’Ufficio Studi al Settore Ispettivo sul territorio di competenza. In quest'ultimo ambito ho potuto conoscere a fondo le due zone di cui mi sono occupata: il Vallo di Diano, con la Certosa di Padula; il Cilento con i suoi borghi e le sue preziose ma poco conosciute testimonianze artistiche, oltre che paesaggistiche, delle quali sanno più i viaggiatori del nord Europa (che praticando trekking e cicloturismo si addentrano nei sentieri montani per raggiungere poi le coste) di quanto non ne sappiano i viaggiatori italiani.

Ho esercitato la mia professione con grande fierezza e curiosità ed in ognuna delle attività ho cercato di mettere il massimo delle mie risorse. Un capitolo a parte occupa l’attività da me svolta nella Certosa di San Lorenzo in Padula, di cui sono stata Vice direttrice per alcuni anni, sotituendo anche l'allora Direttrice (compianta) dott.ssa Giovanna Sessa. Con altre colleghe abbiamo progettato la mostra work in progress ‘Le Opere e i Giorni’ , curata dal prof. Achille Bonito Oliva, che si è poi svolta nel triennio 2001-2003, continuandosi poi nell’altra ‘Fresco Bosco’.

2) Come è cambiata la gestione dei beni culturali da dieci anni a questa parte? E quanto si è fatto per il patrimonio?

Credo siano stati due i fattori che hanno profondamente cambiato il modo di operare delle Soprintendenze che, di fatto, si sono progressivamente allontanate dal territorio di competenza. Il primo è sicuramente costituito dalla scelta, operata a mio parere lucidamente, di lasciare che gli organici degli Uffici Centrali e Periferici si svuotassero, senza che nuove figure professionali andassero prima ad affiancare, poi a sostituire il personale che, man mano, lasciava le Amministrazioni per andare in pensione.

Il secondo fattore, collegato strettamente al primo, è stato quello determinato dalla vasta campagna di fango sul Pubblico – stessa sorte è toccata a Scuola e Sanità, per dirne alcune – che ha convinto le persone a credere indiscriminatamente che una massa di mangiapane a tradimento fosse lì ad impedire la libera espressione personale. Via i controllori per poter avere mano libera sul territorio. Per questo si è arrivati all’ipotesi di sopprimere le Soprintendenze. Naturalmente questo è un mio parere personale ma credo ragionevolmente vero, come dire buttiamo via il bambino con l’acqua sporca che, indubbiamente, era abbondante ma che nessuno mai si è curato di gettare.

3) La carriera universitaria è molto lunga, gli sbocchi lavorativi spesso insufficienti. Cosa consiglierebbe ad un giovane laureando in Beni Culturali che vorrà poi intraprendere la professione di conservatore?

Torno alla risposta precedente in quanto la nostra politica ha creato un paradosso, aprendo un percorso universitario dedicato, con specializzazioni che vanno dalla creazione di figure professionali quali Storici dell’arte o Conservatori, o raffinatissime professionalità di cui dovremmo essere fieri, in quanto l’Italia è stata e rimane un faro per gli altri Paesi che guardano alla nostra cultura con rispetto. Rispetto che manca del tutto a noi che con Istituti unici come l’Istituto Centrale del Restauro o l’Opificio delle Pietre Dure, giusto per citarne due, lascia che giovani molto formati vadano a lavorare all’estero.

So di Restauratori e di Archeologi e Storici dell’Arte trasferitisi in Egitto, Armenia, Grecia e Turchia, o nella vicina Germania. E’ anche passato il concetto che queste professionalità non meritino compenso ed un’Amministrazione pubblica locale, che non cito per pudore, ha pubblicato un bando rivolto a Restauratori che, a loro spese ed acquistando anche materiali, avrebbero dovuto restaurare gratuitamente i beni storico artistici di quella stessa Amministrazione. A chi, ben sapendo quali fossero le difficoltà dell’inserimento, ha scelto di intraprendere questi studi per inseguire una passione, dico di non arrendersi e di lottare e studiare per partecipare a concorsi ormai indifferibili.

4) Musei e Cultura hanno subito un duro contraccolpo dalla pandemia, qual è la sua opinione?

Sono ottimista: presto si tornerà alla normalità e le opere d’arte si saranno riposate, respirando senza essere devastate dalla scelta della massificazione della cultura, che non equivale alla formazione culturale. I siti archeologici, i musei, le aree protette sono realtà fragili che meritano cura e rispetto e non invasione di truppe di visitatori spesso inconsapevoli. Nel contempo si è cancellata la gratuità dell’ingresso agli ultrasessantacinquenni, iniziativa a mio parere dissennata. Ricordo quando mio papà a Roma portava i nipoti al Museo o quando, ormai solo, si dilettava a visitarli per poter continuare a sentirsi vivo. E’ chiaro che alla base della scelta c’è un puro calcolo matematico basato sull’innalzamento dell’età media degli italiani.

5) Ci spiega cos’è il Centro Turistico Giovanile?

Una volta andata in pensione, la scelta di aderire all’Associazione Centro Turistico Giovanile, e la creazione a Salerno del Gruppo Picentia APS, ha significato dare in qualche modo continuità al precedente impegno lavorativo. Devo ringraziare per questo la prof.ssa Adele Cavallo, oggi Presidente del Comitato Provinciale CTG Salerno, per avermene data l’opportunità. Il CTG è infatti una grande ed importante Associazione Nazionale, con ramificazioni territoriali fatte di Gruppi, Comitati, Case per Ferie. La sua attività è prevalentemente rivolta alla promozione di un turismo lento, consapevole, rispettoso e rivolto essenzialmente a percorsi meno conosciuti ma, non per questo, meno importanti nel panorama della cultura italiana.

Ho imparato infatti, nel mio lavoro, che in ogni Paese, Borgo, realtà dove si aggregano persone, c’è uno scrigno fatto di storia, testimoniata da manufatti, chiese, palazzi, attività presenti e passate, cibi. Dobbiamo smettere di rivolgere i nostri sguardi verso schermi freddi e riprendere ad incontrarci per poter guardare, col naso all’insù ed all’ingiù, tutto quanto ci circonda. Il CTG, pur nella sua laicità, essendo aperto a tutti, racchiude in sé i valori del Cristianesimo perché la contemplazione del bello ed il rispetto del Creato ci portano a conoscere l’immagine di Dio. Per questo e per le altre finalità il CTG è accreditato presso la CEI.

Finalità del CTG sono anche la valorizzazione dei Beni culturali che possono essere affidati in gestione da parte delle Soprintendenze in applicazione dello Statuto e del Protocollo d’Intesa firmato tra Ministero BB.CC. e CTG. Il Gruppo Picentia ha firmato un Protocollo d’Intesa con la Soprintendenza che intende coadiuvare nel compito di diffusione della conoscenza dei Beni Culturali, soprattutto tra le giovani generazioni.

6) Quali progetti ha in attivo il suo gruppo di associati sulla provincia di Salerno?

Formato un gruppo è necessario trovare un’aggregazione di persone disposte ed interessate a seguire un progetto; il nostro fomat vincente, attorno al quale si è formato il gruppo, è stato e rimane senz’altro il progetto "Di Food in Tour". Nato dall’idea della nostra socia, ed ora anche Vicepresidente del Gruppo Picentia APS, Annamaria Parlato, storica dell’arte (di quelle che non mollano) e specializzata in materia di Enogastronomia, settore che l’ha portata a divenire una giornalista conosciuta ed apprezzata nel settore, "Di Food in Tour" coniuga i beni culturali alle eccellenze enogastromiche del territorio. Durante una domenica, i nostri soci e simpatizzanti partecipano con il Picentia ad un tour in un paese e ne conoscono storia, beni culturali, tradizioni, cibi, ed attività imprenditoriali nascenti o consolidate. Ogni tappa è condotta insieme all’Amministrazione comunale del luogo visitato che ci accoglie e conduce in questo itinerario di cui fanno parte anche diversi momenti conviviali: dall’accoglienza all’assaggio di prodotti tipici, al pranzo, all’osservazione dei procedimenti produttivi.

Durante quasi 2 anni abbiamo percorso i Picentini ed ora siamo alla scoperta della Valle dell’Irno. Ultima tappa è stata quella di Fisciano, prossima sarà quella di Mercato San Severino. I partecipanti all’evento si dicono sorpresi dalla ricchezza dei luoghi, a volte assolutamente sconosciuti ai più, e dalla competenza di giovani membri di associazioni locali, che ci fanno da guida con entusiasmo. Anche assistere al ciclo di produzione dell’olio o della birra, o della trasformazione della nocciola, o gustare una fresca mela annurca, diventa un’esperienza che non ha prezzo.

Oltre a "Di Food in Tour", il Picentia ha realizzato "Salerno a Passi nella Storia", progetto che, partendo dalla Mappa a passi dell’artista Tony Ponticiello, alias Mister Time, carta di cui siamo stati sponsor fin dalla sua prima edizione, cammina per le viuzze del Centro storico, raccontando storie e leggende miste a brani di conoscenza derivata dalla pratica maturata nei lunghi anni in Soprintendenza. Curiosità per gli addetti ai lavori e divulgazione di una cultura persa negli anni. Oggi le cartine di Salerno ci portano a visitare locali e strutture ricettive dove consumare, ma sono scarne di informazioni sui Beni Culturali. A condurre il gruppo le tre ACA, Irene Russo, con le curiosità sulle erbe della Scuola Medica, Annamaria Parlato, ed io stessa.

Un altro progetto realizzato ed in itinere è "Tra Terra e Cielo", che ci ha portato a Campagna dove una volta abbiamo camminato su un percorso montano ed un’altra abbiamo conosciuto il Giardino dei Semplici del Santuario di Maria SS. di Avigliano. Qui don Carlo Magna ha, con Walter Iannotti dell’UPI, riportato il Convento alla sua originaria funzione di centro di accoglienza e cura dell’anima e della persona. Con l’UPI abbiamo ora siglato un Protocollo d’intesa che ci vedrà uniti su altri progetti. Con lo stesso Santuario, che è entrato nella Rete "Laudato sii", abbiamo in programma iniziative che portino Soci CTG da tutta Italia a soggiornarvi.

7) Cos’è la figura dell’ACA introdotta dal CTG a livello nazionale, quali sbocchi lavorativi?

Gli ACA sono Animatori Culturali Ambientali, ciò che li differenzia da una guida turistica. L’ACA anima un percorso dando spunti di conoscenza e riflessione e rendendo l’esperienza del tour piacevole e partecipata. Questa figura è nata all’interno del CTG e siamo stati formati per raggiungerne lo status; ogni anno sono previste ore di aggiornamento teorico e di esercizio pratico che varrà il rinnovo della tessera di ACA. Alcune Regioni come, ad esempio il Veneto, hanno riconosciuto questa figura inserendola negli albi regionali, offrendo a chi ne sia in possesso la possibilità di essere impiegati non solo all’interno dei Gruppi CTG, come oggi avviene, ma anche con le scuole o altre realtà del posto. In questo modo, insieme alla guide turistiche, contribuiscono alla diffusione della conoscenza del territorio ed alla sensibilizzazione dei valori ad essa collegati.

8) Pensa che dopo una pandemia e l'atroce guerra in corso possa esserci di nuovo la ripresa del turismo nei nostri territori?

Non c’è alcun dubbio, noi italiani siamo sempre pronti al viaggio e a gustare un buon piatto tipico o a bere un buon vino locale. Speriamo si sia capito anche che, al di là del turismo fuori dai confini nazionali, ci sono tante realtà di eccellenza che vale la pena conoscere ed apprezzare per godere di una bella vacanza. Inutile dire che i turisti stranieri non aspettano altro che poter tornare. Bisogna solo comprendere che il turista ha diritto ad avere un trattamento rispettoso e che oggi, in cui nessun luogo è lontano, se il turista non viene coccolato non tornerà. Il turismo di qualità è quello a cui dobbiamo tendere per non cannibalizzare il territorio.

9) Lei è più sostenitrice della linea della tutela o della valorizzazione?

Credo che i due temi camminino insieme perché, senza tutela, non sarà possibile la valorizzazione. Un bene culturale danneggiato da un restauro sbagliato o da un intervento irrispettoso sarà perso per sempre. Dunque la tutela, fatta in modo intelligente senza rigidi atteggiamenti proibitivi in assoluto, ma nel rispetto delle norme del Codice dei Beni Culturali, darà alle prossime generazioni la possibilità di godere di un patrimonio culturale di immenso valore, quale è quello diffuso su tutto il territorio della nostra bella Penisola. Prendiamo i più bravi tra i giovani che in questi anni si sono laureati e specializzati nel settore e ricostruiamo le Soprintendenze, restituendo agibilità e dignità alla ricerca ed alla competenza.

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Anna De Rosa 25/02/2022

L'odio che muta nella pace, il senso profondo dell'opera di Inna Lukyanytsya

Intervistare Inna Lukyanytsya è stato un piacere dettato dalla mia curiosità perché lei vive a Salerno da anni, ma viene dall’Ucraina. Il suo racconto è bello ed emotivo, in un momento molto delicato nello scenario internazionale dopo l'offensiva russa. Inna è una pittrice ucraina esperta, artista di formazione classica ma con una sua ricerca personale.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata in Ucraina e vivo a Salerno da 22 anni.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Mio padre era un bravissimo pittore. La sua passione per la pittura me l’ha trasferita quando ero ancora bambina. Nelle fredde giornate invernali, con -30 sotto zero e la neve fino 2 metri di altezza, noi due in una casa calda facevamo le gare di chi dipingeva meglio. E vincevo sempre io.

Come nasce una tua opera?

Di solito parte da zero. Adoro manualità e preferisco preparare la tela da sola, con passione e tanta pazienza. All’incirca ci vuole un mese di tempo per la costruzione e l'imprimitura. Mi piace usare una tecnica per la preparazione della tela risalente al 1400, tutta a base di prodotti naturali.

Cos'è per te l’ispirazione?

L’ispirazione sono le cose che fanno gioire l’anima e il cuore.

Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Come diceva Picasso, “La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico”. Spesso nelle opere rappresento il cambiamento, che avviene tramite l’evoluzione che parte dal singolo ego per poi arrivare a tutti noi, intesi come un'unica unità intellettiva di persone. Nei miei dipinti narro delle tecnologie distruttive che passano alle tecno-ecologie, della guerra e dall’odio che muta nella pace, della distruzione del nostro pianeta Terra che si trasforma in rispettosa conservazione e rigenerazione.

Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

Lo scelgo spontaneamente.

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel tempo?

I miei quadri sono di diversi riferimenti artistici e culturali: arte di tradizione ucraina, arte astratta, arte povera del riciclo, arte di impressionismo, arte classica. I pittori che amo sono Siskin, Ajvazovskij, Kandinsky, Malevic, Monet, Pollock. Artisti, galleristi, istituzioni.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro paese?

L'Italia, e in particolar modo Salerno, è la terra dell’arte. Qui il vento, il sole e il mare svegliano l’anima e ispirano a creare. In Ucraina esponevo nella galleria "Art Italia" a Donetsk. Anche qui espongo, ma conosco tantissimi talentosi pittori del posto che non hanno fortuna o possibilità economica di esporre in galleria o di pagare un famoso critico d’arte.

Progetti futuri?

Nella mia città natale c’è una strada che si chiama Viale dell’Arte, dove ogni domenica si riuniscono tutti i pittori e gli artisti del posto con le proprie opere, comprese esibizioni teatrali e musicali. Vorrei ci fosse un piccolo viale dell’arte anche qui nella città di Salerno. Un posto per artisti a 360°, un posto per promuovere arte, per creare, esporre, conoscerci e gioire.

Come hai vissuto la pandemia?

Da un lato è stato un periodo di paura e di grande dolore per le sofferenze e le morti. Dall'altro, un periodo di riacquisizione dei veri valori di vita come la famiglia, l'amicizia e l'aiuto gli altri. La vena artistica non mi ha lasciato nemmeno nel periodo pandemico. Sono volontaria di Lipu a Salerno e ho dipinto 21 "mandala" di uccelli in bianco e nero con la tecnica di una sola pennellata. Spero di poterli esporre da qualche parte per sensibilizzare le persone nei confronti dei nostri fratelli volatili, creature magiche e simbolo di libertà, di cui noi siamo stati brutalmente privati durante la pandemia.

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Redazione Irno24 26/03/2020

Come affrontare la frustrazione del presente, i consigli del dr. Landi

Questa emergenza legata al Coronavirus sta mettendo a dura prova l'Italia sotto il profilo sanitario ma anche dal punto di vista psicologico. La quarantena così serrata è l'unica misura per limitare il contagio ma anche una "gabbia mentale" che non tutti riescono ad affrontare nel modo giusto. Molti enti hanno avviato attività di supporto proprio per alleviare il disagio della popolazione.

Noi abbiamo interpellato il dr. Paolo Landi (nella foto), psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Consigli per il quotidiano. "Ci siamo trovati all’improvviso catapultati tra le nostre mura domestiche, non tutti desideravamo restarci per così tanto tempo. Quindi, il senso di frustrazione che stiamo sperimentando è fisiologico.

Non dobbiamo arrabbiarci con noi stessi. La prima regola da seguire è quella di riconoscere le emozioni negative che proviamo: rabbia, paura, tristezza, disgusto. Sono tutte emozioni che possiamo provare a condividere con i nostri cari (per coloro che vivono soli sarà importante chiamare, video-chiamare o scrivere a persone care).

Un elenco di cose che potremmo fare in casa:

  • prenderci cura di noi, continuare a lavarci e vestirci come se dovessimo andare a lavoro
  • prenderci cura della casa o del proprio spazio (ad esempio, riordinare, pulire e sistemare angoli che non avevamo mai avuto tempo di riorganizzare)
  • ridurre al minimo la connessione con social e tv al fine di non cadere nella paura e nel terrore. Informarsi si, ma con limiti molto precisi di tempo durante la giornata
  • iniziare a leggere un libro: potrebbe capitare che la drammaticità dei nostri giorni provochi difficoltà di concentrazione, ma noi insistiamo perchè dopo le prime pagine il cervello si allineerà e proveremo piacere
  • iniziare a progettare qualcosa di nuovo per il nostro futuro: a lavoro potremmo cambiare qualcosa? In casa potremmo progettare un nuovo spazio?

Cosa cambierà dopo, nel riapproccio alla normalità. Dobbiamo riabituarci ad aver a che fare con i corpi dell’altro: gli odori, il loro movimento nello spazio (forse ci sentiremo invasi all’inizio), di nuovo tante voci, immaginate quanti clacson tutti insieme. Certamente dovremmo riprendere gradualmente.

Questa pandemia ci ha minato una delle piu belle sensazioni che siamo capaci di sperimentare: il con-tatto, dovremo anche qui imparare a ri-fidarci dell’altro; a volte anche di un nostro stretto familiare, rimasto lontano da noi per tutta la durata della quarantena.

Molti comuni hanno approntato un servizio di aiuto. Bisogna fare attenzione a distinguere tra psicoterapia e sostegno psicologico in caso di emergenza. La psicoterapia si basa molto sul rapporto continuativo e fiduciario, tantissimo sull’espressione corporea. Viceversa, nella psicologia dell’emergenza potrebbe addirittura creare una dipendenza dal salvatore.

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