Strategie di rilancio del territorio con la d.ssa Felici, Presidente CTG Picentia
"Il turismo di qualità è quello a cui dobbiamo tendere per non cannibalizzare il territorio"
Annamaria Parlato 24/03/2022 0
Le sorti della ripresa turistica e culturale sono ancora in bilico, anche in questo 2022. L’importanza del binomio turismo e promozione però è stata finalmente percepita, sia in ambito pubblico che privato, e questo grazie al bisogno di venir fuori da una crisi profonda che da tre anni ha fatto sprofondare l’economia italiana nel baratro con poca via d’uscita. Tutela del paesaggio, sostenibilità energetica e innovazione digitale dovrebbero essere le armi vincenti per poter essere competitivi e risanare le lacune createsi nei settori della cultura e del turismo.
Per superare le problematiche lasciate dall’emergenza Covid e dalla guerra che sta devastando la nazione ucraina, le mete turistiche italiane dovranno reinventarsi e offrire ai viaggiatori nuovi modelli di vacanza. Irno24 ha intervistato a tal proposito la d.ssa Maria Guglielmina Felici, ex funzionario della Soprintendenza ai Beni Storico-Artistici di Salerno, attualmente impegnata nel sociale e attivamente presente nella vita associazionistica cittadina in qualità di Presidente del Gruppo CTG Picentia. Portavoce di lodevoli iniziative finalizzate al rilancio della cultura, le abbiamo sottoposto alcune domande per capire quali potrebbero essere le strategie messe in campo dal Centro Turistico Giovanile in merito alla promozione della provincia salernitana.
1) Lei è stata un funzionario della Soprintendenza. Di cosa si occupava precisamente durante i suoi anni di servizio?
Ho avuto la fortuna di occuparmi di molteplici settori, dalla Biblioteca alla ricerca archivistica per l’imposizione di vincoli ai beni di particolare pregio della nostra Provincia, dall’Ufficio Studi al Settore Ispettivo sul territorio di competenza. In quest'ultimo ambito ho potuto conoscere a fondo le due zone di cui mi sono occupata: il Vallo di Diano, con la Certosa di Padula; il Cilento con i suoi borghi e le sue preziose ma poco conosciute testimonianze artistiche, oltre che paesaggistiche, delle quali sanno più i viaggiatori del nord Europa (che praticando trekking e cicloturismo si addentrano nei sentieri montani per raggiungere poi le coste) di quanto non ne sappiano i viaggiatori italiani.
Ho esercitato la mia professione con grande fierezza e curiosità ed in ognuna delle attività ho cercato di mettere il massimo delle mie risorse. Un capitolo a parte occupa l’attività da me svolta nella Certosa di San Lorenzo in Padula, di cui sono stata Vice direttrice per alcuni anni, sotituendo anche l'allora Direttrice (compianta) dott.ssa Giovanna Sessa. Con altre colleghe abbiamo progettato la mostra work in progress ‘Le Opere e i Giorni’ , curata dal prof. Achille Bonito Oliva, che si è poi svolta nel triennio 2001-2003, continuandosi poi nell’altra ‘Fresco Bosco’.
2) Come è cambiata la gestione dei beni culturali da dieci anni a questa parte? E quanto si è fatto per il patrimonio?
Credo siano stati due i fattori che hanno profondamente cambiato il modo di operare delle Soprintendenze che, di fatto, si sono progressivamente allontanate dal territorio di competenza. Il primo è sicuramente costituito dalla scelta, operata a mio parere lucidamente, di lasciare che gli organici degli Uffici Centrali e Periferici si svuotassero, senza che nuove figure professionali andassero prima ad affiancare, poi a sostituire il personale che, man mano, lasciava le Amministrazioni per andare in pensione.
Il secondo fattore, collegato strettamente al primo, è stato quello determinato dalla vasta campagna di fango sul Pubblico – stessa sorte è toccata a Scuola e Sanità, per dirne alcune – che ha convinto le persone a credere indiscriminatamente che una massa di mangiapane a tradimento fosse lì ad impedire la libera espressione personale. Via i controllori per poter avere mano libera sul territorio. Per questo si è arrivati all’ipotesi di sopprimere le Soprintendenze. Naturalmente questo è un mio parere personale ma credo ragionevolmente vero, come dire buttiamo via il bambino con l’acqua sporca che, indubbiamente, era abbondante ma che nessuno mai si è curato di gettare.
3) La carriera universitaria è molto lunga, gli sbocchi lavorativi spesso insufficienti. Cosa consiglierebbe ad un giovane laureando in Beni Culturali che vorrà poi intraprendere la professione di conservatore?
Torno alla risposta precedente in quanto la nostra politica ha creato un paradosso, aprendo un percorso universitario dedicato, con specializzazioni che vanno dalla creazione di figure professionali quali Storici dell’arte o Conservatori, o raffinatissime professionalità di cui dovremmo essere fieri, in quanto l’Italia è stata e rimane un faro per gli altri Paesi che guardano alla nostra cultura con rispetto. Rispetto che manca del tutto a noi che con Istituti unici come l’Istituto Centrale del Restauro o l’Opificio delle Pietre Dure, giusto per citarne due, lascia che giovani molto formati vadano a lavorare all’estero.
So di Restauratori e di Archeologi e Storici dell’Arte trasferitisi in Egitto, Armenia, Grecia e Turchia, o nella vicina Germania. E’ anche passato il concetto che queste professionalità non meritino compenso ed un’Amministrazione pubblica locale, che non cito per pudore, ha pubblicato un bando rivolto a Restauratori che, a loro spese ed acquistando anche materiali, avrebbero dovuto restaurare gratuitamente i beni storico artistici di quella stessa Amministrazione. A chi, ben sapendo quali fossero le difficoltà dell’inserimento, ha scelto di intraprendere questi studi per inseguire una passione, dico di non arrendersi e di lottare e studiare per partecipare a concorsi ormai indifferibili.
4) Musei e Cultura hanno subito un duro contraccolpo dalla pandemia, qual è la sua opinione?
Sono ottimista: presto si tornerà alla normalità e le opere d’arte si saranno riposate, respirando senza essere devastate dalla scelta della massificazione della cultura, che non equivale alla formazione culturale. I siti archeologici, i musei, le aree protette sono realtà fragili che meritano cura e rispetto e non invasione di truppe di visitatori spesso inconsapevoli. Nel contempo si è cancellata la gratuità dell’ingresso agli ultrasessantacinquenni, iniziativa a mio parere dissennata. Ricordo quando mio papà a Roma portava i nipoti al Museo o quando, ormai solo, si dilettava a visitarli per poter continuare a sentirsi vivo. E’ chiaro che alla base della scelta c’è un puro calcolo matematico basato sull’innalzamento dell’età media degli italiani.
5) Ci spiega cos’è il Centro Turistico Giovanile?
Una volta andata in pensione, la scelta di aderire all’Associazione Centro Turistico Giovanile, e la creazione a Salerno del Gruppo Picentia APS, ha significato dare in qualche modo continuità al precedente impegno lavorativo. Devo ringraziare per questo la prof.ssa Adele Cavallo, oggi Presidente del Comitato Provinciale CTG Salerno, per avermene data l’opportunità. Il CTG è infatti una grande ed importante Associazione Nazionale, con ramificazioni territoriali fatte di Gruppi, Comitati, Case per Ferie. La sua attività è prevalentemente rivolta alla promozione di un turismo lento, consapevole, rispettoso e rivolto essenzialmente a percorsi meno conosciuti ma, non per questo, meno importanti nel panorama della cultura italiana.
Ho imparato infatti, nel mio lavoro, che in ogni Paese, Borgo, realtà dove si aggregano persone, c’è uno scrigno fatto di storia, testimoniata da manufatti, chiese, palazzi, attività presenti e passate, cibi. Dobbiamo smettere di rivolgere i nostri sguardi verso schermi freddi e riprendere ad incontrarci per poter guardare, col naso all’insù ed all’ingiù, tutto quanto ci circonda. Il CTG, pur nella sua laicità, essendo aperto a tutti, racchiude in sé i valori del Cristianesimo perché la contemplazione del bello ed il rispetto del Creato ci portano a conoscere l’immagine di Dio. Per questo e per le altre finalità il CTG è accreditato presso la CEI.
Finalità del CTG sono anche la valorizzazione dei Beni culturali che possono essere affidati in gestione da parte delle Soprintendenze in applicazione dello Statuto e del Protocollo d’Intesa firmato tra Ministero BB.CC. e CTG. Il Gruppo Picentia ha firmato un Protocollo d’Intesa con la Soprintendenza che intende coadiuvare nel compito di diffusione della conoscenza dei Beni Culturali, soprattutto tra le giovani generazioni.
6) Quali progetti ha in attivo il suo gruppo di associati sulla provincia di Salerno?
Formato un gruppo è necessario trovare un’aggregazione di persone disposte ed interessate a seguire un progetto; il nostro fomat vincente, attorno al quale si è formato il gruppo, è stato e rimane senz’altro il progetto "Di Food in Tour". Nato dall’idea della nostra socia, ed ora anche Vicepresidente del Gruppo Picentia APS, Annamaria Parlato, storica dell’arte (di quelle che non mollano) e specializzata in materia di Enogastronomia, settore che l’ha portata a divenire una giornalista conosciuta ed apprezzata nel settore, "Di Food in Tour" coniuga i beni culturali alle eccellenze enogastromiche del territorio. Durante una domenica, i nostri soci e simpatizzanti partecipano con il Picentia ad un tour in un paese e ne conoscono storia, beni culturali, tradizioni, cibi, ed attività imprenditoriali nascenti o consolidate. Ogni tappa è condotta insieme all’Amministrazione comunale del luogo visitato che ci accoglie e conduce in questo itinerario di cui fanno parte anche diversi momenti conviviali: dall’accoglienza all’assaggio di prodotti tipici, al pranzo, all’osservazione dei procedimenti produttivi.
Durante quasi 2 anni abbiamo percorso i Picentini ed ora siamo alla scoperta della Valle dell’Irno. Ultima tappa è stata quella di Fisciano, prossima sarà quella di Mercato San Severino. I partecipanti all’evento si dicono sorpresi dalla ricchezza dei luoghi, a volte assolutamente sconosciuti ai più, e dalla competenza di giovani membri di associazioni locali, che ci fanno da guida con entusiasmo. Anche assistere al ciclo di produzione dell’olio o della birra, o della trasformazione della nocciola, o gustare una fresca mela annurca, diventa un’esperienza che non ha prezzo.
Oltre a "Di Food in Tour", il Picentia ha realizzato "Salerno a Passi nella Storia", progetto che, partendo dalla Mappa a passi dell’artista Tony Ponticiello, alias Mister Time, carta di cui siamo stati sponsor fin dalla sua prima edizione, cammina per le viuzze del Centro storico, raccontando storie e leggende miste a brani di conoscenza derivata dalla pratica maturata nei lunghi anni in Soprintendenza. Curiosità per gli addetti ai lavori e divulgazione di una cultura persa negli anni. Oggi le cartine di Salerno ci portano a visitare locali e strutture ricettive dove consumare, ma sono scarne di informazioni sui Beni Culturali. A condurre il gruppo le tre ACA, Irene Russo, con le curiosità sulle erbe della Scuola Medica, Annamaria Parlato, ed io stessa.
Un altro progetto realizzato ed in itinere è "Tra Terra e Cielo", che ci ha portato a Campagna dove una volta abbiamo camminato su un percorso montano ed un’altra abbiamo conosciuto il Giardino dei Semplici del Santuario di Maria SS. di Avigliano. Qui don Carlo Magna ha, con Walter Iannotti dell’UPI, riportato il Convento alla sua originaria funzione di centro di accoglienza e cura dell’anima e della persona. Con l’UPI abbiamo ora siglato un Protocollo d’intesa che ci vedrà uniti su altri progetti. Con lo stesso Santuario, che è entrato nella Rete "Laudato sii", abbiamo in programma iniziative che portino Soci CTG da tutta Italia a soggiornarvi.
7) Cos’è la figura dell’ACA introdotta dal CTG a livello nazionale, quali sbocchi lavorativi?
Gli ACA sono Animatori Culturali Ambientali, ciò che li differenzia da una guida turistica. L’ACA anima un percorso dando spunti di conoscenza e riflessione e rendendo l’esperienza del tour piacevole e partecipata. Questa figura è nata all’interno del CTG e siamo stati formati per raggiungerne lo status; ogni anno sono previste ore di aggiornamento teorico e di esercizio pratico che varrà il rinnovo della tessera di ACA. Alcune Regioni come, ad esempio il Veneto, hanno riconosciuto questa figura inserendola negli albi regionali, offrendo a chi ne sia in possesso la possibilità di essere impiegati non solo all’interno dei Gruppi CTG, come oggi avviene, ma anche con le scuole o altre realtà del posto. In questo modo, insieme alla guide turistiche, contribuiscono alla diffusione della conoscenza del territorio ed alla sensibilizzazione dei valori ad essa collegati.
8) Pensa che dopo una pandemia e l'atroce guerra in corso possa esserci di nuovo la ripresa del turismo nei nostri territori?
Non c’è alcun dubbio, noi italiani siamo sempre pronti al viaggio e a gustare un buon piatto tipico o a bere un buon vino locale. Speriamo si sia capito anche che, al di là del turismo fuori dai confini nazionali, ci sono tante realtà di eccellenza che vale la pena conoscere ed apprezzare per godere di una bella vacanza. Inutile dire che i turisti stranieri non aspettano altro che poter tornare. Bisogna solo comprendere che il turista ha diritto ad avere un trattamento rispettoso e che oggi, in cui nessun luogo è lontano, se il turista non viene coccolato non tornerà. Il turismo di qualità è quello a cui dobbiamo tendere per non cannibalizzare il territorio.
9) Lei è più sostenitrice della linea della tutela o della valorizzazione?
Credo che i due temi camminino insieme perché, senza tutela, non sarà possibile la valorizzazione. Un bene culturale danneggiato da un restauro sbagliato o da un intervento irrispettoso sarà perso per sempre. Dunque la tutela, fatta in modo intelligente senza rigidi atteggiamenti proibitivi in assoluto, ma nel rispetto delle norme del Codice dei Beni Culturali, darà alle prossime generazioni la possibilità di godere di un patrimonio culturale di immenso valore, quale è quello diffuso su tutto il territorio della nostra bella Penisola. Prendiamo i più bravi tra i giovani che in questi anni si sono laureati e specializzati nel settore e ricostruiamo le Soprintendenze, restituendo agibilità e dignità alla ricerca ed alla competenza.
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Anna De Rosa 23/12/2023
Nuove forme di espressione nella ceramica per Sandra Massaro
Sandra Massaro, nata e cresciuta a Salerno, all'età di 23 anni si è trasferita, per motivi professionali e di studio, a Torino, dove ha vissuto per 15 fruttuosi anni, laureandosi ed approfondendo con passione gli studi di scultura lignea, progettazione, lavorazione e restauro di manufatti lignei presso antiche scuole artigiane torinesi, curando, inoltre, il restauro di alcuni arredi della Reggia di Venaria Reale (TO).
Amante delle Belle Arti e di ogni espressione creativa, ha studiato l'antica arte orientale dello shiatsu, da cui ha mediato le conoscenze per la struttura del corpo umano, ed ha appreso dal tango argentino l'armonia e la leggerezza per il movimento. Ritornata nella propria città d’origine nel 2013, ha ricercato nella ceramica nuove forme di espressione, attraverso varie tecniche cromatiche e foggia di forme plastiche, fortemente influenzate dall'energia ineguagliabile dei colori e dei profumi della Costiera Amalfitana, terra dei suoi avi.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Cresciuta in una famiglia in cui erano presenti un insegnante di discipline umanistiche, una zia pittrice e poetessa, fortemente legata alle sue origini amalfitane, ed un padre professore di tecnologia, con una profonda passione per l'alta ebanisteria, mi è stato impossibile non apprezzare e farmi affascinare dal concetto di bellezza e di armonia, imparando ad amare l’Arte in generale.
Volendo seguire le orme di mio padre, ho iniziato sin da piccola a costruire manufatti in legno, mentre con l’argilla ho cominciato a sperimentare e creare. A Torino ho iniziato lo studio della scultura e del restauro di manufatti lignei; una volta tornata al Sud, ho iniziato l’incessante ricerca e studio delle forme plastiche e delle tecniche cromatiche, nonché la sperimentazione degli smalti e dei lustri raku.
Cosa ti caratterizza, quali sono i tuoi valori e le tue motivazioni?
Nel quotidiano sono una persona solare, empatica e socievole, ma sono molto a mio agio anche quando entro nel mio mondo di riflessione e di introspezione, circondata dall'argilla e dalle pitture. La solitudine mi dà la possibilità di spaziare con la fantasia e le emozioni, dando forma alla mia creatività. So di avere una predisposizione per le attività manuali e creative e sono semplicemente in cammino sul sentiero della scoperta progressiva delle leggi della materia.
Come nasce una tua opera?
Da un'emozione che attraversa il cuore, la mente o i sensi. È l’opera che chiede di renderla materia, di darle forma e vita e non viceversa. Nasce dal silenzio e dal nulla, facendosi spazio nel fragoroso frastuono della quotidianità.
Cos’è per te l’ispirazione?
È un richiamo, un lampo che nasce dal nulla o forse il meraviglioso frutto della mente che, da un apparente stato di ozio platonico, partorisce un’idea. Essa nasce silenziosamente ma definisce minuziosamente, tassello per tassello, ogni cosa che poi diventa una creatura “vivente”. Spesso traggo ispirazione dalla bellezza e dalla magia degli elementi di madre natura o dalle piante, le mie creature verdi, a cui dedico i mie esperimenti botanici.
Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue Opere?
La positività, l'amore e la bellezza, nelle loro varie sfaccettature. Sono convinta che favorire il diffondersi della bellezza, della gentilezza delle forme e dei pensieri, nonché dell'armonia anche cromatica, faccia bene al cuore, alla mente ed allo spirito di ogni individuo.
Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
Un lavoro artistico può nascere da un sentire interiore, strettamente personale ed intimo, o dal desiderio di descrivere uno spaccato di vita, Ogni opera sa già cosa vuole dall'artista e chiede essa stessa di essere “tirata fuori” dalla materia informe (argilla, metalli, legno) o trasposta con i colori su tela o altri supporti.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato
La pittura astratta è stato il mio primo approccio all’arte. Ho conosciuto le opere del Piffetti ed ho ammirato sin da bambina Michelangelo Buonarroti, di cui porto il secondo nome di battesimo. Nella pittura apprezzo lo stile gli impressionisti ed i preraffaelliti.
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Non conosco a fondo i meccanismi delle gallerie d’arte. Credo però che l’arte dovrebbe essere un elemento fondante della cultura scolastica e dovrebbe essere assolutamente sostenuta dalle Istituzioni e dagli Enti periferici, svincolati da interessi temporanei di settore o personali. Salerno e la Valle dell’Irno, per quanto archeologicamente ed artisticamente ricche, non ricevono l’eco che meriterebbero.
Anna De Rosa 02/11/2022
La complessità armonica del mondo femminile nell'arte di Stefania Facenda
Quando si pensa ad un ci viene subito in mente un uomo con pennello e scalpello intento a realizzare un quadro o una scultura. Ma oggi è cambiata la prospettiva, perché nel mondo dell’arte le donne non sono state solo muse e modelle, sono state anche pittrici e scultrici.
Ed io incontro in maggioranza artiste, donne creative, attive e appassionate come Stefania Facenda. I suoi dipinti sono stati esposti in diverse mostre, sia personali che collettive; la maggior parte delle sue tele raffigurano donne. Il suo desiderio di creare opere continua con inalterato entusiasmo.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata a Eboli, vivo tra Battipaglia e Salerno. Sono docente di lettere alla scuola media.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Amo da sempre l'arte, in special modo la pittura e il disegno. Fin da piccola, ho espresso le mie emozioni e le mie idee con matite e pennelli.
Come nasce una tua opera?
In modo naturale e istintivo. L'ispirazione è qualcosa di intimo, interiore più che esteriore. Ciò che ci circonda può semplicemente aiutare ad estrapolare il nostro io profondo.
Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?
Le mie opere... sono io! I soggetti sono quasi sempre le donne, che ritengo essere un universo variegato e affascinante, dalle mille sfaccettature. Comunico il mondo femminile, i sogni, la grandezza, la complessità armonica che contraddistingue noi, creature uniche e spesso incomprese.
I riferimenti artistici che ti hanno maggiormente influenzato?
Amo tutti i periodi storici e l'arte ad essi correlata; ogni movimento artistico è oggetto della mia attenzione. Amo studiare e approfondire le opere di donne che si sono distinte nell'arte della pittura, alle quali è stato dato sempre poco spazio: da Artemisia Gentileschi a Tamara de Lempicka.
Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Conosco poco il mondo culturale del nostro paese. Ritengo che l'arte dovrebbe essere fruita spesso, dunque è necessario che i finanziamenti per iniziative e mostre debbano essere maggiori.
Usi i social per promuovere la tua arte?
Sì, ma da poco.
Progetti futuri? Come hai vissuto la pandemia?
Vorrei far sì che le mie opere vengano conosciute e, per tale motivo, farò in modo di partecipare ad eventi e iniziative volte a promuovere l'arte e la cultura in generale. La pandemia ha cambiato il mio modo di pensare e dirottato i miei interessi solo verso ciò che merita davvero la mia attenzione.
Annamaria Parlato 28/03/2020
Tempi bui per la ristorazione italiana
La pandemia da Coronoravirus ha messo a dura prova il comporto agricolo ed enogastronomico italiano, il più importante traino per la cultura e il turismo. In ogni angolo del Paese chef, pizzaioli, pasticcieri e produttori stanno facendo sentire la loro voce per esprimere la propria riluttanza alle drastiche misure di prevenzione che il Governo ha messo in atto per contrastare il diffondersi incontrastato del virus.
Il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, attraverso misure ancora più restrittive, con l’ordinanza 13 del 12/03/2020 ha chiesto la chiusura totale e il divieto assoluto dell’asporto da parte di tutte le attività ristorative sino a data da destinarsi. Da tutte le regioni italiane, le Associazioni di categoria e i singoli privati si stanno mobilitando per chiedere al Presidente del Consiglio Conte di provvedere con l’emendamento di appositi decreti al sostentamento di tutte le aziende coinvolte nella terribile crisi finanziaria che sta collassando l’intera filiera dell’agroalimentare.
Iginio Massari, noto pasticciere e volto televisivo, si è fatto portavoce di tutti i pasticcieri italiani inviando una lettera a Conte; nell’Alto Casertano e nel Sannio i ristoratori hanno lanciato l’hasttag #iononresisto in cui l’appello è quello di “ricostruzione del futuro” rivolto alle istituzioni locali, ai sindaci, al sindaco di Benevento Mastella, al Governatore De Luca e al Presidente del Consiglio. Molti giornalisti enogastronomici, influencer, foodblogger dai propri profili social hanno chiesto a De Luca l’immediato ripristino del servizio di asporto per salvaguardare, anche se di poco, l’economia di ristoranti e pizzerie.
Questo il pensiero del giornalista de "Il Mattino" di Salerno Mario Amodio: “È come un granello questa pandemia. Un granello che ha inceppato il motore delle nostre certezze generando prima paura, poi ansia e angoscia. E non solo per questo isolamento forzato ma soprattutto per quel greve distacco dalle persone care e dagli amici. Già, perché in tutto questo la rinuncia ai nostri riti quotidiani, ridotti allo stretto necessario, passa in secondo piano.
Ora sta a noi trasformare tutto ciò in quella che gli psicoterapeuti definiscono paura consapevole. Quella che ci conferisce lucidità, contezza delle cose. Solo così si spalancheranno le porte al piano B del cervello, trasformando lo svantaggio in vantaggio. Il vantaggio di riprogrammare la vita. Perché la paura consapevole, oggi più che mai, è un flusso di idee che può diventare energia”.
Il protrarsi del lockdown porterà maggiori problemi per tutti: una cosa sarebbe tornare al lavoro all’inizio di maggio, altra se tutto si dovesse prolungare ancora. Ma come affrontare il presente e soprattutto come si potrà ripartire dopo con stipendi da pagare, fornitori da saldare, merce andata a male, aziende chiuse, export bloccato e turismo assente? A tutti questi interrogativi l’unica risposta è quella di riformulare i ristoranti come delle start-up, progettando nuove strategie, fare appunto dello svantaggio un vantaggio.
Investire in marketing e comunicazione, riorganizzarsi a livello familiare, prestare maggiore attenzione alla clientela italiana a dispetto di quella straniera, che inevitabilmente mancherà dopo questo periodo "post bellico", puntare al territorio e all’agricoltura certificata, prezzi bassi, rafforzamento dei servizi di delivery in previsione dell’incremento dello smart working, creare rete con altri ristoratori, fidelizzazione dei clienti, queste le carte vincenti.
Nel salernitano, alcuni chef e pizzaioli si sono riuniti in una community “Cucina Continua”, una piattaforma, totalmente gratuita, per le attività che vogliono promuoversi e re-incontrarsi con i propri clienti. Gli imprenditori del settore, attraverso un sito internet, hanno l’opportunità di raccogliere fondi attraverso la promozione di pacchetti a prezzo scontato, da poter richiedere a fine emergenza. Il cliente ci guadagna perché acquista un pacchetto a lui dedicato (dining bond) ad un prezzo di favore e il ristoratore acquisisce un po’ di liquidità per poter ripartire una volta che tutto questo sarà passato.
Quattro ristoratori della Valle dell’Irno dei comuni di Baronissi, Fisciano, Calvanico e Mercato San Severino hanno riportato nell’intervista le loro opinioni su come affrontare l’emergenza.
Rocco Napoli, general manager dell’Hotel Dei Principati con annesso ristorante La Sfera, noto per la buona cucina e la valorizzazione dei prodotti campani d’eccellenza attraverso cene a tema ed esperienza sensoriali, così si è espresso: “Questo è un momento di crisi ed è difficile ancora oggi immaginare cosa accadrà nei prossimi mesi. Il turismo in genere e la ristorazione sono stati fortemente compromessi da ciò che è avvenuto ed è un momento fatto di timori, ansie ed attese.
Ci sono decreti che si susseguono ma ogni volta è un’incognita per riuscire a decifrarli e a capire quali attività possano restare aperte o meno. Il picco del contagio anche dagli studiosi viene spostato sempre più in là nel tempo ed è tutto molto incerto. Credo che la stagione estiva ormai sia fortemente compressa e sarà difficile tornare ad una pseudo-normalità. Stiamo attendendo le procedure attuative per accedere agli ammortizzatori sociali e al contempo si cerca di guardare nei decreti alle liquidità per le imprese per cercare un paracadute per risollevarci da questa bufera.
Si potrà inoltre pensare ad un turismo di prossimità nel periodo autunnale e come Ristorante La Sfera cercheremo di riformulare le nostre proposte di “food and wine experience” e per quanto riguarda la cucina creeremo delle sinergie con i nostri partner-produttori. Abbiamo puntato alla territorialità da sempre e adesso più che mai sarà la nostra strategia”.
Lo chef Salvatore Donatantonio, contitolare con la moglie del Ristorante-Pizzeria-Braceria Belvedere in località Lancusi di Fisciano, presente da tre generazioni sul territorio, ha dichiarato: “Da titolare di una piccola azienda di ristorazione ci troviamo come tutti di fronte ad un evento ahimè negativo. Da giorni siamo chiusi in casa non potendo svolgere la nostra passione che ci lega al territorio, essendo in un posto per niente turistico ma collegato all’ambito universitario, questa situazione in questa zona si evidenzia fortemente.
Spero in una ripresa veloce per far si che l'economia territoriale possa portare benefici a tutte le attività che progettavano la bella stagione estiva lavorativa. Nel frattempo facciamo sentire la nostra presenza a chi ci conosce anche attraverso i social mantenendo alta la convivialità che si trovava nel nostro ristorante e del resto la parola ristorante deriva proprio da ristoro".
Michele Sica della Residenza Rurale Incartata a Calvanico, grande conoscitore della materia prima, nonchè produttore, formatore, allevatore e ristoratore, ha pensato ad un’interessante iniziativa in cui viene fuori anche qualche riflessione: “Stiamo tutti vivendo un momento di grande trasformazione. La quarantena, un evento epocale per questa generazione, sta coincidendo con la Quaresima. Un momento liturgico che ormai sembra appartenere al nostro passato carico di significati legati alla privazione dei piaceri superflui, della meditazione, del digiuno e dell’astinenza.
Un periodo ciclico dell’anno in preparazione dell’evento più importante per la tradizione cristiana: la Pasqua di Resurrezione, il giorno della Rinascita. E’ in questo contesto e in questo momento storico che la nostra azione di Residenza rurale assume su di sé oggi anche la responsabilità della Resistenza (alle avversità del momento storico), della Resilienza (nella capacità di saper trasformare le avversità in un’opportunità), della Restanza (nella continuità del nostro lavoro in questi luoghi) e della Relazione (con la grande comunità che siamo grazie a tutti voi che in questi anni avete alimentato questa storia).
In segno di buon auspicio e di speranza per il futuro, nella continuità di una tradizione millenaria, dedicheremo le prossime settimane alla preparazione della pastiera di grano pasquale, unione indissolubile dei simboli della terra che da sempre rappresentano il ciclo della vita, morte e rinascita. Condivideremo la preparazione di questo dolce e di altre pietanze tipiche di Calvanico con chi avrà voglia di seguirci, attraverso video, foto, immagini e racconti. Possiamo solo trasmettere positività, speranza e fiducia restando a casa in questo momento ma rendendoci utili per il territorio”.
Lo chef Gaetano Morese dell’omonimo Ristorante e Bistrot a Mercato San Severino, coadiuvato dalla moglie Marianna Saggese, è un eccellente maestro e ricercatore in cucina. I suoi piatti ancorati alla tradizione ma rinnovati nel tempo sino a seguire le ultime tendenze in cucina, hanno fatto scuola a molti ragazzi che hanno intrapreso il percorso di formazione per diventare chef. Così racconta:
"Già dai primi di Marzo avevamo notato un cambiamento nell'affluenza dei due locali, ma speravamo che la situazione migliorasse. Da subito siamo stati favorevoli al decreto che prevedeva la chiusura dei ristoranti, per diminuire i contagi. In seguito all'emanazione di quest’ultimo, abbiamo disposto immediatamente la chiusura sia del 'Ristorante Morese' (Piazza Del Galdo) sia del 'Bistrot', nonostante le disposizioni ci permettessero di restare aperti fino alle 18:00.
Decisione presa per la salvaguardia dei nostri clienti, di noi stessi e del nostro personale. Pensiamo che una volta finita la quarantena, i ristoranti non avranno la stessa affluenza di prima poiché la gente avrà timore nell'uscire e perché le conseguenze economiche della quarantena non lo permetteranno. Per aprire siamo fiduciosi nell'autorità, e confidiamo nel loro aiuto e supporto. Sicuramente apriremo le porte dei nostri ristoranti con la stessa forza, fiducia e professionalità di prima, se non di più. Il nostro obiettivo è quello di ripartire più forti di prima".