I punti salienti del DPCM "Natale" illustrato dal Premier Conte

A ridosso delle feste, le regioni potrebbero essere tutte "gialle"

Redazione Irno24 03/12/2020 0

Il Premier Conte, nel giorno del triste record di decessi (993), ha illustrato alla nazione le misure più significative alla base del "Decreto Natale", finalizzato a non allentare la presa - in un periodo così delicato come quelle delle imminenti festività - per evitare la terza ondata di contagi da Covid.

Innanzitutto, Conte ha spiegato che le misure finora introdotte hanno riportato l'indice Rt sotto l'1, dunque è probabile che tutte le Regioni, per la classificazione delle quali verrà confermato il criterio delle diverse "colorazioni", saranno gialle a ridosso delle feste.

Dal 21 Dicembre al 6 Gennaio - ferma restando la possibilità di rientrare presso la propria residenza o domicilio abituale - sarà vietato spostarsi fra regioni, il 25-26 Dicembre e 1° Gennaio anche fra comuni. Dalla vigilia di Natale al 6 Gennaio negozi aperti fino alle 21 per non precludere lo shopping natalizio. Fortemente raccomandato di non ricevere a casa persone non conviventi.

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"Eliminare l'obbligo di mascherine all'aperto è stato un gesto sbagliato, che in Campania non abbiamo seguito, fatto per dare un contentino a Salvini. Abbiamo invece accelerato la diffusione del Covid in Italia.

Siamo alla follia quando Salvini dice che i vaccini sotto i 40 anni non vanno bene. I danni epidemiologici ci dicono che l'età media è scesa oggi a 28 anni. Allora, come si può dire in maniera responsabile che sotto i 40 anni se te lo fai o non te lo fai è la stessa cosa?". Lo ha detto il Presidente della Campania, De Luca, nell'intervento streaming del Venerdì.

"Dobbiamo completare quanto prima possibile la campagna di vaccinazione - ha proseguito - questo è l'obiettivo prioritario. Più si ritarda la campagna di vaccinazione più cresce il pericolo di diffusione di varianti come la Delta, quindi più cresce il pericolo che la fase dell'epidemia si prolunghi nel tempo. Vaccinarsi quanto prima possibile, e in quanti più è possibile, è indispensabile per sconfiggere l'epidemia Covid e consentire la ripresa delle attività economiche".

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Piazze piene in tutta Italia per la protesta FIPE, da Salerno diverse delegazioni

Una protesta tanto ordinata e silenziosa quanto determinata. Sono oltre 10mila le persone che si sono riunite nelle 24 piazze allestite lungo tutta la penisola per esprimere i valori economici e sociali della ristorazione e dell'intrattenimento italiano. La chiusura anticipata di bar e ristoranti e le misure restrittive nei confronti di imprese di catering, banqueting e intrattenimento rischia di essere il colpo di grazia ad un settore sull'orlo del baratro fallimentare.

Imprenditrici e imprenditori che, chiamati a raccolta da Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre 1000 coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto. Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore.

Oltre ai ristoratori, da Confcommercio Salerno, presenti le delegazioni provinciali di albergatori (Federalberghi), fiorai (Federfiori), abbigliamento (Federmoda), gestori impianti carburanti (Figisc), presiedute da Giuseppe Gagliano: “Ringraziamo i professionisti della ristorazione e gli stessi imprenditori che sono scesi in piazza al loro fianco per aver dimostrato si possa manifestare in maniera assolutamente pacifica, senza causare alcun problema di ordine pubblico.

Non intendiamo sottovalutare la problematica sanitaria, ma abbiamo il diritto di essere informati in anticipo - e non un minuto dopo - sul contenuto di provvedimenti che, per quanto legittimi, devono essere scaturiti da un confronto con le associazioni di categoria, corpo intermedio a cui tocca gestire le conseguenze delle restrizioni, per consentire alle imprese di organizzarsi tempestivamente ed affrontare questi momenti che, ormai, sono diventati drammatici".

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