Salerno, il Balletto di Milano conquista il Verdi con "La vie en rose... Bolero"

L'intreccio fra la chanson française e il crescendo di Ravel valorizza l’eleganza dei danzatori

Annamaria Parlato 26/10/2026 0

Dalla leggerezza ironica delle canzoni francesi al crescendo incalzante del Boléro di Maurice Ravel, il Balletto di Milano ha portato in scena al Teatro Verdi di Salerno "La vie en rose... Bolero", nell’ambito della stagione lirica, sinfonica e di balletto 26/27 organizzata dal Comune. Domenica 25 ottobre, il pubblico ha potuto assistere alla prima rappresentazione delle 10:30 e alla replica pomeridiana delle ore 18:00, al centro di un appuntamento che ha affidato alla danza il compito di reinterpretare melodie entrate nella memoria collettiva, trasformandole in racconti visivi, suggestioni e dinamiche corporee.

Le coreografie di Adriana Mortelliti hanno costruito un percorso articolato in due atti, distinti per linguaggio e atmosfera, ma accomunati dall’eleganza degli interpreti e dalla ricerca di un dialogo tra musica e movimento. Il primo atto, "La vie en rose", si è sviluppato sulle note di alcuni grandi protagonisti della canzone francese, da Charles Aznavour a Édith Piaf, passando per Jacques Brel e Yves Montand. Un repertorio ricco di emozioni, amori, malinconie e ricordi che, nella lettura coreografica di Mortelliti, ha trovato spazio anche per l’ironia e la leggerezza. Proprio questa componente ha caratterizzato la prima parte, evitando che il richiamo alla tradizione musicale francese si esaurisse in una successione di atmosfere nostalgiche.

I danzatori hanno tradotto le suggestioni delle canzoni in gesti e situazioni, dando forma a una dimensione narrativa nella quale le relazioni umane, con le loro sfumature e contraddizioni, sono diventate materia scenica. L’eleganza degli interpreti ha contribuito alla resa complessiva, valorizzando il susseguirsi dei quadri e il rapporto tra gesto, ritmo ed espressività. Il confronto con brani così conosciuti ha richiesto una rilettura capace di andare oltre la forza evocativa delle melodie, affidando al linguaggio del corpo il compito di aggiungere nuovi significati all’ascolto. La coreografia ha cercato questo equilibrio, alternando suggestioni romantiche e passaggi più vivaci.

Il cambio di atmosfera è arrivato con il secondo atto, dedicato al celeberrimo Boléro di Ravel. La dimensione narrativa ha lasciato spazio a una costruzione coreografica fondata sulla ripetizione ritmica e sull’intensificazione progressiva della musica. La partitura, con il suo tema ricorrente e in costante crescita, ha imposto una sfida interpretativa precisa: mantenere viva l’attenzione attraverso un movimento sviluppato per accumulo, costruendo un’attesa destinata a culminare nel finale. È stato proprio il crescendo a conferire alla seconda parte una particolare forza espressiva. La musica ha guidato i corpi verso un’intensità crescente, mentre il ritmo ha alimentato la tensione e modificato progressivamente la percezione della scena.

Il Boléro ha superato la dimensione del semplice gioco di seduzione, suggerendo anche l’incontro, l’attrazione e la forza generata dall’interazione tra gli interpreti. La coreografia di Mortelliti si è confrontata con questa complessità, ricercando un equilibrio tra individualità e movimento collettivo. Il passaggio dalla dimensione ironica e narrativa del primo atto a quella più concentrata e incalzante del secondo ha rappresentato uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo. Se le canzoni francesi hanno richiamato sentimenti e situazioni familiari, la composizione di Ravel ha condotto la rappresentazione verso una progressione sempre più coinvolgente, nella quale la ripetizione musicale si è trasformata in un principio coreografico ed espressivo. Due esperienze differenti, accomunate dalla centralità del corpo come strumento interpretativo e dall’eleganza che ha contraddistinto la compagnia.

Nel complesso, "La vie en rose… Bolero" ha proposto un accostamento efficace tra due universi musicali senza annullarne le differenze. Il balletto ha alternato leggerezza, nostalgia e tensione, trovando nella varietà espressiva del primo atto e nella progressione del secondo i propri elementi caratterizzanti. La coreografia di Adriana Mortelliti ha reso omaggio a musiche senza tempo, attraverso una prospettiva danzata che ha valorizzato la dimensione visiva e la capacità evocativa del movimento. Ne è emerso uno spettacolo elegante e accessibile, capace di avvicinare il pubblico alla danza attraverso melodie familiari e di rinnovarne la percezione mediante il linguaggio del corpo. 

Oggi sono in programma altre due rappresentazioni, alle ore 10.30 e alle ore 21. Gli appuntamenti offriranno un’ulteriore occasione per assistere alla produzione del Balletto di Milano e riscoprire le melodie della chanson française e il crescendo musicale del Boléro di Ravel.

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Redazione Irno24 19/07/2021

Piergiorgio Pulixi vince il SalerNoir Festival con "L'isola delle anime"

Si sono svolte venerdì 16 e sabato 17 le serate conclusive della programmazione di luglio del Concorso Letterario Nazionale "SalerNoir Festival - Le notti di Barliario" con due appuntamenti importanti: venerdì con l’evento che ha visto Antonio Manzini, per la prima volta a Salerno, vincitore del “Premio Attilio Veraldi” e sabato con la proclamazione di Piergiorgio Pulixi, vincitore del SalerNoir Barliario con “L’isola delle anime”.

A premiare Pulixi è intervenuto Domenico Credendino, Presidente della Fondazione Carisal, che ha sostenuto il Festival SalerNoir e che ha messo in palio i premi assegnati agli scrittori e agli studenti della VII edizione.

“Anche quest’anno, il Festival ha registrato numerose presenze e ha riscosso grande successo - afferma Credendino - siamo felici, in particolare, del forte coinvolgimento dei giovani studenti e speriamo che in futuro il Festival potrà continuare a crescere. La Fondazione Carisal continuerà a porre al centro del proprio operato la cultura”.

Il Festival si concluderà mercoledì 4 agosto, alle 19.30, sempre nel Quadriportico del Duomo, serata in cui il protagonista sarà Maurizio De Giovanni e il suo ultimo libro, “Una sirena a Settembre”. La kermesse è organizzata dall’Associazione "Porto delle Nebbie" di Salerno con la collaborazione e il contributo della Fondazione Carisal, il patrocinio e il contributo del Comune di Salerno.

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Annamaria Parlato 21/02/2021

Riaperta al culto la Chiesa di San Matteo ad Offiano

Il Parco Regionale dei Monti Picentini da sempre ha rappresentato un crogiolo di storia, arte, tradizioni ed è, soprattutto, un ricco “patrimonio culturale”. Nel corso dei secoli le testimonianze delle numerose dominazioni sorte in quei luoghi, i reperti e gli edifici architettonici ne fanno uno scrigno consistente di “beni” preziosi da preservare. Proprio in località Sordina, tra Salerno e San Mango Piemonte, sorge la Chiesa di San Matteo ad Offiano in cui si ammirano immediatamente il bel portale settecentesco e il campanile più volte rimaneggiato.

La Chiesa è intitolata a San Matteo, patrono della città di Salerno, e nei libri sacri la stessa è citata con l’appellativo di “San Matteo ad Offiano”. I toponimi “Dufiano” od “Offiano” costituivano l’antica denominazione del casale di Sordina. La località e la chiesa si conoscono già nel 1051. Nel 1080 si sa che la nobile famiglia dei Santomango deteneva un diritto di patronato su questa chiesa, e poiché si sa che divenuti signori di Salerno donarono un suolo per consentire nel 1076 l’edificazione del Duomo di Salerno, è probabile che in cambio ottennero il diritto di patronato e la possibilità di intitolare la chiesa di Sordina a San Matteo.

Nel 1542 divenne parrocchia e successivamente fu inclusa nelle altre due di San Mango Piemonte insieme con Santa Maria a Corte. Da un libro manoscritto del 1756, opera del parroco Don Stefano Anzinolfi e conservato presso la parrocchia, risultano elencati con precisione i beni della chiesa e altre note aggiunte dai successori tra cui Don Luigi Alfinito. In particolare, quest’ultimo parroco annota dell’esistenza di una iscrizione posta sul frontespizio secondo la quale la chiesa sarebbe stata costruita nel 1375. Poiché questa iscrizione non esiste più e, considerato il divario di date rispetto al 1051 riportato in “Salerno Sacra”, si potrebbe supporre che l’edificio originario poteva essere di dimensioni più piccole e riferito alla congrega e alla sacrestia, e che nel 1375 sia stata costruita la chiesa come si presenta oggi, con una navata centrale e sei cappelle laterali, tre per lato dedicate a Santa Lucia, San Giuseppe, Santa Caterina, San Vincenzo, San Vito e all'Addolorata.

Da un documento diocesano risulta, poi, che nel 1860 con cinquecento ducati, ricavati dal taglio di querce site nel fondo Catuonzo, fu restaurato il tetto e le due cappelle rovinate, mentre il campanile fu ripristinato ma con un’altezza inferiore. Altri lavori tra cui lo stucco, la volta, il pavimento, i finestroni e il frontespizio furono terminati nel 1908. Mentre le campane attuali furono consacrate nel 1926 da Mosignor Grasso. Gravi danni la chiesa ha subito anche dal terremoto del 1980.

Nei primi anni del 2000, con il rifacimento del tetto con travi in legno lamellare a vista, il ripristino della pavimentazione e dell’intonaco sulle mura esterne, la struttura è stata messa in sicurezza. Fino al 2000 c'erano stati, da parte della Soprintendenza, alcuni primi finanziamenti tesi a consolidamenti parziali, puntellature, coperture provvisorie e impalcature per evitare pericoli e ulteriori danni che potevano derivare anche da infiltrazioni di acque meteoriche.

Nel 2001 per merito dell'Associazione GILCASS (Gruppo Iniziatyiva Locale Cultura Ambiente Sviluppo Sostenibile), presieduta dal Dott. Orazio Elio Genovese, insieme al Parroco Don Angelo Cuozzo, vengono prese una serie di iniziative pubbliche tra cui la partecipazione all'evento di Legambiente "SALVA L'ARTE", una mostra fotografica e un concerto di inni sacri con l'intervento del coro del Duomo di Salerno.

Nel corso di questi eventi in una pubblica assemblea il problema del recupero della chiesa fu posto all'attenzione delle autorità civili e religiose presenti tra cui l'On. Parlamentare Tino Iannuzzi. A seguito di questo evento determinante, nel corso dello stesso 2001, ultimo anno di esercizio finanziario, stando alle disposizioni del CIPE, nel quale si poteva ancora accedere ai fondi stanziati per i beni danneggiati dal sisma del 1980, la chiesa fu inserita nell'elenco delle opere da finanziare. Nell'ottobre del 2002, l'Associazione GILCASS, nella persona del Presidente, riceve la comunicazione dal Parlamento Italiano a firma dell'On. Tino Iannuzzi che per l'inizio del recupero della struttura della Chiesa di Sordina-San Mango veniva stanziato un primo finanziamento di 350 milioni di lire, pari ad € 180.759,91. Una volta inserita nel circuito del recupero, per la sua valenza e l'importanza storico-artistica, la Chiesa ha ricevuto per gli esercizi successivi altri finanziamenti.

Così dichiara il Dott. Orazio Genovese: “Con l'occasione non può non farsi menzione dell'opera solerte e preziosa dei dirigenti e dei tecnici dell'epoca della Soprintendenza ai Beni ed alle Attività culturali di Salerno, in primis l'Ing. Gennaro Miccio. Tuttavia, malgrado il completamento dei lavori strutturali e la messa in sicurezza, la Chiesa è rimasta ancora chiusa per oltre dieci anni perchè mancavano alcuni restauri degli stucchi interni oltre ad alcuni infissi ed impianto di illuminazione. Quest'ultimo tratto di strada è stato il più difficile e più sofferto, perchè mancavano ancora fondi, e perchè capitato nel mezzo della pandemia.

Ciononostante, la comunità parrocchiale, contribuendo anche con offerte private, e soprattutto grazie all'impegno e alla paziente assunzione dell'iniziativa da parte di due nuovi cittadini di Sordina (Umberto Napolitano, Funzionario della Sopraintendenza di Salerno, e Sergio Nappi), è riuscita a percorrere anche quest'ultimo tratto di strada riaprendo al culto e alla fruizione turistica l'importante insula. Senza l'intervento determinante di questi ultimi due cittadini nulla sarebbe stato possibile, perché gli stessi sono riusciti in poco tempo a sensibilizzare le autorità religiose e civili, in primis l'Arcivescovo Metropolita di Salerno Mons. Andrea Bellandi, riguardo l'importanza per le comunità locali di riaprire la Chiesa”.

Dopo quarant’anni dal sisma del novembre del 1980 finalmente è stata riaperta al culto e venerdì 12 febbraio l’Arcivescovo Bellandi ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica insieme al Parocco Don Carlo Maria De Filippis durante la quale c’è stata la consacrazione del nuovo altare in cui sono state inserite le reliquie di S. Matteo Ap. Ev. e S. Vito Martire, confezionate dall’Ufficio Custodia Reliquie della Diocesi. Questa chiesa, per la straordinarietà dell’aspetto e l’importanza storico-artistica merita tutta l’attenzione possibile da parte della comunità civile e religiosa salernitana.

* Le notizie storiche sono tratte dal libro del 2020 di Orazio Elio Genovese “Dalla Capua Rhegium al Corridoio Helsinki-Valletta” e dalle ricerche della Pro Loco di San Mango Piemonte

PH Credits Francesco Paletta

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Redazione Irno24 21/01/2020

Secondo ciclo di "Divagazioni" a Palazzo Natella

Si svolgerà Mercoledì 22 Gennaio 2020 alle 12:00, a Salerno, la conferenza stampa di presentazione del secondo ciclo di “Divagazioni”, la rassegna promossa da “Salerno Vittoria Spazio Cultura”, ospitata negli spazi storici di Palazzo Natella, sede del ristorante McDonald’s, in Via Roma 69/73.

Si allarga il parterre degli ospiti, che vedrà tra i protagonisti non solo eccellenze salernitane, ma scrittori, musicisti e studiosi di fama nazionale, sviluppando una riflessione profonda sui linguaggi della contemporaneità, con incontri tematici su comunicazione, arte, poesia, musica, giornalismo.

“Il tentativo è lanciare un segnale, è tendere ad un pensiero critico e, se necessario, divergente, incentivando nuovi luoghi di aggregazione - sottolinea il dottor Luigi Snichelotto, partner McDonald’s per le province di Salerno e Potenza - Ospiteremo scrittori e intellettuali di caratura nazionale, con aperture a tutta la Campania. Il nostro desiderio è fare divulgazione. Questo nuovo ciclo si contraddistingue per l’approccio sociale e per l’impegno territoriale”.

Salerno Vittoria Spazio Cultura (SVSC) è una realtà che si apre alla città di Salerno, in seguito alle tante sollecitazioni ricevute dalla stampa e dalle istituzioni, e intende recuperare il ruolo centrale che Palazzo Natella ha avuto nel dibattito artistico, culturale e musicale della città.

A comporre il comitato organizzatore un gruppo di intellettuali, giornalisti ed esperti del mondo dell’impresa: Gabriele Bojano, Laura Patrizia Cagnazzo, Francesco Saverio Coppola, Fiorentino De Luca, Stefano Giuliano, Agostino Ingenito, Barbara Landi, Maria Rosaria Zinno. Il primo incontro del cartellone 2020 è in programma Giovedì 23 Gennaio alle ore 18.

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