Il vissuto che diventa dipinto, l'arte intimista di Anna Ciufo

Le preferenze tematiche sono orientate all'introspezione e alla reinterpretazione della realtà

Anna De Rosa 10/04/2023 0

Il percorso artistico di Anna Ciufo si è arricchito, negli anni, di spunti materici molto evidenti; lo stile, ispirato all’onirico, è preminentemente informale. Le preferenze tematiche sono fortemente orientate all’introspezione e alla reinterpretazione della realtà. Nelle sue opere utilizza l’acrilico, il più delle volte su tela, ma anche su masonite e legno, su cui stende uno strato materico che rende il supporto scabroso, disomogeneo, a volte sconnesso.

Anna Ciufo si è distinta, in qualità di insegnante, per innumerevoli progetti extracurricolari volti alla valorizzazione dell’arte mediante la sensibilizzazione dei bambini all’uso di tali forme espressive, anche e soprattutto attraverso l’esperienza diretta. Ha scritto di arte e letteratura per la rivista online “Lapilli” ed ha curato la presentazione di artisti in cataloghi e mostre; i suoi articoli sono stati pubblicati su note riviste specializzate, le sue opere sono presenti in “Artisti '19” e “Catalogo dell’Arte Moderna”, la sua attività è stata recensita su riviste come “Arte” e “Art Now”, ha realizzato mostre in Italia e all'estero.

Hanno detto di lei: “L’arte di Anna Ciufo spazia dall’espressività della non forma a composizioni dove sono interpretate situazioni di definita connotazione figurale, rivelando un’inquietudine che mira a formalizzare suggestioni di ordine spirituale. Nell’informale, usa una tecnica personale che le permette di creare coinvolgenti tessiture cromatiche, che corrugano la superficie con leggerezza. Il filo conduttore dei suoi lavori è la sua necessità di sperimentare, alla ricerca di nuove soluzioni espressive che siano in grado di trasmettere con efficacia i personali vissuti emotivi” (Paolo Levi).

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata a Formia e lì ho vissuto per 28 anni. Mi sono poi trasferita a Salerno per esigenze familiari, attualmente vivo a Pellezzano.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

L’interesse per l’arte si è sviluppato in me piuttosto precocemente, intorno ai 13 anni, parallelamente a quello per la poesia. Inizialmente si trattava più che altro di curiosità: sfogliavo libri d’arte ed ero attratta da segni e colori che, nella loro simbiosi, mi comunicavano sensazioni forti, quasi viaggi onirici. Anche la lettura di versi mi forniva strumenti di comunicazione, che la mia timidezza non mi permetteva di utilizzare efficacemente.

Poi, il mio docente di educazione artistica si accorse della mia capacità di esprimermi iconicamente, con originalità e fantasia, per cui mi incoraggiò ad esercitarmi, a seguire quella strada, ad iscrivermi al Liceo Artistico, cosa che mi fu proibita dai miei genitori. Ciononostante, proseguii in tal senso, seguendo la mia passione, con l’aiuto costante del Prof., artista laziale molto conosciuto ed apprezzato, che mi fornì anche l’occasione di realizzare le mie prime piccole mostre.

Che tipo di persona sei? Cosa ti caratterizza? Quali sono i tuoi valori e le tue priorità?

Sono piuttosto riservata e, diversamente da quanto appaia, tendo costantemente a mettermi un po’ troppo in discussione, difetto che qualche volta mi viene in soccorso giacché mi sprona a criticare costruttivamente il mio operato e a migliorare. Una delle doti che tutti mi riconoscono è la lealtà, una trasparenza che non lascia spazio ai compromessi; confesso che questa caratteristica mi inorgoglisce, mi fa sentire in pace con me stessa e con il prossimo.

Essendo un’insegnante, ed avendo una famiglia da seguire, non nascondo che coltivare la passione per la pittura mi è costato non poca fatica; spesso ho dovuto sospenderla per far fronte a impegni a cui dovevo dare necessariamente la priorità, ma ho sempre creduto che la vita non faccia altro che proporci delle scelte davanti alle quali non possiamo tirarci indietro, ed è proprio nel contenuto di quelle scelte che risiedono i miei valori. D’altra parte, quando ho potuto, mi sono esercitata, sempre con impegno, curiosità e col desiderio di sperimentare tecniche diverse: l’incoraggiamento e il contributo professionale del mio Maestro mi hanno permesso di imparare e migliorare, fondendosi con il mio impegno.

Come nasce una tua opera?

Il più delle volte tratto la tela in modo tale che diventi scabrosa, visto che non amo le superfici omogenee; poi la guardo a lungo e, parallelamente, “osservo” la mia interiorità che, inevitabilmente, è stata influenzata, arricchita, agitata da ciò che ho letto, ascoltato o visto nelle ore o nelle giornate precedenti. Lentamente, sulla tela, fra i rilievi e le sgranature, affiora il mio sentire e si materializza. E’ una sorta di travaso: le mie emozioni, i miei pensieri si allontanano da me per fissarsi sulla superficie che ho davanti, ed è in quel momento che mi riconosco, che so di essere ciò che sono, scoprendo il contenuto del messaggio.

Cos’è per te l’ispirazione?

Il desiderio di comunicare prescindendo dal linguaggio comune; le parole, troppo spesso, dimostrano la loro debolezza dinanzi a fatti inenarrabili, tanto gravi, profondi, dolorosi da lasciarci incapaci di esprimerci. E’ così anche nella gioia. Ed è in questi casi che l’arte soccorre e consola, arricchendoci di una punteggiatura, di coniugazioni e paradigmi che mai nessuna sintassi potrà mai offrirci.

Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Potrei definirmi intimista, sia in poesia che nell’arte iconica. Tutto ciò che dipingo è il mio vissuto, la realtà filtrata dalla mia sensibilità e trasfigurata; sono le mie paure, i miei desideri, i miei stupori, le domande che mi risuonano nella mente, i dubbi esistenziali. Ciò che rappresento sulla tela non è altro che la metafora di tutto questo.

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Tutto ciò che ho visto e vedo durante i miei viaggi, ciò che leggo, i discorsi fatti in famiglia o con gli amici, le mostra visitate, i libri d’arte sfogliati, le notizie ascoltate, uno sguardo incrociato per strada, le bave dei discorsi altrui che mi giungono alle orecchie camminando in un luogo affollato, le luci della notte, il suono del mare sulla battigia. Tutto, nella vita, mi stimola, mi emoziona, mi può dare stimoli, che poi attendo di veder affiorare fra le trame sconnesse della tela.

La mia cifra stilistica, pur essendo intimista, onirica, vagamente surrealista, non è stata influenzata dai molti artisti del passato. che pur ammiro e dinanzi ai quali mi inchino, come Dalì, Magritte, De Chirico, i miei preferiti. Credo di poter affermare che il mio percorso, che inevitabilmente è anche il prodotto di ciò che in loro ho ammirato, non sia stato influenzato da nessuno di essi; è piuttosto l’elaborazione di vari elementi artistici che mi hanno segnata e che si sono trasfigurati in uno stile personale.

Artisti, galleristi, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Penso che ci sia ancora molto da fare, soprattutto nella nostra città. Tranne qualche sporadiche e felici realtà, si coltiva il proprio orticello disdegnando il confronto, che poi è l’unica cosa che fa davvero crescere; le istituzioni, purtroppo, sono interessate ad altro, come se l’arte fosse qualcosa di marginale. I locali che dovrebbero essere messi a disposizione per le mostre d’arte costano molto, tutto è lasciato alla buona volontà e alla costanza di chi si prodiga gratuitamente in tal senso!

Per quanto concerne i galleristi, pochissimi sono quelli che valorizzano l’originalità e le proposte innovative, privilegiando piuttosto opere facilmente commerciabili, per cui spesso si assiste a esposizioni di opere tutte uguali: in questo periodo, il pop rivisitato. Il pubblico è poco partecipativo, se non durante i vernissage. Insomma, la cultura artistica latita, a differenza di altre nazioni, ed è un vero peccato per l’Italia che, della cultura, è stata la vera culla, riconosciuta e apprezzata da tutti.

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Anna De Rosa 09/02/2022

Le "Armonie" di Vincenzo Caiella fra pittura e musica

Vincenzo Caiella, nonostante le sue potenzialità creative, ha dovuto dare sempre la priorità alle esigenze della vita, dal momento che, purtroppo, l’arte non paga. Nonostante l’Italia detenga i due terzi del patrimonio artistico mondiale, sempre più spesso i creativi di casa nostra sono costretti a emigrare.

In Italia non esistono stipendi per gli artisti a livello statale, a differenza ad esempio della Norvegia, dove un supporto viene riconosciuto agli artisti e di cui si può vivere tranquillamente. Un altro mondo rispetto al nostro Paese, dove l’artista, a meno che non sia già inserito in un contesto commerciale, non ha possibilità di sicurezze economiche. Visitando il sito di Vincenzo Caiella, è possibile vedere le sue varie fasi di ricerca creativa evolutiva, ma io sono rimasta affascinata dalla serie "ARMONIE", dove donne con cuffie ascoltano musica, immerse in un fiorire di natura vivacemente cromatica.

Dove sei nato? Dove vivi?

In Molise, in un paesino chiamato Mirabello Sannitico. Vivo a Salerno, dove la mia famiglia si è trasferita nel lontano 1963.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a dipingere già da adolescente, ma solo per pochi anni, poi ho ripreso in età adulta, invogliato anche dal fatto che mia figlia studiava all’Accademia Belle Arti di Napoli. Dal 2010 la mia ricerca artistica non si è più fermata, confermando l’artista che sono e che nessuno immaginava. Dopo il periodo “astratto”, ho scelto il figurativo con una tecnica pittorica tutta mia, molto particolare e molto apprezzata, con la quale ho realizzato una serie di opere dal titolo “Baci, abbracci e tatuaggi” e subito dopo, sempre con la stessa tecnica, ho realizzato la serie “Respiri”.

Poiché ritengo che nell’arte non possano esistere limiti o remore, ho iniziato ad utilizzare tecniche più tradizionali, alternando acrilico e olio, a volte utilizzandoli insieme, rappresentando soggetti anche inusuali come lo sport o personalissime prospettive della mia città. Tra Salerno e Napoli ho realizzato alcune personali e partecipato a numerose mostre, tra le quali la Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?

L'ispirazione nasce dal caso, da un'idea che colpisce e che a volte non ha un significato esplicito. La scelta del tema è in genere è la fase più importante, in modo assolutamente naturale visualizzo mentalmente l'opera e in genere più di una sullo stesso tema. Non cerco di comunicare qualcosa, se non l'invito all'osservazione di un'immagine non banale che, se suscita un'emozione o comunque una riflessione, ha già raggiunto il suo scopo.

I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo

Tutti i grandi del passato remoto e recente mi hanno in qualche modo influenzato, è inevitabile. Ricordo un amico artista che mi disse: "Non vado a vedere mostre d'arte per evitare di essere contaminato e rischiare di perdere la mia originalità".

Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Credo che le Istituzioni debbano svolgere (e in effetti alcune volte lo fanno) il ruolo di promozione dell'arte e degli artisti emergenti o comunque promettenti, che altrimenti devono affidarsi solo a galleristi e al mercato dell'arte, che non è promozione dell'arte ma affari.

Progetti futuri? Questi due anni con la pandemia per molti sono stati un tempo sospeso e di introspezione personale, tu come lo hai vissuto?

Nella fase iniziale della pandemia ho continuato a dipingere sul tema del mare, ora ho sospeso temporaneamente la pittura e sto dedicando il mio tempo alla mia seconda fonte di ispirazione e gioia, la musica, in particolare lo studio dei classici jazz con le mie chitarre.

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Anna De Rosa 09/09/2022

Esplosioni cromatiche e versatilità in chiave impressionista, ecco Splò

Loredana Spirineo, meglio conosciuta come Splò, è un'artista salernitana straordinaria, lavora come un'operaia dell'arte, ruba tempo su tempo alla sua quotidianità, produce opere e oggettistica significative e piacevoli allo sguardo, in stile impressionista; il tema delle sue opere è molto versatile, Splò dipinge molte scene diverse in cui spesso è protagonista la natura con paesaggi di mari, tramonti, albe, alberi, adorabili animali e la ritrattistica.

Da ammirare nelle sue opere l'esplosione cromatica, tutto viene visto con una lente d'ingrandimento. Per Loredana la pittura è una passione che viene da lontano, il suo percorso artistico nazionale e internazionale è ricco di premi e soddisfazioni.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata e vivo a Salerno.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

E' iniziato da piccola fra i banchi di scuola; con penne e matite ritraevo, a loro insaputa, i miei compagni. Allora mi veniva naturale, poi crescendo ho iniziato ad utilizzare i pennelli e sperimentare sempre nuove tecniche, facendo mille domande al Sig. Salvatore Cucciniello, che artisticamente è stato per me una guida spirituale.

A lui chiedevo consigli su libri, materiali e procedimenti, perché dalla matita i miei lavori presero colore. Mi incuriosiva "creare", ma tenevo nascosti in casa i miei lavori. Quando fui invitata ad esporli per la prima volta, mi resi conto con grande piacere che il mio papà non solo accolse con gioia la mia decisione, ma ne era emozionato.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?

Le mie opere nascono da un'emozione o un dolore e la tela mi dà modo di esternarli. L'ispirazione è qualcosa che non cerco, forse potrei definirla un soffio di vita che sento vibrare e non mi chiedo, mentre prende vita una tela, cosa ne possa pensare il probabile fruitore.

Ogni opera ha una storia, non nasce a caso ed in essa si può leggere qualunque emozione negativa o positiva, o peggio anche nessuna, può piacere o no ma se viene esposta il momento magico è scoprire se anche un solo sguardo si posa su di essa. I soggetti dei miei lavori sono le infinite persone che ho avuto la gioia o l'amarezza di conoscere nel mio percorso di vita. Si possono tramutare in alberi, in un mare o più difficilmente in qualcosa di astratto che mi ricorda i loro colori e le loro forme.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato?

Adoro Klimt, Caravaggio, Leonardo, Van Gogh, Michelangelo, Monet, Renoir, Cezanne, Andy Warhol e David Bowie.

Artisti, galleristi, Istituzioni: cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Penso che ogni artista abbia qualcosa da donare, nel passato e nel presente, fino a quel che potrà essere il futuro. In alcuni casi vi è una ricerca dell'inimmaginabile e i galleristi premiano qualche volta le correnti artistiche del momento, ma credo che l'arte non abbia confini temporali.

Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Ho vissuto il mio tempo sospesa fra quel che avrei voluto realizzare e quel che concretamente ho potuto creare. Credo che, per quanto altalenante e dubbioso, il futuro sia ancora "arte", magari con altri profili ma sempre motore di vita per chi, come me, ha come primo pensiero il bisogno di aprire gli occhi al mattino e ringraziare il cielo di avere la mia alleata "luce" che mi permette di fermare immagini su una tela, un foglio di carta, un pezzo di legno o qualunque altro supporto mi capiti a tiro.

Poi, nonostante tante difficoltà e l'impossibilità di essere presente, ho partecipato a diversi contest sui social. Inoltre, cari e stimati amici ospitano le mie opere in alcune location della città, donandomi spazi come "Ares Home", "Costa Cafè", "Antichi ricordi di Salerno".

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Anna De Rosa 25/05/2022

L'arte "da indossare" di Erica Longobardi e i suoi progetti post pandemia

L’arte di Erica Longobardi e di suo marito viene richiesta da tutta Italia, da Potenza a Milano, addirittura in Cina; i loro sono pezzi unici, interamente disegnati e dipinti a mano. Il giusto riconoscimento per chi è coraggioso e investe su se stesso.

Dove sei nata? Dove vivi?

Sono nata è cresciuta Salerno, da qualche anno vivo a San Gregorio Magno, dove soprattutto i giovani della mia età mi hanno subito accolta e resa partecipe di molti eventi nel campo artistico; però nel cuore ho sempre la mia Città natale, un legame indissolubile: se chiudo gli occhi per un attimo, mi sembra di stare lì sulla spiaggia ad ascoltare il rumore del mare, sentire l'odore del sale e il sole che ti avvolge. Quando mi capita di tornare per me è sempre una grande gioia, come se fosse la prima. La mia anima è divisa tra mari e monti.

Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

E' iniziato durante l'adolescenza, c'è la classica fase in cui devi scegliere che scuola frequentare e chi diventare. E in cuor mio sapevo già di essere un'artista, perché l'arte te la senti addosso finché non le dai modo di liberarti; però è anche vero che bisogna affinare le tecniche. I miei genitori, soprattutto mia madre, mi hanno sempre appoggiato nelle scelte, infatti ho svolto gli studi al liceo artistico Filiberto Menna dove mi hanno dato la possibilità di partecipare a svariate mostre, di cui conservo ancora attestati.

Purtroppo, col crescere anche i problemi economici crescevano e per tale motivo non ho potuto intraprendere la via dell'accademia e quindi da quel momento in poi c’è stato un periodo di standby. La mia arte è iniziata a rifiorire quando ho incontrato mio marito, anche lui artista, e insieme abbiamo deciso di aprire un negozio unico, "arte da indossare" come lo definisco io.

Abbigliamento di ogni genere, dipinto unicamente a mano su commissione; il negozio si sarebbe chiamato "Brainstorm", una tempesta d'idee, che poi si sono realizzate. Abbiamo aperto e le persone hanno ordinato dei pezzi da tutti Italia, addirittura delle scarpe in Cina: pezzi unici, interamente disegnati e dipinti a mano con colori specifici per tessuti. Purtroppo però il nostro sogno è andato in frantumi causa Covid; un momento non facile per nessuno, un momento critico che ci ha portato alla chiusura.

Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?

Le mie opere nascono sempre in periodi particolari della vita, nei dipinti che ho realizzato chi li guarda poteva sentire il mio stato, la mia essenza, l’urlo di tutte le emozioni perché ogni volta su un dipinto, ma soprattutto sui capi, era come se stessi regalando piccoli pezzetti di cuore in giro per il mondo. I soggetti che scelgo sono volti, animali, fiori, anche se in realtà sono loro che scelgono me.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato

Nel corso del tempo devo dire che sono andata in fissa per Van Gogh, ricordo soprattutto i suoi primi quadri di cui nessuno parla mai che esprimevano tanto di lui, come i mangiatori di patate; questi uomini e donne molto simili a scimmie, con le mani sporche di terra e spaccate dal lavoro, mi fanno pensare che la sua vita non è stata per nulla facile. Un’altra artista che mi ha ispirato è Frida Kahlo, non nelle opere ma bensì come persona, donna, simbolo di libertà e di rinascita.

Artisti, galleristi, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?

Purtroppo non è molto facile inserirsi nel sistema, bisogna farsi strada con le unghie e con i denti e molto spesso, come in tutti i campi, ci sono sempre quindi bisogna stare attenti a chi promette troppo, molto spesso bisogna scendere a compromessi per non parlare del fatto che se non trovi i giusti canali e le persone giuste non è detto che arrivi in alto. Quello che si dovrebbe fare è dare più voce all'artista e apprezzare l'arte che trasmette, non modificarlo per farlo diventare commerciale.

Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?

Questi due anni mi hanno lasciato un vuoto, una ferita aperta; la situazione della pandemia ci ha messo alle strette perché non eravamo più in grado di sostenere le spese del negozio. Fra i progetti per il futuro c'è riprendere a dipingere, infatti sto iniziando con dei laboratori d’arte per bambini in modo che comincino a rapportarsi con essa, tirando fuori il lato creativo, artistico, inventivo, stravagante, perché l'arte comprende tutto.

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