L'arte "da indossare" di Erica Longobardi e i suoi progetti post pandemia
L'esperienza della bottega di abbigliamento dipinto a mano condizionata dal Covid
Anna De Rosa 25/05/2022 0
L’arte di Erica Longobardi e di suo marito viene richiesta da tutta Italia, da Potenza a Milano, addirittura in Cina; i loro sono pezzi unici, interamente disegnati e dipinti a mano. Il giusto riconoscimento per chi è coraggioso e investe su se stesso.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata è cresciuta Salerno, da qualche anno vivo a San Gregorio Magno, dove soprattutto i giovani della mia età mi hanno subito accolta e resa partecipe di molti eventi nel campo artistico; però nel cuore ho sempre la mia Città natale, un legame indissolubile: se chiudo gli occhi per un attimo, mi sembra di stare lì sulla spiaggia ad ascoltare il rumore del mare, sentire l'odore del sale e il sole che ti avvolge. Quando mi capita di tornare per me è sempre una grande gioia, come se fosse la prima. La mia anima è divisa tra mari e monti.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
E' iniziato durante l'adolescenza, c'è la classica fase in cui devi scegliere che scuola frequentare e chi diventare. E in cuor mio sapevo già di essere un'artista, perché l'arte te la senti addosso finché non le dai modo di liberarti; però è anche vero che bisogna affinare le tecniche. I miei genitori, soprattutto mia madre, mi hanno sempre appoggiato nelle scelte, infatti ho svolto gli studi al liceo artistico Filiberto Menna dove mi hanno dato la possibilità di partecipare a svariate mostre, di cui conservo ancora attestati.
Purtroppo, col crescere anche i problemi economici crescevano e per tale motivo non ho potuto intraprendere la via dell'accademia e quindi da quel momento in poi c’è stato un periodo di standby. La mia arte è iniziata a rifiorire quando ho incontrato mio marito, anche lui artista, e insieme abbiamo deciso di aprire un negozio unico, "arte da indossare" come lo definisco io.
Abbigliamento di ogni genere, dipinto unicamente a mano su commissione; il negozio si sarebbe chiamato "Brainstorm", una tempesta d'idee, che poi si sono realizzate. Abbiamo aperto e le persone hanno ordinato dei pezzi da tutti Italia, addirittura delle scarpe in Cina: pezzi unici, interamente disegnati e dipinti a mano con colori specifici per tessuti. Purtroppo però il nostro sogno è andato in frantumi causa Covid; un momento non facile per nessuno, un momento critico che ci ha portato alla chiusura.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Le mie opere nascono sempre in periodi particolari della vita, nei dipinti che ho realizzato chi li guarda poteva sentire il mio stato, la mia essenza, l’urlo di tutte le emozioni perché ogni volta su un dipinto, ma soprattutto sui capi, era come se stessi regalando piccoli pezzetti di cuore in giro per il mondo. I soggetti che scelgo sono volti, animali, fiori, anche se in realtà sono loro che scelgono me.
I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato
Nel corso del tempo devo dire che sono andata in fissa per Van Gogh, ricordo soprattutto i suoi primi quadri di cui nessuno parla mai che esprimevano tanto di lui, come i mangiatori di patate; questi uomini e donne molto simili a scimmie, con le mani sporche di terra e spaccate dal lavoro, mi fanno pensare che la sua vita non è stata per nulla facile. Un’altra artista che mi ha ispirato è Frida Kahlo, non nelle opere ma bensì come persona, donna, simbolo di libertà e di rinascita.
Artisti, galleristi, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Purtroppo non è molto facile inserirsi nel sistema, bisogna farsi strada con le unghie e con i denti e molto spesso, come in tutti i campi, ci sono sempre quindi bisogna stare attenti a chi promette troppo, molto spesso bisogna scendere a compromessi per non parlare del fatto che se non trovi i giusti canali e le persone giuste non è detto che arrivi in alto. Quello che si dovrebbe fare è dare più voce all'artista e apprezzare l'arte che trasmette, non modificarlo per farlo diventare commerciale.
Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?
Questi due anni mi hanno lasciato un vuoto, una ferita aperta; la situazione della pandemia ci ha messo alle strette perché non eravamo più in grado di sostenere le spese del negozio. Fra i progetti per il futuro c'è riprendere a dipingere, infatti sto iniziando con dei laboratori d’arte per bambini in modo che comincino a rapportarsi con essa, tirando fuori il lato creativo, artistico, inventivo, stravagante, perché l'arte comprende tutto.
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Anna De Rosa 26/04/2022
La suggestione dell'attimo felice negli scatti di Giovanna Rispoli
Giovanna Rispoli è una fotografa, che durante l’adolescenza, ai tempi del Liceo Artistico di Salerno, ha avuto la fortuna di avere professori che sono stati e sono tuttora grandi artisti e critici d’arte. Si è fatta notare per il suo spirito di partecipazione alla realtà culturale di Salerno. Per una serie di motivi, ha vissuto un lungo periodo di silenzio creativo, interrotto circa due anni fa, quando si è rivestita di una “pelle nuova” ed ha ritrovato il suo spirito artistico e sono arrivate partecipazioni a collettive con le sue fotografie.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata a Salerno e vivo a Pellezzano.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Nel lontano 1985, quando scelsi di iscrivermi al Liceo Artistico. Gli anni della mia formazione completa li ho avuti negli anni '90, quando, ancora liceale, frequentavo gli studi di alcuni maestri d’arte come Matteo Sabino e Sergio Vecchio. Due grandi maestri di cultura a 360 gradi. Da loro ho imparato molte tecniche pittoriche, a mescolare i colori, a preparare tele, ma soprattutto ad osservare la natura, gli oggetti, a sentire ad ascoltare i loro racconti, le loro esperienze culturali artistiche. Da loro ho imparato praticamente come si crea un’incisione, un murale, un mosaico, un restauro di un quadro, un vaso di ceramica, come si fotografa.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Ho costruito una macchina fotografica con la quale potevo scattare foto e svilupparle io. Una passione innata, ma la grande ispirazione l’ho avuta osservando i paesaggi marini, i tramonti, facendo lunghe passeggiate al mare, visitando paesi. Cerco di comunicare emozioni, calma, serenità, anche paura, perché a volte la mia anima è in tempesta ed ascoltando le onde del mare mi calmo, divento serena, felice. Scelgo il soggetto dei miei lavori quando esco e sono in giro con il mio motorino, e mi fermo dove un paesaggio, un animale, un fiore, una spiaggia mi colpisce e cerco di catturare l’attimo fuggente con la mia macchina fotografica.
Gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?
I due grandi artisti precedentemente citati, che non ci sono più. I loro insegnamenti mi hanno molto influenzato, le loro critiche positive, i loro rimproveri. I pomeriggi trascorsi presso i loro studi mi hanno formata e tramite loro ho avuto modo di conoscere e frequentare gallerie (Il Catalogo, Verrengia), il Museo Frac e critici d'arte come Massimo Bignardi e Rino Mele e altri.
Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Qui al Sud è un po' provinciale, c’è poca cultura, la gente segue di più cose futili e poco una bella mostra, si pensa solo al locale dove andare a sentire musica e cenare. Eppure nella Valle dell’Irno, a parte Salerno, ci sono complessi museali importanti come il Museo Eremo dello Spirito Santo di Capriglia e il convento di San Francesco di Baronissi.
Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?
I miei progetti mi impegnano a seguire la mia evoluzione e ricerca artistica attraverso la fotografia. In questi due anni di pandemia ho imparato ad ascoltare il mio essere, i miei sentimenti, desideri, valori, nozioni; la solitudine ha scatenato la mia voglia di vivere, di ripresa, di rimettermi in gioco, di vivere di nuovo per le strade e fotografare gli attimi, i momenti, le persone, gli oggetti, i tramonti, le albe, il mare calmo, in tempesta, gli animali, i fiori, la natura, tutto ciò che è bello, che stimola serenità, felicità, gioia, pace, tranquillità.
Anna De Rosa 09/02/2022
Le "Armonie" di Vincenzo Caiella fra pittura e musica
Vincenzo Caiella, nonostante le sue potenzialità creative, ha dovuto dare sempre la priorità alle esigenze della vita, dal momento che, purtroppo, l’arte non paga. Nonostante l’Italia detenga i due terzi del patrimonio artistico mondiale, sempre più spesso i creativi di casa nostra sono costretti a emigrare.
In Italia non esistono stipendi per gli artisti a livello statale, a differenza ad esempio della Norvegia, dove un supporto viene riconosciuto agli artisti e di cui si può vivere tranquillamente. Un altro mondo rispetto al nostro Paese, dove l’artista, a meno che non sia già inserito in un contesto commerciale, non ha possibilità di sicurezze economiche. Visitando il sito di Vincenzo Caiella, è possibile vedere le sue varie fasi di ricerca creativa evolutiva, ma io sono rimasta affascinata dalla serie "ARMONIE", dove donne con cuffie ascoltano musica, immerse in un fiorire di natura vivacemente cromatica.
Dove sei nato? Dove vivi?
In Molise, in un paesino chiamato Mirabello Sannitico. Vivo a Salerno, dove la mia famiglia si è trasferita nel lontano 1963.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Ho iniziato a dipingere già da adolescente, ma solo per pochi anni, poi ho ripreso in età adulta, invogliato anche dal fatto che mia figlia studiava all’Accademia Belle Arti di Napoli. Dal 2010 la mia ricerca artistica non si è più fermata, confermando l’artista che sono e che nessuno immaginava. Dopo il periodo “astratto”, ho scelto il figurativo con una tecnica pittorica tutta mia, molto particolare e molto apprezzata, con la quale ho realizzato una serie di opere dal titolo “Baci, abbracci e tatuaggi” e subito dopo, sempre con la stessa tecnica, ho realizzato la serie “Respiri”.
Poiché ritengo che nell’arte non possano esistere limiti o remore, ho iniziato ad utilizzare tecniche più tradizionali, alternando acrilico e olio, a volte utilizzandoli insieme, rappresentando soggetti anche inusuali come lo sport o personalissime prospettive della mia città. Tra Salerno e Napoli ho realizzato alcune personali e partecipato a numerose mostre, tra le quali la Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
L'ispirazione nasce dal caso, da un'idea che colpisce e che a volte non ha un significato esplicito. La scelta del tema è in genere è la fase più importante, in modo assolutamente naturale visualizzo mentalmente l'opera e in genere più di una sullo stesso tema. Non cerco di comunicare qualcosa, se non l'invito all'osservazione di un'immagine non banale che, se suscita un'emozione o comunque una riflessione, ha già raggiunto il suo scopo.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo
Tutti i grandi del passato remoto e recente mi hanno in qualche modo influenzato, è inevitabile. Ricordo un amico artista che mi disse: "Non vado a vedere mostre d'arte per evitare di essere contaminato e rischiare di perdere la mia originalità".
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Credo che le Istituzioni debbano svolgere (e in effetti alcune volte lo fanno) il ruolo di promozione dell'arte e degli artisti emergenti o comunque promettenti, che altrimenti devono affidarsi solo a galleristi e al mercato dell'arte, che non è promozione dell'arte ma affari.
Progetti futuri? Questi due anni con la pandemia per molti sono stati un tempo sospeso e di introspezione personale, tu come lo hai vissuto?
Nella fase iniziale della pandemia ho continuato a dipingere sul tema del mare, ora ho sospeso temporaneamente la pittura e sto dedicando il mio tempo alla mia seconda fonte di ispirazione e gioia, la musica, in particolare lo studio dei classici jazz con le mie chitarre.
Anna De Rosa 01/04/2022
Le emozioni creative di Anna Vitaliano: "L'arte avvicina la mente al cuore"
Anna Vitaliano ha sempre avuto la passione per l’arte e soprattutto per il disegno. "Grazie" al lockdown ha ripreso a dipingere per esorcizzare il brutto momento che si stava vivendo e subito ha prodotto opere. "L’esplorazione del lato più creativo di sé - spiega Anna - sostiene la vita quotidiana di molte persone, perché l’arte avvicina la mente al cuore. E questo mi ha aiutato a fronteggiare personalmente la pandemia: ho trasformato il non potere abbracciare e toccare le persone, ho sentito le mie emozioni creativamente e le ho messe su tela".
Dove sei nata? Dove vivi? Come è iniziato il tuo percorso artistico?
Sono nata a Nocera Inferiore e vivo a Salerno. Sin dall'asilo, inconsciamente, mi immergevo nei colori per creare una mia dimensione fantastica, dove passavo intere ore, che potesse rispecchiare tutto ciò che avevo dentro e che volevo esternare. Ho sempre amato tutto ciò che riguarda l'arte e la bellezza in tutte le sue sfaccettature. Infatti, professionalmente, mi sono qualificata come consulente di bellezza. Il tutto però, in modo particolare, è esploso durante il periodo difficile del primo lockdown.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Una mia opera nasce sempre secondo il mio stato d'animo ed in base all'ispirazione del momento che sto vivendo. L'ispirazione, la maggior parte delle volte, mi viene quando mi trovo in uno stato d'animo che tocca determinate sfere emotive. Dopodiché mi isolo da tutto e da tutti, ascoltando la mia musica preferita, iniziando a mescolare i colori e volando con la fantasia, imprimendo il tutto sulla tela.
Quando dipingo mi lascio guidare dalla mia mano che prende il controllo della situazione ed ascolta, al contempo, ciò che mi comunica il cuore. E ciò vuol dire anche riuscire ad imprimere su tela come vedo io un qualcosa in modo totalmente soggettivo, riuscendo a cogliere l'attimo. Non sempre ho le idee abbastanza chiare, per questo cerco spunti di riflessione che mi possano evocare qualcosa.
I riferimenti artistici che ti hanno maggiormente influenzato?
Amo alla follia la corrente dell'Impressionismo! E come non citare, di conseguenza, il mio artista preferito in assoluto: Claude Monet con le sue amate Ninfee. Mi ha sempre smosso qualcosa dentro e credo che la mia maniera di dipingere in parte inizi proprio da lì, fino a diventare poi l'evoluzione di me stessa, di ciò che sono io sulla tela trovando una mia tecnica.
Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Onestamente per me è tutto un mondo nuovo, frequento la pittura relativamente da poco, quindi non sento di esprimermi al riguardo. Vivo ogni attimo nel miglior modo possibile ed ogni occasione che mi si presenta è sinonimo di crescita personale ed artistica, per emergere sempre di più.
Cosa ti ha lasciato la pandemia? Progetti futuri?
Penso che, malgrado tutto il disagio, proprio il lockdown sia stato la mia rinascita: è iniziato tutto da lì. È stato in quel tempo catartico dove è sbocciata quella parte di me che aveva bisogno di uscire e si è manifestata grazie alla pittura. Ho ripreso e ho dato la mia prima pennellata durante il lockdown, lì ho capito quanto fossi vicina all'arte e quanto mi sentissi in simbiosi con essa, quanto potesse capirmi e liberarmi di tutto ciò che avevo dentro. È stata la mia luce e lo è tutt'ora, sempre di più, dandomi anche più stimoli per vivere la vita al meglio!