La prima pizzeria "superdotata" di Salerno: Oasi18 sforna versioni XXL

Marcello Mauriello trasforma la pizza extralarge in un segno distintivo, qualità-prezzo interessante

Annamaria Parlato 07/11/2026 0

A Salerno c'è una pizzeria che ha deciso di non passare inosservata, non soltanto per le dimensioni delle sue pizze, ma soprattutto per il carattere che ha saputo costruire intorno a un'idea gastronomica precisa. Il nome è "Oasi18" e il suo biglietto da visita è una pizza che supera abbondantemente i 40 centimetri di diametro, arrivando a toccare, nelle versioni più generose, persino i 48. Una vera e propria ruota di carro extralarge, che ha contribuito a rendere il locale riconoscibile ben oltre i confini del quartiere Fratte. Il gioco di parole del titolo è inevitabile, ma dietro la definizione di pizzeria "superdotata" c'è una proposta che merita di essere raccontata, soprattutto per quello che arriva nel piatto.

Oasi 18 si trova in via Mario Pagano 39, a pochi metri da piazza Galdi, e ha aperto i battenti nel 2018. A dare vita al progetto è stato il napoletano Marcello Mauriello, pizzaiolo con esperienze professionali maturate in Italia e all'estero, che ha scelto Salerno per investire nella propria idea di ristorazione. Titolare e anima del locale, Marcello ha messo il cuore in un'attività cresciuta nel tempo, affiancato dal fratello Flavio, socio e protagonista della gestione, oggi impegnato anche nella nuova apertura di Oasi 18 a Pomigliano d'Arco. Il format XXL è diventato il tratto distintivo della pizzeria, tanto da trasformare la misurazione della pizza in un piccolo rituale di sala: al tavolo arriva persino un metro pieghevole, con il quale verificare l'effettiva generosità della ruota di carro.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla provocazione delle dimensioni. La caratteristica più interessante è la possibilità di scegliere la stesura extralarge per tutti i gusti presenti in carta, mantenendo una base sottile, leggera e particolarmente scioglievole. Una pizza che, nonostante l'estensione, non risulta ingombrante al palato: l'impasto è delicato, quasi impercettibile, e lascia spazio agli ingredienti, protagonisti di farciture costruite con attenzione e materie prime di qualità. La carta, del resto, non si limita a un'unica interpretazione del disco lievitato. Accanto alla ruota di carro convivono la pizza napoletana contemporanea, la ripassata fritta e al forno e il padellino. Un'offerta articolata che trova un ulteriore punto di forza nella proposta senza glutine, realizzata in un laboratorio dedicato, e che consente di avvicinare alla stessa esperienza anche chi deve seguire un'alimentazione gluten free.

La filosofia dichiarata nel menù è quella di una storia fatta di "radici e ricerca", nella quale gli ingredienti della tradizione incontrano nuove combinazioni e lavorazioni. Tra le proposte stagionali spiccano Foglie d'Autunno, con crema di zucca, fiordilatte, chips di verdure autunnali e porcini arrostiti, e Un Bufalo al Nord, che accosta salame di bufalo, mozzarella di bufala campana DOP, Blu di bufala e polenta fritta. Nella sezione delle speciali si incontrano invece la Oasi, con crema di patate, porcini cotti al burro salato, salsiccia di Bra e filamenti di peperoncino, e la Tripudio, con fiordilatte, salsiccia, peperone Crusco IGP, pesto di rucola, ricotta di bufala e Grana Padano DOP. Non mancano interpretazioni più legate alla tradizione, come la Verace, con pomodoro pelato Rega, mozzarella di bufala campana DOP e Grana Padano DOP, e la Capricciosa Royal, arricchita da prosciutto cotto arrosto, porcino saltato al burro salato, terra di olive nere e carciofo grigliato.

Interessante anche la sezione delle pizze da condivisione, con preparazioni servite già divise in quattro spicchi, pensate per essere gustate come antipasto. Una menzione particolare merita il menù degustazione, proposto a 25 euro a persona, coperto incluso, con un minimo di due partecipanti. Cinque portate che permettono di attraversare altrettante interpretazioni della pizza: uno spicchio di Napoletana, uno di Ripassata, uno di Ruota di Carro, uno di Padellino e uno di Brioche. Quest'ultima rappresenta una parentesi decisamente originale, perché l'impasto burroso viene declinato in chiave dolce e farcito con creme di diverso gusto. Un percorso che consente di conoscere le diverse anime della cucina di Oasi 18 senza dover scegliere una sola tipologia.

Anche l'ambiente contribuisce a rendere riconoscibile il locale. Nel corso degli anni, la pizzeria ha attraversato diversi restyling, arrivando oggi a contare oltre 50 posti a sedere e una saletta privé, mentre all'orizzonte c'è già l'intenzione di ampliare ulteriormente gli spazi. L'atmosfera richiama una vera e propria oasi tropicale, tra foglie di banano utilizzate come tovagliette, noci di cocco intorno ai lampadari e piccole scimmiette disseminate nell'arredamento. Sulle pareti non mancano frasi in napoletano, come "Vogl' a te everyday", che restituiscono un'identità ironica e dichiaratamente partenopea. Un contesto informale, colorato e divertente, nel quale la dimensione conviviale accompagna quella gastronomica.

A supervisionare la sala l’inarrestabile Fulvio, originario di Sarno. Ma tra i volti di Oasi 18 ce n'è uno che merita un racconto a parte: quello di Davide, classe 2012, affettuosamente chiamato Daviduccio, conosciuto sui social per essere diventato uno dei pizzaioli più giovani d'Italia. Di origini italo-ucraine, la sua passione per il mondo della pizza è nata prestissimo, quando aveva appena cinque anni, e oggi si traduce nella voglia concreta di imparare il mestiere, osservare, sperimentare e crescere accanto a professionisti del settore. Un ragazzo intelligente, curioso, iscritto all’Istituto Alberghiero "Virtuoso" con ottimi risultati scolastici e una determinazione che non passa inosservata. Non sono mancati, purtroppo, commenti poco rispettosi sui social e atteggiamenti di derisione anche nel contesto scolastico, legati al suo accento e alla scelta di non utilizzare il dialetto. Aspetti che dovrebbero far riflettere: la diversità non è un difetto e la passione, quando si accompagna allo studio e all'impegno, merita incoraggiamento, non scherno.

In un momento storico in cui si parla spesso di disagio giovanile, violenza e mancanza di prospettive, la storia di Daviduccio restituisce un'immagine diversa: quella di un adolescente che coltiva un interesse, studia e si avvicina con entusiasmo al mondo del lavoro. Un esempio positivo che dimostra quanto sia importante sostenere i giovani quando scelgono di impegnarsi, costruire competenze e inseguire le proprie passioni.

La proposta conserva anche un legame con Salerno attraverso la Carminuccio, pizza alla quale Oasi 18 ha dedicato un'attenzione particolare, arrivando a renderla omaggio anche alla Salernitana. Un richiamo al territorio che si inserisce in una carta dalla forte impronta napoletana, senza rinunciare a contaminazioni e interpretazioni personali. La visita ha permesso di verificare direttamente quanto la formula extralarge non sia soltanto un'operazione d'immagine. Al tavolo, insieme ad altre due persone, abbiamo condiviso tre pizze: Tripudio, Verace con stesura napoletana contemporanea e una Capricciosa nella sua versione tradizionale ma a ruota di carro. Quest'ultima ha proposto una farcitura generosa con porcini saltati al burro, salame Napoli, prosciutto cotto, olive schiacciate e carciofini.

Tre interpretazioni differenti, accomunate da una base sottilissima e da una consistenza particolarmente scioglievole. La ruota di carro si è lasciata mangiare con estrema facilità: l'impasto è risultato leggero, quasi impercettibile al palato, senza mai sovrastare le farciture. Un aspetto tutt'altro che secondario è stata anche la digeribilità: dopo una cena a base di pizza XXL, non abbiamo avuto quella fastidiosa sensazione di sete notturna che spesso accompagna impasti meno equilibrati. La leggerezza si è confermata, quindi, non soltanto al morso, ma anche dopo il pasto.

Prima delle pizze abbiamo assaggiato un crocchè e una frittatina in versione lasagna, al gusto di broccoli e salsiccia. Entrambi i fritti si sono fatti apprezzare per una preparazione ben eseguita: panatura croccante, consistenza asciutta e assenza di untuosità, caratteristiche fondamentali per un fritto che si rispetti. Un'apertura golosa che ha anticipato il percorso gastronomico senza appesantirlo. Per concludere, abbiamo scelto un brownie servito tiepido e un Capriccio di Pesca, dessert al cucchiaio che nel menù ha proposto un piacevole abbinamento tra mousse di cioccolato bianco, purea di pesca e amaretto sbriciolato. Per accompagnare la cena abbiamo ordinato una Chimay Rossa, una Coca-Cola Zero e acqua. Il dato che merita di essere sottolineato è anche quello economico: il conto complessivo per tre persone è stato di poco inferiore ai 50 euro. Una cifra decisamente competitiva, soprattutto considerando la qualità riscontrata, le dimensioni delle pizze, la varietà delle preparazioni e la possibilità di condividere più assaggi.

Il rapporto qualità-prezzo rappresenta uno dei punti di forza di Oasi 18, con prezzi che restano più contenuti rispetto a diverse altre realtà cittadine. A rendere ancora più piacevole l'esperienza hanno contribuito le frequenti promozioni e le attenzioni riservate alla clientela, tra cui gli assaggi gratuiti di liquori e digestivi a fine pasto. A nove anni dall'apertura, Oasi 18 continua dunque a costruire la propria identità attorno a un format che ha saputo trasformare una caratteristica dimensionale in un elemento di riconoscibilità commerciale, senza perdere di vista il prodotto.

Marcello Mauriello ha creduto in un progetto che nel tempo si è consolidato, ha attirato curiosità e conquistato una propria clientela, fino a varcare i confini salernitani con la nuova apertura di Pomigliano d'Arco, affidata al fratello Flavio. La vera sorpresa, però, non è trovare una pizza da 48 centimetri che arriva al tavolo, accompagnata da un metro per certificarne le dimensioni. È scoprire che, dietro l'effetto scenografico, c'è una pizza sottile, leggera, ben condita e piacevole da mangiare. Perché essere superdotati, in questo caso, non significa soltanto avere centimetri in più: significa riuscire a riempire di gusto ogni spicchio.

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Annamaria Parlato 19/12/2021

Cocktail natalizi e abbinamenti con i dolci della tradizione campana e i salati irpini

Al Gran Caffè Romano di Solofra da diverse settimane si respira aria natalizia. Panettoni, pandori, dolci della tradizione partenopea e irpina ma anche gustose novità deliziano ogni anno il palato dei clienti più esigenti. La vetrina dei fratelli Romano, pasticcieri da tre generazioni, esplode per ricchezza e bellezza, l’elegante locale abbellito con soldatini schiaccianoci di tutte le dimensioni, elfi, orsi polari, pupazzi a forma di Babbo Natale, ghirlande scintillanti, è pronto ad accogliere chiunque sia interessato all’acquisto veloce e perfino ad una sosta più lenta, concedendosi al tavolo una pausa raffinata e di assoluta qualità.

Gianfranco Romano, alla domanda relativa alle tensioni dovute al super green pass e alle nuove varianti Covid, così ha risposto: “Tutti i santi giorni con mio fratello Raffaele e il personale di sala, da quando è iniziata questa brutta pandemia, abbiamo rispettato ogni norma e posto la massima attenzione per tutelare in primis la clientela e anche noi.

Non essendo la nostra attività rivolta alla ristorazione in senso stretto, non abbiamo riscontrato paure o preoccupazioni da parte di coloro che sostano ai tavoli della nostra caffetteria. Continueremo a tenere alta l’attenzione verso questo problema e a non abbassare la guardia sino a quando non si respirerà aria di normalità che stiamo auspicando da tempo”.

La fantasia, l’estro e la creatività dei Romano non ha davvero limiti dato che qui, udite udite, si spruzzano addirittura profumi al pisto per profumare dolci e cocktail, sofisticati e inebrianti, così golosi che potrebbero diventare anche eau de parfum. Questo profumo, ottenuto dal mix di spezie natalizie che si usano a Napoli e in Campania per insaporire roccocò e mostaccioli, viene spruzzato sul cocktail ideato da Gianfranco Romano, bartender di lunga esperienza, che si intitola “Tu vuò fa l’Americano a Natale” a base di Bitter, Vermouth, Seltz e profumo al pisto napoletano, una perfetta rivisitazione del classico Americano ideale per un dopocena e abbinabile ai classici della tradizione natalizia.

Gianfranco ha reso contemporaneo anche il Negroni, firmando il suo “Negroni Christmas Edition” i cui ingredienti sono Bitter, Vermuth rosso e Prosecco che regala il giusto equilibrio tra le note amare e le dolci. Questo cocktail, oltre ad essere in perfetto equilibrio con i panettoni al cioccolato, si sposa anche con i salati irpini come il pecorino Carmasciano e la soppressata avellinese; ma volendo andare oltre confine anche con la bruschetta con burro e alici di Cetara.

Ha aggiunto Raffaele: “Assieme a queste alchimie e mescolanze tra i sapori, ho pensato ad un nuovissimo panettone per il Natale 2021, l’Espresso Salentino, a base di Caffè, cioccolato al latte e pasta di mandorle. Uno straordinario mix di gusto e dolcezza. Nella pasta pregiata qualità arabica si sposa con una lieve percentuale di robusta, gocce di cioccolato e pezzetti di marzapane. La cupola viene poi glassata con cioccolato al latte e infine decorata con scaglie di mandorle e polvere di caffè regalando al palato sapori intensi e armoniosi.

E per restare in tema alcolico c’è il nostro panettone con cioccolato, fichi e rum. Cioccolato, rum speziato e fichi bianchi del Cilento. Nell’impasto ci sono i fichi canditi tagliati a cubetti e il cioccolato proveniente dal Centro America (72%) che dona al lievitato un colore bruno. Il dolce è ricoperto da una glassa al fondente morbida perché al cioccolato viene aggiunta la crema spalmabile al rum. A guarnire il panettone ecco, invece, le sfoglie di cioccolato bianco con fichi e pioggia di cacao chiaro”. A questo punto sarà facilmente deducibile che da Solofra partirà l’undicesimo comandamento che reciterà: “Mangia più panettoni e metti tre ciliegine in ogni Negroni”.

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Annamaria Parlato 30/05/2025

Salerno da bere e da gustare, l'incanto del "B Drink & Food"

Affacciato sul porticciolo di Pastena, lì dove un tempo sorgeva la storica pizzeria Ausonia, oggi il "B DRINK & FOOD" si presenta come uno degli indirizzi più promettenti della nuova scena gastronomica salernitana, aperto da circa due mesi. A firmarlo è Biagio Giacco, giovane imprenditore al suo primo locale, che ha saputo unire anima, gusto e visione in un progetto che guarda al futuro senza dimenticare le radici.

“È il mio primo locale – racconta Biagio – ma non sarà l’unico. A breve realizzeremo due dehors, uno dei quali vista mare, per ampliare gli spazi e offrire un’esperienza ancora più completa. Il menù è il risultato dei miei ricordi, delle cose che amo mangiare, combinati con l’esperienza e i consigli dello chef. Ed è in questo dialogo continuo che nascono anche i nostri fuori menù giornalieri, come la bolognese di polpo o i paccheri con mazzancolle e fiori di zucca”.

Il locale prende il nome da “Bocasalina”, parola evocativa che ricorda il suono delle onde, il sapore del sale sulla pelle e i viaggi in Spagna, terra amata da Biagio e fonte d’ispirazione per il progetto. Ma la “B” è anche la sua iniziale, simbolo di una firma personale e orgogliosa. La cucina a vista, ordinata, luminosa e sempre impeccabile, rappresenta uno dei punti di forza del locale. “È un vero biglietto da visita – spiega – perché chi entra capisce subito come lavoriamo: pulizia, precisione e rispetto per ogni materia prima”.

A dirigere la brigata c’è lo chef Daniele Di Luca, affiancato dal secondo Gianluca Gioia, coppia affiatata ai fornelli, capace di interpretare la tradizione salernitana con uno sguardo contemporaneo e rispettoso. In sala, l’accoglienza è curata con garbo e professionalità da Silvio De Maio, Martina Soldano e Monica Anastasio, figure fondamentali in un’idea di ristorazione che punta tutto sull’esperienza, dal piatto al sorriso. Il percorso culinario inizia con chips artigianali fritte al momento, croccanti e fragranti. A seguire, un antipasto che è un piccolo manifesto identitario: tagliata di seppia e zucchine alla scapece, piatto che restituisce al palato l’eco della milza di San Matteo, con quel profumo di aceto che ogni anno invade le vie del centro storico, tra sacro e profano. Un piatto che profuma di casa, di pescherie sul corso e trattorie nei vicoli. Le zucchine raccontano l’estate del Sud e la seppia tenerissima è l’eleganza del mare che qui non è mai troppo lontano.

Tra i primi, spiccano i bottoni di pasta fresca all’uovo ripieni di gambero rosso, serviti con burrata, lime, fiocchi di sale nero e un gambero crudo di Mazara del Vallo al centro. Un piatto elegante, armonioso, dove la dolcezza marina incontra freschezza e sapidità. Un equilibrio raro, che danza sul palato come la luce del tramonto sull’acqua. Il secondo spiazza. Una braciola? Sì, ma di tonno. Rossa, avvolgente, con ragù tirato, prezzemolo, pecorino e quella nota inaspettata dell’uvetta che rievoca l’antica cucina delle nonne salernitane. È una provocazione riuscita: un ponte tra terra e mare, tra l’abbraccio della carne e la leggerezza del pesce.

A completare il percorso, un semifreddo ai tre cioccolati dell’Antica Dolceria Pantaleone. Un ritorno alla radice più dolce di questa città: Pantaleone è Salerno. È tradizione, infanzia, certezze. A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente ci pensa il bartender Gianluca Castellano, professionista eclettico e creativo. Ogni cocktail è un piccolo racconto, pensato su misura per il cliente. Tra le proposte più originali: uno Spritz scomposto con aria al Campari e soda creata con sifone direttamente nel bicchiere; un Margarita spicy al peperoncino per palati audaci; una Caipiroska alle fragole fresche dal profilo vivace; e un cocktail personalizzato a base di Gin Hendrick’s Flora Adora, frutti rossi e limonata biologica Tassoni, floreale e perfettamente bilanciato tra aromaticità e freschezza.

A completare l’offerta, una cantina fornita e ben costruita, con champagne, prosecchi, rossi e bianchi italiani, rosati e vini alla mescita, ideali per accompagnare ogni piatto, in attesa che il nuovo dehors diventi realtà. Il B DRINK & FOOD è una dichiarazione di amore per Salerno, una sfida vinta tra tradizione e modernità, tra ricordi e nuove suggestioni. Un luogo da tenere d’occhio, da vivere con calma, da raccontare.

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Salvatore Riela 06/05/2026

Riconoscimenti per i migliori oli extravergine biologici della Campania

La Campania celebra ancora una volta la qualità del suo patrimonio agroalimentare con il Premio ExtraBio 2026, concorso dedicato ai migliori oli extravergine d’oliva biologici. L’iniziativa, giunta alla XVII edizione, rappresenta un punto di riferimento per il settore olivicolo e punta a valorizzare le produzioni di eccellenza, promuovendo al tempo stesso sostenibilità e innovazione del prodotto campano. La cerimonia di premiazione si è svolta il 4 maggio a Napoli, confermando il ruolo centrale dell’evento nel panorama agricolo campano. Il concorso, promosso dalla Regione Campania insieme ad altri partner istituzionali, nasce con l’obiettivo di offrire visibilità alle aziende e rafforzare la competitività del comparto olivicolo.

Il Premio ExtraBio assume un significato particolare anche per il territorio della Valle dell’Irno e più in generale per la provincia di Salerno, dove la coltivazione dell’olivo rappresenta una componente importante del paesaggio rurale e dell’economia locale. Comuni come Mercato San Severino e Baronissi, pur non essendo sempre al centro delle grandi rotte dell’olio campano, custodiscono una tradizione agricola radicata, fatta di piccoli produttori e frantoi che puntano sempre più sulla qualità e sul biologico. La crescente attenzione verso prodotti sostenibili e certificati rappresenta infatti una leva importante anche per le aziende dell’area salernitana, che possono intercettare una domanda in continua espansione.

Il concorso premia oli extravergine biologici suddivisi in diverse categorie sensoriali, dal fruttato leggero a quello intenso, mettendo in evidenza la varietà e la ricchezza delle produzioni campane. L’obiettivo è quello di esaltare il valore ambientale delle pratiche agricole adottate. Gli oli biologici rappresentano una sintesi di biodiversità, tradizione e innovazione, elementi sempre più centrali in un settore chiamato a confrontarsi con le sfide del cambiamento climatico e della sostenibilità.

La produzione di olio d’oliva in Campania affonda le sue radici in epoche antichissime. Già i Greci, che colonizzarono le coste del Sud Italia, introdussero la coltivazione dell’olivo, poi sviluppata e diffusa dai Romani, che ne fecero un elemento centrale dell’economia agricola mediterranea. Nel corso dei secoli, l’olivo è diventato parte integrante del territorio campano, adattandosi a contesti diversi: dalle colline del salernitano alle aree interne dell’Irpinia, fino alle zone costiere.

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