Riconoscimenti per i migliori oli extravergine biologici della Campania
ExtraBio 2026 valorizza le produzioni di eccellenza, promuovendo sostenibilità e innovazione
Salvatore Riela 06/05/2026 0
La Campania celebra ancora una volta la qualità del suo patrimonio agroalimentare con il Premio ExtraBio 2026, concorso dedicato ai migliori oli extravergine d’oliva biologici. L’iniziativa, giunta alla XVII edizione, rappresenta un punto di riferimento per il settore olivicolo e punta a valorizzare le produzioni di eccellenza, promuovendo al tempo stesso sostenibilità e innovazione del prodotto campano. La cerimonia di premiazione si è svolta il 4 maggio a Napoli, confermando il ruolo centrale dell’evento nel panorama agricolo campano. Il concorso, promosso dalla Regione Campania insieme ad altri partner istituzionali, nasce con l’obiettivo di offrire visibilità alle aziende e rafforzare la competitività del comparto olivicolo.
Il Premio ExtraBio assume un significato particolare anche per il territorio della Valle dell’Irno e più in generale per la provincia di Salerno, dove la coltivazione dell’olivo rappresenta una componente importante del paesaggio rurale e dell’economia locale. Comuni come Mercato San Severino e Baronissi, pur non essendo sempre al centro delle grandi rotte dell’olio campano, custodiscono una tradizione agricola radicata, fatta di piccoli produttori e frantoi che puntano sempre più sulla qualità e sul biologico. La crescente attenzione verso prodotti sostenibili e certificati rappresenta infatti una leva importante anche per le aziende dell’area salernitana, che possono intercettare una domanda in continua espansione.
Il concorso premia oli extravergine biologici suddivisi in diverse categorie sensoriali, dal fruttato leggero a quello intenso, mettendo in evidenza la varietà e la ricchezza delle produzioni campane. L’obiettivo è quello di esaltare il valore ambientale delle pratiche agricole adottate. Gli oli biologici rappresentano una sintesi di biodiversità, tradizione e innovazione, elementi sempre più centrali in un settore chiamato a confrontarsi con le sfide del cambiamento climatico e della sostenibilità.
La produzione di olio d’oliva in Campania affonda le sue radici in epoche antichissime. Già i Greci, che colonizzarono le coste del Sud Italia, introdussero la coltivazione dell’olivo, poi sviluppata e diffusa dai Romani, che ne fecero un elemento centrale dell’economia agricola mediterranea. Nel corso dei secoli, l’olivo è diventato parte integrante del territorio campano, adattandosi a contesti diversi: dalle colline del salernitano alle aree interne dell’Irpinia, fino alle zone costiere.
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Annamaria Parlato 29/08/2023
Feijoa alla ribalta, frutto settembrino conosciuto anche nel salernitano
La feijoa, detta scientificamente Acca Sellowiana, è un albero da frutto originario della zona subtropicale dell'America del Sud. È stata scoperta dal botanico brasiliano João da Silva Feijó, da cui deriva il nome del frutto. Nel 1815, Feijó inviò campioni di questa pianta al botanico tedesco Friedrich Sellow, che lavorava in Brasile. Sellow inviò questi campioni in Europa, dove furono studiati e descritti scientificamente.
Diffusa anche in California, Florida e nell'Italia Meridionale, in Toscana e Liguria, produce dei fiori meravigliosi e coreografici ma anche dei frutti gustosi, un toccasana per la salute. Questa pianta arbustiva può raggiungere diversi metri di altezza e regalare abbondanti fioriture, tra le più belle e scenografiche che si possano vedere negli alberi da frutto.
Nella nostra penisola, per coltivare questo albero e vederlo crescere rigoglioso bisogna assicurarsi che ci siano temperature miti. Si tratta comunque di un arbusto resistente, che concepisce profumatissimi frutti dalla buccia verde brillante, dal sapore esotico e sofisticato a metà tra quello dell’ananas, della banana o della pera e quello della fragola. È importante notare che la percezione del sapore è soggettiva e può variare da persona a persona. Alcune persone potrebbero percepire un'accentuazione maggiore di un certo elemento, mentre altre potrebbero notare qualcosa di diverso.
La feijoa è apprezzata proprio per la sua complessità e la sua diversità di sapori, che la rendono un frutto intrigante per gli amanti della cucina e dei gusti insoliti. Anche se sono meno diffusi rispetto ad altri frutti tropicali, oggi capita di vederli anche nei supermercati più forniti. Hanno delle dimensioni piuttosto piccole, di forma rotonda o leggermente ovale. Questi frutti sono saporiti ma anche ricchi di grandi quantità di vitamina C e sono un vero e proprio concentrato di benessere. Al loro interno, la polpa è simile a quella del kiwi, un po' viscida, ma sono del tutto privi di semi. Solitamente, si mangiano tagliandoli a metà e prelevando la polpa con un cucchiaino da caffè.
La feijoa è un frutto molto versatile e può essere utilizzato in cucina in diverse modi. Il suo sapore unico e aromatico lo rende adatto a molte preparazioni, dalle pietanze dolci a quelle salate. Può essere semplicemente sbucciata e mangiata fresca, tagliandola a metà o a fette e gustarla così com'è, godendo dei suoi sapori distinti; aggiunta a cubetti nelle insalate miste per un tocco di dolcezza e freschezza; è perfetta per donare un sapore unico ai frullati e agli smoothie, mescolata a frutta e latte o yogurt per ottenere una bevanda nutriente e gustosa; è spesso utilizzata per preparare marmellate e confetture, il suo sapore si sposa bene con lo zucchero, creando una deliziosa conserva da spalmare su pane, biscotti o crostate; arricchisce muffin, crostate o dessert, rende particolari le marinature per carni o pesci, insaporisce le salse per dessert; spremuta è una bevanda fresca, profumata e dissetante.
Il motivo di come si sia diffusa in Italia questa cultivar, che ultimamente sta prendendo sempre più piede, è ancora sconosciuto. Testimonianze della sua presenza, sin dalla fine del XIX secolo, nei nostri territori sono ravvisabili nei monasteri, nei giardini e adesso anche in aziende agricole specializzate in frutti esotici. Negli anni, sono state sviluppate diverse varietà di feijoa, ciascuna con leggere variazioni di sapore, dimensione e colore. Inoltre, sono state effettuate sperimentazioni per sviluppare ibridi con altre piante, al fine di migliorarne le caratteristiche colturali e organolettiche.
La storia della feijoa riflette la capacità dell'essere umano di scoprire, coltivare e diffondere nuove specie di piante, portando a una maggiore diversità nella produzione alimentare e nei piaceri culinari in tutto il mondo. Bisognerebbe in ogni caso approfondire le origini e la storia della sua diffusione, ma intanto chi vorrà assaggiare la feijoa ne resterà, senza ombra di dubbio, positivamente colpito, sia per il suo inconfondibile aroma e sia per le sue infinite proprietà benefiche.
Annamaria Parlato 02/11/2025
Salerno, Bistrot di Pescheria: il mare giovane e consapevole di Scognamiglio
In via Luigi Guercio, a Salerno, a pochi passi dal lungomare e dalla Cittadella Giudiziaria, il mare sembra respirare sottovoce. Non ci sono le luci del porto né il brusio dei turisti, ma un silenzio elegante, rotto soltanto dal movimento ipnotico dei pesci, che nuotano in un grande acquario alle pareti. È qui che prende forma il Bistrot di Pescheria, seconda anima - più intima, più quotidiana - di Pescheria sul fronte marino di Salerno, gestita dalle famiglie Esposito e Guariglia assieme ad altri noti ristoranti.
Citato nella Guida Michelin come la “versione low cost” del ristorante principale, il bistrot è in realtà un luogo con un’identità precisa: un laboratorio di mare e idee, dove il pescato meno nobile viene trattato con la stessa cura e dignità riservata ai tagli pregiati. Nessuna rinuncia, ma una visione diversa: più autentica, più umana, più vicina al ritmo vero della città. In cucina, guida Marco Scognamiglio, 28 anni, napoletano di nascita ma salernitano d’adozione dal 2017. Dopo la formazione accanto allo stellato Paolo Barrale, poi sotto la guida di Luigi Iapigio di Pescheria, Scognamiglio approda qui nel 2022 con la missione di interpretare il mare con leggerezza e precisione. Durante l’estate, porta la stessa filosofia nel locale “fratello” Il Borgo di Mare ad Acciaroli, nel cuore del Cilento, dove il suo stile trova naturale continuità tra luce, sale e vento.
Nel menù non ci sono ostriche o caviale: l’attenzione si concentra su lampughe, alici, gamberi bianchi e polpi: il mare della vita vera, quello che profuma di reti, di mercati e di mani sapienti. La tartare di lampuga con puntarelle, maionese alle acciughe e frutta secca tostata (mandorle o anarcardi a seconda dell’estro dello chef) apre la scena con un equilibrio nitido, dove l’acidità vegetale e la sapidità marina si inseguono in una danza pulita e luminosa. È un piatto che racconta la contemporaneità, senza perdere l’anima mediterranea. Poi arrivano i tubettini alla Luciana, che trasformano un classico della cucina napoletana in una carezza di mare e sapore. Il polpo, ridotto a fondo aromatico, incontra un pesto di capperi e olive nere, mentre una salsa di Grana Padano lega il tutto con una rotondità inattesa, che esalta il mare senza coprirlo.
Il baccalà gratinato rappresenta il vertice del percorso: morbido, perfettamente dissalato, adagiato su un letto di funghi cardoncelli ripassati, completato da porro fritto e da una polvere di olive e capperi che ne amplifica il respiro mediterraneo. Un piatto di maturità, dove mare e terra si fondono con naturalezza. Il finale è una sorpresa giocata su contrasti e armonie: il plumcake alle carote su salsa di cachi, con meringa flambata al nocillo e cioccolato fondente alle olive, chiude la cena in tono suadente: dolcezza gentile, originalità, calore liquoroso, memoria lunga.
A orchestrare la cantina c’è Isidoro Menduto, sommelier di lunga esperienza nella ristorazione salernitana, figura che unisce eleganza e conoscenza profonda del territorio. La sua selezione è essenziale ma pensata, con un occhio attento alle etichette internazionali, nazionali, campane e una curiosità sincera per i piccoli produttori. Il percorso si accompagna con il rosato Acquarosa Paestum 2024 di Pippo Greco, da uve Aglianico: un vino dal profilo minerale e fragrante, capace di esaltare la freschezza della cucina senza invaderla. Al palato è morbido e avvolgente, con una persistenza elegante che lascia emergere sfumature fruttate e leggere note agrumate, al naso un bouquet intenso e fragrante, con note di frutti di bosco, fragola, melograno e delicati accenni floreali. A chiudere, un brandy Lepanto Solera Gran Reserva (36°), complesso e strutturato, che accompagna il dessert come una carezza calda, vanigliata e speziata.
Seduti al tavolo del Bistrot di Pescheria, mentre i pesci dell’acquario scorrono come pensieri fluidi sul vetro, si avverte una sensazione precisa: quella di trovarsi in un luogo vero, dove la bellezza è fatta di gesti quotidiani e non di apparenze. La cucina giovane e istintiva di Scognamiglio, la sensibilità del servizio e la competenza di Menduto raccontano una Salerno gastronomica che sta crescendo con stile e misura, lontano dai clamori, ma sempre più consapevole della propria identità marina. È il simbolo di una nuova generazione di cuochi che fanno del territorio un laboratorio di sostenibilità e gusto, un bistrot che non imita la grande ristorazione, ma la reinterpreta con il linguaggio della sincerità. Perché, a volte, il lusso non sta nel piatto più raro, ma nella freschezza di un mare che continua a respirare, lì, dentro un acquario.
Redazione Irno24 21/06/2023
Enogastronomia salernitana protagonista al Centenario dell'Aeronautica
Le eccellenze della provincia di Salerno sono state assolute protagoniste della tre giorni conclusiva delle celebrazioni del Centenario dell’Aeronautica Militare, tenutasi nell’Aeroporto Militare di Pratica di Mare (Roma) nello scorso weekend, dal 16 al 18 giugno.
Nell’area allestita, per circa mille ospiti, dalla società salernitana Campus Lab, alcune importanti eccellenze del territorio campano e salernitano, quali i prodotti di TerraOrti, di Nobile Pomodori e del caseificio Barlotti, hanno deliziato i presenti. In cucina un team tutto salernitano di chef, con Geppino Croce, Francesco Monaco, Francesco Forte e Alessio Ruocco, mentre in pizzeria sono stati protagonisti Alfonso Saviello e Gianluca Marotta, ambassador di Molino Magri.
In sala, gli show cooking dell’influencer e food creator Fabio Amato e dello chef campano Giovanni D’Apice, ambassador del pastificio gragnanese Di Martino, e la lavorazione della mozzarella a vista, a cura del mastro casaro Francesco Marandino. Inoltre, il gruppo campano è stato arricchito dalla presenza di Mirko Zenatti, “Tre Pani” Gambero Rosso, e dello chef gluten free Fabrizio Barontini di MartinoRossi.