La "serendipità" che Salerno è in grado di offrire, da Pastena a Santa Teresa

Una predisposizione dello spirito che ci può aiutare a vivere con maggiore pienezza

Francesca Guglielmetti 06/08/2022 0

Serendipity non è "serenità". E non è nemmeno il banale "colpo di fortuna". Serendipity è uno stato d'animo, una predisposizione dello spirito che ci può aiutare a vivere con maggiore pienezza. Il termine fu coniato da Horace Walpole, uno scrittore del XVIII secolo, per sintetizzare in una sola parola la predisposizione d’animo che riconobbe in sé mentre, analizzando un dipinto del Vasari, scoprì qualcosa di inaspettato.

In realtà, per stessa ammissione di Walpole, la parola deriva da una fiaba persiana intitolata "Tre prìncipi di Serendippo": da Serendib, il nome antico dello Sri Lanka. Serendipity si può tradurre più o meno così: "Non ti cercavo, non ti aspettavo, ma sono stato fortunato a incontrarti" o, meglio, seguendo il sito della Garzanti, è "lo scoprire qualcosa di inatteso e importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare".

Fu dunque la serendipity a permettere a Cristoforo Colombo di scoprire l’America mentre cercava di andare nelle Indie Orientali, e sempre di serendipity si trattava quando Fleming scoprì la penicillina o quando Nobel inventò la dinamite e via seguendo, fino ai nostri giorni; dal microonde al viagra bisogna sempre dire grazie a quanti sono riusciti a cogliere le opportunità offerte dalla serendipity. Ci si predispone alla serendipità quando, pur essendo attenti e vigili, procediamo senza uno scopo preciso (può sembrare un controsenso ma non lo è, c’è solo bisogno di allenamento).

Se riusciamo ad attivare questa particolare attitudine alla scoperta, il nostro cervello (come ha recentemente dimostrato una ricerca condotta presso l’Università di Roma) rimarrà "spiazzato" da ciò che vede e ciò consentirà all’informazione di rimanere impressa più a lungo nella corteccia visiva. Dall’amore alle scoperte scientifiche, dall’apprendimento alla gestione del lavoro, ogni campo può trovare giovamento dall’applicazione di questa particolare forma di pensiero creativo, sino ad arrivare alla "serendipity walk".

Così, temperature permettendo, se vi concedete il permesso, potreste trovarvi (che siate turisti o salernitani doc) a scoprire quanta serendipità Salerno è in grado di offrire. Se siete nel quartiere di Pastena, ad esempio, magari al tramonto, potreste trovarvi per caso (sono quasi certa che non esistono indicazioni per raggiungerlo) rapiti dalla bellezza del "Porticciolo": pescatori e reti, case direttamente sul mare e, con un solo colpo d’occhio, la costiera cilentana e quella amalfitana distese davanti a voi.

Se vi dirigete in centro città, allontanandovi giusto un pò dal bellissimo ma "scontato" Duomo, vi potreste imbattere nell’insolita e macabra bellezza del portale della chiesa dei "Morticelli" e trovare, sempre inaspettatamente, non un posto in cui pregare (la chiesa è stata sconsacrata ormai da anni) ma un ritrovo "laico" e trasversale. Serendipity è accettare che un luogo non è come ce lo aspettavamo o come siamo sempre stati abituati a vederlo.

Accade così che si faccia del calcio dove di solito si fa il bagno (Santa Teresa) o del teatro in una piazza piccola piccola, circondata da case nel bel mezzo del centro storico (largo dei Barbuti), o che i muri si trasformino in libri di poesie (quelle di Alfonso Gatto piacevolmente sparpagliate in tutto il centro storico). E allora in questo caldissimo mese d’agosto facciamo, complice Salerno, della serendipity la nostra bandiera e dell’Io Non Cerco Trovo (Picasso) il nostro motto.

Potrebbero interessarti anche...

Chiara Di Capua 08/12/2021

Christmas Blues, la malinconia legata al Natale: come si affronta al meglio

Ci siamo. A Salerno, le Luci d’Artista sono accese, il grande albero a piazza Portanova con i suoi palloni maestosi si innalza fiero sotto i flash delle macchine fotografiche, le vetrine dei negozi addobbate a festa, i parcheggi pieni e le strade affollate. Le persone per strada si salutano e sorridono scambiandosi gli auguri: l’aria natalizia è scesa delicata su tutti noi.

Tendo a non essere una guastafeste di solito, ma voglio portare alla luce un fenomeno silente, che chi lo vive tende a nascondere, ma molto presente nel mese di dicembre: la malinconia natalizia o, se volessimo usare un termine più internazionale, il "Christmas Blues”. Il Christmas blues è un vissuto negativo correlato alle festività natalizie, che può portare sintomi come tristezza, nervosismo, ansia, insonnia, sogni disturbanti e ricorrenti, ricordando un po’ i sintomi da stress.

Per capire bene cos’è il Christmas Blues dobbiamo fare una distinzione: esiste un tipo di depressione che si chiama Disturbo Affettivo Stagionale, che porta ad un drastico calo dell’umore in alcuni periodi dell’anno, senza un apparente motivo, di solito nei mesi invernali. Probabilmente tutto ciò è dovuto al clima, alla ridotta esposizione alla luce solare, ai cambiamenti nelle abitudini. La malinconia natalizia invece è diversa, perché i fattori che la innescano non vengono dall’esterno, ma dall’interno di noi stessi: dai nostri vissuti, pensieri e ricordi collegati al Natale.

Le feste natalizie portano con sé una serie di situazioni stressanti. Quasi in tutto il mondo cristiano il Natale è una festività da trascorrere in famiglia secondo la tradizione. Spopolano su internet i meme dello zio che chiede della fidanzatina, degli esami all’università, del lavoro: è un momento in cui ci troviamo a fare la resa dei conti dell’anno di fronte ai nostri parenti. E se qualcuno può andare fiero dei propri risultati, qualcun’altro potrebbe non avere nulla dire, vergognarsi o sentirsi inadeguato.

Altro fattore da non sottovalutare sono le assenze: in questi giorni di riunioni con i nostri cari potrebbero intensificarsi i ricordi e le sensazioni di chi prima trascorreva il Natale con noi e ora, per un motivo o per un altro, non c’è più. Il traffico nelle strade cittadine si intensifica e di conseguenza trovare un posto di parcheggio diventa complesso, i negozi sono affollati per la corsa ai regali, potremmo non sapere fino all’ultimo secondo chi si unisce alla nostra tavola a Natale e per quanti apparecchiare al cenone.

Insomma, si potrebbe continuare ad elencare i vari fattori stressanti che potrebbero contribuire a farci sentire sopraffatti o malinconici in un periodo dove le luci e gli addobbi ci “obbligano” quasi ad essere felici. Di fronte a questo obbligo culturale potremmo essere invalidati nei nostri vissuti emotivi negativi e sentirci sbagliati se non siamo felici.

Ecco allora qualche consiglio pratico per affrontare al meglio la malinconia legata alle festività natalizie.

  • Rispettarci. È giusto partecipare agli eventi sociali, ma attenzione a farlo nel rispetto dei nostri “limiti”: dire di no non è sbagliato, bisogna rispettare noi stessi e ciò che si ha voglia di fare.
  • Organizzarsi per tempo per i regali e le compere. Ridursi all’ultimo minuto potrebbe farci sentire la sensazione di un carico eccessivo di faccende da svolgere. Compilare delle liste già nei primi giorni di dicembre, potrebbe darci la sensazione di tenere sotto controllo le spese da fare.
  • Accogliere le emozioni. Non siamo sbagliati se ci sentiamo tristi o sovraccarichi, proviamo ad accogliere le nostre emozioni negative e a capirne l’origine.
  • Godere della luce del sole all’aperto. Consiglio pratico ed efficace che ci permette di combinare gli effetti benefici del sole e di un po’ di movimento, entrambe le situazioni infatti, sono benefiche per il nostro organismo e di conseguenza anche per la nostra mente.

I consigli appena esposti possono aiutare a lenire le emozioni negative che porta il Christmas Blues, facendoci capire che non siamo strani o sbagliati se non abbiamo il 100% delle energie. L’invito e l’augurio che faccio a coloro che sentono un po’ di tristezza in questo periodo è di provare a capire ciò che angoscia di più e che non permette di essere sereni, in modo da poterlo affrontare con coraggio.

Leggi tutto

Francesca Guglielmetti 04/06/2022

I benefici dello yoga su mente e corpo, il 21 Giugno evento a Salerno

Krishnamacharya, uno dei più influenti insegnanti di yoga del XX secolo, affermò che lo “yoga è il più grande dono dell'India al mondo”. Si tratta però di un dono che ha fatto fatica ad essere riconosciuto ed apprezzato, dal momento che solo nel 2014 l'Onu ha stabilito che il 21 giugno, proprio in concomitanza con il solstizio d'estate, venisse celebrata la Giornata Internazionale dello yoga.

"Yoga significa unità di mente e corpo; pensiero e azione; dominio di sé e autorealizzazione; armonia tra uomo e natura; un approccio olistico tra salute e benessere". Con queste parole, il Primo Ministro indiano, Shri Narendra Modi, ha sintetizzato le caratteristiche dello yoga nel suo discorso alla 69esima edizione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, con il quale chiedeva, nel settembre del 2014, il riconoscimento ufficiale della Giornata Internazionale dello Yoga. Tre mesi più tardi, l’11 dicembre 2014, la sua richiesta fu accolta e fu istituito lo Yoga Day. Da quel momento, oltre 170 paesi del mondo, tra cui anche l'Italia, hanno promosso la risoluzione.

L'essenza dello yoga è racchiusa nella stessa parola che deriva dal sanscrito “yuj” (“giogo” o “unione”) ed infatti la pratica di tale disciplina mira a raggiungere proprio l'unione tra mente e corpo. Mentre i benefici sul corpo sono ormai da anni evidenti, e per così dire "certificati", è solo recentemente che la scienza si è soffermata ad analizzare gli effetti benefici dello yoga sulla mente. In particolare, è stato ormai acclarato che la pratica costante sia correlata all'aumento di volume dell'ippocampo, che è un'area del cervello coinvolta nell'elaborazione della memoria e che, fisiologicamente, è destinata a ridursi nel tempo, oltre ad essere colpita per prima dai processi degenerativi propri della demenza e dell'Alzheimer.

Sebbene la maggior parte degli studi sugli effetti dello yoga siano esplorativi e non conclusivi, la ricerca indica altri importanti cambiamenti cerebrali associati alla pratica regolare. In particolare, l'amigdala, una struttura cerebrale che contribuisce alla regolazione emotiva, così come altre zone del cervello, tende ad essere più grande o più efficiente in coloro che praticano regolarmente yoga. Gli studi che si sono concentrati sulle ricadute funzionali dello yoga hanno permesso poi di osservare che la pratica è associata a migliori prestazioni nei test cognitivi o in quelle che sono definite "misure di regolazione emotiva".

In estrema sintesi, lo yoga aiuta le persone a gestire lo stress, a migliorare le prestazioni in compiti che richiedono di effettuare delle scelte, a prendere delle decisioni o effettuare dei cambiamenti di attività ed attenzione. Anche quest'anno, grazie all'impegno ed alla determinazione della dott.ssa Rita Cariello, dell'Associazione Devayoga, sarà possibile avvicinarsi a questa pratica millenaria e celebrare lo Yoga Day a partire dalle ore 19 (del 21 giugno ovviamente) presso il Parco dell'Irno di Salerno.

Leggi tutto

Chiara Di Capua 20/01/2022

La gestione dello shock dopo aver subito una truffa o un furto

Dai carabinieri di Salerno e provincia arriva l’ennesimo avviso che mette in guardia non solo gli anziani, ma tutti i possessori di conti bancari: attenzione alle truffe telefoniche e via sms. In questi mesi si sta assistendo ad un aumento vertiginoso di denunce per truffe telefoniche, studiate alla perfezione per rendere credibile la richiesta d’accesso al conto bancario.

Ormai questa nuova frontiera del furto può essere inserita nella lista di eventi shockanti e traumatici che potrebbero interferire con il benessere psicologico, se non affrontati adeguatamente. A seguito di una truffa o un furto, la reazione più normale è quella di provare un mix di emozioni contrastanti verso se stessi, verso gli altri, verso le autorità preposte per la giustizia, ma provando a mettere ordine vedremo che è tutto normale ciò che si prova.

È molto importante ricordare che ogni persona reagisce agli eventi stressanti in modo diverso, quindi non c’è un modo giusto o sbagliato di reagire. La reazione ad un evento inaspettato e negativo dipende dalla personalità dell’individuo, dalla rete sociale su cui si appoggia e dalla resilienza. Vediamole una per una.

Personalità individuale: la personalità è un’organizzazione di modi di essere e di reagire nelle varie situazioni di vita ed è costituita dal temperamento (di base biologica) e dal carattere (di base ambientale). Per esempio, una persona dal carattere amichevole reagirà in modo sicuramente diverso da una persona dal carattere ostile.

Rete sociale: è l’insieme delle persone che interagiscono con l’individuo. Chi ha una scarsa rete sociale si sente meno stabile e meno supportato dall’ambiente circostante, più solo, soprattutto in momenti di difficoltà.

Resilienza: è la capacità di reagire e superare un evento traumatico o un momento difficile con le sole proprie risorse interne e di riorganizzare positivamente gli eventi.

Le fasi emotive dopo aver subito un evento negativo sono cinque, ma non è necessario che si verifichino tutte o in un ordine preciso, infatti la rielaborazione di un evento negativo richiede spesso il passaggio ripetuto su più fasi.

Shock emotivo: questa fase è caratterizzata da una forte confusione e disorganizzazione mentale e può durare fino a 72 ore dopo l’evento. Compare una sensazione di incredulità e irrealtà. Si cerca di ripercorrere l’evento mentalmente con il tentativo di dargli un senso. Le emozioni che si provano sono tristezza, rabbia, paura alternate in modo confuso.

Rifiuto: è una sorta di negazione delle proprie emozioni e le proprie preoccupazioni. Si evita di parlare dell’argomento e ci si dimostra forti all’esterno o come se non fosse successo nulla. Qui prevale una forte emozione di vergogna. Questo comportamento, se protratto, prolunga gli effetti negativi del trauma.

Tristezza: dopo aver accettato l’evento negativo, è probabile provare un forte senso di tristezza. È sconvolgente sentirsi truffati, la tristezza fa emergere il senso di perdita.

Rabbia: in questa fase è normale voler incolpare qualcuno per il danno subito, quindi ci si attiva con denunce e prevale il senso di giustizia. Qui potrebbe avvenire un passaggio delicato che non permette una sana elaborazione, cioè se la rabbia diventa negativa e connotata solo di sfumature di vendette. Ricordiamo che la rabbia non cambia il passato, non elimina ciò che ci è stato fatto, ma la si deve sfruttare positivamente per il futuro.

Paura: è l’ultima fase, quella in cui l’attivazione emotiva per il torto subito cala e in cui si prova a tornare alla vita di tutti i giorni. La fase della paura è normalmente la più difficile. Non è continua, compare spesso in situazioni che rimandano all’evento negativo o quando si è da soli. In questa fase restano i residui di vissuti di incapacità e vulnerabilità. Se sei stato vittima di una truffa o un furto, la prima cosa da fare è quella di chiedere sostegno: abbiamo già sottolineato l’importanza della rete sociale.

Il sostegno può essere trovato in modi diversi, chiedendo consigli alle forze dell’ordine, chiamando amici, familiari, vicini da casa o, nel caso in cui i sintomi siano troppo forti, uno psicologo. Non avere paura di chiedere aiuto ad altri per ricevere supporto emotivo e rassicurazioni. È altrettanto importante dare spazio alle emozioni: l’errore che commettono più spesso i familiari o gli amici è quello di minimizzare l’evento con frasi come “l'unica cosa che conta è che stai bene” o “sei stato fortunato, non ti hanno prosciugato il conto” o “dai, non è successo niente”.

Se si è vittima di un’esperienza scioccante si ha diritto di provare ed esprimere sentimenti negativi. Bisogna inoltre trovare i modi più pratici per reagire alla paura: attenzione a non subire passivamente l’evento, piuttosto attivati per sentirti più al sicuro in futuro, anche attraverso azioni pratiche. Infine è fondamentale mantenere la propria routine: cerca di tornare alla tua routine non appena possibile. Non perdere le tue abitudini e affronta le situazioni che ti creano paura, ricorda che più eviti le situazioni che temi, più la paura aumenta.

Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...