A San Matteo i salernitani rinnovano il voto di appartenenza alla comunità

L'immagine che una persona ha di sé resta indecifrabile se non viene collegata al luogo in cui si vive

Francesca Guglielmetti 21/09/2022 0

Ci risiamo: 21 settembre, data in cui per tutti finisce l'estate ed inizia l’autunno, per tutti tranne che per chi abita a Salerno. Se sei salernitano, infatti, il 21 settembre significa solo una cosa: San Matteo, con tutto quell’insieme di sacro e profano che i festeggiamenti per il Santo Patrono comportano. Chi è addentro alla faccenda sa bene che la questione non si consuma assolutamente nelle poche ore del pomeriggio del 21 settembre.

Il cerimoniale religioso inizia in piena estate, il 21 agosto, con “l’alzata del panno” nell’atrio del Duomo, per poi proseguire con la reliquia del braccio di San Matteo che viene portata in visita in diversi e significativi luoghi della città. Ugualmente, anche la parte laica richiede una sua attenta e lunga preparazione, e quindi, anche se la musica in piazza, che pure tanto infervorava gli animi, già da qualche anno è solo un ricordo, sicuramente la lunga e laboriosa preparazione della milza resta una tradizione privata. ma ancora ampiamente seguita.

Non provate a cercare spiegazioni logiche e lineari in questo attaccamento della città al culto del Santo, semplicemente perché attaccamento non è la parola giusta. Credo che per poter definire in pienezza questa giornata si debba parlare di appartenenza. Il senso di appartenenza è qualcosa di molto potente, perché ci aiuta a definirci come individui e a sentirci al sicuro.

Inoltre, secondo Manuel Castells, noto sociologo, sperimentare il senso di appartenenza aiuta le persone anche a creare dei "codici” attraverso i quali comprendere la realtà, a fornire dei modelli di comportamento, di pensiero e di vita, creando dei sistemi di valore da seguire nel corso dell’esistenza. Il legame tra identità individuale e senso di appartenenza è stabile e fortissimo.

L'immagine che una persona ha di sé, dei rapporti con gli altri e con il proprio "Io" resta indecifrabile se non viene collegata al luogo in cui si vive (e a cui si appartiene), all’identità culturale e al patrimonio sociale. Attenzione però, anche se spesso viene considerata come scontata, l’appartenenza non è imposta, ma fa riferimento soprattutto a sentimenti come la volontà o l’affetto. Quindi ogni 21 settembre i salernitani, ognuno a suo modo (sia esso religioso o laico poco importa), trovano il modo di rinnovare, attraverso il Santo, il voto di appartenenza alla città ed alla comunità.

Potrebbero interessarti anche...

Chiara Di Capua 16/02/2022

Baby-gang e violenza tra i giovanissimi, uno sguardo attraverso la "devianza"

Non è di molto tempo fa la notizia dell’accusa per tentato omicidio per 10 minori che durante un sabato qualunque della movida salernitana hanno messo in pericolo se stessi e gli altri passanti sul lungomare di Salerno in seguito ad uno scontro tra baby-gang. Il fenomeno delle baby-gang è sempre più diffuso, un fenomeno sociale di cui sentiamo sempre più spesso parlare e rientra nella più ampia categoria delle devianze giovanili.

Con il termine “devianza” si intende un comportamento che si discosta dalle norme etiche, sociali e culturali di una società o di un gruppo di appartenenza: gruppi di ragazzini che taccheggiano, usano violenza fisica e verbale sui compagni, talvolta sugli insegnanti, commettono abusi sessuali, danno avvio a violenti risse. Ormai i notiziari pullulano di queste notizie.

Ma come mai negli ultimi anni c’è un exploit di devianza tra i giovanissimi? Partiamo dall’inizio. L’adolescenza, nel ciclo vitale di un individuo, è un momento di riorganizzazione e di svolta, è il periodo in cui si inizia a strutturare la personalità, si va alla ricerca di modelli da cui prendere spunto ed è in genere il periodo dello svincolo dalle figure genitoriali per esplorare il mondo fuori. La fase adolescenziale oggi si è dilatata e l’ingresso nell’età adulta è molto posticipato a causa delle condizioni esterne (economiche, sociali, culturali).

Ci sono certamente più libertà individuali rispetto alla passata generazione, molti stimoli che arrivano dai social, scale valoriali anche molto differenti tra loro da cui prendere spunto. Il giovane oggi che si affaccia nel mondo si trova una Babele di informazioni in cui è molto semplice perdersi. Di default, quindi, l’adolescenza non è caratterizzata da comportamenti devianti, ma lo può diventare in certe condizioni. Ad esempio, i bimbi cresciuti in contesti familiari problematici sono certamente più esposti alla possibilità di mettere in atto comportamenti devianti.

Le famiglie in cui ci sono conflitti, separazioni brusche, poco controllo genitoriale, abusi di vario tipo, sono quelle che espongono più facilmente il futuro adolescente a non aderire alle norme. Un fenomeno piuttosto preoccupante che è sintomo della “legalizzazione forzata dell’illegalità” è quello che spinge anche i giovani di famiglie equilibrate alla devianza: è un fenomeno degli ultimi tempi molto preoccupante, in cui giovani annoiati usano la violenza gratuitamente per evadere dalla noia.

Dove intervenire? La struttura familiare dovrebbe essere compatta, con ruoli genitoriali definiti e credibili; e regole, che magari vengono anche infrante ma in modo sano. Per mettere in pratica ciò, è importante che i genitori in primis sappiano cosa vuol dire una famiglia in cui c’è dialogo, comprensione e libera espressione di idee. Se da un lato c’è la famiglia, che nei tempi moderni sta sempre di più rinunciando al mandato educativo dei ragazzi, deresponsabilizzandosi, sull’altro versante compare l’altro luogo di vita del bambino/adolescente, che è la scuola. A scuola il ragazzo sperimenta sé stesso, si misura con l’altro, sviluppa una parte della sua identità.

La scuola dovrebbe rappresentare un altro luogo che in sinergia con la famiglia dovrebbe donare linee guida per una vita sociale adatta alla società. Spesso però non è possibile che ciò avvenga, ad aggravare la situazione ci sono sicuramente i 2 anni di didattica a distanza. Ciò che si può fare oggi nell’ambito scolastico è tanto: potenziare la rete assistenziale delle scuole, aumentare gli sportelli psicologici, incentivare progetti pomeridiani che diano al ragazzo la possibilità di impiegare costruttivamente il proprio tempo e dare sostegno e linee guida anche agli insegnanti.

Infine, allargando lo sguardo, il quotidiano dei nostri ragazzi è pieno di messaggi crudi, violenti, devianti che spesso confondono e annebbiano la capacità di interpretare adeguatamente la legalità. È risaputo che gli adolescenti di oggi tendono a percepire il comportamento che devia dalle norme giuridiche e sociali, meno grave rispetto al passato e la criminalità è diventata una trasgressione ludica. Questo fa riflettere sul vuoto etico che noi adulti stiamo creando. Un ragazzo con delle solide figure di riferimento alle spalle e una buona rete di sostegno riuscirà a distinguere facilmente la strada giusta per lui nonostante i messaggi violenti.

Leggi tutto

Redazione Irno24 15/02/2023

San Severino, incontro coi giovani su bullismo e cyberbullismo

Venerdì 17 Febbraio, alle 16:30, presso l'aula consiliare "Manzi" del Comune di Mercato San Severino, è in programma un incontro coi giovani su bullismo e cyberbullismo. Fra gli organizzatori, l'Asd Salerno Rugby. Insieme al sindaco Antonio Somma, saranno presenti Morris Saba, Sostituto Procuratore della Repubblica, ed alcuni esponenti della Polizia Postale.

Leggi tutto

Francesca Guglielmetti 27/04/2022

Riconoscere lo stalking e "gestirlo" con il comportamento appropriato

L'ultima si chiamava Anna, aveva trent'anni, un lavoro, una famiglia, degli amici, un amore. No scusate, un amore no, un amore non lo aveva. L'amore è altra cosa da quello che Anna credeva di aver incontrato. Qualcuno, sbagliando ad individuare l'origine etimologica, ritiene che la parola "amore" significhi letteralmente "a mors" e cioè "senza morte". Visto così l'amore è una romanticheria da foglietto dei cioccolatini, un desiderio forse ingenuo: poter incontrare qualcuno con cui celebrare la vita, costruire una reciprocità che aiuti a crescere, a migliorarsi.

Quella in cui tante donne si imbattono è una relazione che, invece, rende loro la vita impossibile e che porta le più sfortunate addirittura a trovare la morte in quello che pensavano fosse un sentimento gioioso e vitale. Oggi questa forma malata d'amore, perpetrata per lo più (ma non sempre) dagli uomini a danno delle donne, ha un nome: stalking. Era il 1996 quando per la prima volta l’australiano Meloy, nei suoi studi in ambito psichiatrico e forense, utilizzò il termine per individuare “un comportamento ostinato e reiterato di persecuzione e molestie nei confronti di un’altra persona”.

Prima di allora "stalking" era solo una parola usata nel gergo venatorio per individuare la "caccia in appostamento", o "caccia furtiva" o, a partire dagli anni '60, per riferirsi al continuo e molesto assedio di ammiratori psichicamente disturbati ai danni di persone famose (star-stalking). Successivamente, anno dopo anno, vittima dopo vittima, il termine stalker è stato utilizzato per individuare chi è affetto dalla "sindrome da molestatore assillante". Perché di questo si tratta: non di "eccesso di amore", non di "carattere", non di "un periodo difficile" ma di una sindrome, ossia di una patologia caratterizzata da una serie variegata di sintomi che, anche se in misura diversa da soggetto a soggetto, fanno dello stalker un "molestatore assillante".

Grazie agli studi effettuati soprattutto nei Paesi anglosassoni, è possibile riconoscere cinque diverse tipologie di stalker. C'è il "risentito", generalmente un ex partner che non accetta la rottura della relazione vissuta come immotivata o comunque ingiusta. Lo stalker "risentito" vuole danneggiare, far soffrire la vittima (l'ex partner), svilendone l'immagine, rovinando oggetti di sua proprietà o arrivando ad attacchi diretti (sia verbali che fisici). Le motivazioni logiche e razionali con lui sono del tutto vane poiché egli è profondamente convinto di aver subito un torto inaccettabile.

Il "bisognoso d'affetto": presenta carenze affettive o una fragilità psicoemotiva (che spesso sfociano in vere e proprie patologie psichiatriche). Egli non è in grado di sintonizzarsi correttamente con l'altro. Empatia, atteggiamenti di accoglienza e gentilezza sono interpretate da costoro come il segno di un interesse affettivo/sessuale. Anche la negazione esplicita da parte della vittima dell'interesse supposto non scoraggia questo tipo di stalker, poiché egli ritiene che il rifiuto sia legato a una qualche difficoltà psicologica della vittima, non certo sua, a riconoscere l'esistenza di un sentimento. Pertanto, nonostante i rifiuti, egli ritiene che, attraverso la pazienza e la determinazione, alla fine raggiungerà il suo scopo.

Il "corteggiatore incompetente": inizialmente la persecuzione messa in atto da questo tipo di stalker è blanda e può essere confusa con un maldestro tentativo di corteggiamento. Ritroviamo tra questo tipo di stalker il vicino di casa, il collega di lavoro, il conoscente che con i suoi reiterati ed inopportuni tentativi di aggancio generano malessere, ansia e timore per la propria incolumità nel destinatario; attenzioni né richieste né incentivate. Si tratta dello stalker forse più facile da gestire: impulsivo e assillante nella fase iniziale, appare meno determinato nel tempo e, in assenza del riscontro atteso da parte della vittima, tende a stancarsi abbastanza in fretta.

Il "respinto" è generalmente un ex che oscilla tra il desiderio di ristabilire la relazione e quello di vendicarsi per l’abbandono. Per questo tipo di stalker la persecuzione rappresenta comunque una forma di relazione in grado di rassicurarlo rispetto alla perdita totale della persona amata, percepita come intollerabile. Costoro non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima.

Il "predatore": è forse lo stalker più pericoloso, dal momento che il suo scopo primario è riuscire ad avere rapporti sessuali con la vittima che egli provvede a pedinare, inseguire e spaventare in vario modo. I comportamenti atti a far sentire in pericolo la vittima, ed esercitare su di essa un potere, generano in questo soggetto una irrinunciabile sensazione di esaltazione mista ad eccitazione. Questo genere di stalking assume la forma di una vera e propria "caccia alla preda" che si può indirizzare anche verso i bambini. Spesso lo stalker "predatore" è affetto da disturbi psicopatologici che interessano la sfera sessuale.

Tutti hanno in comune una caratteristica: la vittima è considerata come priva di ogni diritto e diviene solo un oggetto da “utilizzare” per soddisfare i propri bisogni. Essere stata oggetto di stalking mina ovviamente in maniera incisiva l'equilibrio della vittima, che viene violata nella sua dimensione privata. Spesso, la paura per quello che sta accadendo favorisce l’isolamento e, di conseguenza, rende più difficile chiedere aiuto. Il senso di pericolo e di insicurezza, soprattutto se reiterato nel tempo, può evolvere in una vera e propria sintomatologia nelle vittime di stalking: isolamento sociale, distacco emotivo dall’ambiente, affettività ridotta e una visione negativa del futuro sono le difficoltà che queste persone possono dover affrontare anche per molto tempo.

È bene ricordare che dal 2009 la legge tutela le vittime di stalking e punisce gli autori di atti persecutori. È fondamentale però che, prima ancora della legge, sia la vittima stessa a porsi in una condizione di protezione e tutela attraverso dei necessari accorgimenti: se ci si trova da sole con lo stalker (cosa che andrebbe sempre evitata) è molto importante evitare di urlare o imprecare, poiché la rabbia potrebbe essere interpretata come passione.

Dal momento che anche un sorriso però potrebbe essere inteso come un segno di affetto, bisognerebbe assumere un comportamento caratterizzato da una fredda calma. Soprattutto se si tratta di una persona che ha bisogno di cure, le risposte possono essere completamente fraintese, tanto che anche la restituzione di un regalo, una risposta negativa a una telefonata o a una lettera vanno evitate. La vittima dovrebbe interrompere il prima possibile anche i contatti indiretti (rendendo tutti i profili sui social visibili solo agli amici e non pubblici e bloccando il numero dello stalker nella rubrica del telefono) in modo da non alimentare, anche se inconsapevolmente, il comportamento persecutorio, favorendone un crescendo devastante.

Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...