Linee e colori per esprimere sentimenti profondi, l'arte di Antonia Vivone
"L'ispirazione da cui nasce ogni opera è una sorta di scintilla che viene dall'interno"
Anna De Rosa 07/10/2022 0
Antonia Vivone, insegnante, specializzata in lingue e letterature straniere, ama l’arte e la coltiva. Dopo la laurea, ha maturato esperienze pluriennali in diversi settori, che le hanno permesso di acquisire competenze di problem solving, capacità di lavorare in team o individualmente, per raggiungere con successo obiettivi prefissati.
Il suo stile, l’espressione, la nozione analitica di soggetto, sono un’estetica empirica essenziale. Nella rappresentazione della sua arte, Antonia spazia dal figurativo all’astratto.
Dove sei nato/a? Dove vivi?
Sono nata a Salerno e vivo tra Salerno e Bellizzi.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Ho iniziato da bambina col disegno e poi ho proseguito con la pittura, approfondendo alcune tecniche e sperimentando molteplici stili. Mi sono accorta, sin da subito, che riuscivo spontaneamente a rappresentare ciò che avevo in mente e a riprodurlo, sia in modo figurativo che astratto.
Come nasce una tua opera?
Ogni opera nasce da un'ispirazione, che per me è una sorta di scintilla che viene dall'interno. Può prendere spunto dal mondo circostante o dal mondo interiore. Spesso nasce dalla curiosità dell'artista o da un particolare momento della vita. Molte delle mie opere nascono per dar voce a sentimenti profondi. Sulla tela, linee e colori si mescolano tra loro, dando origine all'opera.
Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue opere?
Le mie tele, soprattutto quelle astratte, sono la voce dell'io interiore o, talvolta, la rappresentazione "emozionale" della realtà. Le opere parlano da sé, comunicando amore, gioia, solitudine, rabbia o malinconia. Gli accostamenti di colore, come anche i soggetti rappresentati, sono lo specchio delle emozioni che hanno spinto la mano dell'artista a dipingere. Ogni forma ed ogni linea ha un suo specifico significato, dalle linee curve, armoniose e delicate, a quelle spigolose, simili a graffi sulla tela.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzare numerosi pittori e scultori, da Michelangelo, Leonardo e Raffaello, agli artisti contemporanei. Ognuno di loro, a suo modo, ha tramandato la propria visione del mondo. Tuttavia, l'artista che maggiormente mi ha colpito è stato Van Gogh, di cui ho ammirato i colori accesi e le pennellate veloci, in occasione di una visita ad un museo parigino.
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Ritengo che l'arte abbia un grosso potenziale nel nostro Paese. L'Italia ha una grandissima dote da sfruttare, quella di numerosi artisti poliedrici che fanno sentire la propria "voce" e quella di altrettanti che, invece, si espongono meno. È necessario, a mio avviso, incentivare le manifestazioni e gli eventi culturali, in quanto l'arte in sé è un canale di comunicazione significativo, per nulla trascurabile, e possiede la capacità di coinvolgere la gente.
Usi i social per promuovere la tua arte?
Si, utilizzo i social per diffondere le opere, in modo particolare Facebook e Instagram, che rappresentano la comunicazione del momento.
Cosa ti ha lasciato la pandemia?
Ho cercato in tutti i modi di sfruttare il periodo della pandemia per portare avanti progetti artistici, traendo il meglio anche dalle piccole cose. Il momento peggiore è stato probabilmente quando ci siamo resi conto che il mondo fuori fosse immobile: la tristezza di tale consapevolezza ha preso diverse forme e, a volte, è stato difficile rimboccarsi le maniche mettendosi in gioco.
Quando, finalmente, siamo usciti da quella realtà parallela, ho apprezzato tutto ciò che per me precedentemente appariva "normale", "consueto". L'arte è rinata insieme a noi ed è tornata a splendere nella sua funzione comunicativa, trasversale ed empatica. Ciò che la rende preziosa è la funzione di trasmettere messaggi importanti e sentimenti inspiegabili a parole. Arte è socialità, integrazione e unione, ciò che vorrei tramandare con le mie opere.
Progetti futuri?
Ho intenzione di continuare a coltivare alcuni progetti artistici e partecipare ad eventi sul territorio.
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Anna De Rosa 28/01/2022
Marco Vecchio, il sogno dell'arte attraverso la ricerca dei materiali
Nato ad Agropoli, figlio d’arte, diplomato al Liceo Artistico e laureato presso l'Università di Salerno in Storia dell'arte, Marco Vecchio vive e lavora a Salerno. Da tempo svolge una ricerca lavorando a diversi materiali, prediligendo colori materici, sabbia, smalti, tele, carte e materiali industriali fino a fonderli e a renderli parte di sé in tutte le sue sfumature.
La sua attività artistica si è andata articolando sin da giovanissimo con esperienze diversificate, che oltre alla pittura lo hanno avvicinato ad altri tipi di linguaggio come il cinema. Ha alle sue spalle un itinerario ben lungo di collettive personali e di spettacoli da performer in cui esprime l’arte a 360°. Tutti i tuoi lavori sono un inno alla creatività, eccentrici, paradossali, onirici, in poche parole: unici.
Come riesci a dare una forma alla tua fantasia, che ormai abbiamo capito essere senza freni ne’ limiti?
Penso che la creatività sia l'unica nostra vera salvezza, è una forma di energia che muove dall'interno, come Kandinsky diceva, qualcosa che non puoi implodere e che è la radice di ogni mia forma d'arte! Le storie sono molteplici: un verso in cui riconoscersi, una particolare luce del giorno, le memorie portate dal vento. Ogni cosa può essere artefice del mio creare.
Domanda tranello: quanto ti ha ispirato e ti ispira tuttora essere il figlio del grande artista e professore Sergio Vecchio?
La presenza di mio padre non è mai stata ingombrante grazie al suo modo delicato di confrontarsi con me nelle nostre diversità, così come nei nostri punti d'incontro. Mi ha sempre detto "Ora parlo ad un artista", rimarcando la dualità del nostro rapporto: l'affetto paterno da un lato, il confronto professionale dall'altro. Mi ha lasciato tutta la libertà di "trovarmi", per usare un verbo caro ad Hesse, e insieme la libertà di fare sbagli, perché maturasse la mia identità di artista, credo che alla fine amasse di me proprio quelle differenze, il mio essere altro, nonostante il dono più grande che mi ha trasferito: l'arte e l'amore per la bellezza!
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso creativo è stato un approccio immediato e naturale con il mondo interiore che riconoscevo appartenermi. Da piccolo amavo travestirmi, interpretare personaggi, improvvisare costumi. Il teatro di mia madre era come lo specchio per Alice. Non ho mai avuto alcuna esitazione quando scelsi il Liceo Artistico, come se avessi riconosciuto la mia stella, e quel gioco meraviglioso del bambino si è declinato nel tempo, fino a divenire parte integrante della mia vita. Credo che essere artisti sia un modo di stare al mondo e un modo speciale di sentire e di vivere.
Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
Come ho detto prima, ogni opera ha la sua storia. Quando dipingo "racconto" la mia età e il mio universo parallelo, mi piace farmi suggestionare da una frase, dal piacere della lettura, mi piace ascoltare un disco per essere non qui, ma altrove, farmi trasportare dal suono come da una corrente di mare. Ecco, questo può essere un inizio!
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Sono tanti gli artisti che ho amato, talmente tanti da sentirmi quasi un viaggiatore del tempo. Amo tutta la storia dell'arte, senza preclusione verso generi o periodi storici. Da bambino copiavo il Picasso cubista, ero attratto dalle sue forme, dalla vitalità e dalla forza espressiva del suo segno. Crescendo poi ho amato il suo periodo blu e le figure silenti, assorte come funamboli malinconici. Credo che l'incontro con gli artisti sia un innamoramento, è una magia che non puoi spiegare.
Artisti, galleristi, istituzioni: cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Penso malissimo delle istituzioni, sono sorde e lontane, oserei dire estranee all'arte e al mio mondo! La mia assoluta sfiducia verso la politica ha origini profonde, e questi ultimi anni ne sono stati una ulteriore conferma. La mia categoria, come quella di intere classi di lavoratori, è stata totalmente ignorata, non è esistita agli occhi dello Stato e non ha avuto alcuna tutela. Siamo soli e artefici di noi stessi! Eppure l'arte è la storia del nostro paese, e più in generale lo sguardo dell'uomo sul mondo. Circa le gallerie non entro in merito, sono estraneo alle leggi di mercato e forse non mi interessano, l'artista è colui il quale, diceva Petit, non chiede mai il permesso; libertà e forza, riassunto in due parole.
Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?
Questi due anni di pandemia sono stati un tempo rubato! Conoscevo la mia spiritualità anche prima, purtroppo non trovo altra lezione se non quella di realizzare quanto siamo fragili, quanto tutto possa cambiare da un giorno all'altro, come un vento che spazzi via tutto. Di me ho vissuto solo una parte, la ricerca in solitudine, ma è mancato tutto il resto: donarsi agli altri, cantare per qualcuno, comunicare. L'arte è una lingua universale perché è la voce dell'indicibile e arriva dritta; come diceva David Sassoli, non è politica, è poetica!
Anna De Rosa 23/12/2023
Nuove forme di espressione nella ceramica per Sandra Massaro
Sandra Massaro, nata e cresciuta a Salerno, all'età di 23 anni si è trasferita, per motivi professionali e di studio, a Torino, dove ha vissuto per 15 fruttuosi anni, laureandosi ed approfondendo con passione gli studi di scultura lignea, progettazione, lavorazione e restauro di manufatti lignei presso antiche scuole artigiane torinesi, curando, inoltre, il restauro di alcuni arredi della Reggia di Venaria Reale (TO).
Amante delle Belle Arti e di ogni espressione creativa, ha studiato l'antica arte orientale dello shiatsu, da cui ha mediato le conoscenze per la struttura del corpo umano, ed ha appreso dal tango argentino l'armonia e la leggerezza per il movimento. Ritornata nella propria città d’origine nel 2013, ha ricercato nella ceramica nuove forme di espressione, attraverso varie tecniche cromatiche e foggia di forme plastiche, fortemente influenzate dall'energia ineguagliabile dei colori e dei profumi della Costiera Amalfitana, terra dei suoi avi.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Cresciuta in una famiglia in cui erano presenti un insegnante di discipline umanistiche, una zia pittrice e poetessa, fortemente legata alle sue origini amalfitane, ed un padre professore di tecnologia, con una profonda passione per l'alta ebanisteria, mi è stato impossibile non apprezzare e farmi affascinare dal concetto di bellezza e di armonia, imparando ad amare l’Arte in generale.
Volendo seguire le orme di mio padre, ho iniziato sin da piccola a costruire manufatti in legno, mentre con l’argilla ho cominciato a sperimentare e creare. A Torino ho iniziato lo studio della scultura e del restauro di manufatti lignei; una volta tornata al Sud, ho iniziato l’incessante ricerca e studio delle forme plastiche e delle tecniche cromatiche, nonché la sperimentazione degli smalti e dei lustri raku.
Cosa ti caratterizza, quali sono i tuoi valori e le tue motivazioni?
Nel quotidiano sono una persona solare, empatica e socievole, ma sono molto a mio agio anche quando entro nel mio mondo di riflessione e di introspezione, circondata dall'argilla e dalle pitture. La solitudine mi dà la possibilità di spaziare con la fantasia e le emozioni, dando forma alla mia creatività. So di avere una predisposizione per le attività manuali e creative e sono semplicemente in cammino sul sentiero della scoperta progressiva delle leggi della materia.
Come nasce una tua opera?
Da un'emozione che attraversa il cuore, la mente o i sensi. È l’opera che chiede di renderla materia, di darle forma e vita e non viceversa. Nasce dal silenzio e dal nulla, facendosi spazio nel fragoroso frastuono della quotidianità.
Cos’è per te l’ispirazione?
È un richiamo, un lampo che nasce dal nulla o forse il meraviglioso frutto della mente che, da un apparente stato di ozio platonico, partorisce un’idea. Essa nasce silenziosamente ma definisce minuziosamente, tassello per tassello, ogni cosa che poi diventa una creatura “vivente”. Spesso traggo ispirazione dalla bellezza e dalla magia degli elementi di madre natura o dalle piante, le mie creature verdi, a cui dedico i mie esperimenti botanici.
Cosa cerchi di comunicare attraverso le tue Opere?
La positività, l'amore e la bellezza, nelle loro varie sfaccettature. Sono convinta che favorire il diffondersi della bellezza, della gentilezza delle forme e dei pensieri, nonché dell'armonia anche cromatica, faccia bene al cuore, alla mente ed allo spirito di ogni individuo.
Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
Un lavoro artistico può nascere da un sentire interiore, strettamente personale ed intimo, o dal desiderio di descrivere uno spaccato di vita, Ogni opera sa già cosa vuole dall'artista e chiede essa stessa di essere “tirata fuori” dalla materia informe (argilla, metalli, legno) o trasposta con i colori su tela o altri supporti.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato
La pittura astratta è stato il mio primo approccio all’arte. Ho conosciuto le opere del Piffetti ed ho ammirato sin da bambina Michelangelo Buonarroti, di cui porto il secondo nome di battesimo. Nella pittura apprezzo lo stile gli impressionisti ed i preraffaelliti.
Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Non conosco a fondo i meccanismi delle gallerie d’arte. Credo però che l’arte dovrebbe essere un elemento fondante della cultura scolastica e dovrebbe essere assolutamente sostenuta dalle Istituzioni e dagli Enti periferici, svincolati da interessi temporanei di settore o personali. Salerno e la Valle dell’Irno, per quanto archeologicamente ed artisticamente ricche, non ricevono l’eco che meriterebbero.
Anna De Rosa 11/07/2022
La rinascita interiore di Agata Senatore fra arte e letteratura
L'autrice salernitana Agata Senatore è semplicemente se stessa nel raccontare e raccontarsi nei suoi libri, perché ha realizzato i suoi sogni artistici. Agata Senatore appartiene all’arte e alla letteratura. Nella sua esperienza letteraria emergono gli elementi di una rinascita interiore, grazie alla quale viene a bilanciarsi il suo rapporto con le persone.
Agata racconta nei suoi libri e nei suoi quadri la sua infanzia, la sua adolescenza, la famiglia, le amicizie, con un narrare fluido, scorrevole, piacevole, anche con ironia, elaborando una profonda riflessione sulla vita. La Fede è più forte della verità, per Agata la fede è verità, e la verità merita la ribellione di fronte al pregiudizio, al moralismo, soprattutto se falsi.
Dove sei nato/a? Dove vivi?
Sono di Salerno e vivo a Salerno.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Sia per la pittura che per la scrittura all’età di 11 anni, per la voglia di esprimere le miei emozioni e sensazioni.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Il mio primo libro, intitolato "I perché di Edda", nasce dalla lettura del mio primo diario, dove descrivo tutti i viaggi fatti con mio padre e la mia famiglia; descrivo i vari sentimenti come l’amore e l’amicizia, con il mio scritto cerco di comunicare le mie emozioni e convinzioni.
Cosa pensi del sistema dell’editoria del nostro Paese?
Per me le istituzioni sono assenti, se ci fosse più impegno da parte di tutti si potrebbe fare senz’altro meglio, promuovere più iniziative letterarie.
Come hai vissuto la pandemia? Progetti futuri?
Per adesso ho realizzato tre libri che mi hanno dato soddisfazioni; nel secondo, "Sulle orme del padre", sempre tratto dai miei diari, ho inserito la biografia di mio padre e poi ho raccontato tutte le difficoltà che ho avuto con la morte di mia madre, parlando anche dei miei sogni; nel terzo libro, “Senza titolo”, mi sono raccontata dai 7 fino a 16 anni, aggiungendo uno scritto di un anonimo e, come sempre, una piccola raccolta di mie poesie. Ovviamente ho intenzione di dipingere e scrivere ancora.
La pandemia l'ho vissuta con tranquillità perché io sto bene con me stessa, quindi mi piace stare a casa; la "reclusione" mi ha portata a pregare di più e aiutare ancora di più il prossimo, e ad amare le piccole cose di cui Dio ci fa dono.