Litoranea, tipicità salernitane e solidarietà a Sport Open Day 2026

Al Bagno Trentotto di Marina di Eboli la charity dinner firmata dallo chef Davide Cataldo

Annamaria Parlato 21/09/2026 0

Il cuore come simbolo di salute, ma anche di passione, energia, appartenenza e solidarietà. È stato questo il filo conduttore della XIX edizione di Sport Open Day, che dal 18 al 20 settembre ha portato sulla litoranea di Marina di Eboli un grande appuntamento dedicato allo sport in tutte le sue declinazioni, trasformando la spiaggia del Bagno Trentotto in uno spazio aperto alla pratica sportiva, allo spettacolo, all'inclusione e alla condivisione. Surf, kitesurf, vela e windsurf hanno incontrato beach volley, pallavolo, beach soccer, calcio, ciclismo, triathlon e fitness, affiancati dalla danza aerea, dal tiro con l'arco, dall'equitazione con gimkana a cavallo e battesimo della sella e dalla Summer Balilla Cup.

Tra le proposte più spettacolari dell'edizione 2026 anche Slackline e Highline Performance, con un programma rinnovato affidato a Giada Regoli e Andrea Pacini, due nuove produzioni originali firmate Slack'n Love e la performance di Vincenzo Chirichella ed Elisabetta Di Capua, che ha utilizzato il triathlon come linguaggio per raccontare inclusione e condivisione. Ma prima che la spiaggia entrasse nel vivo delle attività, venerdì 18 settembre il cuore della manifestazione ha iniziato a battere a tavola, con la charity dinner inaugurale ospitata proprio dal Bagno Trentotto. Una cena di beneficenza su invito, nata con un obiettivo preciso: raccogliere fondi destinati al reparto di Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, collegando così il tema della manifestazione alla tutela della salute e trasformando la convivialità in un gesto concreto di solidarietà.

A introdurre e moderare la serata è stata la giornalista Silvana Scocozza, che ha accompagnato gli ospiti attraverso i diversi momenti dell'appuntamento, alla presenza di Daniele Sgroia e della moglie Veronica Mazzariello, proprietari del Bagno Trentotto, realtà che ha ospitato e sostenuto la manifestazione, e di Michele Senatore, produttore di miele e sportivo appassionato di ciclismo, chiamato a portare all'interno della serata un'altra eccellenza del territorio. Al centro della cena la cucina dello chef Davide Cataldo, che per questa seconda esperienza all'interno di Sport Open Day ha scelto di rinnovare il format rispetto allo scorso anno. Non una semplice proposta gastronomica inserita nella manifestazione, ma una vera cena al tavolo, pensata per permettere agli ospiti di vivere il menu con tempi e attenzioni differenti e, soprattutto, per dare maggiore spazio alla materia prima.

La filosofia dello chef è stata quella di valorizzare i prodotti locali attraverso una cucina curata e pensata, nella quale gli ingredienti salernitani potessero essere protagonisti senza perdere la propria identità. Il percorso è iniziato con un benvenuto di frittelline sferiche al peperone crusco e semi di zucca, un piccolo assaggio croccante e aromatico che ha aperto la cena, introducendo immediatamente il gioco tra consistenze e sapori. L'antipasto ha portato invece il mare al centro del piatto, con uno scampo pastellato al pane panko e mayolime, accompagnato da un'insalatina di seppie e zucchine alla scapece. La croccantezza della pastella ha incontrato la delicatezza del crostaceo e la componente fresca e acidula delle verdure, in una preparazione capace di mantenere leggerezza, pur giocando su elementi gustativi differenti.

Il primo piatto ha rappresentato uno degli incontri più caratteristici della serata: pasta e patate con lupini e gamberi gobbetti, presentati sia cotti sia crudi. Una base profondamente legata alla cucina campana, quella della pasta e patate, è stata riletta attraverso i sapori del mare, con la sapidità dei lupini e la dolcezza dei gamberi, mentre la doppia preparazione del crostaceo ha introdotto nel piatto un ulteriore contrasto di consistenze. La seconda portata ha continuato il racconto tra terra e mare con una zuppetta di ceci, seppie e calamari, accompagnata da un crostone di pane caldo. I ceci cremosi hanno dato corpo e carattere alla preparazione, mentre seppie e calamari hanno restituito la componente marina, completata dalla fragranza del pane caldo. Un piatto nel quale la cucina mediterranea è emersa nella sua dimensione più riconoscibile, attraverso ingredienti semplici e un equilibrio costruito intorno alla qualità della materia prima.

Per il finale, la freschezza di una tagliata di frutta servita in coppetta ha preceduto la pasticceria mignon di “Pasticci e Pasticcini” di Battipaglia, portando in tavola anche la tradizione dolciaria del territorio. Il percorso è stato accompagnato da “Alice Verdeca Salento 2025” dei Produttori di Manduria, mentre distillati da “dinner-fine” e caffè hanno chiuso la parte gastronomica della serata. Ma il racconto del territorio non si è fermato al menù dello chef. Michele Senatore ha infatti portato il suo miele, protagonista di un particolare abbinamento con i gelati artigianali del Bagno Trentotto, un incontro tra la dolcezza naturale del millefiori e la cremosità del gelato che ha conquistato i palati degli sportivi e non. Un abbinamento gastronomico che ha permesso di valorizzare contemporaneamente il lavoro dell'apicoltore e quello della gelateria del lido, inserendoli nel racconto complessivo della manifestazione. Senatore ha inoltre richiamato il rapporto tra miele e attività sportiva, sottolineando come questo alimento possa rappresentare una fonte naturale di energia per chi pratica sport, grazie alla presenza di zuccheri semplici immediatamente disponibili, nell'ambito di un'alimentazione equilibrata e adeguata alle esigenze dell'atleta. Un collegamento particolarmente coerente con il tema dell'edizione, perché il benessere non passa soltanto dall'attività fisica, ma anche dalla consapevolezza di ciò che si porta in tavola e dalla conoscenza delle materie prime.

Ed è stato proprio questo intreccio tra sport, alimentazione e territorio a caratterizzare la serata inaugurale: da una parte la beneficenza destinata alla Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, dall'altra una cena costruita intorno ai prodotti locali, con il mare e la terra protagonisti attraverso la cucina dello chef Cataldo, il vino, il miele, il gelato artigianale e la pasticceria. Una cena che ha anche segnato il passaggio dalla tavola allo spettacolo, perché, una volta terminato il percorso gastronomico, la spiaggia si è trasformata in un palcoscenico illuminato dalle fiamme. Giada Regoli e Andrea Pacini, già protagonisti delle performance di Slackline e Highline Performance, inserite nel programma di Sport Open Day, si sono esibiti anche dopo la cena in uno spettacolo del fuoco sulla spiaggia, regalando agli ospiti un momento scenografico e suggestivo nel quale movimento, abilità e giochi di fuoco hanno accompagnato la serata verso la sua conclusione. Un passaggio ideale dalla dimensione conviviale a quella spettacolare, in una manifestazione nella quale lo sport è stato raccontato non soltanto attraverso la competizione, ma anche attraverso il gesto atletico, l'arte, l'intrattenimento e la capacità di creare comunità.

Il tema del cuore è tornato così a unire tutti gli elementi della manifestazione: la prevenzione e la salute cardiovascolare attraverso l'attività fisica e corretti stili di vita, ma anche quel cuore inteso come passione, partecipazione e solidarietà, che ha trovato nella charity dinner la sua espressione più concreta. Nei tre giorni di Sport Open Day, infatti, il pubblico ha potuto assistere e partecipare a un programma ampio e trasversale, nel quale discipline acquatiche e sportive hanno dialogato con spettacoli e iniziative dedicate all'inclusione. Dalle attività sul mare e sul vento al beach volley, dal calcio al ciclismo, dal triathlon al fitness, fino alla danza aerea, all'equitazione e al tiro con l'arco, la manifestazione ha proposto una visione dello sport lontana da un'unica disciplina e capace di coinvolgere pubblici differenti.

Promossa dall'A.S.D. Gli Amici del Mare, con il Comune di Eboli, la XIX edizione ha coinvolto una rete di partner e realtà che hanno contribuito alla costruzione dell'evento: Rampikevoli, Diesse, Aurora Triathlon, Sport Sun, Beach Volley Factory, Michele Senatore, Inchiostro - idee e comunicazione, Menti Sportive, Strategia Laterale, NRG, RRD, Caffè Due Monelli, Fi.Ma. Lab, Spacciocchiali, AforA e Hera Paestum Suite. Un lavoro di squadra che ha trovato nella serata al Bagno Trentotto uno dei momenti più rappresentativi dell'intera manifestazione, perché attorno a una tavola si sono incontrati solidarietà, cucina, produzioni locali e spettacolo, con il mare della litoranea a fare da scenario. E forse è proprio questa la chiave di lettura di Sport Open Day: uno sport capace di uscire dai confini della semplice competizione per incontrare la salute, l'alimentazione, la cultura del territorio, l'inclusione e la socialità. Una visione che trova una sintesi efficace nelle parole di Federica Pellegrini: "In Italia c'è bisogno di cambiare visione sullo sport: non è solo e sempre calcio, calcio, calcio".

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Annamaria Parlato 28/06/2023

Angurie e meloni simbolo dell'estate salernitana: rigeneranti, freschi e dissetanti

Il melone è un frutto che ha una lunga storia e radici che risalgono all'antichità. È difficile determinare esattamente quando il melone sia stato coltivato per la prima volta, ma ci sono prove che suggeriscono sia stato impiantato in diverse parti del mondo per migliaia di anni. Spontanee e comuni dalla Numidia alla Mauritania, ad esempio, le angurie in graffiti ornarono le tombe dei primi Faraoni, mentre i meloni, ancora di piccole dimensioni, furono di poco successivi.

Approdarono prima in Grecia e poi in Campania nel I d.C., creando un problema di gusto sia per Dioscoride, medico di origini greche, sia per Plinio il Vecchio, abituati al sapore dell’anguria. Introdotto sul mercato come una novità, i prezzi lievitarono e il melone, considerato un legume verde, diventò boccone da imperatore, come insalata, condito con aceto, pepe e “garum”, la salsa di pesce, tanto che Tiberio non riuscì a farne a meno. Nel corso dei secoli, gli agricoltori mediterranei perfezionarono la coltivazione del melone, non più chiamato legume, rendendolo dolce, grosso e gustoso.

L’anguria invece nacque in Africa tropicale, ma il mondo intero le diede subito asilo. Infatti, il consumo di anguria si è diffuso poi in Italia, in particolar modo in Campania, Puglia e Sicilia, che sono le regioni di maggior produzione. Oggi esistono meloni di diverse forme, dimensioni e colori, tra cui il melone cantalupo, il melone retato, il melone giallo e molti altri. Il melone campano è noto per la sua buccia liscia e di colore giallo chiaro, con una leggera reticolatura sulla superficie. La polpa di questa varietà è di colore arancione intenso e ha un gusto dolce e profumato. È particolarmente apprezzato per la sua consistenza morbida e succosa.

La coltivazione del melone campano avviene principalmente nelle pianure fertili, dove il clima mediterraneo offre condizioni ottimali per la crescita delle piante di melone. Le zone di produzione principali includono la provincia di Caserta, la provincia di Napoli e parti della provincia di Salerno. Il melone campano viene spesso consumato fresco e tagliato a fette, come spuntino o dessert estivo. È anche utilizzato in molte ricette, come insalate con prosciutto crudo o formaggi, bevande rinfrescanti come succhi e frullati, e come ingrediente in dolci e gelati. Il melone ha un sapore è dolce e rinfrescante, oltre alle proprietà nutritive è ricco di vitamine A e C, potassio e fibre. Viene spesso consumato fresco in insalate, è molto versatile in cucina e può essere utilizzato in diverse preparazioni.

Ecco alcuni modi comuni in cui il melone viene utilizzato:

- Il melone è delizioso da gustare semplicemente fresco e tagliato a fette. Il suo sapore dolce e rinfrescante lo rende un'ottima scelta per un spuntino estivo o per arricchire una macedonia di frutta.

- Il melone può essere aggiunto alle insalate per dare un tocco di dolcezza e freschezza. Si abbina particolarmente bene con ingredienti come prosciutto crudo, formaggio fresco, rucola, menta e noci. L'insalata di melone e prosciutto crudo è un classico piatto estivo.

- Il melone può essere utilizzato per preparare deliziose bevande come spremute e frullati. Basta frullare la polpa del melone con un po' di succo di limone o arancia per ottenere una bevanda rinfrescante e dissetante.

- Il melone può essere utilizzato anche in gelati e sorbetti. La polpa del melone può essere frullata e quindi mescolata con zucchero e altri ingredienti per creare una base per il gelato o il sorbetto. È possibile sperimentare con diverse varietà di melone per ottenere gusti unici.

- Il melone può essere trasformato in una salsa o condimento per accompagnare piatti salati. Ad esempio, si può frullare la polpa del melone con cipolla, peperoncino, coriandolo e lime per creare una salsa fresca e piccante da servire con carne o pesce.

- I cetriolini di melone sono un contorno fresco e aromatico, spesso servito con piatti a base di carne o pesce. Questa è una preparazione comune in molte cucine asiatiche. Il melone viene tagliato a fette sottili e marinato con aceto, zucchero, sale e spezie.

Vi è un detto che recita: “Le persone che si conoscono sono come i meloni, bisogna assaggiarne cinquanta prima di trovare quella buona”. Questo perché il melone non è sempre leale, la scorza spesso inganna, nascondendo all’interno una polpa a volte saponosa, insipida o che sa di muffa.

Per riconoscere un melone fresco, bisogna fare attenzione alla consistenza: dovrebbe essere solida ma leggermente elastica quando viene premuto con le dita. Evitare i meloni che sono troppo duri o troppo morbidi. Inoltre deve contenere molta acqua, che è un segno di freschezza, e avere un bel peso; profumo dolce e aromatico nella zona dove il picciolo si attacca al frutto. Se non ha alcun odore o ha un odore sgradevole, potrebbe non essere fresco.

La buccia dovrebbe essere liscia, senza macchie o ammaccature evidenti. Il colore può cambiare a seconda della varietà, ma, in generale, bisogna osservare la buccia vibrante, ad esempio gialla o verde brillante; suono "sordo" alla percussione. Un melone fresco emetterà un suono sordo e profondo, mentre un melone non fresco potrebbe produrre un suono cavo o metallico. Se possibile, bisogna verificare che il melone abbia ancora il picciolo attaccato. La presenza del picciolo indica che il melone è stato raccolto maturando sulla pianta, il che può essere un segno di floridezza.

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Redazione Irno24 06/08/2025

Milza piatto tipico di Salerno, a Torrione una competizione gastronomica

Dopo il successo della prima edizione, Torrione Eventi APS annuncia il ritorno della "War Mevz Battle", la competizione gastronomica interamente ideata e organizzata nel quartiere di Torrione, dedicata a uno dei piatti simbolo della tradizione salernitana: la milza. Si tratta dell’unica sfida mai creata con protagonista questo piatto popolare, che affonda le radici nella cultura culinaria locale e che oggi diventa occasione di confronto, creatività e valorizzazione delle eccellenze del territorio.

Macellai, gastronomie e ristoranti (associati e non) del quartiere sono invitati a partecipare, gratuitamente, iscrivendosi alla competizione: si sfideranno nella preparazione della milza più buona, mettendo in gioco sapori e tradizione, con l’uso sapiente di ingredienti fondamentali come aceto, prezzemolo, aglio, menta e peperoncino. Una sfida all’ultimo morso che premierà la miglior interpretazione della milza, secondo la giuria e il gusto popolare.

Le iscrizioni sono ufficialmente aperte e sarà possibile inserirsi fino al 25 agosto. La finalissima è in programma il 20 settembre. Per partecipare o ricevere maggiori informazioni è possibile contattare il numero 329 1847956. Il quartiere Torrione è pronto a celebrare, ancora una volta, la sua tradizione più autentica.

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Annamaria Parlato 25/01/2020

Una noce di rape, patate e pane: il Mallone

Il Mallone è un piatto povero dell’entroterra campano di origine contadina, che si può trovare e consumare dall’inizio della vendemmia sino a Marzo. Un piatto che nasceva in tempi di estrema povertà e carestia e che oggi è diventato una ricercatezza per gli amanti della buona tavola, tant’è che - durante le sagre o le manifestazioni gastronomiche - sono nati perfino dei laboratori sulla realizzazione di questa ricetta.

Essenzialmente la sua diffusione si deve ai grandi conflitti mondiali: a quei tempi, dare sapore a delle verdure misere e di scarto era cosa assai difficile. Fortunato colui che poteva insaporirle con grasso di maiale o addirittura buon olio d’oliva! Sicuramente il mallone nasceva “sciatizzo”, un aggettivo che può avere più significati: potrebbe derivare dal latino asciare (trovare), nel senso di verdure trovate nei campi, oppure sempre dal latino satis, inteso come saziante, appagante.

Le erbe potevano essere anche quaranta ma talvolta meno (circa una ventina) o erano gli scarti di quello che restava in casa. Chi conosceva le erbe spontanee di stagione da reperire tra le vigne o in montagna era di sicuro avvantaggiato. Fondamentali sono la cicoria selvatica, il cardoncello, il caccialepre, il finocchietto selvatico, la bieta, la scarolella, il rosolaccio, la borragine, la melissa, il sambuco, lo spinacio, l’ortica, il tarassaco, la rucola, gli agretti, il crescione, la malva, la bardana, il cardo mariano, la calendula, l’eufrasia, il farfaraccio, la piantaggine, l’acetosella, il cerfoglio, il cardillo, il luppolo selvatico.

Una volta raccolte, si lessano, si strizzano sino a diventare dei malli di noce (da qui il termine mallone) e si rosolano in padella con olio o sugna, aglio, peperoncino, patate lesse schiacciate e pane duro. Durante la vendemmia il mallone era la merenda dei contadini, che lo innaffiavano con il fragolino, un vino dolciastro ottenuto dall’uva fragola.

Il mallone sciatizzo è tipico di Baronissi, Calvanico, Montoro, Solofra, dove si serve assieme alla pizza fritta di granturco o “migliazzo” (una pizza di mais, cicoli, sugna e uva passa, cotta sulla brace dei camini) mentre a Siano e Bracigliano il mallone viene realizzato con le cime di rapa (rapa brassica) o “friarielli”, che si piantano in Agosto e si raccolgono a partire dall’autunno, cui si aggiungono cicoli di maiale se disponibili e il tipico pane mascuotto, prodotto d'eccellenza di questi due comuni conosciuti anche per la bontà delle loro ciliegie. In Cilento questa preparazione è nota come “foglie e patate”.

Proprio all’Osteria "La Pignata" di Bracigliano, presente sul territorio dal 2003 e menzionata dalla guida edita da Slow Food “Osterie d'Italia 2020”, i due noti osti Mafalda Amabile e Gerardo Figliolia realizzano il mallone secondo tradizione e nel rispetto delle materie prime: freschissime, selezionate e territoriali. Una tappa all'osteria "La Pignata" è d’obbligo per chi voglia saperne di più su questa pietanza, vivere una degustazione d’altri tempi e scambiare due chiacchiere con Gerardo, persona esperta, simpatica e accogliente, grande conoscitore dei piatti antichi braciglianesi. La ricetta del "suo" mallone, decisamente più contemporanea, è contenuta nel libro “Note di Cucina Salernitana-Storie e Ricette” del giornalista Alfonso Sarno.

Ecco gli ingredienti (per 4 persone) e il procedimento:

  • 500 g di foglie di rape e broccoli
  • 600-700 g di patate lesse
  • 1 mascuotto frantumato
  • olio extravergine di oliva
  • peperoncino
  • sale

Lessare le foglie delle verdure e passarle in acqua fredda per bloccare la cottura e mantenere intatto il colore; strizzarle bene e sminuzzarle. Nel frattempo, lessare anche le patate, sbucciarle, salarle e schiacciarle. In una padella far rosolare l’aglio nell’olio con il peperoncino e, una volta imbiondito, toglierlo aggiungendo le verdure, le patate e il pane frantumato fino a formare una crosticina dorata. Servire caldo, abbinandolo ad un vino rosso e robusto tipicamente campano.

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