Non è magia, è pura Alchimia: pizze e fritti d'autore a Salerno, zona Arechi
Tommaso Lastra, Alfonso Saviello e il duo Cibelli nel 2021 hanno messo in piedi un progetto vincente
Annamaria Parlato 06/01/2024 0
Nell'antichità e nel Medioevo, gli alchimisti erano persone che praticavano l'alchimia, un misto di filosofia, scienza e pratica mistica. Gli alchimisti cercavano di trasformare metalli comuni in oro, scoprire l'elisir dell'immortalità e raggiungere l'illuminazione spirituale attraverso processi chimici e simbolici. La figura dell'alchimista storico è spesso avvolta nel mistero e nella simbologia.
Di misterioso ed esoterico però c’è ben poco nelle pizze di Tommaso Lastra ed Alfonso Saviello, fatta eccezione per la combinazione magica che si crea tra la mescolanza di ingredienti che vanno ad arricchire ed impreziosire i dischi ben lievitati, generati dalla passione e dalla bravura di due ragazzi conosciuti nel mondo pizza come “I Pizzaioli Dentro”. Alchimia nasce due anni fa, esattamente il 4 dicembre 2021, dopo tanti sacrifici che i due pizzaioli, assieme ai fratelli Cibelli, Liliana (moglie di Alfonso) ed Antonio, hanno affrontato con caparbietà e testardaggine, senza mollare mai ma facendo conoscere la propria professionalità sia sul territorio campano e nazionale che estero.
Il locale è ubicato nella zona orientale della città, accanto al multisala The Space, a due passi dallo Stadio Arechi. L'ambiente accogliente e informale di Alchimia crea un'atmosfera ideale per un pasto confidenziale tra amici o una serata in famiglia. L'arredamento tradizionale con un tocco moderno aggiunge un senso di calore, mentre il banco delle pizze a vista, con il forno a legna, offre un'esperienza coinvolgente. Il personale di Alchimia si distingue per la cortesia e l'attenzione. Il servizio è rapido ed efficiente, supervisionato da Liliana Cibelli, che è anche la pastry chef della pizzeria; i camerieri sono ben informati sulle portate, pronti a fornire consigli e suggerimenti. La gestione delle prenotazioni è coordinata con professionalità, garantendo un'esperienza senza intoppi, soprattutto nel weekend.
Il menù propone una varietà di opzioni per accontentare tutti i palati. Si spazia dalle classiche, di cui una sezione è dedicata anche alla tipica “ruota di carro”, alle pizze contemporanee con ingredienti innovativi, la selezione è ben bilanciata. Inoltre, la presenza di opzioni senza glutine, vegetariane e vegane è un punto di forza. I pizzaioli si impegnano nella scelta di ingredienti particolari e di alta qualità. Il fior di latte è sodo, i pomodori sono maturi e saporiti, gli altri condimenti sono distribuiti con cura. La freschezza degli ingredienti è evidente in ogni morso. Persino l’olio 100% made in Italy porta la firma Alchimia sulla bottiglia. L’impasto è diretto e molto idratato, lo stile è "a canotto" quindi con un cornicione molto pronunciato ma con una forte componente salernitana sul bordo, che resta più croccante e "biscottato", creando un simpatico gioco di consistenze e contrasti.
La "piombo" (crema di patate gialle, provola, fior di latte, porchetta in uscita, dressing di nduja, dressing di patate viola, rosmarino) è una pizza che ha convinto in quanto si presenta molto bene sia dal punto di vista estetico (sembra un dipinto con le sue nuances di colori invernali) sia gastronomico, poiché, pur essendo ricca e saporita, ha un equilibrio di fondo che le dona leggerezza, richiamando anche i sapori della cucina tradizionale del Sud Italia. La cottura nel forno a legna conferisce quel caratteristico sentore affumicato, che sicuramente un forno elettrico non può sprigionare.
Ampio spazio è dedicato a fritti e montanare, che vengono curati da Antonio Cibelli, il re del fritto o meglio l’alchimista delle fritture. Le sue frittatine di pasta sono davvero spaziali, una coccola per il palato, hanno la capacità di far tornare bambino un adulto. I fritti per Antonio diventano un'opportunità per sperimentare combinazioni e presentazioni uniche. Da provare sicuramente la Mac&Cheese con “macaroni”, crema mac&cheese realizzata con un pizzico di annatto (tipico colorante naturale del cheddar), pulled pork artigianale cotto a bassa temperatura, paprika, e la Broccoli&Salsiccia con bucatini, besciamella, crema di broccoli, fior di latte, provola, parmigiano, pecorino e in uscita cialda di pecorino e crema di nduja.
Allo stesso modo di Antonio, o meglio con la stessa capacità di rendere ogni piatto una carezza per il commensale, così Liliana fa con i suoi dolci. Immenso è il suo tiramisù, golosissimi i profiteroles con cioccolato e panna, un classico della pasticceria internazionale, intramontabile, non fa mai una piega. Buona la carta del beverage, con una calmierata selezione di vini e birre artigianali anche del territorio salernitano, tutte da scoprire.
Ritornando alla figura dell’alchimista, costui in molte tradizioni esoteriche rappresenta una figura iniziata alla ricerca della trasformazione spirituale. Il processo alchemico può essere interpretato come una metafora per il percorso interiore verso la realizzazione e l'illuminazione. E allora pizzaioli, illuminate il percorso di ogni buongustaio che si presenti sulla soglia di Alchimia, conducetelo alla ricerca della pietra filosofale, trasmettendogli conoscenza profonda e saggezza spirituale.
“Il Mercurio, infatti, è vergine poiché nel seno della terra non ha mai aumentato alcun corpo metallico, e tuttavia ha generato per noi la pietra mediante la soluzione del 'cielo'; in altre parole, esso apre l'oro e ne fa uscire l'anima, anima che tu devi considerare come una divinità (divinitatem); per qualche tempo esso la porta nel suo ventre, e, quando il momento è giunto, la trasforma in un corpo purificato, da cui viene a noi il bambino (puer), il lapis, con il cui sangue i corpi inferiori sono tinti (tincta) e ricondotti a guarigione nel cielo d'oro”. (Marsilio Ficino, Liber De Arte Chymica, cap.VI)
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Annamaria Parlato 31/12/2022
L'alloro è l'erba che insaporisce i nobili piatti delle festività natalizie
Conosciuto anche come “lauro” nobile dal termine latino, è un’erba originaria dei Paesi dell’Europa meridionale e dell’Asia Minore. Nell’antichità era venerato dai Greci e Romani, essendo la pianta dedicata ad Apollo, dio della conoscenza; con le sue foglie venivano preparate le corone destinate a poeti e ai condottieri trionfatori. Nel culto religioso, l’alloro rivestiva una grande importanza poiché veniva coltivato vicino ai santuari e alle cappelle, in luoghi di espiazione e purificazione.
L’alloro è un alberello sempreverde, con foglie dai sentori intensi, molto usate in cucina e dalle mille virtù terapeutiche. L’alloro è l’erba di tutto l’anno, ma gastronomicamente parlando è l’erba dell’inverno: la sua vita comincia in ottobre e se ne apprezza tutto l’aroma inconfondibile sopratutto nei mesi più freddi e nei piatti della tradizione, in particolar modo natalizi.
Compagno fedele di minestre di legumi come lenticchie, piatti a base di maiale, castagne bollite, zuppa forte (o’ suffritt) e felice connubio con il capitone, pietanza tipica della Vigilia di Natale e di Capodanno. Il tocchetto di pesce, arrotolato appunto in foglia di alloro, viene sistemato sulla brace e di tanto in tanto irrorato con emulsione di olio, aceto, aglio e prezzemolo. Lo stesso tocchetto fritto richiede anch'esso la foglia di alloro, ma messa a macerare nell’aceto con cui forma una marinata.
Mangiare il capitone il 31 dicembre è un atto simbolico, un simbolo di buon auspicio che trae la sua origine direttamente dalla Bibbia. Il capitone ha una forma molto simile a quella del serpente, simbolo del diavolo e colpevole di aver fatto cadere in tentazione Adamo ed Eva, spingendo quest’ultima a mangiare la mela del peccato. Ebbene, mangiare l’anguilla il 31 dicembre è un po’ come mangiare il serpente e quindi il male: un gesto simbolico per scacciare via la cattiva sorte e accogliere la benevolenza in casa.
Una tradizione che arriva da molto lontano: già in antichità, si pensava che mangiare il capitone potesse scacciare via il male. All’epoca di Virgilio e Seneca, si raccontava di riti propiziatori durante i quali venivano fatti a pezzi i serpenti. Con il Cristianesimo la tradizione cambiò, con il capitone che sostituì il serpente: da allora, mangiare il 31 dicembre l’anguilla fritta è diventata una tradizione per scacciare via la malasorte.
Altro elemento che caratterizza la tavola di Natale sono i fichi secchi, semplici o imbottiti, quelli bianchi del Cilento, infilzati singolarmente e messi in fila su uno spiedo di legno, intervallati con foglie di alloro, che donano loro un profumo irresistibile. Ancora, i fegatini di maiale, con la foglia di alloro, vengono avvolti nella loro rete, cucinati a fuoco lento con la sugna ed esaltati con il succo di limone.
Nei secoli passati, la plebe era abituata a mangiare il “pane cotto”. Questa pietanza si basava sulla disponibilità di reperire i giusti ingredienti, uniti ad un pizzico di genialità e fantasia. Si soffriggeva una cipolla, finemente tagliata, nel lardo, nella sugna o nell’olio; quando la cipolla raggiungeva un colore dorato, si aggiungeva dell’acqua di fonte. Non appena il composto liquido, aromatizzato con foglie di alloro, raggiungeva il bollore, si immergevano i pezzi pane raffermo.
Quando il pane impregnato di grasso e acqua diventava gommoso, si serviva con formaggio di pecora grattugiato o, in mancanza, con prezzemolo tritato e pepe nero macinato grossolanamente. Insomma, l’alloro, e l’intimità che da esso si ricava quando lo degustiamo, può farci sentire più grandi dei poeti, dei re e degli dei.
Annamaria Parlato 25/01/2020
Una noce di rape, patate e pane: il Mallone
Il Mallone è un piatto povero dell’entroterra campano di origine contadina, che si può trovare e consumare dall’inizio della vendemmia sino a Marzo. Un piatto che nasceva in tempi di estrema povertà e carestia e che oggi è diventato una ricercatezza per gli amanti della buona tavola, tant’è che - durante le sagre o le manifestazioni gastronomiche - sono nati perfino dei laboratori sulla realizzazione di questa ricetta.
Essenzialmente la sua diffusione si deve ai grandi conflitti mondiali: a quei tempi, dare sapore a delle verdure misere e di scarto era cosa assai difficile. Fortunato colui che poteva insaporirle con grasso di maiale o addirittura buon olio d’oliva! Sicuramente il mallone nasceva “sciatizzo”, un aggettivo che può avere più significati: potrebbe derivare dal latino asciare (trovare), nel senso di verdure trovate nei campi, oppure sempre dal latino satis, inteso come saziante, appagante.
Le erbe potevano essere anche quaranta ma talvolta meno (circa una ventina) o erano gli scarti di quello che restava in casa. Chi conosceva le erbe spontanee di stagione da reperire tra le vigne o in montagna era di sicuro avvantaggiato. Fondamentali sono la cicoria selvatica, il cardoncello, il caccialepre, il finocchietto selvatico, la bieta, la scarolella, il rosolaccio, la borragine, la melissa, il sambuco, lo spinacio, l’ortica, il tarassaco, la rucola, gli agretti, il crescione, la malva, la bardana, il cardo mariano, la calendula, l’eufrasia, il farfaraccio, la piantaggine, l’acetosella, il cerfoglio, il cardillo, il luppolo selvatico.
Una volta raccolte, si lessano, si strizzano sino a diventare dei malli di noce (da qui il termine mallone) e si rosolano in padella con olio o sugna, aglio, peperoncino, patate lesse schiacciate e pane duro. Durante la vendemmia il mallone era la merenda dei contadini, che lo innaffiavano con il fragolino, un vino dolciastro ottenuto dall’uva fragola.
Il mallone sciatizzo è tipico di Baronissi, Calvanico, Montoro, Solofra, dove si serve assieme alla pizza fritta di granturco o “migliazzo” (una pizza di mais, cicoli, sugna e uva passa, cotta sulla brace dei camini) mentre a Siano e Bracigliano il mallone viene realizzato con le cime di rapa (rapa brassica) o “friarielli”, che si piantano in Agosto e si raccolgono a partire dall’autunno, cui si aggiungono cicoli di maiale se disponibili e il tipico pane mascuotto, prodotto d'eccellenza di questi due comuni conosciuti anche per la bontà delle loro ciliegie. In Cilento questa preparazione è nota come “foglie e patate”.
Proprio all’Osteria "La Pignata" di Bracigliano, presente sul territorio dal 2003 e menzionata dalla guida edita da Slow Food “Osterie d'Italia 2020”, i due noti osti Mafalda Amabile e Gerardo Figliolia realizzano il mallone secondo tradizione e nel rispetto delle materie prime: freschissime, selezionate e territoriali. Una tappa all'osteria "La Pignata" è d’obbligo per chi voglia saperne di più su questa pietanza, vivere una degustazione d’altri tempi e scambiare due chiacchiere con Gerardo, persona esperta, simpatica e accogliente, grande conoscitore dei piatti antichi braciglianesi. La ricetta del "suo" mallone, decisamente più contemporanea, è contenuta nel libro “Note di Cucina Salernitana-Storie e Ricette” del giornalista Alfonso Sarno.
Ecco gli ingredienti (per 4 persone) e il procedimento:
- 500 g di foglie di rape e broccoli
- 600-700 g di patate lesse
- 1 mascuotto frantumato
- olio extravergine di oliva
- peperoncino
- sale
Lessare le foglie delle verdure e passarle in acqua fredda per bloccare la cottura e mantenere intatto il colore; strizzarle bene e sminuzzarle. Nel frattempo, lessare anche le patate, sbucciarle, salarle e schiacciarle. In una padella far rosolare l’aglio nell’olio con il peperoncino e, una volta imbiondito, toglierlo aggiungendo le verdure, le patate e il pane frantumato fino a formare una crosticina dorata. Servire caldo, abbinandolo ad un vino rosso e robusto tipicamente campano.
Redazione Irno24 24/04/2024
Fa tappa a Salerno l'ottava edizione dell'International Street Food
Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione 2023, con oltre 12 milioni di visitatori, è ripartita l’VIII Edizione dell’International Street Food, la più importante manifestazione di street food esistente in Italia, organizzata da Alfredo Orofino, Presidente di A.I.R.S. (Associazione Italiana Ristoratori di Strada), in collaborazione con la Confartigianato di Salerno(SA).
Sarà Salerno, nel quarto weekend di aprile, da venerdì 26 a domenica 28 aprile, ad accogliere la 35a tappa, che si svolgerà nel Parcheggio Grand Hotel Salerno (il venerdì dalle ore 18 alle 24, il sabato e la domenica dalle ore 12 alle 24). L’iniziativa, dedicata al cibo di strada di qualità, ha ormai conquistato il grande pubblico e conterà ben 150 tappe, distribuite lungo tutto lo stivale, fino alla fine di novembre 2024.