Paesaggi ad acquarello ed equilibri geometrici, ecco Pino Giannattasio
L'artista racconta il suo percorso legato agli stati emozionali
Anna De Rosa 15/04/2022 0
Le esperienze artistiche di Pino Giannattasio riflettono il suo carattere posato, sempre alla ricerca della forma e della tecnica per esprimere nel modo migliore il suo mondo. Sperimentatore di diversi materiali come cartone, ferro, ceramica, Giannattasio spazia dalla pittura alla grafica, dai paesaggi ad acquerello - che esprimono la sua poesia cromatica che accarezza le architetture delle case e dei monumenti - alla ricerca geometrica di equilibri e perfezioni. Ha partecipato a numerose collettive, conseguendo riconoscimenti.
Dove sei nato? Dove vivi?
Sono nato a Salerno, dove vivo.
Come è cominciato il tuo percorso artistico?
Ho cominciato a dipingere cogliendo l’occasione di un concorso artistico organizzato dalla Prof.ssa Grassi, Presidente dell’Accademia Internazionale d'Arte & Cultura "Alfonso Grassi".
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Sin dall’inizio del mio percorso artistico ho cercato di trasmettere con le mie opere quello che era il mio stato d’animo al momento della creazione. Si possono così notare differenze notevoli fra i quadri: vi è un periodo di calma e apprezzamento del bello, che si identifica con le molte produzioni ad acquarello; un periodo sperimentale, in cui mi sono cimentato nelle opere geometriche e con forti colori, giocando fra le tinte primarie e secondarie; mi sono poi dilettato con tecniche nuove, lasciandomi guidare dalla fantasia.
I riferimenti artistici e culturali e gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Sono affascinato dall’arte giapponese espressa da Hiroshige e Hokusai, dai dipinti dell’inglese Turner e dell’americano Hopper. Rimanendo invece a Salerno, mi è sempre piaciuto il Prof. Sabino.
Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea dalle nostre parti?
Purtroppo nelle realtà locali c’è poca partecipazione da parte delle Istituzioni, cosa che non permette un’adeguata sponsorizzazione degli artisti e delle loro opere. Raramente vengono promosse iniziative gratuite, che permetterebbero di far conoscere una grande quantità di artisti, e tanto meno viene dato grande risalto a quelle organizzate dalle associazioni o da singoli promotori. Bisognerebbe far presente che l’arte non è un bene solo di nicchia, ma è una vera e propria terapia dell’anima aperta a tutti.
Progetti futuri?
Al momento non ho in programma nulla di definito. In questi due anni, quando è stato possibile, ho partecipato a mostre collettive in città e riprenderò quanto prima la produzione di opere.
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Anna De Rosa 19/03/2023
Il percorso letterario di Belinda Villanova fra poesia e indagini storiche
Ho conosciuto Belinda Villanova anni fa, quando fui invitata ad eventi a cura dell’associazione Daedalus, di cui lei è presidente, e scoprii una donna affascinante e soprattutto una ricercatrice e poetessa. Belinda Villanova è l’autrice delle ricerche storiche alla base della pubblicazione che il Consorzio di Bonifica Destra Sele ha voluto per mettere a fuoco alimentazioni e colture della Piana, dall’inizio del ‘900 ad oggi.
I libri di Belinda Villanova, dottore di ricerca in storia economica, sono numerosi e tutti da leggere per soddisfare le curiosità sul nostro territorio. “Terme e acque termali a Salerno”, “Alimentazione e colture della Piana del Sele”, “La bonifica integrale nella piana del Sarno” sono i titoli di alcuni dei suoi libri.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata a Salerno e ci vivo.
Quando e come è cominciato il tuo percorso letterario?
Avevo 12 anni quando ho iniziato a scrivere poesie.
Perché la voglia di scrivere?
Per poter esprimere i miei sentimenti.
Quando hai scritto il tuo primo libro?
A 13 anni dovevo stare a casa per motivi di salute e ho iniziato a scrivere poesie: un libro mai pubblicato!
Come nasce una tua opera?
Da esperienze sentimentali vissute, successivamente lavorando presso l’Università per la ricerca storica del nostro territorio.
Cos’è per te l’ispirazione?
E’ un attimo, una lampadina che si accende e ti fa partire con un progetto che man mano ti appassiona.
Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere?
Il mio pensiero, lasciare traccia, testimonianza storica delle nostre radici soprattutto per i giovani.
Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
A volte nasce per caso, altre volte vai in archivio e ti ritrovi affascinata da un soggetto che poi vai a ricercare.
Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?
E’ carente, ma non mi sento di parlarne senza avere più informazioni a riguardo. Nella Valle dell’Irno, in particolare, abbiamo piccole realtà pure interessanti. Anni fa pubblicai con la casa editrice locale "IL GRAPPOLO" il mio libro "L’antica civiltà dei mulini ad acqua" che fu portato alla fiera di Torino ed ebbe molta pubblicità.
Progetti futuri?
Tanti, molti interattivi e altre pubblicazioni.
Cosa ti ha lasciato la pandemia?
Oltre la paura, la pandemia è stata esperienza di vita, tempo per riflettere, per dare opportunità ai veri valori come la famiglia. Ci ha dato modo di capire le vere priorità. Quando si vedevano i nonni morire, il mio pensiero andava alla perdita di una fetta di umanità che non poteva essere più testimone. La pandemia mi ha lasciato paura, incertezza del domani, con un bisogno di accelerare e portare a termine in tempi brevi i progetti, ma soprattutto una gran voglia di tranquillità.
Anna De Rosa 26/04/2022
La suggestione dell'attimo felice negli scatti di Giovanna Rispoli
Giovanna Rispoli è una fotografa, che durante l’adolescenza, ai tempi del Liceo Artistico di Salerno, ha avuto la fortuna di avere professori che sono stati e sono tuttora grandi artisti e critici d’arte. Si è fatta notare per il suo spirito di partecipazione alla realtà culturale di Salerno. Per una serie di motivi, ha vissuto un lungo periodo di silenzio creativo, interrotto circa due anni fa, quando si è rivestita di una “pelle nuova” ed ha ritrovato il suo spirito artistico e sono arrivate partecipazioni a collettive con le sue fotografie.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata a Salerno e vivo a Pellezzano.
Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?
Nel lontano 1985, quando scelsi di iscrivermi al Liceo Artistico. Gli anni della mia formazione completa li ho avuti negli anni '90, quando, ancora liceale, frequentavo gli studi di alcuni maestri d’arte come Matteo Sabino e Sergio Vecchio. Due grandi maestri di cultura a 360 gradi. Da loro ho imparato molte tecniche pittoriche, a mescolare i colori, a preparare tele, ma soprattutto ad osservare la natura, gli oggetti, a sentire ad ascoltare i loro racconti, le loro esperienze culturali artistiche. Da loro ho imparato praticamente come si crea un’incisione, un murale, un mosaico, un restauro di un quadro, un vaso di ceramica, come si fotografa.
Come nasce una tua opera? Cosa cerchi di comunicare?
Ho costruito una macchina fotografica con la quale potevo scattare foto e svilupparle io. Una passione innata, ma la grande ispirazione l’ho avuta osservando i paesaggi marini, i tramonti, facendo lunghe passeggiate al mare, visitando paesi. Cerco di comunicare emozioni, calma, serenità, anche paura, perché a volte la mia anima è in tempesta ed ascoltando le onde del mare mi calmo, divento serena, felice. Scelgo il soggetto dei miei lavori quando esco e sono in giro con il mio motorino, e mi fermo dove un paesaggio, un animale, un fiore, una spiaggia mi colpisce e cerco di catturare l’attimo fuggente con la mia macchina fotografica.
Gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?
I due grandi artisti precedentemente citati, che non ci sono più. I loro insegnamenti mi hanno molto influenzato, le loro critiche positive, i loro rimproveri. I pomeriggi trascorsi presso i loro studi mi hanno formata e tramite loro ho avuto modo di conoscere e frequentare gallerie (Il Catalogo, Verrengia), il Museo Frac e critici d'arte come Massimo Bignardi e Rino Mele e altri.
Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese?
Qui al Sud è un po' provinciale, c’è poca cultura, la gente segue di più cose futili e poco una bella mostra, si pensa solo al locale dove andare a sentire musica e cenare. Eppure nella Valle dell’Irno, a parte Salerno, ci sono complessi museali importanti come il Museo Eremo dello Spirito Santo di Capriglia e il convento di San Francesco di Baronissi.
Progetti futuri? Cosa ti ha lasciato la pandemia?
I miei progetti mi impegnano a seguire la mia evoluzione e ricerca artistica attraverso la fotografia. In questi due anni di pandemia ho imparato ad ascoltare il mio essere, i miei sentimenti, desideri, valori, nozioni; la solitudine ha scatenato la mia voglia di vivere, di ripresa, di rimettermi in gioco, di vivere di nuovo per le strade e fotografare gli attimi, i momenti, le persone, gli oggetti, i tramonti, le albe, il mare calmo, in tempesta, gli animali, i fiori, la natura, tutto ciò che è bello, che stimola serenità, felicità, gioia, pace, tranquillità.
Anna De Rosa 24/10/2022
I valori universali nelle "fiabastrocche" di Maria Pia Busiello
Maria Pia Busiello, docente specializzata nell'insegnamento di sostegno per gli alunni portatori di disabilità, nonchè Presidente dell'Associazione "Le Strade per il futuro", è appassionata scrittrice di pensieri con poche rime e filastrocche, ispirati da situazioni, cose e persone.
Attraverso il “gioco letterario”, offerto dal magico mondo della letteratura d’infanzia, l’autrice riesce a suggerire un’importante riflessione sui valori universali della famiglia, dell’amore, del diritto alla fanciullezza e alla realizzazione dei propri sogni, troppo spesso occultati e relegati nell’angolo dell’oblio.
Componente del gruppo teatrale "La Messainscena", che con spettacoli di beneficenza raccoglie contributi per finanziare progetti a favore di alunni con disabilità, è promotrice del riciclo creativo, che ha come obiettivo la trasformazione di materiali vari, che altrimenti andrebbero destinati alla pattumiera, in oggetti simpatici e a volte anche utili.
Dove sei nata? Dove vivi?
Sono nata nella provincia di Napoli ma vivo a Salerno.
Quando e come è cominciato il tuo percorso creativo? Perché la voglia di scrivere?
E’ nato con me, fin da piccola ho avuto la passione per l'arte e la scrittura creativa.
Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione?
Nasce dal quotidiano; cose, persone, situazioni particolari sono la mia fonte di ispirazione, sono una osservatrice.
Cosa cerchi di comunicare attraverso il tuo scrivere? Come scegli il soggetto di un tuo lavoro?
Il quotidiano mi ispira tantissimo, virtù e - ahimè - vizi del genere umano; io comunico sdrammatizzando, attraverso uno stile semplice e divertente come quello delle mie “fiabastrocche”: la fusione del nucleo narrativo della fiaba con assonanze, rime e allitterazioni tipiche delle filastrocche.
Case editrici, critici, istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’editoria contemporanea del nostro Paese?
La mia opinione non è molto felice, in quanto considero questo settore come una giungla, sono poche le case editrici che valutano obiettivamente il valore di un testo; diversamente, la maggioranza delle case editrici sono solo degli specchietti per le allodole, con l'intento unico di un proprio tornaconto, limitandosi ad un'azione unitamente di stampa e non di vera valorizzazione degli autori e delle loro opere.
Progetti futuri?
Una nuova edizione della mia prima pubblicazione dal titolo "Una piccola e semplice storia d'amore", una nuova raccolta di fiabastrocche ed una silloge a tema amoroso.
Usi i social per promuovere la tua arte?
Si. in modo particolare Facebook.
Come hai vissuto il periodo della pandemia? cosa ti ha lasciato?
Sicuramente non è stato un periodo semplice, però grazie alla scrittura ed alla mia creatività tutto è stato meno pesante. Mi sono adoperata inoltre ad intrattenere online con dirette Facebook, rallegrando con le mie fiabastrocche grandi e piccini. Inoltre, questo periodo di "cattività" mi ha dato la possibilità di perfezionare la tecnica del riciclo creativo.
Se potessi disporre di una bacchetta magica, quale problema al mondo risolveresti e perché?
Senza ombra di dubbio, la guerra; con la mia bacchetta magica vorrei illuminare le menti dei potenti ad agire per la pace e non per sete di potere.