Salerno, Gallo porta al Verdi l'avvocato Malinconico in versione teatrale
Il personaggio è divenuto popolare anche grazie alla serie tv trasmessa su Rai 1
Redazione Irno24 10/02/2026 0
Massimiliano Gallo è in scena al Verdi di Salerno dal 12 al 15 Febbraio 2026 con lo spettacolo “Malinconico – moderatamente felice”, scritto da Diego De Silva con lo stesso Gallo, che della rappresentazione è regista ed attore. Il personaggio di Vincenzo Malinconico, nato dai romanzi di De Silva e divenuto popolare anche grazie alla serie girata in gran parte a Salerno, prodotta e trasmessa da Rai 1, arriva sul palco in una forma teatrale che ne esalta l’ironia, la fragilità e la capacità di raccontare il quotidiano.
Gallo interpreta un avvocato “d’insuccesso”, travolto dagli eventi più che protagonista delle proprie scelte. È un uomo che affronta fallimenti, amori scombinati, nevrosi e piccole epifanie con un disincanto che diventa specchio delle contraddizioni contemporanee. La regia di Gallo punta su un dialogo diretto con il pubblico, su un ritmo narrativo vivace e su una costruzione scenica essenziale, che mette al centro la parola e l’umanità del protagonista. In scena al suo fianco un cast affiatato - Biagio Musella, Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito e Manuel Mazia - che contribuisce a creare un universo teatrale ricco di sfumature emotive e comiche.
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Annamaria Parlato 31/07/2021
Storia e collezioni del Museo Diocesano San Matteo di Salerno
Fra il ‘500 e il ‘600 appaiono progressivamente nuove tipologie di musei, con intenti prevalentemente pedagogici e didattici; esse sono ampiamente rappresentate in ambito ecclesiastico, insieme ai musei scientifici, di cui sono dotati seminari, collegi e altri istituti di formazione legati soprattutto alla Compagnia di Gesù. Subito dopo, sorgono, i Musei delle cattedrali e i Musei dell’opera, con lo scopo di custodire ed esibire opere d’arte e oggetti culturali, generalmente non più in uso, provenienti dalle cattedrali stesse o dalle loro sacrestie.
Alla fine dell’800 e ai primi del ‘900 fanno infine la loro comparsa i Musei Diocesani, analoghi ai precedenti, ma con materiali provenienti anche da altre chiese della città e della diocesi, concentrati in un’unica sede, per salvarli dall’incuria e dalla dispersione. Le prescrizioni della Santa Sede del XX sec. in materia di musei sono indirizzate ai vescovi italiani, ma le stesse si possono ritenere valide per la Chiesa universale. La lettera circolare della Segreteria di Stato del 13 aprile 1923 suggerisce di fondare e organizzare un museo diocesano nell’episcopio o presso la cattedrale.
Molto importante è anche la lettera inviata dal cardinale Pietro Gasparri il 1° settembre 1924, la quale, nel notificare ai vescovi italiani la costituzione della Pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia, dispone anche la formazione in ogni diocesi di Commissioni diocesane per l’arte sacra con il compito di formare e ordinare i musei diocesani. È inoltre rilevante la lettera circolare della Congregazione per il clero dell’11 aprile 1971, che dispone la conservazione in un museo diocesano o interdiocesano di quelle opere d’arte e tesori non più utilizzati a seguito della riforma liturgica.
A capo di un museo diocesano di solito vi è sempre un Vescovo Diocesano, il cui compito è quello di coordinare, disciplinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici; per questo si avvale sia della collaborazione della Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali sia di un apposito Ufficio presso la curia diocesana. Egli inoltre, presenta ai soprintendenti le richieste di intervento di restauro, di conservazione o autorizzazione, concernenti beni culturali di proprietà di enti soggetti alla sua giurisdizione. Le richieste di intervento riguardanti beni librari vengono presentate tramite il vescovo diocesano, all’ufficio centrale competente del ministero per i beni culturali e ambientali.
La storia del Museo Diocesano “S. Matteo” in Salerno può trovare la sua sintesi nelle origini dell’ex Seminario Arcivescovile, insieme ad Archivio e Biblioteca. L’edificio che si prospetta con la facciata principale sul Largo Plebiscito con un’architettura sobria, classica, ebbe la sua origine nel secolo XVI. Fu l’arcivescovo Gaspare Cervantes (1564-68) a stabilire la costruzione del Seminario, in attuazione del Deliberato del Concilio di Trento. Sorse a settentrione del Duomo, a ridosso delle mura della città, inglobandone parte di esse.
Nel 1731, l’arcivescovo Fabrizio De Capua, per renderlo più idoneo allo scopo, ne dispose la demolizione e la ricostruzione. Nel secolo XIX, l’arcivescovo Michelangelo Luppoli fece sopraelevare un altro piano su parte del secondo e fece rifare la facciata principale. L’8 ottobre 1849, papa Pio IX, insieme al re di Napoli Ferdinando II, visitò Salerno e dal balcone principale del Seminario benedisse il popolo salernitano: l’avvenimento è ricordato nella lapide posta sulla porta d’ingresso della sala d’accesso al balcone.
La legge di esproprio per pubblica utilità del 22/12/1861 restrinse il Seminario a pochi locali; ancora requisito negli anni della prima guerra mondiale e utilizzato come ospedale militare, fu riaperto nel 1919 ed è stato attivo fino al 1980. Dopo il terremoto del 1980, nel 1982 le opere furono chiuse al pubblico ma messe a disposizione degli studiosi e fu creata la prima sede della neonata Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. di Salerno e Avellino. Il progetto sulla definitiva sistemazione dell’ex Seminario ha previsto di destinare l’intero primo piano al Museo diocesano, man mano che sono stati restaurati tutti i locali. Dopodichè sono state allestite tre sale in cui è esposta la sezione medievale della raccolta diocesana.
Il museo, in definitiva, fu fondato da Mons. Arturo Capone ed ebbe la prima sede presso il Duomo. Dal 1990 è stato trasferito in Piazza Plebiscito dove ha trovato la sua posizione definitiva. I lavori sulla sistemazione dell’ex Seminario hanno poi stabilito di destinare l’intero piano terra, lungo i portici, alla collocazione del “lapidarium” che in passato era variamente sistemato nell’atrio d’ingresso del vecchio museo; gli ampi saloni interni dell’ex refettorio e delle cucine sono state adibite ed opportunamente attrezzate a laboratori di restauro curati dalla Soprintendenza; la cappella ha ospitato un deposito visitabile di opere d’arte restaurate; le rimanenti sale al piano terra sono state utilizzate per laboratori fotografici, di analisi e studi.
L’ex salone di ricevimento è stato usato come sala per conferenze, mentre i locali sulla sinistra dell’ingresso sono stati destinati alla custodia. I locali disposti sulla verticale dello scalone principale sono diventati uffici e direzione. Il primo piano invece ha ospitato tre sale espositive con manufatti che abbracciano un intervallo compreso tra il sec. IX e il sec. XX. Attualmente vi sono già due sale che espongono la sezione di manufatti medievali e gotico-rinascimentali.
Tra le opere di maggior rilievo vi sono, oltre una ricca raccolta numismatica, la serie degli avori con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento eseguiti tra la fine dell’XI e la prima metà del XII sec., e le miniature appartenenti originariamente al rotolo membranaceo dell’Extultet della metà del XIII sec. La pinacoteca è composta da quasi 100 dipinti, che rappresentano una notevole sezione della cultura figurativa dell’Italia Meridionale dal XIII al XIX sec.
A partire dall’età angioina, Salerno si era inserita nell’orbita politica, culturale e artistica della corte napoletana; tra i dipinti su tavola provenienti da cultura giottesca o dall’ascendenza senese e martiniana si annoverano tra i più importanti: la Crocifissione giottesca di Roberto D’Oderisio del XIV sec., la Pietà di fattura avignonese, l’Incoronazione della Vergine di Eboli e una piccola tavola con S. Michele Arcangelo di Cristoforo Scacco.
L’adesione alle conquiste rinascimentali della pittura salernitana si evidenzia nelle intelaiature prospettiche di Vincenzo de Rogata, mentre la presenza in alcune tavole di modi umbro-marchigiani introduce alla lettura di Andrea Sabatini da Salerno, il più celebre interprete della lezione raffaellesca dell’Italia Meridionale, di cui si possono ammirare in particolare la Pietà e la Madonna tra i Santi Aniello e Leonardo. Notevole è la presenza della pittura naturalistica come la Giuditta di attribuzione caravaggesca e le possibili attribuzioni nell’ambito della pittura napoletana come il S. Pietro piangente, S. Girolamo penitente, S. Brunone e la Maddalena.
Le opere di cultura barocca e neoclassica sono narrazioni colte, caratterizzate da un’accentuata propensione pittoricistica che prelude, alla rivincita delle istanze classiciste della prima metà del sec. XVIII, con l’interpretazione locale della fortunatissima formula solimenesca. Molte opere del Museo rientrano ampiamente nella storiografia artistica corrente, ma vi sono anche opere poco conosciute che attendono una precisa definizione del loro valore artistico. La scultura è presente con pochi pezzi ma di notevole valore come S. Giuseppe, in legno dorato, ed il S. Martino.
Nei luminosi corridoi di accesso alle sale è stata collocata parte della collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e della Zecca di Salerno. Tra le migliaia di monete c’è da segnalare il famoso Follaro di Gisulfo II con la raffigurazione della Opulenta Salernum.
I musei diocesani, con tutte le manifestazioni che vi si connettono, sono intimamente legati al vissuto ecclesiale, poiché documentano visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità.
Un museo diocesano è dunque il luogo che documenta l’evolversi della vita culturale e religiosa, oltreché il genio dell’uomo, al fine di garantire il presente. Di conseguenza non può essere inteso in senso assoluto, cioè sciolto dall’insieme delle attività pastorali, ma va pensato in relazione con la totalità della vita ecclesiale e in riferimento al patrimonio storico-artistico di ogni nazione e cultura. Deve quindi necessariamente inserirsi nell’ambito delle attività pastorali, con il compito di riflettere la vita ecclesiale tramite un approccio complessivo al patrimonio storico-artistico.
Redazione Irno24 11/09/2025
Salerno, si chiude Barbuti Festival 2025: pubblico certifica qualità cartellone
Si è appena conclusa l’edizione 2025 della rassegna estiva di teatro “Barbuti Festival”, che ha raggiunto l’importante anniversario del quarantennale. Una rassegna che ormai caratterizza l’estate salernitana, senza soluzione di continuità, da quattro decenni. Una delle rassegne teatrali più longeve della Campania, fortemente legata a un luogo del centro storico di Salerno: l’antico slargo longobardo di Santa Maria dei Barbuti, dove gli eventi si svolgono in uno scenario a cielo aperto, sotto le stelle e con le quinte dei palazzi antichi. Di qui anche lo slogan dell’edizione che si è appena conclusa “Storia di un palcoscenico”, mentre un’altra appendice del Festival si apre nel vicino spazio di Apollonia Hub, “La notte dei Barbuti”.
È tempo di bilanci che la direttrice organizzativa, Chiara Natella, della Bottega San Lazzaro, traccia a caldo: “Sedici appuntamenti, oltre 50 artisti che si sono esibiti. Il pubblico ci ha confortato con la sua presenza numerosa quasi tutte le sere, confermando la bontà di un cartellone diversificato e di qualità, dove hanno trovato spazio il teatro di tradizione, il teatro classico, le commedie, la danza, il canto e la musica. Lavoriamo tutto l’anno per selezionare le compagnie, ma questa è stata un’edizione che andava celebrata, per questo abbiamo consegnato ad alcuni protagonisti della rassegna il Longobardo, un cavallo in ceramica dell’artista Nello Ferrigno.
Il Premio Peppe Natella è andato quest’anno all’attrice salernitana Annarita Vitolo, che arricchisce ulteriormente un albo d’oro di grande prestigio (Michele Placido, Massimo Venturiello, Peppe Barra, Anna Mazzamauro, Beatrice Fazi). Sempre crescente l’interesse per il teatro classico con 'Foglie di Teatro', a cura di Andrea Carraro, per la danza con 'Incontri', a cura di Antonella Iannone, e con il Salerno Day, la tre giorni a cura di Eduardo Scotti, che si è appena conclusa. Numerosissima la partecipazione alle passeggiate-visite guidate nel centro storico, 'La Medicina va in scena – alla scoperta della Scuola Medica Salernitana', a cura dell’associazione culturale Erchemperto. Nei tre giovedì abbiamo avuto oltre 500 partecipanti”.
Redazione Irno24 14/02/2020
Festival Teatro XS, "La Terra Smossa" porta in scena Ionesco
Domenica 16 Febbraio 2020, alle ore 19, secondo spettacolo in cartellone per la 12a edizione del Festival Nazionale "Teatro XS" Città di Salerno. A salire sul palco del Teatro Genovesi (Via Sichelgaita) sarà la Compagnia "La Terra Smossa" di Gravina (BA) che presenterà "Il Re muore" di Eugène Ionesco.
L’autore in questo testo racconta la condizione umana attraverso una favola dalle dimensioni e dai colori grotteschi, in un’atmosfera surreale e metafisica, "dipingendo" i personaggi alla maniera di De Chirico. In scena Leo Coviello (Bérenger I), Maria Pia Antonacci (la regina Marguerite), Elisabetta Rubini (La regina Marie), Angelo Grieco (il medico), Teresa Cicala (Juliette). La regia è di Gianni Ricciardelli. Audio e luci di Gaetano Ricciardelli.