Salerno, il 3 Aprile al Teatro Genovesi "Il sogno di Domenico"

In scena alle ore 19:00 la compagnia "Colpo di Maschera" di Fasano

Redazione Irno24 31/03/2022 0

Domenica 3 Aprile, alle ore 19, al Teatro Genovesi, nell’ambito della tredicesima edizione del Festival Nazionale "Teatro XS Città di Salerno", la compagnia “Colpo di Maschera” di Fasano (BR) presenta “Il sogno di Domenico” di Gerry Moio. Un lavoro originale costruito su parole e note che diventa di fatto una dedica all’indimenticato Domenico Modugno.

A dar voce al “racconto semiserio di uomini col desiderio di volare” (come è riportato anche nel sottotitolo) è proprio l’autore dello spettacolo, Gerry Moio. La regia è di Mimmo Capozzi, gli arrangiamenti e le performance musicali sono di Demy Ditano.

Lo spettacolo, pluripremiato in diverse rassegne nazionali, si fonda su una scrittura originale che proietta lo spettatore in un volo narrativo e musicale, teso a ripercorrere i confini del “successo”, nel nome di un grande cantautore come Domenico Modugno. L’atto unico incanta per il modo con il quale avvicina lo spettatore a quel Domenico che è stato definito il “meraviglioso rivoluzionario della musica italiana”. Ad essere portato in scena è un sogno che fa sorridere, emoziona e invita alla riflessione.

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Redazione Irno24 14/07/2026

L'attore salernitano Danilo Napoli in top 5 all'Hollywood Fringe Festival

Da un palcoscenico autoprodotto a Salerno alle luci di Manhattan e Los Angeles, fino a entrare nella cinquina dei migliori spettacoli internazionali d'America. L'attore, regista e drammaturgo salernitano Danilo Napoli, 34 anni, è stato ufficialmente nominato per il prestigioso Fringe International Award all'Hollywood Fringe Festival 2026 con il suo monologo distopico "The show has been cancelled (due to the end of the world)".

Un traguardo straordinario che corona una tournée oltreoceano trionfale, trasformando l'artista e la sua compagnia, Vitruvio Entertainment, in un punto di riferimento culturale per il territorio. La tournée ha visto l’artista affrontare una complessa sfida artistica in diversi festival teatrali del mondo. Dopo essere stati a Barcellona, nel mese di novembre, per il festival Inscena, a maggio la produzione della factory salernitana è sbarcata a New York nell'ambito di "In Scena! Italian Theater Festival NY", calcando i palchi storici del WOW Café Theater di Manhattan e del BAAD nel Bronx con il pluripremiato dramma psicologico "Rumore Bianco". Lì la critica newyorkese si è spesa in lodi aperte: la celebre testata Thinking Theater NYC ha esaltato la capacità dell'opera di generare una profonda empatia, definendola memorabile.

Subito dopo, a giugno, il viaggio è proseguito a Los Angeles per l'Hollywood Fringe Festival. Qui, Napoli ha compiuto il grande salto recitando interamente in lingua inglese il suo secondo monologo, "The Show Has Been Cancelled (Due to the End of the World)", un'opera tragicomica e feroce sui cambiamenti climatici, nata da un progetto di sensibilizzazione dell'Associazione Salute e Vita, in collaborazione con il CSV Sodalis Salerno. Cinque repliche infuocate al Broadwater Second Stage che hanno folgorato pubblico e stampa americana: il prestigioso NoHo Arts District ha dedicato recensioni entusiaste allo spettacolo, lodandone la performance di Napoli e l'impatto emotivo. Il coronamento è arrivato con l'inserimento ufficiale tra i primi 5 migliori spettacoli internazionali del festival.

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Federica Garofalo 03/01/2021

La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano

Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.

Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.

Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.

Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).

Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.

Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.

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Redazione Irno24 22/12/2025

Salerno, a Mariconda murales per il teatro: uno omaggia Scarpetta

Il quartiere Mariconda di Salerno è stato protagonista di una giornata dedicata all’arte urbana e al teatro, segnata dall’inaugurazione del murale in omaggio a Eduardo Scarpetta, figura simbolo della tradizione teatrale italiana. L’iniziativa rientra nel progetto “Eduardo Scarpetta 100: Cultura, Teatro e Innovazione”, promosso da Erre Erre Eventi ETS e realizzato grazie al contributo della Regione Campania, con il sostegno del Comune di Salerno, della Fondazione Carisal e del Comitato di Quartiere Mariconda.

Il primo murale, monumentale e permanente, realizzato sulla facciata di un edificio di via Aniello Torino, è dedicato a Eduardo Scarpetta ed è firmato dall’artista salernitano Giuseppe De Martino (AMED). Il secondo murale, di carattere temporaneo, è stato realizzato all’interno di Villa Bracciante ed è curato dall’artista e graphic designer Daniele Santoro (FLO), con la supervisione artistica dell’associazione Collaterart, presieduta da Fabio Avella. Le due opere si configurano come un racconto visivo di momenti di teatro, concepito come strumento di sperimentazione artistica e partecipazione culturale, in dialogo diretto con il contesto urbano e con la comunità del quartiere.

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