"Incursioni Contemporanee", Lello Lopez per il 2° appuntamento espositivo

Inaugurazione della mostra il 13 Novembre alle 12:00

Redazione Irno24 11/11/2021 0

Il 13 novembre 2021, alle ore 12.00, per il secondo appuntamento espositivo di Incursioni Contemporanee, nello spazio ipogeo di San Pietro a Corte, sarà inaugurata la mostra dell’artista Lello Lopez. Ingressi (gratuiti) dal Martedì alla Domenica dalle 10:00 alle 18:30.

L'esposizione, organizzata dalla Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, a cura di Alessandro Demma, presenta alcuni lavori che vanno dal 2014 al 2021 ed è concepita come un complesso labirinto fatto di corpi, immagini, segni e simboli, per aprire un dibattito tra la storia del luogo e le attente riflessioni contemporanee dell’artista napoletano.

Lopez presenta una serie di opere che prendono le mosse dal suo recente progetto "Deposito materiale di senso" (2020): vari elementi che, attraverso contaminazioni ed equivoci, sono messi in relazione tra loro svelando aspetti iconologici, narrazioni e relazioni nascoste.

Poggiati su una scrivania, in uso un tempo negli studi medici, una scultura di terracotta di due mani parzialmente sovrapposte che reggono un piccolo registratore che invita a lasciare una traccia vocale - testimonianza di un’interazione che andrà inevitabilmente a modificare di volta in volta il valore ontologico dell’opera - tre megafoni recanti su apposite etichette i nomi di Joseph Kosuth, Robert Barry, Lawrence Weiner, artisti che notoriamente usano la sintesi verbale;

un taccuino aperto su una pagina di vecchi appunti, trovati tra libri di casa, che parla della danza e del gioco come massima espressione estetica nel bambino, e, infine, una traccia sonora che ripete la “Apologia di Socrate” di Platone, recitata dal padre dell’artista, riprende dal passato e attualizza una lezione etico-politica resa esteticamente concreta dalla verità della voce.

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Redazione Irno24 09/01/2020

Dai Colli di Salerno fino al centro storico si "Cammina sulle Luci"

Sabato 11 Gennaio 2020, Duomo Trekking Salerno ripropone "Cammina sulle Luci", storico format in collaborazione con l'Associazione Erchemperto e la Rete dei Giovani per Salerno. Si tratta di un trekking pomeridiano, all'orario del crepuscolo, facile ed in discesa, che dai Colli di Salerno conduce fino al centro storico, osservando dall'alto la progressiva accensione delle Luci d'Artista, prima di poterle vivere dal basso.

Appuntamento alle ore 14:40 presso Piazza XXIV Maggio (Piazza Malta), alla fermata dell'autobus della linea numero 19 di Busitalia, da prendere in risalita fino alla Località Croce, punto in cui inizierà l'escursione in discesa verso Salerno città. Il contributo di partecipazione, interamente devoluto all'Orfanotrofio House of Flowers di Kabul, è di 10 euro. E' necessario acquistare il biglietto del bus prima di raggiungere l'appuntamento.

La passeggiata terminerà ai Giardini della Minerva per visitare ed ammirare "Lumina Minervae". Il biglietto di ingresso è incluso nel contributo di partecipazione.

Note organizzative

L'autobus transiterà poco prima delle ore 14:50, pertanto è richiesta massima puntualità.

Dislivello in discesa: 420 metri
Lunghezza percorso: 5,5 km
Tempo di percorrenza: 2h 30'

Rientro previsto a Salerno Centro per le ore 18:00

Sono necessarie buone scarpe ed un abbigliamento comodo; è opportuno dotarsi di una giacca a vento o kway e di una torcia (anche quella del cellulare) per affrontare l'ultimo tratto - dove la luce potrebbe scarseggiare - prima della zona urbana illuminata. Non bisogna, infine, dimenticare acqua e qualche spuntino (o frutta) da consumare lungo strada facendo. Sul percorso non si troveranno bagni, se non in natura.

Info 340 9778659 - 329 4607701

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Redazione Irno24 27/05/2022

Decima edizione di "Salerno Letteratura", presentazione il 30 Maggio

Lunedì 30 maggio alle 10, nella Sala del Gonfalone di Palazzo di Città, si terrà la conferenza stampa di presentazione della decima edizione del Festival "Salerno Letteratura", in programma dal 18 al 25 giugno. Interverranno il sindaco Vincenzo Napoli, il delegato alla cultura Ermanno Guerra, i direttori artistici Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo e la direttrice organizzativa Ines Mainieri.

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Federica Garofalo 03/01/2021

La leggenda di Pietro Barliario, mago salernitano

Gli eruditi del Seicento, che per primi parlano di lui, lo chiamano in diversi modi (Barliario, Baliardo, Baialardo, Baliabardo), è stato perfino confuso con il grande filosofo francese Pietro Abelardo, ma la storia è pressappoco simile. Pietro Barliario, maestro di medicina, visse nella Salerno del XII secolo e sviluppò una propensione particolare per la magia e la negromanzia; soggiogando i demoni alla sua volontà, fece costruire il porto di Salerno, lasciato incompiuto per il canto di un gallo sfuggito allo sterminio da lui ordinato; in una sola notte fece innalzare i cosiddetti “archi dei diavoli”, ovvero l’acquedotto medievale che ancora oggi si può vedere tra via Velia e via Arce.

Un giorno, però, due suoi nipoti giovinetti, in assenza dello zio, aprirono di nascosto i suoi libri di magia nera, e ciò che vi era scritto li terrorizzò talmente che caddero morti entrambi; al suo ritorno, Barliario scoprì l’accaduto, e, divorato dal rimorso, bruciò tutti i suoi libri di negromanzia e si rifugiò nel monastero di San Benedetto, dove rimase prostrato in preghiera per tre giorni e tre notti implorando perdono. Alla fine, arrivò la risposta: il crocifisso di legno chinò la testa in avanti in segno di misericordia.

Da allora, Barliario vestì l’abito benedettino e rimase nel monastero, dove morì nel 1149 all’età di 93 anni. Non sappiamo come questa leggenda sia nata: Antonio Mazza, priore del Collegio Medico di Salerno nella seconda metà del Seicento, afferma di aver visto la sua epigrafe funeraria, con scritto in Latino “Questo è il sepolcro di Maestro Pietro Barliario”; il suo contemporaneo Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie e grande erudito, riporta una cronaca scritta dall’abate Roberto di San Benedetto nel 1403 che sarebbe la prima testimonianza in assoluto della leggenda.

Purtroppo entrambe queste testimonianze sono andate perdute, e oggi non ci è così permesso verificarle. Possiamo però dedurre che si tratta di una “leggenda erudita”, cioè una leggenda che non nasce dal basso, dal popolo, ma dalle opere degli intellettuali, e solo in un secondo momento arriva al popolo. È curioso che la leggenda di Barliario sia arrivata fino in Abruzzo, dove si attribuisce ai diavoli, comandati da “Baialardo”, la costruzione della Via Lattea di Casoli (Chieti).

Nell’Ottocento, si aggiunge il particolare che il miracolo del Crocifisso di San Benedetto avrebbe dato origine alla Fiera di Salerno, detta anche “Fiera del Crocifisso”, che si teneva in concomitanza delle due feste del patrono San Matteo, a maggio e a settembre; la prima testimonianza della fiera, però, citata anche da autori del Trecento come Franco Sacchetti, si data però attorno al 1260, cioè più di un secolo dopo la presunta morte di Barliario.

Fino all’Ottocento, inoltre, era in uso anche il detto dialettale che, per dire a qualcuno che ne aveva fatte di tutti i colori, recitava “N’haje fatte cchiù ttu ca Bajalardo”, “Ne hai fatte più tu che Baialardo”. Forse l’unica cosa concreta che ci rimane di questa leggenda è il “Crocifisso del miracolo”, il crocifisso ligneo di XII secolo oggi esposto al Museo Diocesano di Salerno.

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