Confcommercio Campania in piazza il 5 Novembre in difesa degli "invisibili"
Manifestazione in contemporanea in 4 città della regione
Redazione Irno24 03/11/2020 0
Sono "invisibili" le migliaia di imprese del Commercio – i settori Moda e Gioielleria su tutti - che, pur non avendo subito limitazioni di orario, da maggio ad oggi, hanno sofferto un tracollo delle vendite superiore al 50% e si ritrovano con i magazzini pieni di merce, ormai svalutata, da dover pagare. Ciò nonostante, né il Governo né la Regione hanno previsto ancora una qualsiasi forma di sostegno concreta, come promesso nei mesi scorsi.
Per dare voce alle imprese, Confcommercio Campania ha organizzato una manifestazione prevista per giovedì 5 novembre, alle 18,30, che si svolgerà in contemporanea in quattro città della regione: a Napoli, in Piazza dei Martiri, a Salerno, in Piazza Portanova, a Castellammare di Stabia, in Piazza Giovanni XXIII e a Sorrento, in Piazza Tasso.
"Dopo aver manifestato nelle scorse settimane il disagio della categoria dei pubblici esercizi, abbiamo il dovere di dar voce alle imprese del commercio. Queste ultime, pur non essendo state chiuse per decreto, vivono una situazione drammatica, trovandosi di fatto in regime di lockdown, ma senza ricevere aiuti economici e con magazzini saturi di merce, affitti da pagare e dipendenti a carico. Come sempre, tutto verrà svolto nel pieno rispetto delle norme di sicurezza anti contagio Covid-19" spiega Giuseppe Gagliano, Presidente Confcommercio Campania, nella sede di Salerno.
Durante il sit-in, tutti i commercianti saranno vestiti di bianco, da "fantasmi", per rappresentare in forma pacifica e silenziosa, ma dando un segnale forte di dissenso, la loro invisibilità agli occhi di una classe politica che sta portando le imprese del Commercio – oltre 300.000 solo in Campania – ed i loro collaboratori, verso il fallimento e la disoccupazione, se non arriveranno immediatamente gli aiuti sufficienti a tenere in vita le aziende.
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Redazione Irno24 18/10/2023
Luci d'Artista, Confesercenti Salerno: "Tuteliamo i commercianti"
Questa mattina, la Confesercenti di Salerno ha inviato all’amministrazione comunale una richiesta di cronoprogramma per i lavori di restyling del Corso Vittorio Emanuele. Con l’inizio dell’iniziativa Luci d’Artista, kermesse ormai consolidata ed attesa, per evitare lamentele, disagi ed i cosiddetti “imbottigliamenti”, è necessario conoscere i tempi dei lavori di manutenzione del Corso; si ha la necessità di coniugare le esigenze del mondo del commercio salernitano e le esigenze dei commercianti, che non vorrebbero mai lavorare con un'utenza infastidita ed irritata dall'impossibilità di una passeggiata in totale relax e sicurezza.
"Bisogna assolutamente dare comunicazione di come si vorrà affrontare la questione, per evitare disagi a chi lavora e a chi vorrà visitare il centro città", è questo il pensiero e l’invito che il Presidente Provinciale di Confesercenti, Raffaele Esposito, rivolge alle istituzioni cittadine.
"Un esercizio culturale fondamentale per evitare polemiche e strumentalizzazioni per un appuntamento annuale, ormai consolidato, che ridà fiato alle fatiche economiche dei nostri commercianti, stremati da pandemie, caro vite, caro bollette e pressione fiscale, fattori che ogni giorno, inesorabilmente, contribuiscono a far cessare attività anche storiche ormai al collasso.
Ormai questi appuntamenti determinato la “vita” del commercio tradizionale e per loro dobbiamo necessariamente fare uno sforzo maggiore, per non complicare ulteriormente la vita economica di questi eroi delle nostre città e dei nostri quartieri. Siamo certi che l'amministrazione comunale saprà trovare le giuste soluzioni per il bene della città e dei suoi visitatori".
Redazione Irno24 29/05/2024
"No fake in Italy", Coldiretti Salerno manifesta contro pomodoro cinese
"Sono partiti i blitz nei porti di Salerno e Bari per difendere il nostro made in Italy dall'invasione di prodotti stranieri. Le operazioni di denuncia sono ancora in corso, con gli agricoltori di Coldiretti che, una volta saliti sui gommoni, hanno avvicinato le navi al grido di "No fake in Italy".
A Salerno è arrivata la nave nei pressi del porto con 40 container di concentrato di pomodoro cinese, accusato di essere ottenuto con lo sfruttamento del lavoro delle minoranze. Il carico era partito lo scorso 29 aprile sul treno della China-Europe Railway Express, per essere trasferito su nave e arrivare nel porto di Salerno dopo un viaggio di diecimila chilometri tra binari e mare.
Il 90% del concentrato di pomodoro cinese destinato all’esportazione viene dai campi della regione dello Xinjiang, dove verrebbe coltivato grazie al lavoro forzato degli uiguri. Un fenomeno denunciato dalle associazioni per il rispetto dei diritti umani. Lo scorso anno l’Italia ha importato 85 milioni di chili di pomodoro trasformato cinese, proveniente in gran parte proprio dallo Xinjiang, nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano vietato l’importazione sul proprio territorio dal gennaio 2021 per evitare di sostenere il lavoro forzato".
Redazione Irno24 17/08/2026
Uil Salerno: "La casa sta diventando un lusso anche per chi lavora"
"A Salerno si costruiscono nuove abitazioni, anche di pregio, che evidentemente incontrano una domanda capace di sostenerne i prezzi. È il mercato e non può essere demonizzato. Ma accanto a questa realtà ne esiste un’altra, molto più silenziosa e sempre più ampia: quella di chi ha un lavoro e un reddito, ma fatica comunque a trovare una casa alla propria portata. È questa la nuova frontiera dell’emergenza abitativa, sulla quale dobbiamo interrogarci. Non riguarda più soltanto le situazioni di povertà. Riguarda giovani che vorrebbero lasciare la casa dei genitori, coppie che progettano una famiglia, lavoratori con redditi medi, donne con figli, famiglie con persone disabili e anziani che devono far quadrare pensione, spese quotidiane e costo dell’abitazione.
I numeri rappresentano un campanello d’allarme: nell’Avviso ERP 2026 sono state presentate 1.522 domande nel solo Comune di Salerno, il 20% in più rispetto al 2022. Ma il dato dell’edilizia pubblica racconta solo una parte del problema. C’è infatti un pezzo di società che rischia di rimanere schiacciato nel mezzo: troppo ricco per accedere all’edilizia popolare e troppo debole economicamente per sostenere i prezzi del mercato. Ed è proprio qui che, per il sindacato, la questione della casa incontra quella del lavoro. Se avere un’occupazione non basta più per pagare serenamente un affitto, se due giovani che lavorano rinviano la propria autonomia perché non riescono a sostenere il costo di un’abitazione, se un anziano con una pensione normale deve destinare alla casa una parte eccessiva del proprio reddito, significa che non siamo più davanti soltanto a un problema immobiliare. Siamo davanti a un problema di salari, potere d’acquisto e qualità della vita.
Il lavoro deve tornare a garantire autonomia e la possibilità di costruire il proprio futuro. Per questo, alla battaglia per salari più adeguati, occupazione stabile e recupero del potere d’acquisto, deve accompagnarsi una nuova politica dell’abitare. Ma sarebbe altrettanto sbagliato individuare nei proprietari la causa del problema. Una seconda casa non è automaticamente sinonimo di ricchezza o speculazione. Per tante famiglie quell’immobile è stato acquistato con i risparmi, i sacrifici e le privazioni di una vita di lavoro, pensando di costruire una sicurezza per la vecchiaia, integrare il reddito o lasciare qualcosa ai propri figli. Su quell’immobile, però, pesano tasse, tributi, manutenzione ordinaria e straordinaria e il rischio di eventuali morosità. Anche questo contribuisce alle richieste di maggiori garanzie e alla determinazione dei canoni. Ecco perché non serve alimentare una contrapposizione tra chi cerca casa e chi la possiede. Bisogna fare in modo che i loro interessi possano incontrarsi.
Se chiediamo al piccolo proprietario di affittare a un prezzo sostenibile, Stato e Comuni devono rendere quella scelta conveniente attraverso agevolazioni fiscali, riduzioni dei tributi locali e maggiori certezze. Un fondo di garanzia contro la morosità potrebbe, ad esempio, tutelare il proprietario e contemporaneamente aiutare quelle famiglie che hanno un reddito ma non riescono a offrire tutte le garanzie oggi richieste. Parallelamente, bisogna aumentare l’offerta di abitazioni accessibili alla fascia media. Il programma regionale HO.P.E., finanziato con 245 milioni di euro, rappresenta un’opportunità importante perché prevede edilizia pubblica, recupero del patrimonio esistente ed edilizia residenziale sociale, quest’ultima rivolta anche a chi non riesce ad accedere ai prezzi di mercato ma non possiede i requisiti per l’ERP. È esattamente quella fascia che oggi rischiamo di perdere dalle nostre città.
Per questo, il tavolo annunciato dall’Amministrazione comunale di Salerno può essere un’occasione da non sprecare. La nostra proposta è farne il punto di partenza di un vero Patto per l’abitare, coinvolgendo Comune, Regione, organizzazioni sindacali, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e mondo delle costruzioni. Dobbiamo conoscere il reale fabbisogno abitativo della città, recuperare e rimettere in circolo il patrimonio disponibile, incentivare i canoni concordati, sostenere l’edilizia sociale e costruire strumenti di garanzia per proprietari e inquilini.
E dobbiamo porci una domanda che riguarda il futuro stesso di Salerno: che città vogliamo costruire e, soprattutto, per chi? Una città può certamente attrarre investimenti e avere un mercato immobiliare di pregio. Ma deve contemporaneamente consentire a un giovane di diventare autonomo, a una coppia di mettere su famiglia, a un lavoratore di abitare vicino al proprio posto di lavoro e a un anziano di continuare a vivere dignitosamente con il proprio reddito. La vera emergenza comincia quando una casa diventa un lusso anche per chi lavora. Non servono contrapposizioni. Serve una politica capace di tenere insieme diritto all’abitare, tutela della piccola proprietà, lavoro e salari. Perché una città cresce davvero solo se, insieme al valore dei suoi immobili, cresce anche la possibilità delle persone di continuare ad abitarla".
Patrizia Spinelli, coordinatrice UIL Salerno