Uil Salerno: "La casa sta diventando un lusso anche per chi lavora"

Spinelli: "Serve un Patto per l’abitare che rimetta insieme casa, salari e politiche pubbliche"

Redazione Irno24 17/08/2026 0

"A Salerno si costruiscono nuove abitazioni, anche di pregio, che evidentemente incontrano una domanda capace di sostenerne i prezzi. È il mercato e non può essere demonizzato. Ma accanto a questa realtà ne esiste un’altra, molto più silenziosa e sempre più ampia: quella di chi ha un lavoro e un reddito, ma fatica comunque a trovare una casa alla propria portata. È questa la nuova frontiera dell’emergenza abitativa, sulla quale dobbiamo interrogarci. Non riguarda più soltanto le situazioni di povertà. Riguarda giovani che vorrebbero lasciare la casa dei genitori, coppie che progettano una famiglia, lavoratori con redditi medi, donne con figli, famiglie con persone disabili e anziani che devono far quadrare pensione, spese quotidiane e costo dell’abitazione.

I numeri rappresentano un campanello d’allarme: nell’Avviso ERP 2026 sono state presentate 1.522 domande nel solo Comune di Salerno, il 20% in più rispetto al 2022. Ma il dato dell’edilizia pubblica racconta solo una parte del problema. C’è infatti un pezzo di società che rischia di rimanere schiacciato nel mezzo: troppo ricco per accedere all’edilizia popolare e troppo debole economicamente per sostenere i prezzi del mercato. Ed è proprio qui che, per il sindacato, la questione della casa incontra quella del lavoro. Se avere un’occupazione non basta più per pagare serenamente un affitto, se due giovani che lavorano rinviano la propria autonomia perché non riescono a sostenere il costo di un’abitazione, se un anziano con una pensione normale deve destinare alla casa una parte eccessiva del proprio reddito, significa che non siamo più davanti soltanto a un problema immobiliare. Siamo davanti a un problema di salari, potere d’acquisto e qualità della vita.

Il lavoro deve tornare a garantire autonomia e la possibilità di costruire il proprio futuro. Per questo, alla battaglia per salari più adeguati, occupazione stabile e recupero del potere d’acquisto, deve accompagnarsi una nuova politica dell’abitare. Ma sarebbe altrettanto sbagliato individuare nei proprietari la causa del problema. Una seconda casa non è automaticamente sinonimo di ricchezza o speculazione. Per tante famiglie quell’immobile è stato acquistato con i risparmi, i sacrifici e le privazioni di una vita di lavoro, pensando di costruire una sicurezza per la vecchiaia, integrare il reddito o lasciare qualcosa ai propri figli. Su quell’immobile, però, pesano tasse, tributi, manutenzione ordinaria e straordinaria e il rischio di eventuali morosità. Anche questo contribuisce alle richieste di maggiori garanzie e alla determinazione dei canoni. Ecco perché non serve alimentare una contrapposizione tra chi cerca casa e chi la possiede. Bisogna fare in modo che i loro interessi possano incontrarsi.

Se chiediamo al piccolo proprietario di affittare a un prezzo sostenibile, Stato e Comuni devono rendere quella scelta conveniente attraverso agevolazioni fiscali, riduzioni dei tributi locali e maggiori certezze. Un fondo di garanzia contro la morosità potrebbe, ad esempio, tutelare il proprietario e contemporaneamente aiutare quelle famiglie che hanno un reddito ma non riescono a offrire tutte le garanzie oggi richieste. Parallelamente, bisogna aumentare l’offerta di abitazioni accessibili alla fascia media. Il programma regionale HO.P.E., finanziato con 245 milioni di euro, rappresenta un’opportunità importante perché prevede edilizia pubblica, recupero del patrimonio esistente ed edilizia residenziale sociale, quest’ultima rivolta anche a chi non riesce ad accedere ai prezzi di mercato ma non possiede i requisiti per l’ERP. È esattamente quella fascia che oggi rischiamo di perdere dalle nostre città.

Per questo, il tavolo annunciato dall’Amministrazione comunale di Salerno può essere un’occasione da non sprecare. La nostra proposta è farne il punto di partenza di un vero Patto per l’abitare, coinvolgendo Comune, Regione, organizzazioni sindacali, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e mondo delle costruzioni. Dobbiamo conoscere il reale fabbisogno abitativo della città, recuperare e rimettere in circolo il patrimonio disponibile, incentivare i canoni concordati, sostenere l’edilizia sociale e costruire strumenti di garanzia per proprietari e inquilini.

E dobbiamo porci una domanda che riguarda il futuro stesso di Salerno: che città vogliamo costruire e, soprattutto, per chi? Una città può certamente attrarre investimenti e avere un mercato immobiliare di pregio. Ma deve contemporaneamente consentire a un giovane di diventare autonomo, a una coppia di mettere su famiglia, a un lavoratore di abitare vicino al proprio posto di lavoro e a un anziano di continuare a vivere dignitosamente con il proprio reddito. La vera emergenza comincia quando una casa diventa un lusso anche per chi lavora. Non servono contrapposizioni. Serve una politica capace di tenere insieme diritto all’abitare, tutela della piccola proprietà, lavoro e salari. Perché una città cresce davvero solo se, insieme al valore dei suoi immobili, cresce anche la possibilità delle persone di continuare ad abitarla".

Patrizia Spinelli, coordinatrice UIL Salerno

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Salvatore Riela 16/09/2024

L'aeroporto di Salerno aggiunge destinazioni, ecco le novità

"Nel 2026, l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi sarà uno dei migliori d’Europa". Sono le parole di Carlo Borgomeo, presidente di GESAC (Gestione Servizi Aeroporti Campani). Un progetto che è decollato lo scorso 11 luglio, quando è stato inaugurato il primo volo dal nuovo scalo.

Secondo quanto si apprende dalle dichiarazioni dello stesso Borgomeo, il quale è stato il primo a credere fortemente in questa iniziativa, l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi nel prossimo biennio riuscirà ad arrivare sul podio internazionale: in collaborazione con la compagnia Jet2 e Jet2 Holidays, infatti, a partire dal 26 maggio 2025, ogni lunedì ci saranno voli diretti per Birmingham e Manchester. Anche sul territorio nazionale ci sono delle novità: grazie alla collaborazione con Volotea, dall’aeroporto salernitano sarà possibile raggiungere direttamente le città di Catania e Verona.

Ad oggi, le destinazioni raggiungibili sono Torino, Milano, Bergamo, Verona, Londra (STN), Malta, Basilea, Londra (LGW). Secondo i numeri diffusi dall’ISTAT, sono stati più di 15mila i viaggiatori passati dall’Aeroporto di Salerno dal giorno della sua apertura, un dato che salirà in vista dei contratti conclusi con molte compagnie aeree, che offriranno una vasta gamma di destinazioni italiane ed internazionali, volte a favorire lo sviluppo turistico della città e, di conseguenza, dell’intero territorio nazionale.

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La quarantena porta alle stelle i prezzi di frutta, verdura, latte, pasta e salumi

Schizzano i prezzi al consumo di frutta (+8,4%), verdura (+5%), latte (+4,1%) e salumi (+3,4%), spinti dalla corsa agli acquisti degli italiani in quarantena e dallo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni ai consumi fuori casa per le chiusure imposte alla ristorazione dall’emergenza coronavirus. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sull’impatto del lockdown sui prezzi dei prodotti alimentari sulla base dei dati Istat relativi ad aprile.

In contrasto con l’andamento dell’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata, il carrello della spesa registra un rincaro rilevante per molti prodotti alimentari la cui domanda è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di quarantena. Con l’emergenza Coronavirus gli italiani – precisa Coldiretti - vanno a caccia di vitamine per aiutare a rafforzare il sistema immunitario contro il virus, come consigliato anche dall’ISS (“Aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta con più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata”).

Ma a spingere in alto la spesa è stata anche la paura di rimanere senza scorte con la dispensa vuota che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Infatti ad aumentare è anche il prezzo della pasta (+3,7%), dei piatti pronti (+2,5%), del burro (+2,5%), dei formaggi +2,4%), dello zucchero (+2,4%), degli alcolici (+2,1%) delle carni (+2%), del pesce surgelato (+4,2%) e dell’acqua (+2,6%).

A pesare è il persistere della chiusura di ristoranti, bar, agriturismi e, in molte regioni, anche dei mercati rionali e degli agricoltori che moltiplicando le offerte ampliano la concorrenza aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione aggravata dai problemi nei trasporti per le difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive.

La chiusura forzata del canale della ristorazione ha infatti provocato un effetto a valanga sull’agroalimentare nazionale con il valore dei mancati acquisti in cibi e bevande per la preparazione dei menu che sale a 5 miliardi per effetto del lockdown prorogato al primo giugno, secondo una stima della Coldiretti.

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Redazione Irno24 19/01/2021

Coldiretti Campania, stop a 800 enoteche affossa settore vino

La chiusura anticipata alle 18 discrimina ingiustamente le oltre 800 enoteche presenti in Campania nei confronti di negozi alimentari e supermercati, nei quali resta correttamente consentita la vendita dei vini. E’ quanto afferma Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania, nel sottolineare l’esigenza di una coerente interpretazione dell’ultimo DPCM per evitare di danneggiare un settore da primato del Made in Italy.

Negli ultimi cinque anni pre-Covid le enoteche sono cresciute di quasi il 13% in Campania, attestandosi al secondo posto in Italia dopo la Lombardia con oltre 800 enoteche, a cui seguono la Toscana e il Veneto. La città di Napoli ha il primato delle enoteche con oltre 500 locali, seguita da Roma e Milano. Guardando alle province, Avellino ne conta oltre 30, così anche Benevento. In provincia di Caserta se ne contano circa 140, mentre in quella di Salerno sono circa 90.

L’entrata in vigore del DPCM del 14 gennaio che vieta dopo le ore 18 la vendita con asporto ai bar senza cucina ed a coloro che esercitano prevalentemente il commercio al dettaglio di bevande rischia di tradursi di fatto - denuncia la Coldiretti - in una ingiustificata disparità di trattamento per la vendita di bevande alcoliche a discapito delle enoteche.

Infatti, fino al prossimo 5 marzo, l’acquisto dei predetti prodotti potrà essere effettuato anche dopo le 18 presso la grande distribuzione e altri esercizi di vicinato che non abbiano come codici Ateco prevalenti quelli ricadenti espressamente nel divieto. Il settore del vino – conclude Coldiretti – è già tra i più colpiti dagli effetti delle misure restrittive con la chiusura della ristorazione dove viene commercializzato più della metà in valore delle bottiglie stappate in Italia.

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