Nicola Barbato, l’uomo che sussurrava alle cipolle

Dove c’è Ramata c’è "Casa" con le prelibatezze di "GB Agricola"

Annamaria Parlato 11/10/2020 0

L’autunno con le sue calde sfumature brunite e ramate è quella stagione dell’anno che invoglia a ritrovare il piacere della tavola e dei prodotti tipici, come la cipolla che regna sovrana in quel di Montoro. Montoro è un comune irpino a metà strada tra Salerno e Avellino, gode di un clima favorevole dato anche dal mare che dista pochi chilometri, ha una natura rigogliosa, è ricco di ottimi prodotti che la terra generosa in maniera spontanea offre ai suoi abitanti ed agricoltori che con passione la coltivano, rendendola ancora più fruttuosa.

Anche Nicola Barbato come i suoi avi è un esperto conoscitore delle colture impiantate nell’azienda di famiglia, a cui si dedica con passione assieme ai suoi due figli, a sua moglie e ai dipendenti. L’azienda che prende il nome di GB Agricola (la sigla GB è la dedica di Nicola a suo padre) è una SRL costituita come società nel 1994, ma la sua attività ha origini molto tempo prima. Sino alla fine degli anni ‘90 i Barbato erano coltivatori di tabacco, poi c’è stata la conversione dagli anni 2000 a ortofrutta scommettendo dal 2010 proprio sulla cipolla ramata, un prodotto tipico della zona la cui dolcezza è diventata proverbiale, tanto da essere utilizzata sia per i salati che i dolci.

GB Agricola è qualità, trasparenza e produzione biologica, coniugando tradizione e innovazione. La struttura è interamente ecosostenibile, si fonde armoniosamente con la natura circostante; qui gli ospiti possono cimentarsi personalmente o assistere alla raccolta dei prodotti e possono accedere perfino alla cucina per mettere alla prova le doti culinarie, preparando piatti tipici e antichi. In azienda la cipolla si coltiva con metodo tradizionale rimasto invariato sull'intero territorio: semenzali in autunno, trapianto in campo a gennaio-febbraio, raccolta a mano dalla seconda metà di giugno.

Dopo la raccolta, le cipolle vengono lasciate essiccare in campo e successivamente vengono depositate in apposite strutture in legno disposte in magazzini ben ventilati e a temperatura costante, in attesa di essere poi commercializzate, generalmente confezionate da mani femminili in forma di trecce a 16 bulbi (metodo più antico), retine biodegradabili o scatole in cartone proveniente dal macero campano e certificato Fsc (le scatole sono automontanti, prive di spillature metalliche e collanti chimici, pronte per essere a loro volta riciclate), disposte infine per il consumo.

In questo periodo nel terreno si piantano i rafani che aiutano nella difesa naturale dai parassiti e con le loro radici fittonanti ossigenano il terreno preparandolo ad ospitare a breve le cipolle. Inoltre i rafani vengono anche utilizzati in cucina per preparare alcune salse piccanti che si abbinano a piatti di carne, robusti e sostanziosi. L’azienda ricava l’energia elettrica da pannelli solari fotovoltaici nel totale rispetto dell’ambiente. Le certificazioni, i premi, le iniziative di cui è promotrice, le partecipazioni a tutti gli eventi, fiere e saloni sia nazionali che internazionali di settore (SANA, Biofach) hanno reso GB Agricola fiore all’occhiello della Regione.

La cipolla viene anche utilizzata nell’industria tessile e nell'edilizia poiché tra i tanti progetti aziendali c’è stato anche quello col Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Salerno per ricavare un particolare pigmento per una pittura ecologica ottenuta dai residui di coltivazione e lavorazione. Francesca Barbato, figlia di Nicola, ha messo a punto anche un’idea innovativa risultando finalista all’Oscar Green di Coldiretti per la categoria “Creatività”, scelta dopo una lunga selezione territoriale tra migliaia di giovani imprenditori di tutta Italia. Francesca ha creato una nuova crema per gli inestetismi cutanei della cellulite, snellente, modellante e drenante. Il prodotto si chiama Cipolla Slim e sfrutta l’alta carica di flavonoidi e le proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anche antitumorali della cipolla.

Guardo oltre per agire in prossimità - dichiara Nicola Barbato - l’ho fatto già tanti anni fa quando dinnanzi ad una scelta ossia quella di partire per il Brasile e continuare a occuparmi di tabacco, scelsi di restare e di investire qui su Montoro. Grazie al lavoro svolto con coscienza, sono riuscito non solo a dare lavoro a tante famiglie del posto ma a creare anche un futuro per mia moglie e i miei figli Antonio e Francesca che prenderanno un domani il mio posto in azienda. Inoltre ho dato vita ad un mercato fiorente che coinvolge l’Irpinia intera e che porta la cipolla nelle cucine e sulle tavole più rinomate d’Italia.

Qui l’economia è circolare, i cartoni e i cassoni sono diventati complementi d’arredo e di design di Casa Barbato, l’agriristorante-pizzeria in cui faccio degustare ogni specialità a base di ramata e non solo. Ho creato una vera e propria filiera agroalimentare e amo fare rete con i produttori del territorio, dalle cantine ai birrifici, dai pastifici ai liquorifici, dai salumifici ai caseifici. Cercherò in tutti i modi di far ottenere alla ramata l’IGP, sono Presidente del Comitato Promotore della Cipolla Ramata di Montoro e nel 2010 è arrivato il Marchio Collettivo Geografico ed è in via di costituzione il relativo Consorzio.

Garantiamo il monitoraggio della produzione, eseguiamo verifiche tecniche di produzione, assistiamo gli agricoltori in tutte le fasi della coltivazione: dall'approvvigionamento di sementi certificate, alle analisi del terreno; dall'acquisto di piantine all'uso di metodi mirati e sperimentati per la lotta ai parassiti mediante l'uso di fitofarmaci specifici, atti a ridurre l'impatto ambientale ed alla ottimizzazione, in generale, dei costi di produzione nonché all'osservanza e al rispetto del disciplinare di produzione.

Omogeneità del prodotto, caratteristiche merceologiche costanti, tracciabilità del prodotto sono solo alcuni degli aspetti di cui i produttori che aderiscono al Comitato tengono conto nel loro lavoro. Se non avessi pensato a tutto ciò la cipolla sarebbe finita nelle mani di pochi che avrebbero fatto solo i loro interessi personali riducendola ad una banale sagra annuale di paese dai connotati a dir poco grotteschi. Basta crederci, provarci, investire e i sogni prima o poi si realizzano”.

GB Agricola oltre alla cipolla ramata è produttrice di patate (patata Rosina) dalla forma tonda-ovale e con polpa con nuance color crema che finiscono nella cucina di Casa Barbato diretta dallo chef Rinaldo Ippolito e sulle pizze realizzate dal maestro Alessandro Montefusco. La signora Luisa Tolino, moglie di Nicola e agrichef Coldiretti, con le cipolle più piccole, meno adatte alla grande distribuzione (Esselunga, Despar), prepara le conserve (cipolla grigliata, agrodolce, patè, confettura, composta) riservate all’angolo shop di Casa Barbato e alla cucina frutto di ricette personali come la genovese (persino vegetariana e al baccalà) o la parmigiana di cipolle.

Il menù è stagionale e ultimamente lo chef resident in collaborazione con lo stellato Paolo Barrale ha ideato piatti molto innovativi che hanno catturato l’attenzione dei numerosi clienti. Tra le novità autunnali la scarola ripassata all'irpina, la zuppa di castagne di Serino, i fagioli quarantini di Volturara e porcini dei Monti Picentini, il bao con frittatina di uova biologiche e spinaci, il mantecato di baccalà, il crocchè con porcini e fonduta di pecorino e tartufo. Tra i classici intramontabili le candele alla genovese classica, il tagliere con selezione di salumi e formaggi, la pancetta di maialino alle erbe con cotica soffiata, le costine di vitello in salsa barbecue.

GB Agricola è pure casavacanza, infatti la struttura adiacente composta da due maxi appartamenti è molto richiesta dai turisti italiani e stranieri che amano soggiornare in campagna e a contatto con la natura. C’è in cantiere l’imminente progettazione di una piscina con cockteleria e una Spa che arricchirà la proposta turistico-ricettiva ma che catturerà anche l’attenzione di un pubblico giovane e modaiolo. 'A capa è 'na sfoglia 'e cipolla ma se la si fa funzionare tutto cambia.

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Redazione Irno24 02/12/2020

Re Panettone, il miglior "tradizionale" è quello della pasticceria solofrana Vignola

Primo posto e medaglia d’oro per la Pasticceria Vignola di Solofra all'evento di fine Novembre 2020 "Re Panettone Milano". Sono gli stessi titolari ad annunciarlo via social: "Quest’anno abbiamo vinto il primo premio per la categoria 'Pangiuso' (miglior panettone tradizionale) con il nostro 'classico milanese'.

Siamo molto onorati di aver ricevuto questo titolo, prova degli ingredienti del tutto naturali dei nostri prodotti, dell’artigianalità della nostra produzione e dell’amore per questo lavoro che, da sempre, ci spinge a migliorare".

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Annamaria Parlato 31/12/2022

L'alloro è l'erba che insaporisce i nobili piatti delle festività natalizie

Conosciuto anche come “lauro” nobile dal termine latino, è un’erba originaria dei Paesi dell’Europa meridionale e dell’Asia Minore. Nell’antichità era venerato dai Greci e Romani, essendo la pianta dedicata ad Apollo, dio della conoscenza; con le sue foglie venivano preparate le corone destinate a poeti e ai condottieri trionfatori. Nel culto religioso, l’alloro rivestiva una grande importanza poiché veniva coltivato vicino ai santuari e alle cappelle, in luoghi di espiazione e purificazione.

L’alloro è un alberello sempreverde, con foglie dai sentori intensi, molto usate in cucina e dalle mille virtù terapeutiche. L’alloro è l’erba di tutto l’anno, ma gastronomicamente parlando è l’erba dell’inverno: la sua vita comincia in ottobre e se ne apprezza tutto l’aroma inconfondibile sopratutto nei mesi più freddi e nei piatti della tradizione, in particolar modo natalizi.

Compagno fedele di minestre di legumi come lenticchie, piatti a base di maiale, castagne bollite, zuppa forte (o’ suffritt) e felice connubio con il capitone, pietanza tipica della Vigilia di Natale e di Capodanno. Il tocchetto di pesce, arrotolato appunto in foglia di alloro, viene sistemato sulla brace e di tanto in tanto irrorato con emulsione di olio, aceto, aglio e prezzemolo. Lo stesso tocchetto fritto richiede anch'esso la foglia di alloro, ma messa a macerare nell’aceto con cui forma una marinata.

Mangiare il capitone il 31 dicembre è un atto simbolico, un simbolo di buon auspicio che trae la sua origine direttamente dalla Bibbia. Il capitone ha una forma molto simile a quella del serpente, simbolo del diavolo e colpevole di aver fatto cadere in tentazione Adamo ed Eva, spingendo quest’ultima a mangiare la mela del peccato. Ebbene, mangiare l’anguilla il 31 dicembre è un po’ come mangiare il serpente e quindi il male: un gesto simbolico per scacciare via la cattiva sorte e accogliere la benevolenza in casa.

Una tradizione che arriva da molto lontano: già in antichità, si pensava che mangiare il capitone potesse scacciare via il male. All’epoca di Virgilio e Seneca, si raccontava di riti propiziatori durante i quali venivano fatti a pezzi i serpenti. Con il Cristianesimo la tradizione cambiò, con il capitone che sostituì il serpente: da allora, mangiare il 31 dicembre l’anguilla fritta è diventata una tradizione per scacciare via la malasorte.

Altro elemento che caratterizza la tavola di Natale sono i fichi secchi, semplici o imbottiti, quelli bianchi del Cilento, infilzati singolarmente e messi in fila su uno spiedo di legno, intervallati con foglie di alloro, che donano loro un profumo irresistibile. Ancora, i fegatini di maiale, con la foglia di alloro, vengono avvolti nella loro rete, cucinati a fuoco lento con la sugna ed esaltati con il succo di limone.

Nei secoli passati, la plebe era abituata a mangiare il “pane cotto”. Questa pietanza si basava sulla disponibilità di reperire i giusti ingredienti, uniti ad un pizzico di genialità e fantasia. Si soffriggeva una cipolla, finemente tagliata, nel lardo, nella sugna o nell’olio; quando la cipolla raggiungeva un colore dorato, si aggiungeva dell’acqua di fonte. Non appena il composto liquido, aromatizzato con foglie di alloro, raggiungeva il bollore, si immergevano i pezzi pane raffermo.

Quando il pane impregnato di grasso e acqua diventava gommoso, si serviva con formaggio di pecora grattugiato o, in mancanza, con prezzemolo tritato e pepe nero macinato grossolanamente. Insomma, l’alloro, e l’intimità che da esso si ricava quando lo degustiamo, può farci sentire più grandi dei poeti, dei re e degli dei.

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Annamaria Parlato 20/06/2021

Baronissi, "Il Corallo" non è solo pizza ma anche dolci novità

Mirko Patrizio ha l’arte bianca nel sangue. Ha iniziato questo lavoro quando era ragazzo, aveva solo quindici anni, seguendo le orme di suo fratello maggiore, Sabatino. Fin da subito si è reso conto che quella che aveva per la pizza era una vera e propria passione. Così, nel 2007, ha deciso di avviare un'attività lavorativa tutta sua. Dal 2015 è il patron della pizzeria di Baronissi "Il Corallo" assieme a sua madre Anna che cura il servizio in sala, dove propone ai clienti la classica pizza napoletana e non solo.

Secondo i Romani e gli Arabi, il corallo donava un destino felice, in Egitto veniva sparso sul terreno per proteggere i raccolti. Problematiche caratteriali venivano meno con l’aiuto del corallo e indossandolo la vita si apriva ad esperienze più collaborative e appaganti, dove la comunicazione non era difficile e le ansie, i sospetti e la timidezza apparivano più lontane e meno limitanti.

Per tutti questi motivi Mirko lo ha scelto come nome della sua pizzeria, un luogo in cui abbandonarsi, rilassandosi, ai piaceri della tavola. L’improvvisazione non è gradita a Mirko, quello che viene servito ai tavoli è frutto di anni di test e verifiche che hanno fatto sì che arrivasse alla clientela un prodotto genuino, ben eseguito e che esaltasse le eccellenze territoriali campane.

Quali caratteristiche ha la pizza di Mirko? Il cornicione della sua pizza è ben pronunciato, leggermente croccante, risente della lunga lievitazione di almeno 24 ore ad alta idratazione (70%) con metodo diretto per offrire un prodotto digeribile e di ottima qualità. Stesso dicasi per gli impasti di farina integrale, ogni cosa è eseguita a regola d’arte così come i fritti napoletani, c’è solo l’imbarazzo della scelta. “Faccio parte dell’Alleanza dei Cuochi e dei pizzaioli Slow Food - afferma Mirko - e pongo sempre particolare attenzione e cura nella ricerca dei prodotti che accompagnano le mie pizze, valorizzando quelli tipici del mio territorio”.

Prosegue Mirko: “Finalmente il momento tanto atteso è arrivato: il servizio ai tavoli è ripartito! Durante questi mesi in cui sono stati disponibili solo i servizi di asporto e delivery, il nostro spirito di iniziativa e la nostra voglia di fare non si sono mai fermati. Per questo siamo più carichi che mai, ma soprattutto siamo felici di rivedere i nostri clienti di nuovo seduti ai tavoli per fargli assaggiare le nostre proposte di pizza per l’estate 2021, assieme a quelle classiche e ai fritti tipici della tradizione napoletana”.

Tra le pizze dell’estate 2021 le più intriganti sono sicuramente la “Fuori di zucca” con vellutata di zucchine e fiordilatte con aggiunta all’uscita di fiori di zucca ripieni di ricotta di bufala e pepe, mirtillo disidrato e cialda di parmigiano reggiano, accostamenti intriganti ma ben riusciti; la “Ortolana a modo Mio” con fiordilatte, crema di peperoni friggitelli, carpaccio di zucchine, chips di melanzane e scaglie di parmigiano reggiano stagionato 36 mesi; “Essenza d’Estate” con fiordilatte, crema di zucchine, fiori di zucca, cipolla rossa di Tropea, datterino giallo, misticanza, ravanello, pepe di Sichuan e in uscita patate viola e rosse, la “Jominik” con fiordilatte, pulled pork, chips di patate artigianali e salsa bbq; “Tommy la Cruda” con fiordilatte e in uscita a crudo: pomodorini, julienne di cetrioli, carpaccio di zucchine e peperoni, olive di Gaeta, cipolline fresche, cacioricotta di capra del Cilento.

Golosissime le frittatine di pasta con i maccheroni del Pastificio Vicidomini, croccanti, dorati e non unti i crocchè di patate e gli arancini bianchi. Da non perdere la pizza fritta con i cicoli e la ricotta campana DOP e la montanara prima fritta e poi ripassata al forno con pomodoro San Marzano, fiordilatte e basilico.

Ma è il dolce a fare la differenza. Spesso capita nelle pizzerie di trovare dei veri propri strafalcioni sui dessert. Un vero peccato perché non è bello terminare un pasto con un prodotto industriale, talvolta scongelato male o fin troppo casereccio e decorato a più non posso con sciroppi, creme e salsine di tutti i tipi. Conclude Mirko: “Per celebrare al meglio la riapertura della nostra sala e del dehors esterno, abbiamo pensato di festeggiare in maniera esclusiva! Dalla collaborazione tra pasticceria Baunilha e pizzeria "Il Corallo" nasce il Sospiro dell’Irno, un insieme di sapori unici del nostro territorio: pasta frolla con composta di albicocca del Vesuvio, simil frangipane alla nocciola di Giffoni e cremoso alla vaniglia.

L’unione dell’arte pasticcera di Stefania Fasano e dell’attenzione verso i prodotti locali che metto personalmente ha dato vita a questa delizia, che conquisterà sicuramente il palato di tutti. Questo dolce sarà disponibile solo presso "Il Corallo", venite a provarlo!”. La rinascita inizia da qui, dal Corallo a Baronissi, dove Mirko non fa ma è il pizzaiolo con la P maiuscola e la sua pizza veste lo spazio di colori e profumi, quando arriva in tavola se ne innamora il mondo.

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