Salerno, sabato 8 marzo le donne entrano gratis al Castello Arechi

Morra: "Un piccolo gesto per celebrare la giornata con una dedica particolare"

Redazione Irno24 06/03/2025 0

Per l'8 marzo, ingresso gratuito al Castello Arechi di Salerno per le donne. "Con questo piccolo gesto - dichiara il consigliere provinciale delegato alla cultura, Francesco Morra - vogliamo celebrare la giornata internazionale della donna con una dedica particolare. La cultura è sempre al centro dell’attenzione di questa amministrazione e nuove iniziative saranno intraprese per valorizzare sempre di più il patrimonio storico artistico della nostra provincia".

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Redazione Irno24 08/05/2025

Salerno, al Verdi per settimana del balletto c'è "Don Chisciotte"

Settimana del balletto, dal 12 al 18 maggio, nell'ambito della stagione del Teatro Verdi di Salerno. In scena il "Don Chisciotte", balletto su musica di Ludwig Minkus. Il mito di Don Chiscotte è tra i più conosciuti ed amati. Lo spettacolo ha pertanto numerosi spunti d'interesse artistico, culturale e sociale. È adatto, dunque, tanto al pubblico degli appassionati e degli spettatori della stagione lirica quanto ai giovani studenti che assisteranno agli spettacoli mattutini del programma educational.

Don Chisciotte è uno dei balletti più amati e rappresentati in tutto il mondo. La sua popolarità deriva sia dalla trama familiare, tratta dal famoso romanzo di Miguel De Cervantes, sia dalla musica allegra, vivace e coinvolgente di Minkus. Lo spettacolo si distingue per le danze caratteristiche, molte esibizioni da solista e varie scenografie. Per interpretarlo al meglio, i ballerini devono avere non solo una tecnica eccellente, ma anche capacità di recitazione e improvvisazione. Questo permette loro di mostrare il proprio talento e la propria personalità, motivo per cui molti amano interpretare Don Chisciotte.

La produzione dell’Opera di Varna, diretta dal coreografo Sergey Bobrov, è un’interpretazione originale che si distingue per l’alto livello artistico. Mette in risalto le danze spagnole e gitane, piene di vitalità e colori vivaci. Tra i momenti più amati dal pubblico, ci sono le variazioni di Kitri e il grand pas-de-deux di Basilio e Kitri, spesso eseguiti anche in competizioni internazionali. In questa produzione, i solisti dell’Opera di Stato di Varna, come Natalia Bobrova, Mara Salvaggio, Danylo Motkov e Mirko Andreutti, interpretano i ruoli principali, mostrando le loro abilità.

Venerdì 16 maggio ore 21:00 TURNO A
Domenica 18 maggio ore 18:00 TURNO B

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Redazione Irno24 27/09/2022

Salerno, formazione su beni culturali: intesa Soprintendenza-Regina Margherita

Protocollo d'intesa tra la Soprintendenza e il Liceo Regina Margherita per promuovere l'attività di formazione sui beni culturali del territorio salernitano. Nell'Aula Magna del Liceo, a Salerno, la firma dei due dirigenti: Raffaella Bonaudo, Soprintendenza ABAP, e Angela Nappi, Liceo Regina Margherita.

Il Protocollo è stato elaborato con l'intento di realizzare sinergicamente progetti, eventi, manifestazioni, attività formative e informative, volte a valorizzare il patrimonio culturale artistico della città e del territorio salernitano e a rispondere in questo modo alle eventuali esigenze del mondo del lavoro.

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Annamaria Parlato 10/05/2026

"È un pasticcio saporito": la ricetta perfetta di Rossini al Verdi di Salerno

C’è una battuta ne Il signor Bruschino che sembra racchiudere l’intera filosofia rossiniana: "È un pasticcio saporito". Non è soltanto un passaggio brillante della farsa giocosa andata in scena venerdì 8 maggio al Teatro Verdi di Salerno, ma una vera dichiarazione poetica. Perché il giovane Gioachino Rossini, appena ventunenne quando compose quest’opera nel 1813 per il Teatro San Moisè di Venezia, aveva già intuito che il teatro musicale potesse funzionare come una grande cucina alchemica: ingredienti diversi, equivoci, ritmo, leggerezza, sorpresa, sapientemente amalgamati fino a creare un meccanismo perfetto.

E Rossini, del resto, fu gastronomo autentico prima ancora che gourmet celebrato. La sua esistenza è disseminata di ricette leggendarie, tournedos dedicati al suo nome, maccheroni sublimati, foie gras, tartufi, champagne e convivialità elevate ad arte. La cucina, per lui, era sicuramente semplice piacere sensoriale, ma anche costruzione drammaturgica: equilibrio fra sapidità e dolcezza, fra tempi lunghi e accelerazioni improvvise. Esattamente ciò che avviene ne "Il signor Bruschino", autentico soufflé teatrale dove ogni personaggio entra in scena come un ingrediente destinato a modificare la temperatura dell’intreccio.

Il nuovo allestimento del Teatro Verdi coglie con intelligenza questa natura "culinaria" della partitura, restituendo una macchina scenica agile, brillante e perfettamente calibrata. La regia di Raffaele Di Florio evita ogni pesantezza farsesca e punta invece su un’eleganza mobile, fatta di tempi serrati, gestualità precise e un raffinato gioco di dinamiche teatrali. La comicità non viene mai caricata: emerge spontaneamente dal ritmo interno della musica, rispettando quella leggerezza illuministica che rende Rossini così modernamente crudele e ironico. Le scene e i costumi di Alfredo Troisi accompagnano questa visione con gusto cromatico e fluidità narrativa, senza trasformare la farsa in caricatura. L’impianto visivo resta sempre funzionale alla rapidità drammaturgica, qualità indispensabile in un’opera che vive soprattutto di movimento e precisione.

Sul piano musicale, la direzione di Jordi Bernàcer si distingue per brillantezza e controllo architettonico. Bernàcer comprende che "Il signor Bruschino" non è soltanto una "piccola" opera giovanile, ma un laboratorio rossiniano straordinario, nel quale sono già presenti molte intuizioni del futuro autore del Barbiere di Siviglia. L’orchestra valorizza con chiarezza le trasparenze timbriche e gli slanci ritmici della partitura, evitando sonorità eccessivamente corpose. Ne emerge un Rossini luminoso, quasi cameristico, ma già capace di invenzioni dirompenti. E proprio l’ouverture rimane uno dei momenti storicamente più rivoluzionari dell’opera: il celebre battito degli archetti sui leggii, gesto percussivo inaudito per l’epoca, conserva ancora oggi una freschezza sorprendente. È il segnale di un compositore disposto a giocare con il teatro e con il pubblico, rompendo continuamente le convenzioni. Ottima la prova dell'Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno, chiamata a sostenere una scrittura piena di trappole ritmiche, crescendo improvvisi e dialoghi serratissimi fra buca e palcoscenico. L’ensemble risponde con compattezza e vivacità, mantenendo sempre limpida la linea rossiniana.

Nel cast spicca Carlo Lepore nel ruolo di Gaudenzio, interprete di grande esperienza rossiniana, capace di cesellare fraseggio e tempi comici con naturalezza scenica. Maria Sardarian offre una Sofia vocalmente luminosa, elegante nelle agilità e convincente nella costruzione del personaggio. Di rilievo anche Fabio Capitanucci come Bruschino padre, autorevole e musicalmente saldo, mentre Giulia Lepore tratteggia una Marianna vivace e ben inserita nel tessuto dell’ensemble. Ciò che rende ancora oggi speciale "Il signor Bruschino" è la sua modernità strutturale. La trama, derivata dalla commedia francese "Le fils par hasard, ou Ruse et folie" di Alissan de Chazet e Maurice Ourry e adattata da Giuseppe Maria Foppa, è costruita su identità scambiate, debiti, menzogne e manipolazioni sentimentali. Ma sotto la leggerezza farsesca si intravede già il gusto rossiniano per il caos organizzato, per il vortice sociale in cui nessuno controlla davvero gli eventi.

Ed è qui che ritorna quella frase: "È un pasticcio saporito". Perché Rossini trasforma il disordine in piacere estetico. Ogni equivoco si amalgama all’altro come in una ricetta perfetta; ogni crescendo aggiunge spezie emotive; ogni ensemble diventa una portata sempre più ricca. Alla fine il pubblico non assiste soltanto a una commedia musicale, ma viene invitato a un banchetto teatrale dove ironia, virtuosismo e intelligenza si fondono in un unico sapore. La replica di domenica 10 maggio al Verdi offrirà dunque un’ulteriore occasione per riscoprire un Rossini giovane ma già pienamente consapevole del proprio genio: un compositore capace di trasformare una "farsa giocosa" in un sofisticato laboratorio di teatro musicale moderno.

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