San Severino, sagra della polpetta di baccalà "spianese" dal 19 al 21 luglio

Apertura stand a partire dalle 20:00, accanto alle pietanze tipiche l'intrattenimento musicale

Redazione Irno24 16/07/2024 0

Dal 19 al 21 luglio, edizione 2024 della Sagra della polpetta di baccalà "spianese". Si terrà, come da denominazione ufficiale, alla frazione Spiano di Mercato San Severino. Ogni sera, apertura degli stand alle ore 20:00. Accanto alle delizie gastronomiche, legate soprattutto al baccalà, ed ai suoi abbinamenti, intrattenimento dal vivo con musiche folk e karaoke.

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Annamaria Parlato 30/05/2020

Architetture da rifinire dall'interno: i dolci concettuali di Marco Aliberti

Montoro, comune a metà strada tra Salerno e Avellino, preserva un interessante patrimonio culturale e un ricco paniere di prodotti enogastronomici d’eccellenza. La Pasticceria Aliberti, presente sul territorio da 37 anni nella frazione San Pietro a Montoro Superiore, è ormai un’istituzione locale - rappresentata da colui che ha fondato l’attività, ossia Guido - per gli amanti della tradizione e delle novità che attraverso i suoi figli Marco e Carmine arricchiscono la produzione classica, innovandola.

Marco, astro nascente della pasticceria italiana, è un pastrychef diplomato all’Istituto d’Arte e con una laurea in pittura con specialistica in scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha inoltre seguito corsi di formazione presso la Perugina e affiancato la chef 2 stelle Michelin Hélène Darroze nel suo ristorante a Londra per il team della pasticceria.

Forte delle sue esperienze internazionali, Marco è rientrato nell’azienda di famiglia per infondere i suoi saperi nei dolci che nascono prima da uno schizzo preparatorio e poi man mano prendono forma secondo stratificazioni e sottili equilibri di consistenze, preservando al gusto giochi di contrasti apprezzati da chi riesce a percepirne l’intrinseco significato.

Impartisce consulenze e corsi di formazione nelle pasticcerie e cucine del territorio, ha collaborato con lo chef stellato Raffaele Vitale, ha curato la pasticceria dei Ristoranti Casamare a Salerno, Villa Raiano a San Michele di Serino e I Giardini del Fuenti a Vietri sul Mare.

Marco, il lockdown per te è stato un momento di stasi o uno stimolo a reagire?

“In realtà mi sono dato tanto da fare, ho impastato molto pane con il mio lievito madre, molte pizze e ho approfittato per buttar giù alcune idee che adesso ho concretizzato in laboratorio e quindi in pasticceria. E’ nato addirittura un nuovo dolce che rappresenta il senso della libertà ritrovata e la voglia di andare avanti, l’ho chiamato Pellecchiella e Basilico.

Lo realizzo sia in versione fredda che come prodotto da forno a base di frolla e pan di Spagna inzuppato all’amaretto in cui vado ad esaltare questa fantastica albicocca dell’area vesuviana. Nella torta fredda molto simile ad una bavarese invece ho tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali quali la cremosità, la croccantezza data dalle mandorle ai profumi di agrumi, la masticazione, l’acidità dell’albicocca e la freschezza del basilico”.

Hai mai provato a fare ricerche d’archivio nei conventi e a realizzare dolci antichi montoresi?

“In realtà mi ispiro sempre alla pasticceria d’altri tempi per le mie creazioni contemporanee e mio padre ha seguito la tradizione classica partenopea. A Montoro un’antica tradizione è quella della pasta di mandorle e degli anginetti di Pasqua che noi realizziamo freschissimi solo in determinati periodi dell’anno.

Però esiste un dolce antico che mio padre ricorda come tramandato anche dalle nobili famiglie di Montoro trasferitesi da Napoli tra cui i Del Pozzo che aprirono importanti pasticcerie qui sul posto e tra questi vi è il Pan di Spagna nasprato al limone con confettura di albicocche. Anche questo dolce ovviamente viene venduto in pasticceria”.

C’è un prodotto del territorio Valle dell’Irno che prediligi lavorare ed esaltare in pasticceria?

“Amo tantissimo la nocciola di Giffoni IGP che qui è molto diffusa. Inoltre nei pressi della pasticceria abbiamo due ettari di terreno in campagna dove coltiviamo gelsi, limoni, ciliegie che utilizzo nella preparazione del mio gelato e delle confetture. Cerco anche di guardare ad altri territori e regioni per arricchire il mio paniere di prodotti e sono sempre alla ricerca di piccole aziende di elevatissima qualità. In ogni caso rispettare la materia prima e la sua stagionalità è tra le mie priorità”.

Hai mai pensato di realizzare un dolce ispirandoti alla storia dell’arte o al tuo artista preferito?

“Sembrerà assurdo ma non ho mai mescolato arte e cibo. Sono più legato alla struttura e all’anima delle cose. Guardando i miei dolci ti accorgerai che anche se all’impatto visivo sono esteticamente curati io bado molto alla geometria, allo strato materico e quindi alle architetture. Quindi forse sono più ispirato dagli architetti. Mi piace Zaha Adid ma anche Van der Rohe.

Però in verità anche se fino a poco tempo fa dipingevo, in pasticceria cerco di bilanciare i miei dolci attraverso le stratificazioni e le consistenze, rendendo il prodotto leggero, digeribile, come uno sbalzo architettonico, curandolo proprio come si fa per la casa. In generale non ho riferimenti, non mi importa della gente che guarda altra gente, il mio prodotto deve essere bello nella sua essenzialità e funzionale, deve essere ben eseguito e rifinito all’interno nella più assoluta semplicità. Stupire i clienti tirando fuori ciò che intrinsecamente è racchiuso nel dolce, l’essenza che diventa esteriorità senza alcun orpello. Ecco questo per me è il massimo, tutto qui”.

Ci sarà sempre uno spazio per il dessert. Il dessert non va nello stomaco. Il dessert va dritto al cuore.

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Annamaria Parlato 21/09/2026

Litoranea, tipicità salernitane e solidarietà a Sport Open Day 2026

Il cuore come simbolo di salute, ma anche di passione, energia, appartenenza e solidarietà. È stato questo il filo conduttore della XIX edizione di Sport Open Day, che dal 18 al 20 settembre ha portato sulla litoranea di Marina di Eboli un grande appuntamento dedicato allo sport in tutte le sue declinazioni, trasformando la spiaggia del Bagno Trentotto in uno spazio aperto alla pratica sportiva, allo spettacolo, all'inclusione e alla condivisione. Surf, kitesurf, vela e windsurf hanno incontrato beach volley, pallavolo, beach soccer, calcio, ciclismo, triathlon e fitness, affiancati dalla danza aerea, dal tiro con l'arco, dall'equitazione con gimkana a cavallo e battesimo della sella e dalla Summer Balilla Cup.

Tra le proposte più spettacolari dell'edizione 2026 anche Slackline e Highline Performance, con un programma rinnovato affidato a Giada Regoli e Andrea Pacini, due nuove produzioni originali firmate Slack'n Love e la performance di Vincenzo Chirichella ed Elisabetta Di Capua, che ha utilizzato il triathlon come linguaggio per raccontare inclusione e condivisione. Ma prima che la spiaggia entrasse nel vivo delle attività, venerdì 18 settembre il cuore della manifestazione ha iniziato a battere a tavola, con la charity dinner inaugurale ospitata proprio dal Bagno Trentotto. Una cena di beneficenza su invito, nata con un obiettivo preciso: raccogliere fondi destinati al reparto di Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, collegando così il tema della manifestazione alla tutela della salute e trasformando la convivialità in un gesto concreto di solidarietà.

A introdurre e moderare la serata è stata la giornalista Silvana Scocozza, che ha accompagnato gli ospiti attraverso i diversi momenti dell'appuntamento, alla presenza di Daniele Sgroia e della moglie Veronica Mazzariello, proprietari del Bagno Trentotto, realtà che ha ospitato e sostenuto la manifestazione, e di Michele Senatore, produttore di miele e sportivo appassionato di ciclismo, chiamato a portare all'interno della serata un'altra eccellenza del territorio. Al centro della cena la cucina dello chef Davide Cataldo, che per questa seconda esperienza all'interno di Sport Open Day ha scelto di rinnovare il format rispetto allo scorso anno. Non una semplice proposta gastronomica inserita nella manifestazione, ma una vera cena al tavolo, pensata per permettere agli ospiti di vivere il menu con tempi e attenzioni differenti e, soprattutto, per dare maggiore spazio alla materia prima.

La filosofia dello chef è stata quella di valorizzare i prodotti locali attraverso una cucina curata e pensata, nella quale gli ingredienti salernitani potessero essere protagonisti senza perdere la propria identità. Il percorso è iniziato con un benvenuto di frittelline sferiche al peperone crusco e semi di zucca, un piccolo assaggio croccante e aromatico che ha aperto la cena, introducendo immediatamente il gioco tra consistenze e sapori. L'antipasto ha portato invece il mare al centro del piatto, con uno scampo pastellato al pane panko e mayolime, accompagnato da un'insalatina di seppie e zucchine alla scapece. La croccantezza della pastella ha incontrato la delicatezza del crostaceo e la componente fresca e acidula delle verdure, in una preparazione capace di mantenere leggerezza, pur giocando su elementi gustativi differenti.

Il primo piatto ha rappresentato uno degli incontri più caratteristici della serata: pasta e patate con lupini e gamberi gobbetti, presentati sia cotti sia crudi. Una base profondamente legata alla cucina campana, quella della pasta e patate, è stata riletta attraverso i sapori del mare, con la sapidità dei lupini e la dolcezza dei gamberi, mentre la doppia preparazione del crostaceo ha introdotto nel piatto un ulteriore contrasto di consistenze. La seconda portata ha continuato il racconto tra terra e mare con una zuppetta di ceci, seppie e calamari, accompagnata da un crostone di pane caldo. I ceci cremosi hanno dato corpo e carattere alla preparazione, mentre seppie e calamari hanno restituito la componente marina, completata dalla fragranza del pane caldo. Un piatto nel quale la cucina mediterranea è emersa nella sua dimensione più riconoscibile, attraverso ingredienti semplici e un equilibrio costruito intorno alla qualità della materia prima.

Per il finale, la freschezza di una tagliata di frutta servita in coppetta ha preceduto la pasticceria mignon di “Pasticci e Pasticcini” di Battipaglia, portando in tavola anche la tradizione dolciaria del territorio. Il percorso è stato accompagnato da “Alice Verdeca Salento 2025” dei Produttori di Manduria, mentre distillati da “dinner-fine” e caffè hanno chiuso la parte gastronomica della serata. Ma il racconto del territorio non si è fermato al menù dello chef. Michele Senatore ha infatti portato il suo miele, protagonista di un particolare abbinamento con i gelati artigianali del Bagno Trentotto, un incontro tra la dolcezza naturale del millefiori e la cremosità del gelato che ha conquistato i palati degli sportivi e non. Un abbinamento gastronomico che ha permesso di valorizzare contemporaneamente il lavoro dell'apicoltore e quello della gelateria del lido, inserendoli nel racconto complessivo della manifestazione. Senatore ha inoltre richiamato il rapporto tra miele e attività sportiva, sottolineando come questo alimento possa rappresentare una fonte naturale di energia per chi pratica sport, grazie alla presenza di zuccheri semplici immediatamente disponibili, nell'ambito di un'alimentazione equilibrata e adeguata alle esigenze dell'atleta. Un collegamento particolarmente coerente con il tema dell'edizione, perché il benessere non passa soltanto dall'attività fisica, ma anche dalla consapevolezza di ciò che si porta in tavola e dalla conoscenza delle materie prime.

Ed è stato proprio questo intreccio tra sport, alimentazione e territorio a caratterizzare la serata inaugurale: da una parte la beneficenza destinata alla Cardiologia dell'Ospedale di Eboli, dall'altra una cena costruita intorno ai prodotti locali, con il mare e la terra protagonisti attraverso la cucina dello chef Cataldo, il vino, il miele, il gelato artigianale e la pasticceria. Una cena che ha anche segnato il passaggio dalla tavola allo spettacolo, perché, una volta terminato il percorso gastronomico, la spiaggia si è trasformata in un palcoscenico illuminato dalle fiamme. Giada Regoli e Andrea Pacini, già protagonisti delle performance di Slackline e Highline Performance, inserite nel programma di Sport Open Day, si sono esibiti anche dopo la cena in uno spettacolo del fuoco sulla spiaggia, regalando agli ospiti un momento scenografico e suggestivo nel quale movimento, abilità e giochi di fuoco hanno accompagnato la serata verso la sua conclusione. Un passaggio ideale dalla dimensione conviviale a quella spettacolare, in una manifestazione nella quale lo sport è stato raccontato non soltanto attraverso la competizione, ma anche attraverso il gesto atletico, l'arte, l'intrattenimento e la capacità di creare comunità.

Il tema del cuore è tornato così a unire tutti gli elementi della manifestazione: la prevenzione e la salute cardiovascolare attraverso l'attività fisica e corretti stili di vita, ma anche quel cuore inteso come passione, partecipazione e solidarietà, che ha trovato nella charity dinner la sua espressione più concreta. Nei tre giorni di Sport Open Day, infatti, il pubblico ha potuto assistere e partecipare a un programma ampio e trasversale, nel quale discipline acquatiche e sportive hanno dialogato con spettacoli e iniziative dedicate all'inclusione. Dalle attività sul mare e sul vento al beach volley, dal calcio al ciclismo, dal triathlon al fitness, fino alla danza aerea, all'equitazione e al tiro con l'arco, la manifestazione ha proposto una visione dello sport lontana da un'unica disciplina e capace di coinvolgere pubblici differenti.

Promossa dall'A.S.D. Gli Amici del Mare, con il Comune di Eboli, la XIX edizione ha coinvolto una rete di partner e realtà che hanno contribuito alla costruzione dell'evento: Rampikevoli, Diesse, Aurora Triathlon, Sport Sun, Beach Volley Factory, Michele Senatore, Inchiostro - idee e comunicazione, Menti Sportive, Strategia Laterale, NRG, RRD, Caffè Due Monelli, Fi.Ma. Lab, Spacciocchiali, AforA e Hera Paestum Suite. Un lavoro di squadra che ha trovato nella serata al Bagno Trentotto uno dei momenti più rappresentativi dell'intera manifestazione, perché attorno a una tavola si sono incontrati solidarietà, cucina, produzioni locali e spettacolo, con il mare della litoranea a fare da scenario. E forse è proprio questa la chiave di lettura di Sport Open Day: uno sport capace di uscire dai confini della semplice competizione per incontrare la salute, l'alimentazione, la cultura del territorio, l'inclusione e la socialità. Una visione che trova una sintesi efficace nelle parole di Federica Pellegrini: "In Italia c'è bisogno di cambiare visione sullo sport: non è solo e sempre calcio, calcio, calcio".

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Annamaria Parlato 22/08/2021

Il pane col soffio è "o' Sciusciello di Pellezzano"

Pellezzano deriva da “fundus Pellitianus”, di proprietà del patrizio romano Pellitius o Pelitius con l’aggiunta del suffisso “anus” che indica appartenenza. Il territorio ha vissuto tutta la storia del meridione, dalla civiltà degli etruschi a quella greco-lucana (dall’inizio deil VI secolo a.C. alla metà del III secolo a.C. come dimostra il complesso archeologico di Fratte), dall’avvento dei Picentini alla dominazione romana, come testimoniano la villa romana di Sava e i vari rinvenimenti in tutta la Valle dell’Irno, dalle invasioni barbariche alle incursioni saracene, dalla dominazione longobarda a quella borbonica.

Col passare dei secoli, in questo territorio, situato nella media Valle dell’Irno, si erano formati Casali, ben distinti fra loro, di essi cinque incorporati nella Università di Salerno. I Casali ad occidente della Valle erano: S.Nicola, Coperchia, Pellezzano, Capriglia, Cologna, Nofilo e Casal Barone. Il Consiglio d’Intendenza della Provincia, con deliberazione in data 3 febbraio 1819, si pronunciò per il distacco dei Casali dall’Università di Salerno. Nel mese di dicembre del 1819, nacque, così, il Comune di Pellezzano.

Proprio a Pellezzano quest’anno l’Associazione “Sagra do’ Sciusciello” avrebbe organizzato la 34esima edizione del maestoso evento che raduna dal 1987 buongustai da tutta la Campania, se non ci fossero state le restrizioni dovute alla pandemia da Covid. Ancora un anno di silenzi a Pellezzano, dove proprio nella seconda metà del mese di agosto tanti curiosi sarebbero sopraggiunti per assaggiare questa prelibatezza locale, il sciusciello per l’appunto, con una lunga ed interessante storia alle spalle.

Era un tempo il principale piatto locale; oggi è un cibo tradizionale celebrato nelle feste estive ma che stava per scomparire se non fosse stato per gli abitanti e il Comune di Pellezzano che hanno ben pensato di recuperarlo e valorizzarlo. È un pane gustoso a base di farina integrale, sale, acqua e lievito di birra, impastato in modo semplice, riempito e cotto nel forno a legna. Sciusciello deriva il suo nome da "sciuscio", il suono sussurrante che fa il gas uscendo dai fori sulla superficie del pane sbuffato.

Il pane è vuoto dentro e ha una superficie irregolare. Il colore è bianco cenere con piccole macchie scure fatte durante la cottura. Il sciusciello classico si riempie di strutto e pepe, ma il ripieno può variare con formaggio, carne, pancetta, verdure, patate cioccolato e ciò che delizia i palati più esigenti. Ma di sciuscielli in provincia di Salerno ne esistono altri due e precisamente in Cilento e nel Vallo di Diano, ad Atena Lucana.

Quello cilentano deriverebbe dal latino “iuscellum”, che significa brodo. Infatti è una tradizionale zuppa calda, servita come piatto unico con uova, pane raffermo e cacioricotta che si prepara in primavera quando spuntano i pregiati asparagi di montagna. Ad Atena invece è un grande gnocco a base di pane raffermo, farina, uova e formaggio e una volta impastati, gli sciuscielli vengono cotti in un brodo di pomodoro e patate, insaporito con cipolla e basilico.

Il pane rappresenta tutt’oggi per l’uomo il riscatto dalla fame ma anche la capacità di evolversi. Lo si ritrova come elemento portante di tutta quella ritualistica relativa al ciclo della vita e ai cicli stagionali. Ovunque la sua produzione, preparazione e consumo sono accompagnati da gesti, preghiere, formule e riti di propiziazione e ringraziamento. Allo stesso tempo, questo alimento riveste una grande importanza nel consumo comunitario del pasto, nella necessità di dividerlo e di offrirlo agli altri.

Il sciusciello infatti nasceva come alimento povero nelle campagne, si cuoceva su pietre roventi e si farciva con quello che si aveva a disposizione, diventando un momento di festa e aggregazione. Potrebbe derivare da alcune tipologie di pani mediorientali come la pita greca o il Khobez arabo che è possibile trovare con forme, spessori e nomi diversi. In Egitto ad esempio prende il nome di aish, e il suo impasto viene aromatizzato con i semi di cumino. Utilizzato per insaporire verdure, pesce o carne, la particolarità di questo pane è il suo impasto morbido e profumato, che durante la cottura in forno si gonfia a palloncino, creando al suo interno un vuoto tutto da farcire come nel sciusciello.

Il pane è uno degli alimenti più ricchi di significati, di funzioni e di valenze culturali. Se ci si spinge al di là dell’idea che sia un semplice cibo che si ottiene mescolando acqua e farina, lasciato più o meno a lievitare, e poi cotto al forno si scoprirà subito che il pane porta con sé memorie,valori simbolici, tradizioni che vanno oltre al semplice sfamare il corpo: il pane sfama anche lo spirito. E’ questa la sua peculiarità: essere al tempo stesso cibo e segno.

Conoscere il pane implica quindi imparare quali sono le sostanze di cui è fatto, le tecniche e i saperi necessari alla sua produzione e al suo consumo e, infine, le reti di relazioni sociali e i significati culturali che caratterizzano le tante forme che assume. La storia di questo alimento narra di tecniche di panificazione già presenti nel Neolitico, dove i cereali più usati, l’orzo e il miglio, davano vita ai pani più antichi, quelli azzimi, non lievitati. Il sciusciello ha una forte valenza antropologica e culturale e come tale va custodito e tutelato affinché non si perda la sua sacralità.

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