Segna +18% l'export agrolimentare campano, metà da provincia di Salerno

Masiello: "Il 2022 sarà un anno spartiacque su cui misureremo la tenuta del sistema regionale"

Gennarino Masiello

Redazione Irno24 27/06/2022 0

Il calo delle restrizioni anti-Covid coincide con una crescita dell’export di cibo campano nel mondo. È quanto afferma Coldiretti Campania in base ai dati Istat del primo trimestre, con il sistema agroalimentare regionale che segna un +18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, tre punti percentuali in meno della media nazionale.

Complessivamente, l’export agroalimentare nei primi tre mesi dell’anno supera 1,2 miliardi di euro, con performance diverse nelle province campane. Quasi la metà dell’export arriva dalla provincia di Salerno, mentre un terzo della produzione alimentare si concentra nel napoletano. Ma, mentre la provincia partenopea cresce del 32% in esportazioni, quella di Salerno è la più lenta con solo il 6%.

Nelle province interne, nonostante i valori assoluti più bassi, si registra una interessante vivacità tra il casertano e il beneventano, che vedono una crescita rispettiva del 38% e del 41%, mentre la provincia di Avellino si ferma al +13%. I prodotti che trascinano l’export agroalimentare campano sono soprattutto la quarta gamma, l’ortofrutta, la pasta, il pomodoro da industria, il latte e la mozzarella di bufala. Anche il vino e l’olio si affacciano sempre più sul mercato mondiale, dove devono reggere la sfida della qualità contro competitor agguerriti.

“Questi dati – commenta Gennarino Masiello, presidente Coldiretti Campania – sono uno spiraglio di luce, ma purtroppo la preoccupazione resta tutta. Il 2022 sarà un anno spartiacque su cui misureremo la tenuta del sistema regionale, dentro un quadro nazionale ed europeo fortemente condizionato dall’esplosione dei costi di produzione.

Mentre da una parte ci inorgoglisce la domanda crescente di cibo prodotto nella nostra regione, dall’altra dovremo fare i conti già in autunno con gli effetti negativi del caro energia e delle oscillazioni dei prezzi di mercato. La guerra in Ucraina e la guerra dell’energia rischiano di mettere piombo nelle ali ad uno dei settori bandiera del made in Italy.

Ci aspettano due grandi problemi da affrontare a breve, che la guerra ci ha messo davanti: l’urgenza di puntare alla sovranità alimentare, mettendo in sicurezza il nostro Paese, e la necessità di rispondere alla domanda crescente di cibo campano e italiano nel mondo. Tenere in piedi questo equilibrio, nel pieno di una tempesta economica e climatica, sarà la più grande prova che ci troveremo ad affrontare”.

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CCIAA Salerno, apprezzamento per l'iniziativa PD su ZES e settore portuale

La tematica della semplificazione amministrativa nelle aree Z.E.S (Zone economiche speciali) e nel settore portuale è un elemento decisivo per il rilancio economico della Campania. In tal senso, la Camera di Commercio di Salerno sostiene l’iniziativa parlamentare del Pd - Piero De Luca primo firmatario della proposta di legge - per un suo inserimento nel decreto semplificazioni.

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Bollette, Uecoop: caro energia primo problema aziende

Il caro bollette è diventato il primo problema delle aziende, seguito dall’aumento dei costi di trasporto e dalla carenza di liquidità. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Unione europea delle cooperative, realizzata a livello nazionale, in riferimento al Consiglio dei ministri sul decreto per le contromisure al caro-bollette, con un intervento da 5-6 miliardi, per alleviare soprattutto i costi delle imprese.

Quasi 1 impresa su 5 (18%) si attende aiuti per il caro bollette, mentre una fetta equivalente (19%) ha deciso di investire sul risparmio energetico e su sistemi a basso impatto ambientale per fare fronte all’esplosione del costo dell’energia, fra carburanti elettricità e riscaldamento.

Fra le imprese che investono su soluzioni green, il 27% sta puntando sulla coibentazione con isolamento termico delle sedi di lavoro, in modo da ridurre il peso delle bollette di luce e gas, il 10% sta creando spazi verdi per la mitigazione dei microclimi urbani e quasi la metà (47%) ha realizzato pannelli fotovoltaici per la produzione di elettricità, messo impianti per il risparmio idrico, comprato attrezzature ed elettrodomestici a basso consumo energetico, mentre il 16% ha optato per l’acquisto di auto ibride per ammortizzare l’effetto del caro carburanti.

Il caro energia sta mandando in tilt i parametri economici alla base dei contratti di appalto per la fornitura di beni e servizi e per la gestione di attività sociali, assistenziali ed educative. Una situazione che complicando non poco il lavoro di una larga fetta delle 80mila cooperative italiane che a livello nazionale impiegano oltre un milione di persone dalla salute al sociale, dai servizi alla logistica, dal turismo all’alimentare, dalla scuola allo sport fino agli spettacoli. Con l’85% delle merci che viaggia su strada, il caro prezzi minaccia anche le catene di approvvigionamento considerato che la benzina ha sfondato i 2 euro al litro con aumenti a due cifre per il pieno al distributore.

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Redazione Irno24 14/10/2020

Istat: Coldiretti, da economia sommersa 24.5 miliardi per agromafie

Dal campo alla tavola le agromafie sviluppano un business illegale e sommerso da 24,5 miliardi che minaccia ora di crescere mettendo le mani su un tessuto economico indebolito dalla crisi determinata dall’emergenza coronavirus che ha coinvolto ampi settori della filiera agroalimentare a partire dalla ristorazione. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'ultimo rapporto Istat sull'economia sommersa che ha raggiunto i 211 miliardi di valore in Italia.

Nella filiera agroalimentare – sottolinea Coldiretti – pesa la crisi di liquidità generata dall’emergenza coronavirus in molte strutture economiche che sono divenute più vulnerabili ai ricatti e all’usura. Crescono gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie.

La malavita è arrivata a controllare cinquemila locali della ristorazione con l’agroalimentare che è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone.

In questo modo la malavita si appropria – prosegue Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare dai campi agli scaffali, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy.

Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione le agromafie impongono la vendita di determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della mancanza di liquidità, arrivano a rilevare direttamente grazie alle disponibilità di capitali ottenuti con il commercio della droga. Un fenomeno che minaccia di aggravarsi per gli effetti della pandemia che potrebbe spingere le imprese a rischio a ricorrere all’usura per trovare i finanziamenti necessari.

“Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare - afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini - in questo contesto diventa più urgente l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate da Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti”.

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