La versatilità del sambuco, il territorio salernitano ne è ricco in primavera

Da provare le frittelle coi suoi fiori, una vera delizia per il palato

Annamaria Parlato 28/05/2022 0

Il sambuco è una pianta largamente diffusa e molto versatile. Cresce praticamente ovunque: nelle siepi come nei terreni aridi, nei boschi come tra le macerie di un rudere abbandonato. La sua ampia utilizzazione ha fatto nascere varie credenze; un tempo nessuno avrebbe mai tagliato una pianta di sambuco, ritenendo che portasse male, mentre in ogni giardini ne veniva coltivata una, essendo una sicura protezione contro le streghe. Era per tradizione immune dai fulmini e si dice che con il suo legno sia stata preparata la croce di Gesù.

È una pianta comune in tutto il mediterraneo, già nota nell’antichità per gli usi medicinali, tra i quali la preparazione dell’Akté, descritto dal filosofo e naturalista greco Teofrasto. I Romani usarono le sue bacche come alimento e Apicio ne trasmise le ricette. Il sambuco è una pianta che preferisce terreni umidi e soleggiati. Cresce molto velocemente e si riproduce spontaneamente dal seme, fiorendo dopo tre anni; un altro sistema di propagazione è quello di servirsi di talee legnose, piantandole in autunno.

Il sambuco non è una pianta particolarmente decorativa; ne esiste tuttavia una varietà ornamentale dai fiori gialli e profumatissimi, chiamata “Aurea”. Se sfregate, le foglie del sambuco emanano un intenso aroma. Il periodo di raccolta dei fiori è in primavera e in estate, da aprile sino ad agosto; dovrebbero essere raccolti la vigilia del giorno di San Giovanni e lasciati all’aperto tutta la notte, perché il santo possa passare a benedirli. I frutti da metà estate a inizio autunno, il resto in qualunque periodo tranne le foglie, che si raccolgono da inizio a metà estate.

In cucina con i fiori si preparano thè e tisane; li si può anche aggiungere a budini, marmellate, gelatine, frittelle e torte di frutta. In cosmesi, invece, l’acqua di fiori di sambuco serve per ammorbidire la pelle, la schiarisce, elimina le lentiggini e la decongestiona. In medicina, radice, fusto, foglie, fiori, corteccia e bacche hanno proprietà emetiche; con il sambuco si curano la sciatica, i reumatismi e la cistite; con il thè, preparato aggiungendo fiori e menta piperita, si combattono raffreddori, tosse e catarro. Contro le nevralgie e le emicranie è efficacissima la conserva fatte con le bacche.

Ottime da fare in casa sono le frittelle di fiori di sambuco che possono essere consumate sia salate che dolci, in apertura o chiusura di un pranzo. Per prepararle occorrono 100 gr di farina di tipo 0, lievito di birra in cubetto, acqua, olio di arachidi, latte intero 70 ml, 15-20 fiori.

In una ciotola, inserire la farina setacciata. In un bicchiere, versare l’acqua tiepida, poi sciogliervi dentro il lievito di birra e infine aggiungere il latte, mescolando bene. Unire il composto liquido alla farina e girare delicatamente con una frusta, sino a quando non si saranno sciolti eventuali grumi. Poi, coprire la ciotola con un panno e lasciar riposare per 30 minuti a temperatura ambiente.

Immergere i fiori di sambuco nel composto ed eliminare la pastella in eccesso con le mani. Friggere per qualche minuto in abbondante olio di arachidi bollente. Cuocere su ambedue i lati. Una volta dorate, scolare le frittelle su un piatto rivestito di carta assorbente. Salare o zuccherare a piacere, e servire come antipasto o come dessert, in base alle preferenze.

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Annamaria Parlato 31/07/2024

L'estate vista da Arcimboldo, pittore manierista amante di frutta e ortaggi

Arcimboldo fu un virtuoso manierista che lavorò nelle corti italiane ed europee. Le sue figure allegoriche come l’Estate furono di gran successo nel soddisfare il gusto di opere fantastiche e stravaganti. Nell’ambito della pittura manierista, Giuseppe Arcimboldi, chiamato Arcimboldo, fu un pittore molto originale. L’artista assecondò il gusto delle corti italiane ed europee del secondo Cinquecento.

L’Estate, un olio su tavola con dimensioni di cm 66×50, appartenente al gruppo delle Stagioni (Inverno, Primavera, Autunno), fu realizzato nel 1563 e nel 1569 donato all’imperatore Massimiliano II d’Asburgo. Oggi è conservato al Louvre di Parigi, anche se si tratta della seconda versione datata 1573, richiesta sempre dall’imperatore. Le originali della prima versione sono conservate al Kunsthistorisches Museum di Vienna e sono Inverno ed Estate, mentre Autunno e Primavera sono andate perdute.

Il soggetto rappresentato nel dipinto Estate è femminile, il cui volto posto di profilo è composto da una pesca, ciliegie, un cetriolo, una melanzana e altre primizie. Il vestito è formato interamente da grano, sul collo merlato si nota la scritta GIUSEPPE ARCIMBOLDO F, mentre sulla manica è inciso l'anno 1573; dal petto spunta un carciofo. Analizzando più a fondo il viso, si possono scorgere altri dettagli, come teste d’aglio, pere e spighe di grano. Questi elementi, che presi singolarmente sono solo ortaggi, in realtà, grazie alla maestria dell’Arcimboldo, prendono vita sul volto di una donna.

Arcimboldo utilizza una tecnica minuziosa e dettagliata per disporre ogni elemento in modo da creare un ritratto realistico. La combinazione di oggetti naturali per formare caratteristiche umane è eseguita con grande perizia, rendendo il ritratto riconoscibile e al contempo fantastico. Ogni oggetto utilizzato nel dipinto ha un significato simbolico legato all'estate e alla sua abbondanza. L'uso di frutta matura e vegetali simboleggia la fertilità, la crescita e la prosperità di questa stagione.

L’Estate dell’Arcimboldo è fresca e colorata, profuma di frutta, il cui sapore dolce è tipico della cucina rinascimentale, più ricca di quella medievale, acida e speziata. Inoltre, i piatti della cucina rinascimentale o moderna, come le composizioni pittoriche dell’Arcimboldo, erano presentati non in successione ma a gruppi, per suscitare stupore e meraviglia. Le vivande erano disposte in maniera scenica nei banchetti dei nobili e le modalità di preparazione erano sempre originali, come in una rappresentazione teatrale. La frutta e gli agrumi ebbero una posizione preminente sulla tavola rinascimentale, divenendo la portata d’apertura di un pasto. Le verdure, le insalate e i legumi acquisirono più importanza, aromatizzati con spezie locali o con salse leggere a base di frutta o piante aromatiche, mescolate con mollica di pane, farine, uova e mandorle.

Questo dipinto sembra travolgerci, le verdure quasi ci inebriano con le loro forme e con un po’ di fantasia si può immaginare che dalla tela escano fuori e si posizionino in un buffet di una cena all’aperto tra amici. I lavori di Arcimboldo sono un esempio precoce di arte surreale. La sua capacità di trasformare oggetti ordinari in ritratti complessi e immaginativi lo ha reso un precursore del surrealismo, secoli prima che il movimento emergesse ufficialmente.

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Annamaria Parlato 11/07/2025

"Il Mare sul Mare" dell'Embarcadero, piatto simbolo dell'estate salernitana

Sul lungomare di Salerno, dove il Tirreno sussurra storie antiche e la luce si rifrange tra vele e ombrelloni, c’è un piatto che lo incarna: "Il Mare sul Mare", la creazione-simbolo dello chef Antonio Perna del ristorante Embarcadero. Un nome che è un’ode al territorio e alla sua vocazione marinaresca, un’esperienza multisensoriale pensata per chi cerca un’immersione nelle profondità gustative del Mediterraneo.

Composto da due plateau complementari, "Il Mare sul Mare" accoglie l’ospite con un colpo d’occhio scenografico: ghiaccio, colori naturali, tagli netti e lucenti, erbe aromatiche che danzano come al vento di scirocco. Il primo plateau è un inno alla crudité più pura, con il mare che si esprime nella sua forma più autentica e vibrante: su base ghiacciata, celebra la nobiltà del frutto di mare con gambero rosso, mazzancolla, gambero viola, scampo, ostrica Gillardeau, tartufi di mare o cannolicchi secondo disponibilità, e una mousse ai ricci di mare dal gusto profondo ma elegantemente montato.

Il secondo plateau affonda nella tecnica del taglio alla giapponese, con una selezione di sashimi ottenuti da pesci esclusivamente di mare e, salvo rare eccezioni, del Golfo di Salerno: dentice reale, spigola, tonno rosso del Mediterraneo certificato ICCAT, ricciola in ceviche, cernia bianca. Quando la pesca è più scarsa, non mancano alternative degne, come triglie locali o, in casi eccezionali, salmone marinato in sale bilanciato, che non tradisce mai l’equilibrio del piatto.

A rendere ancora più sorprendente ogni boccone, l’accompagnamento di frutta di stagione marinata, scelta con attenzione per garantire un contrasto fresco, acido o dolce secondo necessità, e una serie di salse calibrate come tocchi di acquerello su una tela di mare: arancia salata, che regala un’eco agrumata e sapida; limone salato, più intenso e vibrante; aceto di Jerez, profondo e balsamico; salsa di lamponi o fragole, morbide, rosse, leggermente dolci. A guarnire il piatto, erbe aromatiche fresche come menta glaciale, frutti rossi e alghe che profumano di salsedine e natura, inseriti in punta di pinza per non coprire ma valorizzare.

La proposta di abbinamenti è consigliata dal curatore della cantina, Ivan Guzzo, che suggerisce bollicine metodo classico a dosaggio zero, come un Trento DOC firmato Fratelli Lunelli o un’Alta Langa dall’acidità netta e persistente, oppure un bianco fermo campano, come un Greco o un Fiano non eccessivamente corposi, capaci di accompagnare senza interferire. Per chi preferisse virare su un’eleganza più francese, lo Champagne base Pinot Nero – magari un Blanc de noirs giovane e fresco – offrirebbe struttura e profondità senza appesantire.

"Il Mare sul Mare" è il manifesto gastronomico dell’Embarcadero, piatto emblema scelto come slogan e visione. Ogni elemento parla della cura nella selezione del pescato, della connessione col territorio, della ricerca costante della qualità e della freschezza, ma anche dell’eleganza con cui Antonio Perna interpreta la cucina di mare in chiave moderna, essenziale, mai forzata. Al tavolo, tra la brezza che arriva dal porto e il luccichio del mare, questo piatto è paesaggio, identità e narrazione. È Salerno, con il mare davanti e il mare nel piatto.

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Redazione Irno24 11/08/2026

Pellezzano, si rinnova l'atteso appuntamento con la Sagra del Sciusciello

Ha preso il via ieri, a Pellezzano, la 37esima edizione della Sagra del Sciusciello, uno degli appuntamenti più sentiti e identitari della comunità (si concluderà il 16 agosto). "Una festa - spiega il sindaco Morra - che non è solo gastronomia, ma cultura, memoria e tradizione, capace di raccontare chi siamo e il valore delle nostre radici. In momenti come questo, la nostra comunità dimostra la sua forza più grande: stare insieme, con spirito di partecipazione, condivisione, rispetto e armonia, nel segno di un’unità che ci guida e ci ispira".

L'approfondimento di Irno24 sul Sciusciello

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