Riapertura bar e ristoranti vale 20 miliardi, lo sostiene Coldiretti

La spesa per pranzi e cene fuori casa prima del Covid era pari al 35% del totale dei consumi

Redazione Irno24 23/04/2020 0

La riapertura di bar e ristoranti ha un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’attesa riapertura delle attività di ristorazione nella seconda metà maggio con l’avvio della Fase 2 dell’emergenza Covid-19.

Il lungo periodo di chiusura - sottolinea Coldiretti - sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

La possibilità di anticipare le aperture con il via libera alle vendite per asporto rappresenta - continua Coldiretti - una importante opportunità considerato che la food delivery genera da sola un fatturato di 350 milioni di euro con aumenti a due cifre già prima della pandemia. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

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Redazione Irno24 07/04/2021

Mercato lavoro, Cisl Salerno: "Elementi negativi su occupazione giovanile e femminile"

Nell’apprezzare l’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Salerno e da Confindustria Salerno, con la quale si è presentato il Rapporto sul mercato del lavoro in Campania, la CISL di Salerno ritiene che gli elementi emersi testimoniano l’aggravamento di una dinamica negativa già in atto prima della pandemia, con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile, ai profili a più bassa scolarizzazione.

Questi dati – secondo il segretario generale Gerardo Ceres – confermano più che mai l’urgenza di affrontare il prossimo futuro costruendo un’alleanza tematica tra il sindacato confederale e le Associazioni datoriali, avendo attenzione prioritaria alla formazione professionale, all’incontro tra domanda ed offerta di lavoro (auspicando una vera riforma del collocamento), alla qualità degli investimenti europei del Next Generation EU e dell’ordinaria programmazione comunitaria.

Le parti sociali – aggiunge Ceres – devono, ora più che mai, fare fronte comune per promuovere occupazione stabile e di qualità, nei settori più vocati del territorio. La ricerca presentata ci offre più di uno spunto su cui concentrare il lavoro comune, nell’interesse dell’economia locale, della sua struttura produttiva, la sola capace di assicurare redditi e prospettive alle persone e alle famiglie. Sarebbe augurabile proseguire un confronto concreto, così come recentemente auspicato dal Presidente Ferraioli, tra Confindustria ed organizzazioni sindacali".

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Redazione Irno24 08/04/2020

Limoni come oro, prezzo raddoppia: uso come disinfettante innalza domanda

Con lo scoppio dell’emergenza Coronavirus, è boom di richieste di limoni in Europa e nel resto del mondo con la produzione insufficiente che ha fatto quasi raddoppiare i prezzi. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, dal quale si evidenzia che a spingere le quotazioni è l’incremento della domanda mondiale come disinfettante naturale.

Le esportazioni di limoni - sottolinea Coldiretti - sono sottoposte addirittura a controllo preventivo al pari di mascherine, ventilatori polmonari e altro materiale sanitario in Turchia dove l'agrume è impiegato in modo massiccio nella produzione di disinfettanti a base alcolica nelle abitazioni private e nei locali pubblici, con una conseguente impennata dei prezzi. Anche in Spagna, che è il primo produttore di limoni dell’Unione Europa. la domanda è aumentata enormemente mentre la produzione è risultata limitata per motivi climatici ed i prezzi sono schizzati.

L'Italia è il secondo produttore europeo dopo la Spagna con una superficie coltivata di poco più di 25.000 ettari dalla quale si sono ottenuti circa 3,8 milioni di quintali nel 2019. La regione maggiormente interessata dalla coltura è la Sicilia, dove si ottiene più dell’87% del raccolto nazionale ed a seguire la Campania e la Basilicata. Una produzione che non è sufficiente a soddisfare i consumi nazionali. La produzione nazionale era notevole in passato, ma negli ultimi decenni si è persa oltre la metà della superficie coltivata, a causa soprattutto - sottolinea Coldiretti - dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzioni.

I limoni italiani peraltro sono di migliore qualità e, a seconda del tipo, si trovano tutto l’anno: limoni “primofiore” tra la fine di settembre e la fine di novembre, limoni “invernali” tra dicembre ed aprile, limoni “bianchetti” tra aprile e maggio e limoni “verdelli” tra giugno e inizio settembre. Particolarmente rilevante è il gruppo dei limoni con riconoscimento comunitario, sono ben 6 i limoni IGP: Costa d’Amalfi, Rocca Imperiale, Siracusa, Sorrento, Femminello del Gargano, Interdonato di Messina.

Il caso eclatante dei limoni è la punta dell’iceberg dello sconvolgimento in atto sul mercato agroalimentare mondiale dove si riducono i commerci con fluttuazioni violente dei prezzi e carenze per alcune categorie di prodotto. Gli effetti della pandemia hanno fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dalla produzione agricola per l’alimentazione, l’ambiente e la salute dei cittadini - conclude Coldiretti - nel sottolineare che in uno scenario di questo tipo l’Italia in futuro potrà trarre beneficio dalla sua tradizione rurale ma occorre invertire la tendenza del passato a sottovalutare il patrimonio agroalimentare nazionale.

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Redazione Irno24 07/04/2021

Rapporto CCIAA Salerno sul lavoro: cultura e blue economy per il rilancio

Questa mattina ha avuto luogo la presentazione del rapporto della Camera di Commercio di Salerno "Mercato del lavoro in Campania: le passate dinamiche, i presenti effetti della crisi, le future traiettorie di sviluppo", realizzato da un gruppo di ricerca del Centro Studi “Guglielmo Tagliacarne”, con la collaborazione di Confindustria Salerno. Il dossier analizza il mercato del lavoro campano stimando l’impatto del Covid-19 sul sistema produttivo e ipotizzando possibili strategie future, funzionali ad un contenimento della recessione economica determinata dalla pandemia.

Marco Pini, Centro Studi Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, ha illustrato e commentato lo studio. Sono intervenuti Andrea Prete, presidente CCIAA di Salerno, che ha commentato lo studio alla luce dello scenario economico attuale, e Antonio Ferraioli, presidente Confindustria Salerno, che ha presentato i risultati dell’Indagine "L'Industria campana e il Covid-19: l'impatto sulle performance di impresa e aspettative future", svolta con il coinvolgimento diretto delle imprese. Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Marchiello, assessore alle Attività produttive e lavoro della Regione Campania.

"Dalla rilevazione - ha dichiarato Ferraioli - è emerso che, nonostante gli impatti più gravi della pandemia si siano verificati non nelle attività manifatturiere ma in settori ad alta intensità di relazioni personali come ad esempio il turismo, molte imprese hanno riscontrato più di una criticità. Contrazione della domanda e minori flussi di cassa per l’aumento dei prezzi delle forniture e delle materie prime - quest’ultimo diventato esponenziale nelle ultime settimane - hanno determinato per le imprese crisi di liquidità.

Organizzare la ripresa complessiva del sistema economico e produttivo è pertanto quanto mai urgente, anche al fine di evitare che tali criticità possano protrarsi determinando tagli agli investimenti privati. In linea con gli obiettivi strategici previsti dal PNRR andranno indirizzate risorse verso il sistema produttivo per promuovere investimenti rivolti ai temi della sostenibilità e della digitalizzazione, favorendo in tal modo un rilancio dell’occupazione, soprattutto di quella giovanile e femminile che presentano situazioni di maggiore disagio, anche nel confronto con gli altri Paesi Europei.

Inoltre, sarà essenziale il rapporto scuola-mondo dell’impresa per risolvere il mismatch che, tanto spesso, si crea tra domanda e offerta di lavoro. Indispensabili saranno le riforme e le semplificazioni degli adempimenti burocratici, volte a consentire un realizzo degli investimenti in tempi rapidi".

"Abbiamo fortemente voluto questa indagine - ha commentato Prete - perché riteniamo che, ad un anno dall’inizio della pandemia, sia necessario avere una fotografia chiara e precisa dell’impatto che ha avuto sul sistema economico e produttivo campano. L’auspicio è che questo studio possa contribuire a prefigurare nuove prospettive per il 'dopo', che tengano conto dei giovani che, insieme alle donne, hanno pagato il prezzo più alto della crisi. I dati emersi dal Rapporto una strada la tracciano. Per favorire la ripresa occupazionale in relazione a specifiche potenzialità del territorio campano, occorre investire su cultura e blue economy, un innovativo modello di sviluppo economico basato su durabilità, rinnovabilità e riutilizzo, che punta a rivoluzionare le nostre attività produttive e ad azzerare le emissioni inquinanti".

"Negli ultimi cinque anni - sottolinea Pini - il tasso di occupazione in Campania ha risalito la china recuperando in media circa un terzo del terreno perso dopo la forte caduta nel periodo di recessione nazionale 2008-09 e 2012-13. Considerando il persistere della crisi da Covid-19, la resilienza e ripresa occupazionale verso il pieno recupero passa dalla duplice transizione ecologica e digitale: le imprese campane che hanno la più elevata probabilità di vedere nel 2021 l’occupazione stazionaria o in crescita sono proprio quelle che hanno investito sia in Industry 4.0 che nella green economy".

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